Titolo originale: Hostel
Regia: Eli Roth
Sceneggiatura: Eli Roth
Attori principali: ?
Fotografia: Milan Chadima
Musiche: Nathan Barr
Montaggio: George Folsey Jr.
Genere: Horror
Nazione: USA
Distribuzione: Sony
Durata: 90′
Anno: 2005
Data uscita in Italia: 24 febbraio 2006
Due studenti americani, Josh e Paxton viaggiano per l’Europa insieme all’amico islandese Oli attirati dall’ipotesi di un turismo sessuale con ragazze facili dell’est europeo. Arrivano così in Slovacchia, in un paese nei pressi di Bratislava.
Qui prendono alloggio in un ostello, in cui fanno subito la conoscenza di tre splendide ragazze piuttosto disinibite e pronte alla copula più sfrenata.
Sembra che i loro desideri si siano realizzati e le giornate scorrono tra accoppiamenti, feste birre e tanta droga finchè uno di loro improvvisamente scompare nel nulla e il suo cellulare risulta irraggiungibile. Scompare a distanza di qualche giorno anche il secondo.
Le tre ragazze sembrano saperne qualcosa e il giovane, rimasto solo, viene condotto verso l’agghiacciante verità: l’esistenza di un club dove insospettabili pagano delle enormità per poter torturare a morte, con ogni mezzo (aghi, forbici, fiamma ossidrica,fruste, pistole e quant’altro per un’allegra cura medioevale) giovani studenti da tutto il mondo, in un circuito clandestino protetto dalle stesse forze dell’ordine.
Quando un film viene presentato con una scritta più grande del titolo che la pellicola è prodotta da Tarantino, ci si aspetta sicuramente qualcosa di almeno particolarmente suggestivo: mi viene in mente l’ottimo Hero di Zhang Yimou.
Anche i trailer che passavano a rotazione sulle varie emittenti annunciavano un prodotto interessante, un buon film di genere, forse non da vedere al cinema ma perlomeno una serata al dvd.
Le poche informazioni sulla trama, lasciavano comunque intravedere quale sarebbe stato il filo narrativo e abbinando una storia interessante ad una produzione del genio di Kill Bill le attese erano altissime; invece quello che mi pare filtrare da questa regia (Eli Roth, esordio con il non convincente Cabin Fever) è principalmente un’accozzaglia di sangue, vomito, membra sbudellate, occhi spappolati messi su con gratuità e piacere voyeuristico da far invidia al peggior Mel Gibson.
Un cattivo gusto che scorre su una evoluzione che cavalca la pista del ritmo deragliando: prosegue farraginosamente verso un finale scontatissimo nel quale l’unico sopravvissuto riesce a venir fuori in pochi secondi dallo shock subito, evade come il miglior Stallone uccidendo i cattivi con preoccupante freddezza; ha finalmente la possibilità di fuggire senza problemi, ma ecco che svestiti i panni dell’allegro studentello americano trovatosi in una situazione ai limiti del reale, si trasforma in un supereroe da fumetto: sente le grida di una ragazza, rientra dentro ammazza il suo carnefice e la salva. Scena finale con ribaltamento delle parti, in cui l’assassino viene finito con la stessa brutalità con cui torturava le sue vittime.
In mezzo tanta noia, dialoghi infantili e goliardici che dovrebbero (almeno così ho letto) omaggiare Animal House di Landis che invece risultano irritanti e stereotipano viscidamente la spensieratezza nichilistica americana, lontana anni luce dalla invece spassosa caratterizzazione wildiana de Il fantasma di Canterville, ma senza andare troppo in alto con paragoni letterari diseguali, basti citare lo stupefacente The evil dead - La casa di Sam Raimi con l’ottimo Bruce Campbell.
Il film gioca molto sulle improvvise comparsate al cardiopalma (senza riuscirci) di una non meglio precisata baby gang dell’est, armata di bastoni e cattive intenzioni, ma che si rivelerà invece molto utile per la fuga del giovane americano: se questo film fosse stato diviso in tanti mini episodi e proposto come telefilm di culto, molti critici avrebbero detto che con la puntata della baby gang che ammazza i cattivi con una cattiveria e forza improbabile (a meno che non si stia parlando di un film di fantasia come Hook o i Goonies, ah ma invece è un horror?) si è arrivati al cosiddetto “salto dello squalo”. *
Vedere per credere.
Non mancano citazioni a Tarantino e Tob Hooper (uno dei macellai sembra proprio il mostro dell’ottimo – alcuni di voi non saranno d’accordo – Non aprite quella porta senza contare la presenza della mitica motosega anch’essa usata come strumento di tortura).
Ma a parte qualche logico omaggio ai grandi del genere, cui questo film non appartiene, ci rimane ben poco.
Nota positiva è una profonda sensazione di lontananza, sulla quale forse sarebbe stato il caso di premere maggiormente, perché davvero l’unica paura-fobia che questo presunto horror-thriller-splatter riesce a dare è l’angoscia di spaesamento, un distacco innaturale in universo completamente diverso.
Brutto film.
*Salto dello squalo: (preso pari pari dal link http://www.tvblog.it/post/59/jump-the-shark)
Basta pensare a Happy Days: il salto dello squalo si ha, letteralmente, quando "Fonzie salta lo squalo" in un episodio. I popoli di lingua anglosassone sono pragmatici, si sa, e non inventano modi di dire a caso - suscitando, finalmente, le proteste degli appassionati che furono costretti a ammettere: è troppo. Il salto dello squalo è l’apice della serie, o in qualche modo l’evento che determina quel momento in cui ti dici: ok, da qui in avanti sarà tutto in discesa, sarà tutto più brutto, sarà tutto troppo poco. E’ il momento in cui si rompe il tacito accordo fra lo spettatore e la serie stessa, il momento in cui si rompe la sospensione dell’incredulità. In senso lato, poi, questa locuzione è passata a indicare tutte le stranezze delle serie tv che fanno venir meno la verosimiglianza dell’universo narrativo della serie (morti e resuscitati, attori diversi per uno stesso ruolo, e via dicendo).
Ecco un link interessante: http://www.jumptheshark.com/
Ho resistito 30 minuti scarsi, poi mi sono scusata con i presenti per aver proposto il film e mi sono autoinflitta la giusta punizione: lavare i piatti e non proporre più film per 15 giorni. Fatto bene? Mi ha fregato Tarantino. :) bravo, molto bene