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Opinione

per Niccolò Ugo Foscolo
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5 Stelle Dei Sepolcri: la Divina Commedia del Romanticismo
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Vantaggi scrittore di grande rilievo, un uomo da rispettare per il suo impegno morale, mostrato nella sua vita come nelle sue stupende opere

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L'autore

danielec1984 Dal 12 apr 2005

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Ugo foscolo fu un grande poeta amato da tutti i suoi contemporanei. Di lui brillavano la personalità straordinaria, ricca e generosa; i romantici lo amavano perchè, oltre a essere un grande poeta, partecipò anche alla vita pubblica, si spostò viaggiando per fuggire dagli stranieri, combattè a fianco di Napoleone e per l'Italia, ora innalzando ora accusando Napoleone finchè, con l'ingresso degli austriaci a Milano nel 1814, prima di prestare giuramento al nuovo dominatore, scelse la strada dell'esilio.
I romantici videro in lui l'emblema dell'uomo lacerato dal dissidio fra realtà e ideali.
Anche io, rileggendo la storia della sua vita, ricevo la stessa impressione: uno scrittore di grande rilievo, un uomo da rispettare per il suo impegno morale, mostrato nella sua vita come nelle sue opere.
Si risentono in lui i tratti e i desunti della letteratura dell'Alfieri da un lato, della poesia sepolcrale e dello Strung Hung Drama dall'altro.

Risente dell'Alfieri per l'amore alla libertà, lo sdegno per i compromessi, l'odio al tiranno, l'insofferenza per la meschinità e quindi per il suo tempo e per gli uomini che lo circondavano indegni di chiamarsi uomini.
Come scrittore il Foscolo insegnò a considerare la propria attività con grande serietà: l'artista quando plasma un lavoro svela la propria personalità, parla con gli altri, svela la storia della propria cultura. Auspicava che i sentieri seguiti dagli artisti di tutto il mondo, li avessero condotti a quell'oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia.
Il Foscolo insegnò quindi ad essere consapevoli del proprio dono, del proprio compito, della responsabilità dell'essere artista.

Il Foscolo curò moltissimo la sua formazione, lesse le pagine dei grandi, conosceva benissimo gli autori del Settecento, conosceva i classici, tradusse i testi degli antichi nell'assoluta convinzione che per guidare i contemporanei al ritrovamento della propria dignità occorresse la propria esperienza.
Da tutta questa esperienza nasce la trama discorsiva del carme dei "Sepolcri", scritto fra il luglio e il settembre del 1806 e pubblicato successivamente a Brescia nel 1807.
I "Sepolcri" sono un canto meraviglioso, innalzato alla grandezza dell'uomo e alla grandezza della poesia. E l'uomo è grande se individua, costudisce, alimenta i suoi ideali più profondi di bellezza, coraggio, nobiltà, rettitudine, responsabilità nei confronti degli altri, amore profondo per la libertà.

Il "Dei Sepolcri" è un carme didascalico composto da 295 endecasillabi sciolti e fu l'unica opera del foscolo che non abbia avuto una composizione per interventi successivi.
L'occasione fu data da una discussione avvenuta con l'amico Pindemonte a Venezia nell' aprile 1806, originata dall'editto napoleonico di Saint Cloud nel 1804, ed esteso in Italia nel 1806, quando Foscolo aveva già ultimato la stesura dell'opera: segno questo che il poeta dava per certa ed imminente l'estensione in Italia dell'editto e che a indurlo a scrivere sui sepolcri dovettero influire le discussioni che si accesero, ed alle quali non fu estraneo egli stesso, tra gli intelletuali già dopo il 1804.
Tale editto imponeva la collocazione dei cimiteri fuori dai centri abitati e una regolamentazione ugualitaria delle tombe.
D'altra parte l'editto napoleonico non faceva altro che riprendere un'analoga disposizione del governo austriaco che valse sulla sepoltura del Parini, morto il 15 agosto 1799, le cui ossa erano andate disperse. Su questo argomento Pindemonte, da un punto di vista cristiano, sosteneva l'importanza di una sepoltura individuale, mentre il Foscolo, da un punto di vista materialistico, aveva negato l'importanza delle tombe, poichè la morte produceva la fatale dissoluzione dell'essere.

Nel carme confluiscono, in prodigiosa sintesi, tutte le esperienze essenziali del Foscolo: intellettuali, morali, culturali e politiche: la concezione materialistica della vita, la necessità delle illusioni per superare l'angoscia esistenziale, il desiderio di gloria e la tristezza dell'esilio, il senso della dignità del poeta che non deve asservire la sua Musa ai potenti, e la potenza della poesia capace di sfidare il tempo, vincendo con l'armonia il silenzio di mille secoli e perpetuando la fama degli eroi "finchè il sole risplenderà sulle sciagure umane".
Nell'opera non manca il segno dell'influenza che esercitano sulla fantasia del poeta i cosiddetti poeti "cimiteriali" del Settecento che oggi definiamo preromantici, anche se il poeta stesso ci tenne a precisare che la sua ispirazione, di natura politica, era cosa ben diversa.
Il carme presenta quindi una serie di figurazioni e miti. Resta però che il culto della tomba è il tema centrale del carme attorno al quale gravitano gli altri.

