Giorgio Gaber.
Magrissimo, dinoccolato, il naso prominente sul volto, i capelli eternamente lunghi, una chitarra e un grido, un continuo schiaffo alle idee, che lo circondavano e ci continuano ad attanagliare.
Giorgio aveva la grande abilità di strappare il sorriso o la risata anche alle persone a cui stava sputando addosso la sua chiara visione dei loro errori.
In fin dei conti era un sublime osservatore dei comportamenti sociali, delle emozioni e dei controsensi dell'essere umano.
Nei testi delle sue canzoni ogni complicata azione umana viene spogliata degli orpelli inutili, semplificata e ridotta all'essenziale e allora appare chiara l'assurdità di certi comportamenti "normali" e nasce l'ilarità nell'ascoltatore.
Ridere di se stessi, facendo finta o addirittura convinti di ridere del comportamento degli altri, è l'estrema difesa al proprio modo di essere.
La sua voce, abilmente suadente, e la sua mimica naturale da grande istrione riuscivano e riescono ancora a graffiare, lasciando profondi, sanguinanti, segni nelle menti.
I suoi spettacoli teatrali riuscivano a coinvolgere e trascinare l'intera sala (purtroppo solo per la durata dello spettacolo) in un mondo diverso, dove non esistevano complicate elucubrazioni mentali per giustificare la violenza e la sopraffazione delle nostre comuni azioni quotidiane.
Ricorderò sempre l'attacco,al buio, nel più completo silenzio, " Io mi chiamo Gi….." o le incontrollabili risate che sottolineavano ogni strofa di " O Madonnina dei dolori" e il finale "la mia e la tua…", sottolineate da un' abile pausa, "due famiglie rovinate".
Eclatante e significativa era la spasmodica attesa del pubblico, durante l'esecuzione della canzone "I borghesi".
Tutti pronti, vestiti in abito da sera, con i gioielli a far bella mostra di se, le scarpe di pelle "umana", a rispondere in coro "coglioni!", incredibilmente esaltati e convinti, alla frase "I borghesi son tutti..".
Chissà come sorridevano i neuroni di Giorgio.
Geniale " Un'idea", "se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione".
Già bellissime le teorie, ma come è difficile digerirle nella realtà "era l'uomo più antirazzista…sua figlia sposò un uomo di colore, lui disse bene, ma non era di buon umore."
Sequestrata e tagliata "Io se fossi Dio" risplende e mi accompagna ancora spesso nella versione integrale, che fortunatamente ancora si trova in circolazione, nel mio peregrinare in auto, col suo tremendo incedere incalzante, le visioni, le accuse, la sua profonda verità, e quel finale " ….io, se fossi Dio, andrei a vivere in campagna, come ho fatto io".
Quasi a significare che tutti i messaggi, le idee, la voglia di lottare, si spengano inutili di fronte all'enorme muro creato dall'uomo, al suo invincibile rifiuto di cambiare e resti prepotente solo il desiderio di abbracciare la propria serenità e le persone care.
"La nave", "Sabato" ci costringono almeno per un attimo a riflettere, quasi offendendoci, in modo pungente ma garbato, con un linguaggio estremamente diretto e non ipocrita (cessi, sciacquoni,appiccicoso,vomito, conati, filamenti,nausea, l'amore tutti insieme,curve risapute e stanche…).
Gaber sa anche essere dolcissimo, ad esempio bellissima "Non arrossire", e cogliere le emozioni profonde dei sentimenti, commovente "L'amico", che tanto ho ascoltato nella mia adolescenza.
Decine e decine di capolavori nel corso di una carriera lunghissima, impossibile ed inutile citarli tutti.
Solo chiudere con il titolo di una sua canzone….. "Chiedo scusa se parlo di ……Gaber" ( o forse era Maria?).
un bellissimo commento sull'opera e sull'uomo