La valutazione di questo autore:
| Vantaggi: |
Protagonisti, regia, sceneggiatura, musiche . |
| Svantaggi: |
Oniriche auto - indulgenze pirandelliane . |
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Sì |
(Mi tocca rivelare. Qualcosa mi tocca rivelare…)
Guido Montani (Valerio Mastandrea) è uno scrittore riluttante che fa penare la sua agente ed editrice Attilia (Piera Degli Esposti), un marito disamorato della depressa moglie Benedetta (Sonia Bergamasco) e un padre semi-distratto per la precoce e paffutella figlia quattordicenne Costanza (Domiziana Cardinali). Un furbo equivoco di cui è vittima lo porta nella piscina dell’ombrosa istruttrice di nuoto Giulia (Valeria Golino), donna appartata nel mistero di un silenzio sfuggente.
Il reciproco coinvolgersi di due persone tanto distanti e ingannevolmente vicine (tienimi le mani, respira, spingi con le gambe, allunga le braccia, così) innesca l’eterno fraintendimento dell’attrazione, del sesso, del groviglio di sentimenti che forse andrebbero semplicemente lasciati sepolti, anziché risvegliati e irrorati da una speranza così rugiadosa, e come tale condannata a evaporare e disseccarsi.
Perdono, memoria, bisogno: il crimine più grande è quello di darsi l’ergastolo, o quello di concedersi un’eterna libertà vigilata?
L’ultimo film dell’ascolano Giuseppe Piccioni che avevo visto al cinema (e anche il primo, ora che mi ci fate pensare) era stato “La vita che vorrei” nel 2004, in cui Luigi Lo Cascio e Daniela Ceccarelli danzavano un’altra tragicommedia amorosa di equivoci e fughe in avanti, e nutrivo per questa sua ultima fatica una certa curiosità, dovuta, oltre che al casting dei protagonisti, proprio alla loro laboriosissima convivenza sul set, che le indiscrezioni raccontano segnata da battibecchi, tensioni, confronti anche duri su come fare questa o quella scena, su come approcciare questo o quel dialogo.
Il pacioso Piccioni deve aver avuto il suo bel daffare a comporre le spigolosità di due caratteri tanto incompatibili, o quanto meno conflittuali: la cosa, paradossalmente (ma neanche troppo) ha però a mio avviso in grande misura giovato al film, per come il pubblico lo ha potuto fruire, perché le difficoltà di lavorazione si sono tradotte su pellicola nella riproduzione - realistica e drammaturgicamente assai vantaggiosa - di una continua e incolmabile incompletezza nell’andirivieni tra l’anima convalescente di lei e il cuore anestetizzato di lui, nell’incomprensione reciproca del momento e del modo, nell’inafferrabile parola sempre non detta o gesto sempre rimandato.
I dissidi tra i divi non solo non si notano, ma sono dunque funzionali ad uno stato di permanente tensione che nella mia testa ha preso la forma di una parola da coniare qui e adesso, e questa parola è
incompletudine .
La solitudine incompiuta, ma anche l’incapacità inquieta e l’inconsapevolezza ovattata che il peggio e la tragedia non solo sono a un passo da noi, ma proprio sibilano in sonno dal di dentro, e basta troppo poco a sfondare un argine che si rivela sottile come il foglio di una lettera; protetta, quasi fluttuante in una bambagia insonorizzata di cui l’acqua al cloro di una piscina è solo la metafora più rapida e liquida, l’incompletudine è una mina vagante a forma di donna, col profilo dei suoi rimpianti e col peso dei suoi rimorsi, che resterebbe immota nel fondo trasparente dell’esistenza, senza fare ulteriori disastri, se non si combinasse con l’ingannevole complemento di una figura maschile scarica di karma negativo ma anche vestita di quella deliziosa irresponsabilità psicologica degli uomini che nella vita di problemi veri non ne hanno avuti mai, e vanno incontro all’ardua definizione di successo con tutta l’elegante riluttanza di chi non soffrirà mai la fame di cosa alcuna.
