Tolkien, eterna grandezza
01.10.2008
Vantaggi:
un'opera che raggiunge il dramma shakespeariano e la liricità omerica
Svantaggi:
nessuno, a meno che non piaccia lo stile e il genere
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Sì
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 shatzyshell
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Iscritto da:01.10.2008
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Hurin, figlio di Turin, cresce in una Terra di Mezzo cupa, sconvolta dalle battaglie, venendo allevato dagli elfi. Il padre, catturato dal malvagio Morgoth, rifiuta di soccombere al male e per aver osato sfidare lui e il suo regno di tenebre viene maledetto, insieme a tutta la sua stirpe. Ma proprio come Turin, Hurin rifiuta di consegnarsi a Morgoth e, crescendo, lotta con tutte le sue forze per opporsi al proprio destino. Diventerà un eroe temuto, immortale ma segnato dal dolore, che porterà suo malgrado grandi sofferenze, morte e distruzione anche tra quelle persone che aveva giurato di proteggere - la madre Morwen e la sorella Nienor. Che dire? Come sempre Tolkien è Tolkien - o meglio, il Maestro Tolkien - e la sua scrittura aulica e grandiosa, che niente ha da invidiare agli antichi poemi cavallereschi. La storia della maledizione inferta da Morgoth alla stirpe di Hurin è intensa e drammatica; tra le pagine c'è Shakespeare, Omero e anche il dramma lirico, perchè no. Leggendo pare quasi che manchino soltanto orchestra e voci per trasformare I Figli di Hurin in un'imponente messinscena teatrale... Molto e poco lega, al tempo stesso, Hurin a Il Signore degli Anelli, che certamente conteneva molta più speranza di questo tragico (e breve, rispetto alla trilogia) racconto ambientato in tempi remoti e oscuri, alla fine della Prima Era della Terra di Mezzo, migliaia di anni prima della comparsa di Frodo, Aragorn e Gollum. Nonostante questo I Figli di Hurin si lascia leggere con molta facilità, risultando comprensibile anche da chi non ha grandi conoscenze della mitologia tolkeniana. Anzi, credo possa essere un perfetto punto di partenza per tutti coloro che desiderano avvicinarsi all'opera del Prof. Tolkien. La vicenda ha corpo ed è incredibilmente concreta, meno dispersiva e descrittiva del lungo racconto dell'Anello, i personaggi tratteggiati con grandissima cura. Le loro trasformazioni interiori e l'avvicendarsi delle tante emozioni che li sconvolgono - odio, amore, compassione, speranza, gioia, angoscia e solitudine - sono il vero fulcro della narrazione: ecco perchè Hurin, Turin, Nienor e Morwen restano anche oltre la pagine, entrando nel cuore del lettore. Lode a Christopher Tolkien, che anche questa volta - e soprattutto questa volta - è riuscito a consegnarci un altro pezzetto dell'eredità del padre vestendolo della sua forma più autentica, dopo un lungo e appassionato lavoro di revisione e assemblaggio.
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14.11.2008 18:01
Ottima opinione, anche se non è proprio il mio genere!
03.10.2008 19:01
Non fa per me...;))
02.10.2008 14:22
mamma mia.......credo che sia troppo pesante per me che leggo poco......preferirei iniziare con qualcosa di leggero..........CIAO