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per Fine di una storia
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Raccomandato: Si

Vantaggi Utili riflessioni sull'amore.

Svantaggi Se mal interpretato può apparire melenso.

Dettagli

Genere drammatico
Età minima vietato min. 14 anni
Regia buona
Attori convincenti
Sceneggiatura ottima
Colonna Sonora appropriata
Qualità Video (DVD):
continua

L'autore

ClarissaDalloway Dal 7 ott 2005

And she tried so hard to steer away from the meeting place, But her heart had led her there. continua

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Un uomo, una donna, un matrimonio all'apparenza felice.
Un amante geloso.
Il volto esanime di una Londra sfigurata dalla guerra.

La carne e lo spirito.
Poi il dubbio.

"Un racconto non ha né principio né fine: si sceglie arbitrariamente un certo momento dell'esperienza dal quale guardare in dietro, o dal quale guardare in avanti. [...]"

Con queste parole Graham Greene apre "The End of Affair", romanzo autobiografico scritto nel 1951, con la volontà di esorcizzare il passato, anzi quel frammento del passato che tanto lo tormenta.

Quando Neil Jordan, nel 1999, avvia le riprese della pellicola dedicata allo stesso romanzo, affida alle parole dell'autore un ruolo preciso. Una macchina da scrivere, il foglio bianco e le prime battute, scandite con forza: "Questo è il diario di un odio.". I caratteri scuri si affiancano in rapida successione, la storia si delinea, prende forma nelle immagini di un recente vissuto.

Londra, 1946.
La pioggia battente spazza via la polvere dei bombardamenti tedeschi, almeno per una sera, mentre in casa Miles - Sir Henry e la moglie Sarah -, ospiti e invitati celano comprensibili paure dietro sorrisi e chiacchiere insensate, bevendo pessimo whiskey, quanto di meglio si può offrire in tempo di razionamento.
Tra gli altri Maurice Bendrix, conoscente di Henry nonché scrittore, un uomo singolare, schivo, in contrasto con l'atmosfera spensierata dei festeggiamenti, intento invece ad osservare da vicino la vita dei coniugi Miles, considerati possibile soggetto per un prossimo libro.
Uno sguardo, una presentazione formale, poche frasi di convenienza; nasce così, spontaneo, incontenibile, l'amore tra Sarah e Maurice, crescendo nei giorni, alimentato da una violenta passione.
La guerra, complice, copre le tracce del tradimento e lascia tranquillo l'animo già quieto di Henry, mentre la moglie e l'amico si incontrano frequentemente, assecondando i segnali di coprifuoco, nella speranza che venga loro concesso il maggior tempo possibile; l'eco delle esplosioni non turba l'intimità degli amanti i quali anzi confidano nella sua confortante presenza. Al suonare della sirena del "via libera"si lasciano con riluttanza.

Un giorno, però, tutto cambia.
Maurice è coinvolto in un crollo durante un'incursione aerea, Sarah rinviene il corpo tra le macerie e credutolo morto, irrazionalmente prega; ripresi i sensi, lo scrittore trova la donna in ginocchio, con le mani giunte, e lei, sconvolta, solerte si congeda senza alcuna spiegazione.
Le uniche parole sono quelle di un inspiegabile addio.

"Non devi essere così sgomento. L'amore non finisce soltanto perché non possiamo vederci. La gente continua ad amare Dio, per tutta la vita, senza vederlo. [...]"

La narrazione si sposta sul piano strettamente psicologico, il mistero, l'atroce dubbio e la delusione si intrecciano con il "demone" del protagonista, la gelosia, che sempre ha provato nei confronti di Sarah, e che ora più che mai logora il suo spirito, deformando gli eventi e conferendo ad ogni parola significati ambigui.

