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| Valutazione | 10 Opinioni |
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Svantaggi a quelli iniziali s'aggiunge il tempo
Dettagli
| Trama | |
|---|---|
| PREZZO | 22 € e anche meno |
| Qualità Video (DVD): | BUONA |
| Qualità Audio (DVD): | BUONA |
| Lingue disponibili (DVD): | 2 |
| NUMERO SOTTOTITOLI | 2-5 |
| GENERE | EROTICO |
continua
Non credo siano in molti a dolersi del fatto che da oltre un ventennio, 23 anni per l'esattezza, manca dal grande schermo il regista francese Just Jaeckin. E ciò anche se nel decennio 1974-1984 gli arrise una discreta fama, in verità più sostanziosa oltralpe che da noi.
Non particolarmente nutrita, la filmografia del transalpino è caratterizzata da una sorta di monomania: tutte pellicole di genere erotico, sempre sul versante della trasgressione (sadomasochismo, feticismo, bondage….) che ne fecero una sorta di icona per guardoni. In verità i guardoni del caso potevano autogiustificarsi sul piano dell'estetica e dell'intellettualismo. Le opere di Jaeckin si ammantano infatti di una certa qual aura di eleganza, di raffinato glamour, non mancando peraltro, in qualche caso di legami con classici del genere.
Jaeckin debutta nel 1974 (a 34 anni, essendo nato a Vichy nell'agosto del 1940) con un film destò un certo scalpore ed ebbe un discreto successo al botteghino: Emmanuelle, che lanciò una bella e giovane Sylvia Kristel. Fu poi la volta, l'anno dopo, del film oggetto di questa recensione, Histoire d'O. A seguire altri titoli, tutti della medesima specie: nel 1977 Madame Claude, nel 1978 Un uomo in premio, nel 1979 Private collections, nel 1980 Girls, nel 1981 L'amante di Lady Chatterley e infine nel 1984 Gwendoline, più futurista e di ambientazione cinese. Nel 1981 si concede una parentesi televisiva dirigendo due episodi (Formula Uno e Moto story) della serie tv francese Salut Champion.
Di alcune pellicole Jaeckin firma anche la sceneggiatura e in un caso,, Girls, appare anche come interprete.
Il declino della fama di questo regista va di pari passo con il declino di alcune delle sue "scoperte": la Kristel, dopo una breve apparizione in Giochi di fuoco (da me recensito) di Alain Robbe-Grillet, percorre la china discendente dei sequel di Emmanuelle fino a quando ragioni d'età ne impongono la sostituzione (riapparirà in un ruolo non erotico nell'ultimo, per ora, della serie); Corinne Clery, di Histoire d'O finirà fin troppo spesso nelle commediacce stile Pierino, professoresse e infermiere che inondarono allora i cinema d'Italia e avrà il colpo d'ala solo dopo aver lasciato il cinema.
La raffinatezza patinata delle opere di Jackin finì per alienargli gran parte del pubblico, quello più interessato ai risvolti erotici che alle pregevolezze del direttore della fotografia o ai virtuosismi orecchiabili delle colonne sonore. Quanto alla regia si può francamente affermare che, non disprezzabile, appare sempre un esercizio incompiuto. Senza infamia e senza lode.
E veniamo ad Histoire d'O. E innanzitutto al mistero dell'autrice del libro da cui la pellicola è tratta:
Pauline Reage, nome sotto il quale il libro fu pubblicato nel 1954, fu di volta in volta identificata in celebri scrittori o in personaggi particolari. Mistero svelato quasi mezzo secolo dopo dalla vera autric: Dominique Aury (che con Sebastien Japrisot firma la sceneggiatura del film).
Madame Aubry, deceduta nel 1998 alla bella età di 91 anni, ebbe vita intensa e avventurosa e fu anche insignita dlla Legion d'Onore. Ma il fatto più curioso è che durante la Resistenza, colpita dallo spirito d'avventura, di fratellanza, dal rischio quotidiano della vita, trovò il tempo di comporre un'opera letteraria assai lontana dal genere che avrebbe abbracciato con lo pseudonimo Reage: Nel 1943 dà infatti alle stampe una "Antologia della poesia religiosa francese". Nello stesso periodo in cui ha una relazione amorosa col pittore Paulan, anch'egli nel Maquis (i partigiani francesi).