Merito della sceneggiatura (stesa a quattro mani dal regista con la brava screenwriter Federica Pontremoli, co-autrice anche de “Il Caimano” e “Giorni e nuvole”) è quello di giustapporre l’esatta e proporzionata sequenza di eventi, di cause ed effetti, che trascinano di peso la storia nella sua parte più ‘nera’, oltre il suo punto di non ritorno e trasferendo a me spettatore una quantità del tutto inattesa di dolorosa emozione nel momento del film in cui ormai non me l’aspettavo più, usando l’artificio di un diario che lo scrittore ficcanaso sfoglia troppo tardi.
L’atto dello scrivere, da un lato, con tutto il suo virale potere di svelare e di svelarsi, e il mestiere dello scrittore, dall’altro, con l’intero armamentario di ipocrisie professionali e frustrazioni personali (bellissima la postilla secondo cui Guido non riesce a parlare con una sola persona che abbia terminato di leggere il suo tanto acclamato romanzo) rende il personaggio interpretato da Mastandrea l’architrave narrativa del film (mentre la chiave di volta emotiva è naturalmente la Golino), e su questo aspetto tengo a precisare una cosa che mi sta a cuore.
Si rimprovera a Mastandrea di ‘rifare’ sempre il suo stesso personaggio, e questo rilievo non è privo di fondamento: tuttavia, una cosa è recitare la parte dell’eterno Peter Pan in un ruolo da eterno Peter Pan (“Non pensarci” di Gianni Zanasi, lo scorso anno, per me molto deludente), tutt’altra usare il registro stralunato e perplesso in un personaggio di ben altro spessore, che attraversa una storia dal ben più elevato voltaggio psicologico ed emotivo.
Non è tutto, però: nel misterioso equilibrio di uno script trasversale trovano posto anche delle figure di adolescenti che mettono in ombra, amanti a parte, ogni altra figura del cast: Domiziana Cardinali è Costanza, paffuta e precoce, furbetta fintadulta e abbandonatrice di ragazzi innamorati; Jacopo Domenicucci è Filippo, archibugianamente veltronesco e secchione, senza dubbio artefice delle situazioni più esilaranti nel suo rapporto con Guido (traduzioni di vecchie canzoni francesi, il dialogo su Kafka o sul contenuto delle merendine), che però s’incarica di fare da avvocato matrimonialista tra i due, quando si tratta di decidere quante volte lei potrà tenere, dopo la separazione, il cane di lui.
Sara Tosti, infine, regge su spallucce semi-anoressiche il difficile ruolo della bella e rancorosa Sofia, figlia ripudiata e ora ripudiante da dietro due occhioni che sembrano quelli della madre, solo conculcati in un volto assai più giovane e spietato.
C’è poco da fare: “Giulia non esce la sera” mi ha sorpreso e commosso, e mi è piaciuto decisamente più di quanto sperassi: nel genere
Mastandrea-che-fa-uno-un-po’-stronzo mi si è rivelato molto, molto più empatico e dolcemente coinvolgente del tanto acclamato adattamento ozpetekiano “Un giorno perfetto”, mentre ancora una volta Valeria Golino (quelli che la sbeffeggiavano in “Rain man” dove sono ora?) conferma quella dolente, bellissima bravura già conclamata in “A casa nostra” di Francesca Comencini, due anni fa: è lei, e non la pur brava Isabella Ferrari né l’internazionale Monica Bellucci o la francofona Laura Morante, l’Attrice Italiana Matura più completa e sensibile oggi su piazza.
Per questo, per una regia calibratissima e solo a tratti auto-imbrigliata in un onirico pirandellismo (i personaggi di Guido lo assediano, alla ricerca dell’autore che ha il potere di farli vivere o di spostarli nel cestino di un desktop Mac), per le musiche dei Baustelle e per aver sorpreso la stessa Golino a cantare la canzone dei titoli di coda, “Piangi Roma”, con l’intonazione rivelatrice di una vera interprete vocale, io ammetto di dover concedere le cinque ciao-stelle e l’otto decimale nella mia pagella, anche se non ero minimamente preparato a tale eventualità. Lo raccomando, oltre a tutti coloro che ancora pronunciano il cognome del bravo trentasettenne della Garbatella MastRandrea, con una ‘erre’ di troppo, anche a chi come il sottoscritto adora il volto il corpo e la voce di Valeria Golino e infine a tutti i tifosi del cinema nazionale intimista, sì (quello sempre, non ci sono i soldi per grandi opere storiche o ricostruzioni belliche), ma anche coraggiosamente amaro e senza facili vie di fuga.
