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Eurotormentone

4  20.07.2005

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Uno spettro si aggira per l'Italia... Così, parafrasando Marx ed Engels potrebbe cominciare questa opinione, suggeritami da quella dell'amico Menhir su Commercio Cinese ed Euro. Si, lo spettro è proprio lui: l'Euro. Che a tre anni e mezzo dalla sua comparsa continua a suscitare discussioni a non finire. I temi sollevati da Menhir pongono tuttavia alcune questioni di non poco conto e in quella opinione alcune di esse sono trattate in modo appropriato, altre meriterebberop maggiore approfondimento.
Oggi, specie negli ambienti della destra populista, è consuetudine accusare l'Euro di essere la cagione di tutti o quasi i mali che affliggono la nostra economia, alla stessa stregua di come si addita l'11 settembre come origine del pericolo terrorista. Nell'un caso come nell'altro si crea una linea netta di separazione tra il "prima" e il "dopo". Una soluzione alquanto semplicistica che, tra l'altro, consente di evitare di affrontare le relative questioni in tutta la loro complessità e in un più ampio contesto politico ed economico.
Ma parliamo di Euro:
Il cambio di 1936,27 lire per 1 euro appare a prima vista cervollotico. Ma occorre considerare che quando a Bruxelles vennero stabiliti i valori di ciascuna divisa nazionale si tenne conto di una serie di fattori tutt'altro che cervellotici.
Occorre dire che a quel momento la lira aveva superato il periodo nero che in precedenza ne aveva determinato l'uscita dallo SME (il Sistema Monetario Europeo precedente all'Euro). Il risanamento dei conti pubblici e il rispetto di quasi tutti i parametri previsti dal trattato di Maastricht erano ormai consolidati, pur se rimaneva qualche ombra, non piccola invero, dovuta all'enorme massa del debito pubblico complessivo sia in termini assoluti che in percentuale dul Prodotto Interno Lordo. Nel 1999 si viaggiava a livelli stratosferici per quanto riguarda questo punto, ma come si dimostrò, almeno fino al 2001, 8il piano di progressivo rientro dal debito messo a punto dal governo era credibile: All'inizio del 2001 il debito pubblico era sceso da oltre il 120% al 112% e l'avanzo primario, la differenza cioè tra entrate e uscite al netto degli interessi, era del 6% e ciò consentiva di ridurre il debito sia in cifra assoluta che in percentuale

