Opinione su "Edoardo Sanguineti"

pubblicata 11/05/2012 | Signorina_C
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Buono
Vantaggi la critica alle leggi del mercato e del profitto
Svantaggi è morto
Eccellente
Qualita' grafica
Qualita' delle storie
Simpatia/credibilita' dei personaggi
Reperibilita'

"Una dichiarazione di guerra alla Letteratura e alla Poesia"

Edoardo Sanguineti

Edoardo Sanguineti

E tu mi parli di poesia?

Scrivere un'opinione su un uno scrittore o poeta di rinomata fama sarebbe un'operazione non troppo faticosa per me, né richiederebbe chissà quali prolungate ricerche o studi. Ma sono persuasa che sarebbe un'operazione completamente inutile, o quasi.

I commentatori e i valutatori di ciao.it non sempre sono anche lettori: a dire il vero, lo sono rare volte e pochi sono i commenti che (sfido chiunque a smentirmi) lasciano trasparire limpidamente la presenza di lettori attenti e acuti. Scarseggiano i lettori, figuriamoci i lettori acuti.

Che la mia opinione – come tutte le altre – sia destinata a ricever più valutazioni che letture si può dar per certo. Se, per di più, essa dovesse riguardare un argomento largamente indagato (un Pirandello, un Manzoni, un Carducci, giusto per buttare dei nomi a caso) la morte della mia opinione sarebbe certa.
Scelgo dunque di trattar un tema di cui si discute poco su ciao.it – la poesia – e di un poeta sconosciuto ai più – Edoardo Sanguineti.

Mi si potrebbe contestare che ciao.it pullula di poesie di improvvisati artisti della penna: io non sono un poeta e la poesia non la faccio: è già un insulto ch'io abbia la pretesa di commentarla.
Non me ne vogliano i poeti (improvvisati, mi pare ovvio) di ciao.it: io preferisco lasciar la poesia ai poeti e attribuire questo titolo a chi ne ha la licenza.
Volete fare poesia? Fate pure.

Io, piuttosto, vi parlo di poesia, o meglio della poesia di un poeta che alla poesia, e alla letteratura, ha dichiarato guerra.
Vi par strano che un poeta dichiari guerra a se stesso?
Questo è quello che ha fatto Edoardo Sanguineti, questo è l'oggetto della mia opinione

È ancora possibile la poesia?

«È ancora possibile la poesia?».
Così Eugenio Montale intitolò il discorso pronunciato a Stoccolma il 12 dicembre 1975 in occasione della consegna del premio Nobel per la letteratura. Lo stesso Montale precisa che la domanda potrebbe essere posta anche in termini più precisi: «potrà sopravvivere la poesia nell'universo delle comunicazioni di massa?». Alla domanda il poeta non fornisce alcuna risposta, ma lascia intuire la propria amarezza e il proprio scetticismo a riguardo.

La poesia, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, ha attraversato e attraversa tuttora un periodo di forte crisi sociale e linguistica, causata dalla spettacolarizzazione della cultura e dal trionfo dei mass media.

La cultura è prodotta e distribuita sul mercato come un qualunque altro bene materiale: la differenziazione tra “alto” e “popolare” è venuta meno a favore di un'unica cultura di massa rivolta a un pubblico omogeneo, unificato dalla scolarizzazione di massa, dai media e dalla pubblicità.

Tutte le arti, in particolare quelle diffuse dai mezzi di comunicazione di massa (letteratura di consumo, cinema, televisione, musica), stanno scendendo al livello non tanto del pubblico, quanto del mercato, smarrendo così la loro identità.

Ma anche il destino dell'arte colta è incerto.

Il libro è diventato un prodotto, un prodotto come qualunque altro da vendere a sterili consumatori.

La poesia, tuttavia, sembra essere immune alla mercificazione della cultura, grazie alla sua estraneità e marginalità rispetto alla spettacolarizzazione che domina la civiltà dei mass media.

«Dicesi testo letterario un testo che si presenta nella forma dell'enigma. Dove c'è la poesia, lì c'è un indovinello».
Questo scrisse Edoardo Sanguineti a proposito della poesia, ben evidenziando il carattere riflessivo e catartico della stessa.

