Non avresti dovuto lasciarmi...

5  23.02.2007

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katane-sicily

Su di me:

Iscritto da:21.06.2004

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 70 utenti Ciao

Mi sento sola.
Piango, poi vedo le tue foto e ti penso, sorrido.
Quanti ricordi, belli e brutti.
Dove sei? Come stai ora?
Non mi dovevi lasciare per l'ennesima volta…
Soffro della sindrome dell'abbandono. Sempre, continuamente.
Alla mia età, dici? Si, più che mai…
Mi manchi.

Non mi volevi per amore, ma per ricattare lui. Pensavi che avessi potuto rinforzare il vostro matrimonio.
Sono nata ed ero amata da tutti tranne da parte dei miei genitori. Quanta tristezza…
Nei ricordi della mia infanzia vedo la tata, la cuoca, il personale. Vedo tante belle case e alberghi in giro per il mondo. Ricordo te che ti avvicini al mio lettino per darmi il bacio della buona notte da lontano, a soffio; la tata diceva che non dovevi rovinare il trucco perfetto, il vestito costoso.
Ricordi i miei genitori belli più da giornali che di persona. Quanta tristezza…
Però avevo tutto. La stanza più bella e piena di giocattoli che una bambina poteva desiderare. Vacanze in montagna, sul lago, al mare. I cani in giro ovunque ed il mio pony, ultimo regalo di nonno.
Poi però arrivò il regalo più bello che la vita mi poteva dare: sorellina. Il tuo secondo ricatto nei confronti dell'uomo che dicevi di amare; volevi fare sparire l'altra donna, ma non sei riuscita.
Sorellina. Piccola, tonda, sempre sorridente. Quanto era fortunata a non soffrire la mancanza dell'amore materno dei primi mesi e anni di vita, che è riuscita a trovare sempre qualche persona che ti sostituiva. Il vantaggio di essere la più piccola, di non comprendere ciò che succede intorno….
Poi, l'altra donna se l'ho prese, lui, padre e marito assente, uomo di grande rispetto e intelligenza, voluto bene da tutti, però incapace di esprimere i suoi sentimenti nei nostri confronti. Il divorzio, la fine della prima parte della mia vita con te.

Cambiò tutto: scopriresti il tuo amore per noi, diventammo una famiglia vera, in tre. Anche se ci vedevamo pochissimo, visto che eri quasi sempre all'estero.
Ci hai insegnato molto, tu che facevi questa vita strana, mondana e movimentata, fra passerelle e stazioni radio e televisivi.
Mi mancano le tue lunghe lettere scritte di sera in qualche albergo. Mi manca la tua calligrafia rassicurante, bella quanto te. Mi mancano i tuoi vestiti meravigliosi. Il fruscio della taffettà e del tulle, i guanti e le piccole borse, i tuoi capellini tanto chic, le scarpe bellissime di tutti i colori, il tuo profumo.
Quando c'eri tu c'era vita: la casa piena di gente, tanta musica, tu al pianoforte con le tue melodie di Gershwin… Quante attività facevamo con te o perché tu lo ritenevi importante: sport e studio, pianoforte e flauto, teatro e opera; una vita bella, piena, divertente. Però anche momenti intensi, fra letture di Hemingway e insegnamento di cucito e la preparazione di squisiti cibi esotici. Non dimenticherò mai le tue lezioni su sushi e Feng-Shui, quando nel mondo occidentale pochissima gente conosceva la cultura giapponese.
Però molto nella nostra vita, mia e di sorellina, era creato da te per tenerci occupate, per non sentire la tua mancanza. I soldi possono pagare tutto…. quasi…
Ricordo pochi degli uomini della tua vita, dopo mio padre, però ricordo lui che ti trasformò quando io avevo quattordici anni. Ti portò via da me, via da sorellina, prendeva il resto del tuo poco tempo non impegnato fuori di casa.
Finì la seconda parte della mia vita con te, l'unica nella quale ci eravamo vicine un po' di più, fisicamente parlando.
L'abbandono… mi fa ancora male. Quante volte ci penso a questi mesi durante la mia adolescenza, quando dovetti comprendere che un uomo molto più giovane di te aveva preso il tuo cuore, tutto.
Andai a vivere a casa di lui, l'uomo che detestavi ancora dopo tanti anni. L'uomo che io iniziai a conoscere da lì in poi, lui e sua moglie, quando di tanto in tanto tornavano a casa per qualche giorno di ferie o per riunioni al Ministero. E quando sorellina ed io andavamo nei paesi lontani dove lui svolgeva il suo lavoro, durante le ferie scolastiche. Lo abbiamo conosciuto meglio, ma nemmeno oggi mi sento dire di conoscerlo bene. Vive nel suo mondo con la donna che lui ama da oltre quaranta anni, che è il contenuto della sua vita. Aveva poco tempo da dedicare a noi, poco sentimento da dare.
Tu mi mancavi tanto, ma non ti rendevi conto; ti eri allontanata alla ricerca della tua felicità da donna matura. Pensavi che avresti perso qualcosa rimanendo con noi.