La tomba non è qui simbolo di morte ma diviene piuttosto simbolo di vita, è il sacrario delle memorie domestiche e patrie da cui i posteri attingono messaggi di civiltà.
La morte non è più il deludente passaggio dalla vita al "nulla", nè un semplice porto di "quiete" in cui riposare l'animo afflitto: segna il momento in cui lo spirito umano si affida alla storia universale, cessa di appartenere al mondo dell'effimero per entrare nell'eternità.
Le tombe non servono ai morti che si sono dispersi nella notte dell'oblio ed hanno perduto definitivamente ogni rapporto concreto con la vita. Sono utili invece ai vivi perchè questi hanno il "dono celeste" di continuare il dialogo con i cari estinti, illudendosi che un giorno, se lasceranno un'eredità di affetti, potranno anch'essi sopravvivere nel ricordo dei vivi.
La tomba è per Foscolo fondamentale, perchè possa verificarsi questa ideale "corrispondenza di amorosi sensi": quando la terra natale offra ai suoi figli l'ultimo asilo, proteggendone le ceneri, e una lapide conservi i nomi dei morti.

Il sepolcro assume quindi un valore fondamentale nella civiltà umana,è il centro degli affetti famigliari e la garanzia della loro durata dopo la morte; è il centro dei valori civili, conservando le tradizioni di un popolo e stimolando a mantenersi fedele ad esse; tramanda la memoria dei grandi uomini e delle azioni eroiche spingendo alla loro imitazione.
E' perciò ingiusta la nuova legge che sottrae i morti al culto dei vivi e consente che le ossa di un uomo onorato come il Parini possano giacere accanto a quelle di un infame.
Eppure il rispetto per i morti è stata una delle prime manifestazioni di civiltà e di pietà degli uomini, quando dallo stato ferino tentarono i primi passi sul lungo cammino della civilizzazione, e questa pietà è stata tramandata di generazione in generazione dalle virtù patrie e dagli affetti famigliari.
Anche se le tombe saranno divorate dalla furia del tempo, la memoria dei Grandi sarà comunque affidata al canto dei poeti, che vince di mille secoli il silenzio.

Per quanto riguarda la struttura del carme, essa si presenta armonica e rigorosa, in cui i passaggi da un concetto all'altro avvengono naturalmente, scaturiti dalla concezione della vita e dalla fantasia del poeta. Nei versi del carme l'argomento perde ogni connotazione di ragionamento e vive in tante immagini di pura fantasia, che sono l'immediata espressione dell'animo dello scrittore.

Leggendo i versi non è difficile cogliere il senso delle immagini che si affida all'onda dei ricordi, ai grandi ideali e alle speranze.
Tutti i versi sono attraversati da una vaga malinconia: la vita che si è costretti ad abbandonare è colta nell'incessante lavorio del sole che quotidianamente sorge per "fecondare" pianure, colline, monti, popolati da fiori, piante, animali e uomini: si sente nei versi del carme il dolce fragorio della vita e nell'aggettivo "bella" utilizzato spesso dal Foscolo, si avverte tutto l'attaccamento del poeta alla vita, nonostante le pene che essa gli ha inflitto: si avverte il senso di un attaccamento profondo per la vita che non si è ancora lasciata ma che si dovrà inesorabilmente lasciare.

Mi sento quindi di definire il "Dei Sepolcri" il ritratto ideale del Foscolo, la consacrazione poetica di una nobile e triste religione della civiltà e della vita, una breve e immensa sinfonia della morte e della vita.
Il "Dei Sepolcri" è la Divina Commedia del Romanticismo, perchè vi si canta il dramma dell'anima che dall'Inferno del materialismo meccanicistico, attraverso il Purgatorio della nobile illusione, giunge al Paradiso della certezza storica, certezza che lo spirito vince la materia, la vita trionfa sulla morte, anzi, la morte si trasfigura in vita.

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Pagina 1 di 13 | 1 - 5 di 65 commenti
  • Sauvage 04/03/2007 00:20
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ugo Foscolo... dalla sensibilità moderna tutta romantica formatosi alla scuola neoclassica ... , .... un grande del settecento... , ...mandi mandi ....Loris....

  • martina1985 15/03/2006 22:35
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    ottima!!!!!

  • Alessandro3000 13/12/2005 16:59
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Complimenti

  • BennX 24/10/2005 13:26
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Ila55it 21/10/2005 20:52
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    bravo!

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