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| Valutazione | 63 Opinioni |
Mi ricordo… Sì, mi ricordo
Vantaggi Divertente, spensierato, memorabile
Svantaggi Per tutti quelli che non amano i musical
Dettagli
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Credo sia stato dieci, dodici anni fa, il giorno in cui ho visto John Travolta.
Era qui, a due centimetri da me, e per una volta non era dall’altra parte dello schermo. Era venuto al Giffoni Film Festival a presentare il suo ultimo film che parlava dell’amicizia fra un uomo, una bambina e un cane, e sapendo che alloggiava nell’hotel presso il cui stabilimento balneare sostavo per tutta l’estate, avevo atteso la sua venuta al bar tutto il tempo, col taccuino e la penna di un’amica per chiedergli un autografo. Strana storia, quella degli autografi: non servono a niente, eppure ti ricordano che il momento che hai tanto aspettato, quello dell’incontro col grande divo, non è stato qualcosa che ti sei inventato per rendere la tua vita meno monotona. Ma tant’è: John Travolta non si fece vedere.
Dove lo incontrai?
Andando via, sulle scale per l’uscita.
Alzai ignara lo sguardo e lui era lì.
Eravamo io, lui (alto, bello, all’epoca ancora magro, con una t-shirt nera e un jeans, due buchi azzurri al posto degli occhi), la sua futura consorte (ed ex di George Clooney) Kelly Preston, una bionda tossica piena di riccioli che rideva amabilmente al suo braccio, e poi c’erano mio padre e due tizi dello stabilimento.
John Travolta era lì davanti a me, e proprio in quel momento io avevo perso molto quoziente intellettivo. In più, il febbricitante del sabato sera aveva sfoderato tutta la dentatura alla vista della mia espressione di sgomento, e mi era passato accanto, salutando mio padre (MIO PADRE!) in quanto persona presente con un “Buongiorno” in italiano abbastanza ben spiccicato.
Quando mi riebbi dallo stupore lui era già andato via.
PANICO.
Tutto era perduto! Tutto era perduto, e io non avevo la penna!
I bastardi dello stabilimento non vollero né prestarmela, né farmi passare, ed io ero piombata nell’incubo della sfiga.
In tutte le enciclopedie del cinema, John Travolta viene ricordato soprattutto per “La febbre del sabato sera”. Personalmente, questo film non mi ha mai appassionato più di tanto, scene di ballo e di vestizione a parte, in quanto l’ho sempre trovato troppo cinico, troppo disperato, troppo fosco.
Il Travolta a cui sono affezionata io, invece, è l’”Imbranato” Vinnie Barbarino del telefilm di culto “Welcome back Cotter” (tradotto scelleratamente in Italia “I ragazzi del sabato sera”, stendiamo un velo pietoso), ma soprattutto il Danny Zucco di Grease. Un personaggio perfetto per lui, un duro dal cuore tenero, un rubacuori che capitola per la più dolce, la più innocente di tutte.
Così canta Frankie Valli (superba voce dei Four Seasons), su musiche dei fratelli Gibb (proprio I Bee Gees, star della colonna sonora del Sabato Sera Travoltiano) all’inizio del film.
C’è qualcosa di sorprendentemente universale, nella storia di questi due ragazzi che si incontrano un’estate, vivono la loro storia d’amore al suono di “Love is a many splendoured thing” e inaspettatamente si ritrovano a scuola con le rispettive maschere di ogni giorno. Di universale, dicevo, ma se volete anche di stereotipato: lui (Travolta) e i suoi T-Birds tutti pelle e sigaretta, lei (Sandy Ollson, alias Olivia Newton-John) con coda di cavallo e mossette, le Pink Ladies dotate di bomberino rosa e gomma da masticare.
Però sono personaggi che sono rimasti nel cuore di molti, con le loro passioni e i loro motteggi infantili, le loro delusioni e la loro vita avventata e senza pensiero del domani: mi vengono particolarmente in mente la terribile ribelle Rizzo, una Stockard Channing mai così in forma, che canta uno dei pezzi più belli dell’intero musical, “There are worse things I can do”:
L’irresistibile Frenchy (Didi Conn), coi suoi capelli improbabili, che guarda estasiata il suo “Teenage Angel” Frankie Avalon che le intona la poco consolatoria “Beauty-school drop-out” circondato da Pink Ladies e altre donne con i capelli avvolti dalla stagnola, sotto caschi da parrucchiere:
“…no customer would go to youO, ancora, Rizzo in parrucca bionda che prende in giro Sandy assieme alle altre Pink Ladies:
“…Look at me, I’m Sandra DeeStrepitose le scene di ballo, con Johnny Casino and the Gamblers (ovvero il gruppo Sha-Na-na, che ha composto appositamente per il film alcune delle musiche tipicamente anni 50 che possiamo ascoltare durante tutto il film) presentati dall’idolo tv Vince Fontane (Edd Byrnes), Danny che balla con Cha-Cha De Gregorio (Annette Charles) suscitando le ire di Sandy… E ancora Danny che ancora una volta perde Sandy, al Drive-in, e canta una canzone che porta il suo nome (e che modestamente ho su 45 giri…):
“…Sandy baby somedayMa la scena chiave, quella che tutte le ragazze aspettano dall’inizio del film, è quella in cui, alla fine dell’anno scolastico, Sandy si presenta… ma non ve lo dico! Caso mai fosse stati tanto scellerati da averla dimenticata, o da non averla ancora mai vista…
Un po’ di cifre?Cosa significa tutto questo per chi ama “Grease”? Poco o niente.
Il fatto è che “Grease”, al di là dell’infatuazione collettiva per questo musical, è per chi lo segue da anni e ogni tanto canticchia le sue canzoni un’esperienza molto personale, un ricordo che ogni tanto riemerge come se appartenesse davvero ad ognuno di noi.
Mi ritorna sempre in mente quella volta che Danny tentò di darsi allo sport e non voleva abbandonare chiodo e sigaretta nemmeno sul campo di baseball…
Me lo ricordo, sì: anche se era solo un film.
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mily999 04/05/2007 08:20
Opi molto particolare che merita l'eccellente.
nitta 12/10/2006 17:37
ottimo commento e film molto bello lo vedo sempre volentieri
rx8350z 19/09/2006 00:03
Ottima opinione! Completa, divertente, ricca di citazioni
tartarughella 23/09/2005 11:53
Quetsa opinione e' bellissima!
Un grandissimo film!!!