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Opinione

per Histoire d'o. (Dvd)
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3 Stelle L'amore che trasforma.Decadenza e rinascita.
83 su 83 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
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L'autore

movida2001 Dal 31 ott 2001

November Sky. Sempre. - "Ci sono sofferenze che scavano nelle persone come buchi di un flauto e... continua

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« O ascoltava e tremava di felicità, perché lo amava ».

Questa è un’opinione delicata, visto l’argomento trattato nel romanzo da cui è stato ispirato il film. Ho riflettuto a lungo sul fatto di pubblicare questo mio commento perché il rischio di far salire la temperatura del sito era alto. L’ho scritto e riletto diverse volte per epurarlo da qualsiasi stimolo di carattere pruriginoso.
Alla fine è prevalso in me il desiderio di discutere di alcuni lati della personalità umana e di analizzarne le modalità espressive. Ho trascurato, pertanto, accurate descrizioni di qualsivoglia scena o pensiero espressi nel libro, come nel film, per privilegiare spunti di riflessione.

“Histoire d’O “ è stato un nome che riecheggiava nella mia adolescenza come il simbolo dello scandalo e della perversione. Non ne sapevo nulla fino a che, circa 8 anni fa, arrivò nelle mie mani il romanzo tanto discusso e successivamente il meno pregevole seguito, “Ritorno a Roissy”. L’avvicinarsi ad un film tratto da un’opera così fortemente scandalosa suscita sempre perplessità. Rarissimi sono i casi in cui un libro riesce ad essere trasferito in ambito cinematografico con la medesima intensità che ha ispirato lo scrittore a riempire d’inchiostro le pagine immacolate.
La curiosità più che altro spinge a visionare scene che sicuramente lasciano gli spettatori profondamente delusi. Si legge un libro e la nostra mente vaga costruendo la fisicità dei personaggi ivi delineati. A volte ne diamo una forma ben definita, a volte li facciamo restare nell’ombra con i contorni sfumati. Io avevo delineato tutti i tratti somatici dei protagonisti di Histoire d’O. Troppo intensa è questa storia che sconvolge, che può anche nauseare, ma sicuramente non lascia indifferente il lettore, ancor prima dello spettatore. Non è un film da visionare senza la lettura del libro, anche se quest’ultimo ormai è divenuto introvabile. Sarebbe dequalificante per il romanzo stesso nonché per lo spettatore più esigente.

La pubblicazione del libro nei primi anni 50 è stata oggetto di polemiche e anatemi provenienti dai più disparati rami della società dell’epoca. Ne è nata successivamente una versione a fumetti di Crepax. La scrittrice, Pauline Réage, risultava essere completamente sconosciuta, mentre nella prefazione del libro il Direttore Jean Paulhan scriveva un’entusiastica presentazione su una donna che finalmente confessava la felicità della schiavitù, per essere perseguitato poi affinché rivelasse l’identità dell’autrice dello scandalo. Le illazioni e depistaggi furono moltissimi. Sta di fatto che si finì per avvalorare la tesi che fu lo stesso Paulhan a scrivere il romanzo facendosi aiutare da una donna, che però rimase sconosciuta.

L’idea era quella di creare un personaggio femminile che prendesse spunto dalla Justine di De Sade, ma che fosse felice della sua condizione di totale annullamento fisica e morale per amore. Perché di questo tratta il romanzo, nonché il film, ossia del sadomasochismo nella forma più spietata e iperrealistica che poteva essere narrato. Già il fatto che la protagonista venga chiamata solo con l’iniziale del suo nome “O” fa ben capire quale sia l’annientamento della sua personalità, assolutamente voluto, assolutamente desiderato. Un libro che venne messo quasi al bando in Francia e che riemerse solo successivamente in America per placare la tensione sociale dei gruppi di femministe.
Il libro tornò talmente tanto in auge che si pensò subito ad una trasposizione cinematografica che potesse far fruttare soldi e fama. Il momento giusto arrivò nel 1975 quando il regista Just Jaeckin, già noto per “Emmanuelle”, si decise a metter mano al testo per epurarlo di tutti quei passaggi che avrebbero subito il drammatico taglio della censura. Censura che comunque si ebbe a sentire trasformando una già debole creazione cinematografica in un vero e proprio fantasma di “O”.

Vedere il film dopo la lettura fa quasi rabbrividire. Più che altro perché il lettore rimane affascinato da questa donna che, da classica innamorata dà tutto di sé, e lo fa con una serenità e un amore che spiazzano. Le descrizioni erotiche o quelle più brutali passano in secondo piano rispetto all’analisi del suo annichilimento assolutamente voluto, cercato e accettato con amore. “O” è quasi infelice quando non riceve il trattamento di punizione perpetua, lo cerca addirittura tentando inutili disubbidienze. Subisce un così significativo annullamento che non si conosce il suo nome. Viene sempre chiamata con l’iniziale a significare la perdita di qualsiasi dignità e diritto.

