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Opinione

per Niccolò Ugo Foscolo
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5 Stelle Le ultime lettere di Jacopo Ortis
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Raccomandato: Si

Vantaggi Letteratura e storia italiana

Svantaggi Estremamente impegnativo

Dettagli

l'opera interessante
lo stile efficace

L'autore

epizumia Dal 5 mar 2004

Leave no stone unturned continua

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CENNI BIOGRAFICI
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Ugo Foscolo: una vita piuttosto agitata, una produzione letteraria alquanto esigua. Nacque a Zacinto, terra natia che fu costretto ad abbandonare in tenera età e che incarnerà il suo ideale di patria perfetta e perduta, per sempre rimpianta. Da Spalato si trasferì a Venezia, dove avvenne la sua formazione. Scrisse "Tieste", "Ode a Bonaparte liberatore". Nella figura di Napoleone i giovani di allora vedevano un'eroe vero e proprio; idea successivamente smentita in seguito alle vicende di Campoformio, che videro la cessione di Venezia in cambio del controllo sulla Lombardia. La delusione nutrita dinanzi a quest'evento lo portò al concepimento de "Le ultime lettere di Jacopo Ortis". A Milano collaborò con la Repubblica Cisalpina, difendendola nonostante i legami di questo territorio con Napoleone; scrive odi, sonetti e traduce dal latino Lucrezio. Foscolo fu dunque un poeta sradicato, senza patria nè identità sociale. In Francia Scrisse "I Sepolcri", divenne docente di letteratura presso l'università di Pavia, ma la sua prolusione risuultò troppo rivoluzionaria e la cattedra saltò. A Milano nel frattempo, in un contesto pervaso da profonde tensioni e rotture di rapporti, come accadde con Monti e coi francesi all'uscita del suo "Aiace", sancì il suo definitivo distacco dagli entusiasmi napoleonici, muovendo forti critiche nei confronti della tirannia del condottiero. Firenze vide la composizione de "Le Grazie", opera dallo spiccato gusto neoclassico mai ultimata. Dopo la caduta di Napoleone Foscolo volle collaborare con gli Austriaci, ma scelse di esiliarsi dapprima in Svizzera e in seguito a Londra. Condusse una vita misera e infelice, abbandonò progressivamente la poesia, scrisse saggi critici fino alla morte.
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L'AUTORE
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L'animo di Foscolo fu sempre divorato da una forte passione e bilanciato da una pacata meditazione; egli prese parte sempre attivamente agli eventi nelle opere preromantiche, ma distaccandosi in quelle neoclassiche. Al contrario di Vincenzo Monti, Foscolo fece della propria vita un vero e proprio manifesto d'irrequietezza e crisi generazionale.
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LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
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Si tratta di un romanzo epistolare che per alcuni aspetti richiama quello di Goethe, "I dolori del giovane Werther". In seguito alle vicende di Campoformio e alla cessione di Venezia, Jacopo Ortis, giacobino veneziano, fuggì sugli Euganei. Tenne i contatti con Lorenzo tramite lettera e si dedicò alla politica. Conobbe Teresa, e tra i due nacque l'amore, ostacolato però dall'imminente matrimonio della ragazza. Ebbero inizio così le peregrinazioni di Jacopo per tutta Italia, durante le quali si curò di proseguire nel carteggio con Lorenzo. Di particolare interesse il passaggio in cui, descrivendo il proprio ingresso a Firenze, narrò all'amico di aver dovuto esibire i propri documenti, contestando in modo energico la frammentazione politica del paese. In seguito ad altre avventure e avvenimenti, venne a conoscenza delle avvenute nozze di Teresa, in seguito alle quali decise di suicidarsi.

"Il sacrificio della nostra patria è consumato".
Notevole l'enfasi oratoria, che qui sale ai massimi livelli. Lo stile è solenne, diretto e conciso, non privo di echi Alfieriani. Tra i temi emergenti c'è il patriottismo, il disfattismo (vedi l'incipit "Tutto è perduto"), e in un certo senso, in questa prima lettera è già implicito il suicidio finale. Vi sono precisi riferimenti a quella che è la realtà storica del tempo. Jacopo sembra rispondere alla richiesta di Lorenzo di fuggire altrove, rifiutandosi di esaudirla. C'è la comparsa di una figura femminile, la madre, sempre peraltro connotata positivamente, mentre quelle maschili sono quasi sempre investite di un potenziale negativo, come è possibile notare considerando figure come il padre di Teresa e il promesso sposo della fanciulla. Segue un discorso sulla storia e sul senso di Nazione, il tono si fa più disteso, accompagnato dall'illusione di poter vivere, dopo la propria morte, nella memoria dei buoni, e di poter essere sepolto nella sua terra natia. Tutto questo si pone in netto contrasto con l'ateo materialismo foscoliano, secondo cui l'anima sarebbe fatta di atomi che, dopo il decesso, si liberano.

La rappresentazione della natura.
Per Foscolo, l'arte è come una sorta di consolazione. Rifiuta il cosiddetto bello idilliaco in luogo di un bello sublime, fino a quel momento considerato solo da Omero, Dante e Shakespeare. La natura è capace di suscitare grandi slanci nell'intimo dell'autore, tanto da provocare un profondo senso di inadeguatezza nell'esprimersi e addirittura un'invocazione a Dio. Jacopo Ortis viene descritto come ateo, e questo mette in luce un'altra caratteristica: l'incoerenza che di tanto in tanto emerge dal testo. Questo perchè Dio viene negato dalla ragione ma sperato nel sentimento. L'approccio con la natura è di tipo soggettivo, tipicamente romantico, e nella natura il poeta proietta i propri sentimenti. Nel tramonto ad esempio si manifesta l'idea del sublime: si hanno intensi momenti idillici ma anche di profonda inquietudine. I notturni poi richiamano alla mente le atmosfere bucoliche di Virgilio, e questi momenti vengono vissuti in modo più profondo rispetto ai preromantici poichè vi è una tensione verso l'assoluto e l'infinito più accentuata, costellata di riferimenti all'antichità classica, a Lucrezio e al meccanicismo, indici di una profonda e radicata preparazione. Segue una riflessione sulla propria esistenza, destinata a concludersi nella tomba, privata di qualsiasi senso. Il meccanicismo illuminista è per i romantici causa di profondo sgomento: la ragione l'accoglie ma il sentimento lo rifiuta. Queste saranno tematiche che poi Foscolo riprenderà all'interno de "I Sepolcri". Parlando del sentimento per Teresa, il tono cambia in modo radicale.