Fondandosi sulla comunicazione verbale, la poesia risulta essere estranea ai nuovi linguaggi su cui si basano la televisione e i mass media, costituiti da un reticolo di codici non solo verbali, ma anche e soprattutto visivi, plurisensoriali.

Lo squilibrio tra componente visiva eccessivamente caratterizzata e marcata e componente verbale povera e di immediata fruizione ha come conseguenza il fatto che gli uomini tendono sempre più a rispondere soltanto a stimoli brevi, intensi, rapidi e spesso superficiali.

In questo panorama che la tecnologia e l'informatica ha plasmato, appare difficile il contatto con un testo denso come quello poetico, che richiede lentezza e profondità di ricezione, tanto che oggi la poesia è da molti considerata uno strumento espressivo ampiamente superato e inadatto in relazione ai nuovi mezzi di informazione e all'evoluzione che l'informazione ha subito.

Tuttavia, propria per la sua arcaicità, la poesia sembra essere l'unica forma di comunicazione non assoggettata alle leggi dell'economia e del profitto e, di conseguenza, pura.

«ma se volti pagina […] ci vedi il denaro»

Contro le leggi del profitto si è scagliato Edoardo Sanguineti, denunciando, sulle orme di Marx, la capacità del denaro di ridurre tutta la realtà a merce. Si legga la poesia che segue, tratta dal Purgatorio de l'Inferno:

Questo è il gatto con gli stivali

questo è il gatto con gli stivali, questa è la pace di Barcellona
fra Carlo V e Clemente VII, è la locomotiva, è il pesco
fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti pagina, Alessandro,
ci vedi il denaro:

questi sono i satelliti di Giove, questa è l’autostrada
del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae
Latini Aevi Carolini, sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola di Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il muscolo massetere,
è il parto: ma se volti foglio, Alessandro, ci vedi
il denaro:

e questo è il denaro,
e questi sono i generali con le loro mitragliatrici, e sono i cimiteri
con le loro tombe, e sono le casse di risparmio con le loro cassette
di sicurezza, e sono i libri di storia con le loro storie:
ma se volti il foglio, Alessandro, non ci vedi niente.

Sanguineti rappresenta in maniera esplicita uno dei principi fondamentali dell'ideologia marxista: ogni attività umana, ogni cosa è oggi ridotta a denaro, ma, essendo il denaro nulla, ne consegue una nullificazione del mondo stesso, privo di valori e di significati.

Il testo descrive una lezione che il poeta impartisce al figlio: il maestro mostra all'allievo una serie di oggetti e immagini facendo un elenco apparentemente caotico e casuale, privo di coerenza.
Tuttavia ogni cosa, benché diversa dalle altre, se vista al di là del suo aspetto immediato, rimanda a un unico e costante concetto, e cioè alla legge del profitto. L'elenco diventa un elenco di merci, e cioè di denaro sotto altra forma, e poiché il denaro non contiene in se nessun significato e nessun valore, tutte le cose vane.
In conclusione il maestro mostra all'allievo il denaro e le cose che sono ad esso direttamente collegate: le guerre e le banche, due aspetti dominanti del sistema sociale capitalistico.
Accanto a questi elementi si affiancano i cimiteri e i libri di storia, dietro ai quali, però, non si nasconde il denaro, bensì solo un passato morto e privato di senso dalla furia distruttiva del potere economico e militare.
Una breve biografia

Edoardo Sanguineti nasce a Genova il 9 dicembre 1930. Attivissimo, oltre che come autore, come critico e come intellettuale, Sanguineti ha fatto parte dei cinque poeti dell'antologia I novissimi. Poesie per gli anni Sessanta, uscita nel 1961, che costituiscono il primo nucleo della Neoavanguardia che nel 1963, in un convegno tenutosi a Palermo, si organizza in un gruppo assumendo la definizione di Gruppo 63 (sul modello tedesco del Gruppo 47). Notevole la sua collaborazione con le avanguardie musicali, pittoriche e teatrali. Sanguineti muore a Genova il 18 maggio 2010.

La guerra alla Letteratura e alla Poesia

Tutta l'opera sanguinetiana è caratterizzata da un forte impegno ideologico intimamente connesso e collegato allo sperimentalismo formale.