I decenni seguenti sono pieni di ricordi limitati a poche ore di incontri fra te e me. Incontri corti, ma intensi, sempre.
Qualche volta un giorno a Natale, un compleanno o una giornata di festa passati insieme. Mai una vacanza insieme, solo qualche cena in un ristorante e qualche incontro da sorellina, quando era già diventata madre per la prima volta. I nipoti legano…
Però ci sono sempre le lettere, tue e mie, tante parole su carta che non abbiamo mai detto.
Non eravamo mai una famiglia normale, nessuno di noi viveva stabilmente in un posto, la parola casa o patria per noi ha un significato poco importante.
Pertanto la mia scelta di vivere in giro per il mondo non ha colpito nessuno, tranne sorellina. Lei, la piccolina, attaccata alla casa che si è creata dal nulla nel posto amato e desiderato dall'infanzia.
La lontananza fisica fra di noi non ha mai creato problemi, tanto c'era sempre casa di sorellina per incontri occasionali. Anche se ci vedevamo solo una volta all'anno il legame era diventato stabile…

Non ricordo quando ti ho perdonato tutto, la tua assenza continua quando ero piccola.
Non ricordo quando ho iniziato a comprenderti… Probabilmente da quando sono diventata madre, da quando la mia vita non era solo lavoro e divertimento, ma anche piena di amore per le mie figlie.
Ho compreso che non è facile trovare un equilibrio nel quale riuscire a inserire tutto, senza recare sofferenza a qualcuno. Ho detto che oggi ti comprendo, accetto le tue decisioni di tanto tempo fa, ma non dimenticherò mai il grande dolore che sentì quando ero rimasta sola d adolescente, senza madre.
Mi ha fatto male vederti cambiare, dall'immagine della donna bella e in salute, anche se già anziana, a questo corpo che da anni aveva perso tutte le sue funzioni, tranne il respiro.
Sto male, piango, vorrei tornare indietro e dirti molto altro, come feci qualche mese fa quando venni a trovarti. Eri così piccola, magra. Avevo problemi a vederti fra le lenzuola, con la tua piccola faccia piena di rughe. Questi splendidi occhi sorridenti e allegri, fino alla fine, del colore del cielo infinito….
Sono certa che hai bussato alla porta del paradiso solo dopo aver dato un ritocco al trucco e vestita con una splendida creazione d'haute couture con gli accessori perfettamente abbinati. Con il tuo fascino conquisterei anche loro, tutti.

Mi manchi, mi mancherei per il resto della mia vita.
Mi sento sola, nonostante la gente intorno a me.
Sei sempre stata il mio idolo di bellezza e comportamento,
ma anche l'immagine allarmante di una donna che non sapeva fare la madre.
Ti ho sempre ammirato come donna.
Ed ho sempre fatto di tutto, e lo faccio ancora, per essere una madre presente al punto giusto.
Tu non facevi la madre, ma lo eri; eri mia madre, mi hai dato la vita. E per questo ti amavo.
Avevo solo te, ed ora sono sola…
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Commenti su questa Opinione
cireneo

cireneo

16.07.2010 19:47

Commovente fino alle lacrime!

Morena_73

Morena_73

27.12.2009 19:14

"Tu non facevi la madre, ma lo eri; eri mia madre, mi hai dato la vita. E per questo ti amavo. Avevo solo te, ed ora sono sola…" Sono troppi gli aggettivi che ti meriti per il tuo scritto, che tutto cio' sia vero o meno, quello che preferisco e' : MOLTO TOCCANTE

Fefy

Fefy

19.10.2008 00:49

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