"Dopo quel bacio io son fatto divino".
Per i romantici, l'amore esalta l'uomo ma dà anche dolore perchè si scontra coi limiti che la realtà impone. La felicità di Jacopo si riflette sulla natura, che diventa idilliaca, ma non leziosa come ne "L'Arcadia". Le ninfe immaginate sono la proiezione della propria serenità interiore, sono illusioni entro le quali si crogiola, che danno un senso alla vita e ne stimolano il proseguimento; il dolore è il mezzo attraverso il quale capire chi si ha davanti: se gli ideali dell'uomo sono alti, ecco che andranno a scontrarsi con la realtà generando dolore; questo è il motivo per il quale i mediocri non patiscono alcuna sofferenza; il romantico è perennemente concentrato in una titanica e vana lotta contro la realtà.

L'incontro con Parini.
Ecco descritto l'incontro, probabilmente inventato, con Giuseppe Parini a Milano; un Parini "manipolato" dall'autore, che mostra uno spirito molto simile a quello di Alfieri oltre che un profondo e meditato dolore per il suo tempo e un'indignazione grandiosa per la piaga della società: la mediocrità. Parini si rivolge a Jacopo dicendo che, se ne avesse mai avuta la possibilità, avrebbe fatto qualcosa per migliorare la situazione: questo il vero Parini non lo avrebbe mai detto, poichè l'illuminista non agisce, ma pianifica. Jacopo capisce che non può più fare nulla, e che l'epilogo è ormai imminente; vorrebbe combattere per il riscatto della patria ma Parini segue dicendogli che il suo destino sarebbe stato o la morte o la successione al tiranno. Jacopo vaglia quest'ultima possibilità, ma le sue riflessioni lo portano a pensare di non poter governare, poichè i governatori sono tutti odiati e poi dimenticati, soggetti alla massa, che cambia idea facilmente; giungendo così alla conclusione che l'unica via percorribile è il suicidio come ricerca di quella libertà tanto cercata e tanto sofferta. Dello stesso avviso non è Parini, a sostegno di un'esistenza cristiana volta a vivere anche la propria sofferenza.

La lettera da Ventimiglia.
In seguito alle innumerevoli peregrinazioni lungo tutta la penisola Italiana, Jacopo si appresta a recarsi in Francia, ma una volta giunto a Ventimiglia sente dentro di sè un profondo smarrimento: capisce di non poter trovare quella tanto agognata libertà da nessuna parte. Di qui la decisione di suicidarsi. Qui lo stile è secco e scelto in modo mirato a sottolineare la complessiva omogeneità dell'epistola. La natura appare qui fredda e desolata, ostile e terribile. Jacopo è consapevole della propria debolezza, contrapposta agli antichi romani e alle loro glorie passate, che ingenera in lui un profondo senso di impotenza. La stessa di cui il popolo Italiano non si cura, poichè immerso, o nascosto, nelle glorie del passato. Ci sono riprese di concetti eredità del mondo antico, di Tacito ("Romani raptores orbis"), e la concezione meccanicistica contro la quale l'uomo non poteva nulla: Roma, un tempo gloriosa, si ritova ora ad essere schiava dello straniero un tempo sottomesso. Lasciando spazio solamente agli ideali, che però, non trovavano posto e realizzazione nel concreto. Questo pessimismo storico è legato alla storia nel suo complesso, al fatto che "l'uomo è una menonissima parte dell'universo". Gli illuministi accettavano quest'assunto, ma i romantici no: attraverso il dolore per la situazione sperimentavano la loro virtù.
Viene toccato più volte il tema della religione laica e della sopravvivenza post mortem: razionalmente essere compianti o meno è indifferente, ma sentimentalmente questa prospettiva è consolatoria. Si scaglia quindi contro la natura, che ha dato all'uomo la ragione, rendendolo così consapevole della sua finitezza ed infelicità. Il suicidio di Jacopo presenta una forte connotazione Alfieriana, di protesta, sebbene si tratti comunque di una resa, di una rinuncia, di una sconfitta.
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Opere come queste, sebbene richiedano un'impegno di lettura considerevole, oltre ad essere un'ottima lettura, sono in grado di aprire dei veri e propri squarci su quella che è stata la storia della nostra Italia.


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Pagina 1 di 13 | 1 - 5 di 61 commenti
  • streghettata 17/08/2007 14:55
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Molto dettagliata...ciao

  • marti1989 01/04/2007 14:50
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente
  • FuckinSuperstar 16/11/2006 23:23

    non so perchè ma mi puzza di copia-incolla...vabbuò...oggi sò buona quindi famo che un molto utile te lo becchi ugualmente và... :) cmq davvero troppo pesante l'Ortis...

  • dygos72 04/09/2006 22:08
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    ha detto tutto silvano.ciaoLo

  • Sauvage 30/08/2006 16:24
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Dopo il tre viene il quattro, quindi sono ritornato su questa pagina per una giusta valutazione ..... ciao e mandi ..... Loris .........

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