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Educazione, comunicazione e nuovi media (Antonio Calvani)

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Educazione e Comunicazione

5  11.08.2010

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nessuno

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troppoforte123

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Tra educazione e comunicazione c'è uno stretto rapporto, un rapporto originario, poiché si educa comunicando. La relazione educativa avviene attraverso parole, gesti, azioni nella comunicazione interpersonale, ma si serve anche di linguaggi e canali comunicativi artificiali, a partire dalla scrittura fino ai moderni media audiovisivi e telematici. Assolvono un ruolo fondamentale nella «apertura» al mondo, nella acquisizione della consapevolezza di appartenere a una comune umanità permettendoci di conoscerla e riconoscerla nelle sue diverse e molteplici espressioni, voci, figure, opere. Per questo, nei suoi ultimi scritti, McLuhan sostituì alla famosa e usurata espressione di «villaggio globale» quella di «teatro globale» a indicare che tutti siamo «attori», ugualmente coinvolti nelle vite degli altri e non semplici spettatori. I media e soprattutto i media audiovisivi servono anche a divertirci, a meravigliarci e ad allentare le tensioni della vita quotidiana. Ad essi, come ci dicono tutte le statistiche sulla destinazione e l'occupazione del tempo libero, affidiamo gran parte della funzione di intrattenimento e di divertimento e forse anche il ruolo di educatori. Ma davvero i media sono dei soggetti del processo educativo? Detengono una responsabilità educativa? L'educazione è pos-sibile solo in una relazione interpersonale, nello spazio delle relazioni umane, che implica non solo la trasmissione e l'acquisizione di conoscenze e di modelli di valore, ma anche il coinvolgimento affettivo e dei sentimenti. Essenziale alla relazione educativa è perciò la reciprocità, nel senso di una relazione interpersonale in cui chi educa e chi viene educato sono entrambi presi all'interno di un processo che li comprende e li costituisce. Il modello principale di felicità e di realizzazione umana che i media promuovono e legittimano è costituito dall'apparire e dalla notorietà. Per il ruolo che oggi hanno assunto nella vita di tutti e soprattutto dei più giovani, i media interferiscono nel processo educativo, possono assecondarlo e sostenerlo come renderlo più arduo e rischioso. Se la televisione e i media propongono dei modelli personali e di comportamento che si affiancano e si pongono in concorrenza con quelli proposti da genitori e adulti, essi producono anche un altro effetto non intenzionale, sul quale hanno attirato l'atten¬zione alcuni studiosi: la delegittimazione della figura dell'adulto. Questo è il più inavvertito, ma forse il più grave effetto di interferenza sulla relazione educativa. Il bambino ha bisogno di credere nei genitori e negli adulti per crescere con una personalità equilibrata e per potere instaurare relazioni fiduciarie con gli altri. Spesso genitori e insegnanti esprimono un senso di impotenza e frustrazione di fronte a concorrenti affascinanti e dotati di quello che appare un inesorabile vantaggio competitivo. Ma qui, il punto decisivo non è il fascino dei media, ma la credibilità degli adulti, con tutta la concretezza di rischio, di fatica, di sacrificio che comporta e che, sola, rende possibile e persuasiva l'educazione. I media, con il loro potere e il loro fascino, che certo non vanno sottovalutati, non possono costituire un alibi per il disorientamento e il disagio che investe gli adulti ancor prima che gli adolescenti e i giovani.

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perla676

perla676

31.12.2010 01:14

bene...

TATA04

TATA04

06.10.2010 11:46

Grazie...

pushosa

pushosa

10.09.2010 12:20

eccellente ripasso

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