Si pensi all' Alfabeto Apocalittico (da Bisbidis, 1987), di cui vi propongo tre delle ventuno ottave, una per ogni lettera dell'alfabeto italiano:

A
anime amiche all'aspro astro afroditico,
abnepoti dell'albero adamitico,
audite le mie antifone acide & ascetiche,
arche di angui & di anguille arcialfabetiche:
apro abissi di aleppi apocalittiche,
ansimo ansie di angosce & di asme asfittiche:
adattatemi auricole atte & attente,
annunzio un acre, acerrimo accidente:

B
balza bolsa la bestia babilonica,
brutto bruco di bubbola bubbonica:
blocca le bocche alle bambe bambine,
bruca le brume1 & brivida le brine:
butta alla bionda più brutta la bava,
borra2 di burro alla bruna più brava:
belva balzana3 non beve alla briglia,
bocca baciata non buca bottiglia:

[…]

Z
zinne & zanne di zanni in zanzariera,
zingare con zigani8 in zuccheriera,
zecche di zecca e zane di zerbini,
zanfate di zolfare in zatterini,
zebre alla zuava, a zimarre a zucchetti,
zighe zaghe di zuffi con zibetti:
zuppo di zeta è il zozzo zibaldone,
zampilla zuppa di zuzzurellone:

Vi consiglio di cercare su youtube il poeta che legge egli stesso l' Alfabeto, troverete tutte le lettere.

Il caos della pagina, ottenuto mediante la ripetizione della stessa lettera iniziale (si tratta di un tautogramma), ha lo spessore consapevole della denuncia: l'impossibilità storica di comunicare da parte di un soggetto, l'intellettuale umanista, che ha perduto la funzione di portatore di valori e di ideologie, depositario di una visione totalizzante del mondo, anche a causa della perdita di prestigio dell'umanesimo in un mondo dominato ormai dalla tecnologia.

La critica della società è condotta nei termini di una critica del linguaggio e della poesia.

Consapevole dell'evoluzione (o involuzione) che il mondo negli ultimi cinquant'anni ha conosciuto, Sanguineti sa che la poesia non può più essere la stessa, ma è convinto del fatto che il compito dei poeti non sia affatto cambiato, quello di dare un'interpretazione alla caotica e multiforme realtà e di «disegnare il profilo ideologico di un'epoca».

Dichiarando guerra alla Letteratura e alla Poesia, Sanguineti ritiene storicamente fuori luogo e ampiamente superato tanto il «linguaggio contemplativo che pretende di conservare non già il valore e la possibilità della contemplazione, ma la sua reale sintassi», quanto il «linguaggio argomentante che è stato nella lirica italiana una della grandi invenzioni di Leopardi».

Compito del poeta è quello di attuare una vera e propria “rivoluzione” contro la Poesia e la Letteratura attraverso lo smembramento delle forme tradizionali e della sintassi: in quest'ottica va interpretato il frequente uso di frasi spezzate e di incisioni tra parentesi, tecniche che rendono i versi martellanti, inquieti. Il caratteristico verso lungo, dominante nella poesia sanguinetiana, accoglie una sintassi disarticolata e discontinua, all'interno della quale trovano spazio citazioni e riferimenti culturali di vario genere. Anche l'inizio con la lettera minuscola, frequente nei testi sanguinetiani come in molti altri poeti contemporanei, allude alla casualità e alla caoticità della parola nella sua poesia e, dunque, della stessa società, così come i due punti, con i quali si concludono molte sue poesie, rendono la sua scrittura indefinita, aperta alla possibilità di ampliare il discorso affrontato.

Il poeta ha il dovere di «trattare la lingua comune con la stessa intensità che se fosse la lingua poetica della tradizione e di portare quest'ultima a misurarsi con la vita contemporanea».

Alla naturalezza e alla quotidianità della lingua parlata si intrecciano gli estraniati inserti linguistici da lingue morte e straniere, l'affettazione e l'artificiosità di una retorica iperletteraria, che si manifesta in particolare mediante l'uso di iterazioni e tautologie. Sanguineti intende distruggere una concezione della letteratura come espressione lirica dei sentimenti o come sede di messaggi “forti”, o del sacro o del sublime.

Al contrario, rivoluziona il linguaggio esistente disarticolandolo e lavorando sul montaggio, sull'abbassamento prosastico, sul comico, sull'onirico.