“O” è una fotografa di moda che viene portata dal suo amante Reneè nella Villa di Roissy , luogo in cui le donne vengono istruite all’assoluta dedizione e ubbidienza. Un addestramento fatto di torture e sevizie indescrivibili. Lei accetta tutto senza lasciare traccia di dolore allo spettatore. Il dolore fisico, al contrario, la illumina e la innalza agli occhi dell’amato. I momenti di tenerezza sono infiniti. Lei ha una dedizione assoluta. Tanto che accetterà di buon grado di essere ceduta ad un altro uomo, l’algido e spietato Sir Stephen. Con questo suo nuovo padrone “O” raggiunge la vetta più alta dell’annullamento. L’ardore e la passione per la violenza fisica e morale (questa caratteristica mancava in Reneè) di quest’uomo la spingeranno a gesti che lasciano senza parole. L’impossibilità dello spettatore di esprimere anche un solo commento. La reazione potrebbe essere di rabbia o di ammirazione per la dedizione di questa donna. Lei otterrà quello che vuole proprio con la totale ubbidienza. Sir Stephen , così perverso, finirà per amarla come lei ama lui. “O” finirà per passare dalla vittima a carnefice dei suoi amanti, uomini o donne che siano. La liberazione morale di una donna che ama come poche potrebbero accettare di fare, ciò indipendentemente dai metodi utilizzati per dimostrarlo. Una visione scioccante dell’abbattimento di ogni sua difesa fisica e morale. Una nudità assoluta del corpo e dell’animo che nulla deve nascondere al suo amore. Una freschezza di sentimenti che suscitano non pietà, ma solidarietà. La rabbia non sorge. Solo stupore per la capacità straordinaria di questa donna di accettare qualsiasi esperimento possibile su di lei. Non ci si domanda se possiamo o meno essere capaci di tanto. Si osserva in silenzio, quasi timidamente, l’intimità del suo cuore e la felicità con cui lo dona al suo amato.

"Vorrei punirmi per essere stata felice prima di incontrarti".

Il film non rende appieno la trasformazione di lei che narra in prima persona. Non rivela del tutto la sua anima, i suoi desideri reconditi, i suoi timidi dubbi, il suo amore, la sua liberazione. Le scene quasi appannate non hanno reso giustizia ad un’opera importante qual è il romanzo. Gli attori sono spesso inadeguati, come il bel Reneè interpretato da un attore quasi inespressivo, Udo Kier. Più smaliziato Anthony Steel, ma che non riesce a dare la giusta caratterizzazione dello spietato Sir Stephen che nel romanzo appariva quasi demoniaco. Disinvolta, invece, una giovanissima Corinne Clery che si muove con leggiadria attraverso il percorso difficile della sua vittoria finale. Poca attenzione alle prime scene di preparazione a Roissy, alle interminabili attese di “O”, anche se forse questo avrebbe appesantito il film. Degno di nota è il tema conduttore della colonna sonora, ampiamente sfruttato in altri generi musicali, dopo una rilettura in chiave moderna. Non intendo discutere sulle pratiche utilizzate nella storia, perché non è quello che m’interessava quando mi sono avvicinata timidamente al romanzo e poi al film. Non è solo la pratica sado-masochista la parte predominante di tutta la storia. Ciò che si evince è invece la scelta delle persone di annullare la propria identità per un amore, giusto o sbagliato che sia. Concetto elevato e che non sempre convince. Non credo nell’amore a metà, sotto condizioni. Non è nel mio modo di pensare la concezione dei sentimenti repressi per paura di delusioni o sofferenze, ma non credo neanche nell’amore a senso unico ed egoista. Nel film l’egoismo ha una posizione predominante che si contrappone alla dedizione di lei, che quasi commuove.

“Prima di te non sapevo cosa significasse amare”.

Al libro 5 stelle, al film 3.

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Pagina 1 di 17 | 1 - 5 di 85 commenti
  • savicevic65 08/11/2005 14:52
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    E' sempre così: i libri sono migliori dei film...

  • yume1979 17/10/2005 17:56
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • lapo31 19/07/2004 06:06

    l'amore trasforma se stessi ma ci rende schiavi dello stesso! Come sempre non ho parole per complimentarti.

  • franz_rivo 28/04/2004 16:14
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Credo che tu abbia colto nel profondo questo libro, che ha suscitato una ridda di interpretazioni. Si tratta di amore, profondissimo - solo diverso da quello comunemente ammannito. Brava.

  • Redmax 13/03/2004 10:57
    Ha valutato l'opinione
    Utile
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