Come opera seconda, Histoire d'O non si discosta stilisticament dalla prima, così come pure le successive non avranno particolari colpi d'ingegno. E' una trascrizione cinematografica del testo letterario, dal quale sembra che il regista abbia fin troppa paura di discostarsi. Le uniche licenze che si prende sono nel mitigare alcune sequenze troppo esplicite nel libro o nell'evitare ogni rischio di accusa di pedofilia, che, sia pure in modo velato e alquanto soft, è tuttavia presente nelle pagine conclusive del romanzo (che avrà, quasi trent'anni dopo, un seguito: Ritorno a Roissy). A questo proposito occorre dire che il problema spinoso della pedofilia suscitava allora meno allarme di quanto ne susciti, doverosamente, oggi (ancora nel 1996 Sperling&Kupfer pubblicava un romanzo in cui il tema era trattato in modo molto esplicito e scabroso: Josephine Mutzenbacher, apocrife memorie di una prostituta bambina, autore Felix Salten che i più conoscono come l'autore di Bambi, il celebre cerbiatto divenuto quasi il simbolo della Disney).
E' sorprendente che per realizzare Histoire d'O il regista abbia avuto bisogno di ben quattro assistenti: il risultato finale tutt'al più dimostra che si è voluto strafare sul fronte delle spese.
La trama è semplice, almeno nelle sue grandi linee: la sottomissione totale di una donna ai desideri e ai capricci del suo amante, che la sottopone ad ogni sorta di gioco perverso, cdendola ad altri. Sarà l'ultimo di questi, pure il più duro, a cadere vittima della seduzione di lei. Tra frustate, segregazioni, coiti, sodomizzazioni, amori saffici e quant'altro si snoda una ripetitiva antologia delle perversioni sessuali. Legate dall'esile file (ben più corposo nel testo letterario) delle vicende private e dei pensieri, della quotidianità della protagonista e delle persone con cui viene in contatto. In poche parole una sorta di sadiana Justine che a differenza dell'eroina del divino Marchese è invece contenta della propria condizione.
Il film si avvale di un cast non propriamente di fama. La Clery era al debutto e degli altri si può citare il solo Udo Kier come attore di una certa qual consistenza (presente in Johnny Mnemonic, in film di Wenders, Van Sant ecc..) e di robusta carriera. Purtroppo, nel caso di Histoire d'O il cast non brilla. La leziosa atmosfera patinata finisce per ricoprire dal primo all'ultimo tutti gli attori, che appaiono come incartati nel cellophan. Inespressivi perfino nei momenti topici del sesso, finiscono per fare apparire tutto come irreale e distante.
La fotografia, di Robert Fraise e Yves Rodallec, sembra più adatta a un documentario sui siti naturali dell'Unesco che a bollenti scene di sesso e infatti dà il meglio di se nelle (rare) scene di esterni o in quella (breve) della gita in barca sul laghetto. Senza particolari note (è il caso di dirlo) di rilievo la musica di Pierre Bachelet, un compitino ben fatto che riesce ad andare un po' più in la della sufficienza.
In conclusione: visto oggi il film appare più banale di quanto apparisse tre decadi fa, anche in ragioni delle mutate percezioni del tema sessuale. Non tanto male però da decretarne un oblio perenne. Si può vedere. Ma non merita follie. L'edizione oggi più reperibile riporta i 17 minuti che trent'anni orsono furono, per imposizione della censura, drasticamente sforbiciati: viste entrambe le edizioni: la prima non ci perde gran che e la seconda ben poco guadagna.
Se vi va o se vi capita: buona visione.
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mrforni 08/07/2009 00:25
davide-priolo 07/10/2008 14:16
ygramul 12/10/2007 15:13
Sono completamente d'accordo: il libro è molto meglio del film e per i motivi che spieghi. Ancora un'eccellente opinione!
romu72 01/08/2007 21:28
coccio 28/06/2007 12:31
Non lo conoscevo, nonostante nel periodo della giovenizza li andavo a pescare tutti :P Ciao Rinaldo
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regia di Just Jaeckin con Corinne Clery; Udo Kier; Anthony Steel; Jean Gaven; Moira Kelly; Alain Noury |
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