Totem e tabù.
Il Rock non si è mai privato della sua componente più “esteriore” “superficiale” , la rappresentazione scenica che, mai quanto oggi, trascende l’aspetto più propriamente musicale.
Mai quanto oggi la realtà, la vita quotidiana è un teatro, un atteggiarsi, un dover rispettare delle regole…
L’arte imita la vita o è la vita ad imitare l’arte?
Ognuno avrà il suo quarto d’ora di celebrità ci diceva Andy Warhol, qualcuno verrà, un giorno, a vederci recitare e, anche solo per pochi minuti, saremo protagonisti.
Il Bene, il Male, Marilyn Monroe (il Bene? Quale bene?) Charles Manson (il Male che ascolta i Beatles mentre uccide).
Marilyn / Manson…accosta due simboli e otterrai il risultato.
Non importa se accosti cose differenti, opposte; l’icona con un’icona vicino è un’icona al quadrato, è l’apparire dell’apparire.
Troppo facile (ma, soprattutto, sbagliato) dimenticarsi di Marilyn Manson, vederlo come il frutto malato del superficiale modo di vedere le cose; ascoltare la sua musica, vedere un suo show è prima di tutto un viaggio decontestualizzato attraverso tutti i punti di riferimento del comune modo di vivere…religione, politica, sesso, musica, niente è tralasciato, nessun totem resta in piedi nella sua tribù.
Holy Wood ultimo album sfornato da Manson ha le carte in regola per cancellare quei dubbi che all’esordio del gruppo molti sentivano; oggi non bastano più i capelli lunghi, i lustrini, la droga; oggi è la religione dissacrata, violentata che attira i media (“Oggi siamo più famosi di Gesù Cristo” diceva John Lennon …i Beatles avevano già capito tutto?), c’è bisogno, come nel teatro classico, di una redenzione, di un Deus Ex Machina che interpreti e ci liberi dalle nostre frustrazioni. Prima di tutto è necessario dire che Holy Wood è un Concept Album, una storia con un inizio ed una fine, un trama che si sviluppa tra un brano ed un altro e, perdonatemi per l’accostamento bizzarro o dozzinale (ma siamo in tema, no?) mi viene in mente The Wall, e a ben pensarci non mi pare un raffronto gratuito: sull’attrazione per i simboli nazistoidi che assale il protagonista della Rock Opera dei Pink Floyd, Manson ci ha già detto la sua con il meraviglioso Antichrist Superstar (con brani composti da Trent Raznor dei Nine Inch Nails), l’alienazione, la spersonalizzazione dell’individuo è stato il tema portante di Mechanical Animals, la trilogia si conclude adesso, noi tutti ne siamo sul proscenio, ognuno di noi è l’Adam Kadmon (il protagonista della storia) che non sopporta più questo mondo, che vuole fare una rivoluzione.
Musicalmente Holy Wood non è così definito quanto lo è sotto l’aspetto concettuale, nei diciannove brani che lo compongono l’album ci presenta un po’ il riassunto dei mezzi espressivi del gruppo: si va da un uso massiccio dell’elettronica fino ad un hardcore veramente pesante, da un pop alla Bowie fino ad un tipo di sperimentazione cara agli ultimi Beatles.
L’album e al storia si concludono con il rumore di una pistola che viene caricata…
…la fine della storia? Il lieto fine?
Marilyn Manson, Holy Wood (Universal).
Tutto ha un senso, persino Marylin Manson...