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Tra le tante sezioni sul cinema manca purtroppo una dedicata a quelle categorie che, meno divistiche rispetto ad attori e registi, fanno parte determinante della storia e del successo di un film: operatori, fotografi, ecc..
Scelgo dunque questa sezione dedicata ai Golden Globe (del 2003, purtroppo) perchè mi pare la più indicata essendo proprio il Globo d'oro alla carriera l'ultimo premio ritirato da Tonino Delli Colli, il più grande direttore della fotografia del cinema italiano.
Tonino se n'è andato il 17 agosto scorso, un mese dopo aver ritirato il Globo d'oro: il suo vecchio cuore malandato si è fermato rendendo definitiva quell'assenza dal cinema che durava ormai dal 1997, quando il maestro decise di ritirarsi proprio a causa delle cagionevoli condizioni di salute. Ma ci aveva lasciato con un'ultima opera dove il suo tocco magistrale ha brillato forte e chiaro, come un meraviglioso canto del cigno a conclusione di oltre mezzo secolo di carriera: la direzione della fotografia per il film di Benigni "La vita è bella".
Antonio (Tonino) Delli colli nasce a Roma il 20 novembre 1922. Già a 16 anni è a Cinecittà, da pochi anni mecca del cinema italiano fortemente voluta dal regime. Qui, raccomandato da un'amica del padre diventa subito assistente operatore di Anchise Brizzi e Ubaldo Barata, che allora erano considerati autentiche star e oggi invece nulla dicono al grande pubblico e poco a quello dei cinefili.
L'esordio come direttore della fotografia avviene nel 1943 per il film dell'ungherese Laslo Kish "Finalmente sì". E' l'inizio di una carriera che alla fine comprenderà quasi 140 titoli.
Dall'esordio fino al 1960 Tonino Delli Colli parteciperà come direttore della fotografia a numerosi film ma tutti di natura prettamente commerciale. Si rende conto che questo non gli può bastare, che piò aspirare, come tanti suoi colleghi, specie all'estero, ad una fama che non sia puramente di luce riflessa.
E Tonino dà una svolta decisa alla sua vita di maestro della fotografia cinematografica inanellando una serie di collaborazioni con grandi registi, soprattutto Pasolini (per il quale collabora a Decameron, I racconti di Canterbury, Il Vangelo secondo Matteo, Accattone, Mamma Roma, Uccellacci e Uccellini, Porcile, Salò o le 120 giornate di Sodoma e altri) e Federico Fellini (La voce della Luna, Ginger e Fred, Intervista, film in cui tra l'altro egli appare nel ruolo di se stesso, ecc.).
Sono molti i registi italiani che si sono avvalsi del talento di questo grande maestro: DFino Risi, Momicelli, Roberto Faenza, Bellocchio, Ferreri, Tornatore, Leone (Il buono il brutto il cattivo, C'era una volta il West e C'era una volta in America), Sergio Citti (nel celebre "Casotto" con Jodie Foster ancora quasi bambina e un impacciato, efficace Michele Placide ancora lontano dai fasti del Commissario Cattani).
Non sono mancati nemmeno i grandi nomi stranieri, a dimostrazione del talento di Delli Colli: da Orson Welles a Louis Malle (il drammatico "Cognome e nome: Lacombe Lucien), da Annaud a Polanski.
Fu a Delli Colli che venne affidata la direzione del primo film italiano a colori (ferraniacolor, autarchica alternativa al technicolor) nel 1952: "Totò" di Steno.
Riconoscimenti a livelli internazionale sono però mancati al nostro artista se si escluda il suo inserimento nella giuria del festival di Cannes nel 1986. Ma questa assenza non è certo ascrivibile a Tonino quanto piuttosto a carenze strutturali del nostro cinema e altre ragioni che non è qui il caso di approfondire.
In Italia Tonino delli colli vanta 6 nastri d'argento per i film: Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, La Cina è vicina di Bellocchio, Storie di ordinaria follia di Ferreri, C'era una volta in America di Leone, Il nome della rosa di Jean Jacques Annaud e Marianna Ucrìa di Roberto Faenza. A questi vanno aggiunti quattro David di Donatello per i fil, Storie di ordinaria follia, Il nome della rosa, Marianna Ucrìa e La vita è bella.
Non è poco come palmares ma per Tonino Delli Colli non è neanche molto.
Ma il premio migliore credo sarà il ricordo che di Tonino conserverà ogni amante del cinema, ogni spettatore consapevole che la qualità di un film non la fanno solo attori e regista ma uomini, maestri autentici, come lui. Era il migliore e lo sapeva, con giusto orgoglio e senza alterigia alcuna.
Addio Tonino, ti sia lieve la terra!
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Erika985 29/04/2007 09:29
Sombrero 11/01/2006 17:36
Eliseobeat 11/09/2005 20:27
un omaggio bellissimo a uno dei tanti che hanno fatto grande il cinema italiano. Era un maestro e un mastro artigiano.... chissà se ha seminato seguaci.
Ciobin 04/09/2005 09:50
redana 31/08/2005 18:14
come sopra (eccellenti finiti). Grazie di averlo ricordato