Fotografie per Euro
Euro Fotografia 269689 tb
1936,27
del PIL. Fu questa la situazione che consentì di superare le resistenze di Germania e Olanda all'ingresso del nostro Paese nell'Euro. E appunto tenendo conto di tutti i fattori i responsabili economici stabilirono il cambio lira/euro a 1936,27, al di sotto della cifra di 200 o poco più inizialmente prevista. Fu in pratica la conferma alla giustezza di una linea economica perseguita con rigore a cui i cittadini italiani dettero un contributo fondamentale. Costò davvero lacrime e sangue ma ne valse la pena. E la famosa (per alcuni famigerata) tassa sull'Europa fu in buona parte restituita ai contribuenti poco dopo la decisione di Bruxelles. Tra 2000 o poco più e 1036,27 la differenza può apparire ionsignificante, ma costituiva appunto quel segnale positivo della fiducia che l'economia italiana cominciava a riguadagnare sullo scenario continentale e mondiale. Ribadita dalla presenza in posti istituzionali di alto rilievo di figure di spicco della nostra economia, come il prof. Mario Monti a Bruxelles o Renato Ruggiero alla presidenza del WTO, l'organizzazione mondiale del commercio. Germania e Olanda fecero buon viso a quello che a loro appariva ancora un cattivo gioco o quantomeno un rischio. In particolare furono molte le perplessità espresse dal loro ministro delle Finanze, autentico mastino a guardia della solidità e stabilità del marco.
Oggi lo scenario è diverso e quella fiducia riconquistata comincia di nuovo a venire meno, i parametri economici hanno viratop al negativo con l'avanzo primario azzerato e il debito pubblico in ripresa, dapprima solo in cifre assolute e ora anche in percentuale sul PIL. Ma la colpa non è certo della moneta unica.
Il cambio lira/euro fu quindi una risultante di vari fattori tra i quali va considerato il "peso" percentuale che ciascuna moneta aveva all'interno del Sistema Monetario Europeo e alla determinazione del valore dell'allora moneta unica di riferimento che era l'ECU (European Currency Unit): in base alla quota percentuale di riferimento cge ciascuna divisa nazionale aveva nell'Ecu, alle quotazioni di cambio determinate dal mercato valutario e alla rispondenza delle economie nazionali ai parametri richiesti si arrivò alla determinazione dei valori moneta nazionale/euro: Una volta determinati questi divennero fissi come fissi sono i parametri di riferimento a cui le singole economie del continente devono attenersi (anche se ora è stata introdotta una certa flessibilità i parametri fondamentali e lo spirito di fondo di salvaguiardia e stabilità restano immutati).
Per l'Italia l0'introduzione dell'Euro significò l'abbandonio del comodo, e spesso opportunisticamente usato, salvagente rappresentato dalle periodiche svalutazioni che aiutavano a superare le crisi ma che costavano in termini di inflazione e di incremento del debito (alla fine dell'era prima d'oro e poi di fango del craxismo e dello iuppismo l'inflazione viaggiava a due cifre e il debito correva più di un tgv). La cosa nion fece molto piacere agli industriali perchè il sistema attuale li obbliga a cercare altre strade, diverse e per loro indubbiamente più onerose. Il maggior rigore sulla concessione degli aiuti di Stato e l'occhiuta quanto doverosa vigilanza comunitaria hanno trovato il nostro capitalismo nazionale del tutto impreparato ad affrontare i problemi di un'economia continentale. Le piccole dimensioni delle imprese, l'obsolescenza degli impianti, una struttura fiscale e burocratica di cui han ragione di lamentarsi, li spinge non verso una profonda trasformazione ma verso una più facile ricerca di altri luoghi e altre opportunità fuori dei confini dell'Unione Europea: di qui il fenomeno della delocalizzazione, il trasferimmento della produzione in Paesi dove la manodopera costa poco, le garanzie sindacali sono inesistenti, le tutele e gli ammortizzatori sociali sconosciuti. Est Europeo e asiatico, Cina compresa. E sulla Cina ci sarebbe altro da dire ma non è questa la sede: mi limito a rilevare che quanti oggi si lamentano della produzione cinese che ci "invade" sono gli stessi che hanno venduto alla Cina lòa tecnologia per farlo o che oggi stanno delocalizzandio proprio in Cina parte delle loro unità produttive. Qui chiedono i dazi e lì sfruttano. Quando si tratta di "cacciar i danè", tirar fuori i soldi" i nostri liberisti chiedono subito aiuto al vituperato Stato accentratore e ladrone oppure cercano di far pagare il tutto ad altri, cioè ai dipendenti (qui e altrove) e ai consumatori (rincario prezzi).
Tornando all'Euro: c'è la querstione dei centesimi. Ma se guardiamo ai valori di cambi applicati negli altri Paesi ci accorgiamo che il fenomeno è comune e che noi non stiamo nè meglio nè peggio di altri. Per curiosità, eccoli:
Per ogni europ occorrono:
Marchi tedeschi 1,96 - Franchi francesi 6,56 - Fiorini olandesi 2,20 - Sterline irlandesi 0,79 - Scellini austriaci 13,76 - Pesetas spagnole 166,39 - Escudos portoghesi 200,48 - Markka finlandesi 5,95 - Franchi belgi o lussemburghesi 40,34 - Dracme greche 340,75
Non c'è un solo Paese, a parte forse l'Olanda che non abbia dovuto fare i conti con un cambio tutt0altro che semplice.
Sugli errori commessi nella gestione del cambio, di cui si accusa oggi il governo che Prodi e la gestione economica di Ciampi allora ministro del Tesoro, va detto che quando entrammo nell'Euro e in previsione del passaggio alla nuova moneta, che sarebbe rimasta virtuale o puro scambio interbancario fino al 31 dicembre 2001, quel governo istituì in ogni Prefettura un organismo di rilevazione, controllo e sorveglianza. Questi organi periferici rispondevano ad un Comitato Nazionale che li coordinava e dirigeva. Purtroppo, nel maggio 2001, otto mesi prima che l'Euro da virtuale diventasse reale, il governo di centrosinistra perse, non senza sua colpa, ignominiosamente le elezioni. Da alloradi quegli organismi di controllo, di sorveglianza dei prezzi, se ne è perduta ogni traccia.
E' di oggi la notizia che il ministro Scajola annuncia che il governo ha allo studio un piano di contenimento dei prezzi. Meglio tardi che mai verrebbe da dire, ma anche che è un modo di chiudere la stalla quando i buoi son già scappati.
Oggi L'euro ci mantiene al riparo da situazioni pericolose grazie alla stabilità, al cambio favorevole rispetto al dollaro, al basso livello dei tassi di interesse (tricordate quando si pagavano interessi a 2 cifre su mutui ecc..?). Senza l'Euro la nostra attuale crisi, aggravata nelle sue cause dall'insipienza economica degli attuali gestori delle finanze pubbliche e da un'insensata finanza creativa, sarebbe ben più grave di quello che è e la crisi argentina al confronto sarebbe un paradiso.
Sugli errori di Bankitalia nella distribuzione delle monete e su altri aspetti (anche per non tediarvi oltre) vi rimando all'interessante opinione di Menhir, cui dedico volentieri questa.
Le valutazioni positive sono per l'Euro.


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saylor_moon

saylor_moon

09.04.2007 03:55

NO ALL'EURO, SI ALLA MONETA CHE APPARTIENE AL POPOLO NO ALL'EURO CHE LE BANCHE CI PRESTANO FORMANDO IL DEBITO DI STATO, SI ALLA MONETA CREDITIZIA, NO ALLA MONETA ADDEBITATA DA BANCHITALIA ILLEGALMENTE E CREATA DAL NULLA

saylor_moon

saylor_moon

09.04.2007 03:54

L'EURO NON CI MANTIENE LIBERI, CI MANTIENE PRIGIONIERI DELLE BANCHE CHE CI RUBANO I NOSTRI SOLDI, NO AL SIGNORAGGIO, LA MONETA APPARTIENE ALLO STATO

referee75

referee75

20.10.2006 09:51

compplimenti ottima analisi

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