La parola con cui Sanguineti costruisce i propri testi è una parola tutta da verificare, da demistificare e da distruggere, una parola che costituisce uno strumento di opposizione all'insensatezza e all'inautenticità di un momento storico oppresso dall'incomunicabilità.

La fossilizzazione della tradizione letteraria e in generale di tutta la conoscenza occidentale è denunciata mediante un uso esasperato di termini in latino medievale, in greco e in altre lingue moderne, ormai definitivamente svuotati e privati di senso dalla cultura delle merci.

Sanguineti vedeva nel mercato e nel museo il destino inevitabile dell'arte e nell'accettazione cinica delle regole della produzione borghese lo strumento per far esplodere la contraddizione fra l'apparente autonomia dell'arte e la sua sostanziale subordinazione al mercato e al profitto.

La prima raccolta di Sanguineti, Laborintus (1956), è caratterizzata da un atteggiamento estremamente dissolutivo e distruttivo, che demistifica la realtà alienante e disumana della società del profitto.
Ma questa tendenza si modifica e si evolve in parte nelle successive opere dove, accanto alla denuncia della falsità e dell'orrore della civiltà capitalistica, si affianca la scoperta di una verità non del tutto compromessa. Nuovi temi si affacciano nella scrittura sanguinetiana: la corporalità, la fisiologia, la materialità.

Sanguineti, a differenza della maggior parte degli intellettuali suoi contemporanei, rivela una sostanziale coerenza di posizioni: la prospettiva rivoluzionaria e il programma di sabotare l'istituzione letteraria persistono per tutta la sua vita, anche se è evidente una tendenza al ripiegamento pessimistico e autoironico, erede dell'atteggiamento crepuscolare.

Sanguineti si configura all'interno di quel filone sperimentale e di ricerca della poesia che, opponendosi alle contemporanee tendenze restaurative e regressive volte alla riscoperta di una funzione sociale tradizionale della poesia e al rilancio di forme espressive del passato, rappresenta certamente la tendenza più interessante nel panorama poetico del secondo Novecento.

Con la sua opera Sanguineti si è imposto come uno dei poeti più importanti della Neoavanguardia dimostrando, nonostante quello che egli stesso ha scritto a proposito della poesia e dei poeti contemporanei (_«raccomando ai miei posteri un giudizio distratto per i poeti del mio tempo/ (perché fu il tempo, dicono, della distratta percezione)»_), che esiste ancora la possibilità di fare poesia nell'odierna civiltà dei consumi e del profitto, a dispetto di quanti hanno già proclamato da decenni la “morte” della poesia.

Proprio l'inutilità della poesia come merce da commercializzare e vendere ne dovrebbe assicurare la funzione, fondata sul bisogno degli esseri umani di trovare forme di espressione personali attraverso le quali riflettere sulla propria identità e sulla propria condizione esistenziale e comunicare davvero con gli altri.

«La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina».

Conclusioni

Devo dire, prima di pubblicare l'opinione, se consiglio il “prodotto”.

La poesia non è per tutti.

Ed Edoardo Sanguineti non è per tutti.

Probabilmente molti di voi troveranno buffo e persino ridicolo l' Alfabeto Apocalittico.

No, non ve lo consiglio, se le uniche poesie che avete letto nella vostra vita sono quelle di Gianni Rodari.
Né se il vostro classicismo vi porta a provare orrore per tutto ciò che inizia con neo- e tutto ciò che è stato prodotto dopo il secondo dopoguerra.
Se così è, io vi sconsiglio fortemente di leggere Edoardo Sanguineti, ch'io vidi e ascoltai di presenza in quella che è state fra le ultime, se non proprio l'ultima, apparizione in pubblico, il 10 maggio 2010 a Catania, appena 8 giorni prima che morisse.

La poesia non è per tutti.

Edoardo Sanguineti non è per tutti.

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Commenti su questa Opinione

  • debpao pubblicata 12/07/2012
    Completissima opinione!
  • antoile80 pubblicata 25/05/2012
    eccomi!
  • antoile80 pubblicata 23/05/2012
    finalmente una pagina meritevole e di spessore..ripasso per la giusta valutazione!
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Su Ciao da: 04/05/2012