Un po’ “La sconosciuta” (Giuseppe Tornatore, 2006), un po’ “La seconda volta” (Mimmo Calopresti, 1995), un po’ “Verso sera” (Francesca Archibugi, 1991), il film di Piccioni sintetizza con imprevedibile poesia e tempismo il meglio del genere e dell’atmosfera di un dramma sentimentale senza lieto fine, ma che regala tante piccole gemme disseminate lungo un percorso tortuoso e quasi senza sbocco: noterete un bicchiere d’aranciata lasciato sul tavolo di un bar, uno stupido uccellino giocattolo che cinguetta al batter di mani, un vassoio di pasticcini consumato come un’eucarestia tra padre e figlia, sul calar del sipario.
Alla fine, è una semplice storia di due persone e di come non riescano ad amare: Giulia ferita a morte galleggia nella materia che la isola e la protegge, e non sa (o forse sa) che aggrapparsi a un uomo che non ha niente da guadagnare la trascinerà a fondo.
Guido sposta bracciate d’acqua e sbuffa, agitando attorno a sé la sostanza gelatinosa di un’apatia in spiraliforme divenire: crede di crescere, crede di aiutare, crede di amare, invece insegue, insegue voci e storie e persone che gli sfuggono davanti come una tempesta di bolle d’aria.
SCHEDA
GIULIA NON ESCE LA SERA (Ita 2009, 105’). Regia: Giuseppe Piccioni. Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Piccioni e Federica Pontremoli. Fotografia: Luca Bigazzi. Montaggio: Esmeralda Calabria. Scenografia: Giada Calabria. Costumi: Maria Rita Barbera. Musiche originali: Francesco Bianconi, Baustelle. Con Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci, Piera Degli Esposti, Jacopo Bicocchi, Sara Tosti, Chiara Nicola, Fabio Camilli, Sasa Vulicevic, Paolo Sassanelli, Lidia Vitale, Antonia Liskova. (Voto: 8)
| Altre Opinioni |
"Giulia non esce la sera"
Valutazione del Prodotto Giulia non esce la sera (G. Piccioni - Italia 2008) scritta da
marilea31
Vantaggi: Un film italiano intenso - gli occhi di Valeria
Svantaggi: A qualcuno non piacerà il finale.
Qualche breve considerazione personale su questo bel film italiano che consiglio a tutti di vedere. Intanto, a mio parere, questo film funzionerebbe anche se il regista si limitasse a inquadrare gli occhi di Valeria Golino, veramente divina. “Giulia non ...
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molto utile
21.03.2009
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Verra' la morte e avra' i tuoi occhi..
Valutazione del Prodotto Giulia non esce la sera (G. Piccioni - Italia 2008) scritta da
petardo
Vantaggi: ...
Svantaggi: ...
Dico spesso che le storie del cinema italiano degli ultimi anni sono quasi sempre storie di coppia.
Questo film sfiora l'argomento, ma lo svolge in modo completamente diverso: ai bordi di una piscina, infatti, si svolge la storia d'amore tra uno scritt ...
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molto utile
09.03.2010
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Giulia ed il suo segreto
Valutazione del Prodotto Giulia non esce la sera (G. Piccioni - Italia 2008) scritta da
argo979
Vantaggi: Ottimi attori
Svantaggi: non saprei
Mi è capitato venerdi scorso di recarmi al cinema e godermi a mezzanotte e mezza questa pellicola italiana. Sicuramente non l'orario più adatto per questo genere di film, tenendo da conto he ero convinto si trattasse di una commedia. Comunque si tratta d ...
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molto utile
07.03.2009
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Giulia
Valutazione del Prodotto Giulia non esce la sera (G. Piccioni - Italia 2008) scritta da
kennett
Vantaggi: Discreto film
Svantaggi: -
...Sono capitato praticamente per caso a vedere Giulia non esce la sera, e devo dire, che alla fine, non me ne sono pentito. Giulia (Valeria Golino) non esce la sera. Già, e perché? Questo si domanda Giudo (Valerio Mastandera) dopo un po’ che la frequenta. M ...
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molto utile
12.03.2009
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