“Il pen-sie-ro cri-ti-co, -diceva il professor Ringold, battendo le nocche sul piano della cattedra per sottolineare ogni sillaba: - ecco l'estrema trasgressione -."
Negli anni '90 Nathan Zuckerman, scrittore ormai sessantenne, che si è ritirato a vivere in una casa in mezzo ai boschi del Connecticut, incontra per caso un suo ex professore di Liceo, Murray Ringold, personaggio autorevole e carismatico che ha rappresentato, per lui, un modello a cui ispirarsi; Murray, ai tempi dell’insegnamento, sosteneva che per trasgredire non occorre essere Al Capone, basta pensare.
Insieme rievocano il passato, in particolare la vita del fratello minore di Murray, Ira Ringold, e gli eventi tragici che l’hanno scandita.
Ira, dopo aver abbandonato la scuola, e svolto mestieri umili, come sterratore, aiuto-cameriere, e minatore, trova lavoro in una radio, e ben presto diventa famoso imitando Abramo Lincoln in un programma di successo, “Liberi e audaci”.
Siamo all’inizio degli anni ’50, in pieno maccartismo e Ira, simpatizzante comunista, e uomo dal temperamento violento e rissoso, conosce Eve Frame, ex diva del muto, donna più matura di lui, ma ancora bella e seducente.
I due sono la coppia peggio assortita che si possa immaginare, eppure, fra loro, nasce improvvisa la passione.
Eve ha una figlia, Sylphid, aspirante musicista, ragazza perfida ed egoista, verso la quale prova un affetto viscerale e soffocante, ricevendo in cambio solo disprezzo e ingratitudine.
Il matrimonio si rivela ben presto un fallimento: Ira, uomo schietto e privo di diplomazia, incapace di accettare l’ipocrisia e i compromessi di un menage borghese, finisce ben presto col sentirsi solo e trascurato; la moglie, donna colta, elegante, e raffinata, ma dal carattere debole, si lascia dominare dalla figlia, che non sopportando l’intrusione di Ira nella loro vita, prima la obbliga ad abortire, poi fa di tutto per allontanarla dal marito il quale, esasperato dalla sua debolezza, per ritrovare la pace, va a vivere in una baracca isolata.
Eve, per vendicarsi dell'abbandono, dietro consiglio e con l’aiuto di un suo amico giornalista, Bryden Grant, pubblica un libro di memorie e pettegolezzi, nel quale offre in pasto al pubblico la vita privata di Ira, rivelandone i retroscena più imbarazzanti.
Non solo… stravolgendo in parte la verità, accusa il marito di essere “membro tesserato del partito comunista, di prendere ordini da Mosca, e di averla sposata al solo scopo di introdursi nell’ambiente dello spettacolo americano”. Lo accusa inoltre di essere “malvagio e astuto, di aver rovinato la sua vita e quella della sua adorata figlia. Il tutto, per favorire i piani di Stalin per dominare il mondo”.
L’uscita del libro, che si intitola “Ho sposato un comunista”, distrugge la vita e la reputazione di Ira, compromettendo anche quella del fratello. Entrambi finiranno nelle liste nere del tempo, e perderanno il lavoro, ma se Murray sarà riabilitato, 6 anni dopo, Ira dovrà abbandonare per sempre la radio e la politica, e, da quel momento, penserà solo alla vendetta.
Una tragedia privata che ha, come sfondo, un periodo nero della storia americana, i primi anni '50, quando il senatore Joseph McCarthy, organizzò una massiccia persecuzione verso coloro che esternavano idee di sinistra, o semplicemente progressiste, accusandoli di essere comunisti, e di collaborare in segreto con la Russia, allo scopo di favorire l'escalation del comunismo nel mondo. La sua fu una sorta di crociata, che investì non solo impiegati e funzionari del governo federale, che furono costretti a dimettersi, in quanto tacciati di bolscevismo, ma anche altri ambienti della società statunitense, come quelli della cultura, del giornalismo, del cinema.
Un' America che sembra lontana anni luce da quella ottimista e buonista di Happy Days, e di Grease (nonostante i periodi quasi coincidano) , in cui l'integrazione razziale è ancora un’ utopia, e non solo essere negri , ebrei, o comunisti, è una colpa, ma lo è anche essere amici di un negro, di un ebreo , o di un comunista. Un’America attraversata da una sorta di isteria collettiva, che si nutre di sospetti, di tradimenti, di diffamazioni. Alcuni, per evitare il carcere, arriveranno a denunciare colleghi ed amici.
In questo clima di caccia alle streghe, si consuma il dramma privato di Ira Ringold, vittima sì dei deliri maccartisti, del gossip, e della moglie, ma soprattutto vittima di se stesso.
Dramma privato. Come afferma il fratello Murray, “lo scontro non avvenne sul grande campo di battaglia americano che avrebbe scelto lui per la propria distruzione. Forse, a dispetto dell’ideologia, della politica e della storia, ogni vera catastrofe è, nel nocciolo, sempre un patetico dramma personale”.
“Ho sposato un comunista” fa parte di una trilogia sull’ America del dopoguerra, che comprende anche “Pastorale americana” e “La macchia umana”.
Non so ancora se leggerò gli altri due.
Ero alla ricerca di un libro che mi lasciasse il segno, restituendomi piacere e passione per la lettura, che ultimamente ho trascurato. Non è stato del tutto così.
Roth ha uno stile denso, incisivo, a tratti quasi giornalistico; il suo linguaggio è chiaro, scorrevole, i personaggi ben delineati, anche se l’autore mantiene sempre un certo distacco, uno sguardo dall’alto (significativa a tal proposito la scelta di un narratore esterno), che pregiudica, a mio avviso, l ‘immedesimazione del lettore nei personaggi, e una sentita partecipazione ai loro drammi.
Buona la caratterizzazione psicologica dei due fratelli: l’uno, Murray, idealista, ma solido, e tutto d’un pezzo, così convinto della giustezza delle proprie idee, così restio ad abbandonare le illusioni (“quando ti liberi delle illusioni più evidenti, la religione, l’ideologia, il comunismo, ti resta sempre il mito della bontà, che è l’ultima illusione”), da sacrificare, ad esse, la propria donna; l’altro, Ira, istintivo, lacerato, privo di certezze. Egli inseguirà l’ideale del comunista “duro e puro”, rappresentato dall’amico Johnny O'Day, senza mai riuscire ad incarnarlo. Lasciandosi sedurre, prima, dal successo e della popolarità, poi dal fascino femminile.
Un romanzo cupo e disperato, che non annoia, ma neanche appassiona, e che contiene tanti, ottimi spunti di riflessione. Sul pensiero critico, sul valore dell’insegnamento, sentito come vocazione, e non come mezzo per affermarsi, sulla pericolosità delle ideologie, se accolte da cervelli non abituati a pensare, sull’importanza del saper ascoltare.
"Il libro della mia vita è un libro di voci. Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: ascoltando".
Philip Roth
Ho sposato un comunista
Einaudi - Collana: ETls - Tascabili (Letteratura straniera)
Pagine 305
Prezzo di vendita: € 10.00
Tornerò per l'eccellente