Anni dopo, nella mezza luce di una sera piovosa, Maurice scorge la sagoma di Herny; siede fradicio su una panchina, solo, neppure si accorge della presenza sopraggiunta, poi riconosciuto l'amico, confida una profonda preoccupazione per la moglie. Sarah forse ha un amante.
Il ricordo dell'amore, l'amore stesso, mai estinto, acceca entrambi, in modo diverso, e li rende inizialmente complici. Henry, nel suo appartamento discute con Maurice, sulla possibilità di servirsi di un investigatore, poi pentito, brucia il biglietto da visita che conservava a questo proposito e prega l'amico di dimenticare la conversazione.
Sarà invece lo scrittore ad assumere lo stesso uomo menzionato da Henry, dando inizio a una sorta di persecuzione ai danni di Sarah, dalle paradossali conseguenze. Molti eventi seguono e altrettanti colpi di scena, fino all'epilogo, univoco, inevitabile, catartico.

L'affetto scialbo di un marito invisibile, la passione ardente di un amante geloso, l'ombra di Dio e di una spiritualità inaspettata, la fragilità ed insieme la forza di una donna; mille aspetti in aperto contrasto sulla superficie della pellicola, ed il loro scontro dialettico.

Un'atmosfera evanescente, grigia e azzurra, nella quale tutto è omogeneo, quasi liquido negli esterni, (ad eccezione di Sarah, con i suoi abiti rossi), intimo e accogliente negli interni, (come per il piccolo ristorante che spesso ospita i protagonisti) oppure glaciale (ad esempio, l'appartamento dei Miles). Un ambiente quindi reale, vivo, protagonista.

Lo scrittore è insieme narratore, voce fuori campo e soggetto attivo del suo racconto; un diario per ripercorrere passo dopo passo anni di incomprensioni e ostilità, un discorso diretto con Dio, con la famigliarità alla quale solo il dramma può portare, ma senza volontà di perdono. Maurice depone le armi, ma non rinuncia all'odio, un odio che gli permette di affrontare la vita dopo il dramma.

"[...] Tu mi hai derubato abbastanza; io sono troppo vecchio e stanco per imparare ad amare; lasciami in pace per sempre."

La scelta degli attori risulta impeccabile; Ralph Fiennes nel ruolo di Maurice, Julianne Moore in quello di Sara, il meno conosciuto ma bravissimo Stephen Rea nei panni dell'incerto Henry Miles, un attore spesso coinvolto nelle pellicole di Neil Jordan ("In Dreams").

Il regista conferma tutto il suo talento, nel trasporre questo romanzo la cui complessità del materiale non è limitata all'intreccio, ma riguarda essenzialmente l'ambito sensoriale, psicologico, metafisico; tutto è colto con maestria, assecondando quel gusto tipicamente inglese del particolare, e nulla sfugge allo spettatore attento.Titolo originale: The end of affair
Nazione: Usa/Gran Bretagna
Anno: 1999
Genere: Drammatico
Durata: 1h e 45'
Regia: Neil Jordan
Cast: Ralph Fiennes, Julianne Moore, Stephen Rea, Ian Hart, Sam Bould, Jason Isaacs, James Bolam, Deborah Findlay.
Produzione: Neil Jordan, Stephen Woolley
Distribuzione: Columbia Tristar

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Locandina
di ClarissaDalloway ClarissaDalloway

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Pagina 1 di 17 | 1 - 5 di 82 commenti
  • Asiuletta 21/05/2008 23:26
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Amo profondamente questo film. Ho trovato splendido il tuo modo di parlarne, e più che efficace la frase conclusiva, che da sola ne racchiude la complessa, sfaccettata, intrigante e un po' sconcertante essenza.

  • maurom6976 18/02/2008 16:06
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • glufi 09/02/2008 20:49
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Bella recensione, mi hai incuriosito...

  • Sauvage 19/09/2006 11:01
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Troppo vecchio per amare...... il tempo deve lavare via ogni sporcizia dell'anima..... altrimenti non è vivere... e non sarà neanche un bel morire con l'odio nel cuore ........

  • pop111 15/06/2006 21:29
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Stranamente mi son perso questo film, di solito non mi sfuggono film di Neil Jordan tantomeno interpretazioni di Julianne Moore almeno quelle recenti. Rimedierò quanto prima con la classica visione poltronesca in DVD. La tua recensione, con una scrittura elegante, riesce a trasmettere in pieno le sensazioni che hai provato nella visione del film, motivo in più per procedere al noleggio e confutare quanto di buono hai scritto su quest'opera.

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