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I promessi sposi (Alessandro Manzoni)

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Opinione Diamante

La Provvidenza ne "I Promessi Sposi"

5  21.12.2000 (18.12.2000)

Vantaggi:
Una fonte di riflessione e approfondimento su "La Provvidenza"

Svantaggi:
Ricorda un po' troppo la nostra prof .  !  !  !

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kiaretta84

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In media l'opinione è' stata valutata utile da 5 utenti Ciao

Non a caso "I Promessi Sposi" sono stati definiti il romanzo della Provvidenza,infatti l'intervento divino negli eventi piccoli e grandi è così forte che è impossibile non notarlo, è una presenza paterna e amorosa che traspare in ogni momento. La Provvidenza, motivo costante di tutto il romanzo, è affermata con Renzo nei toni più decisi e specialmente nel capitolo a lui dedicato, il XVII, definito anche il capitolo della Provvidenza;la fuga di Renzo inizia infatti con una certa maturazione nel giovane, che ha vissuto l'esperienza della sommossa milanese, ma anche con poca conoscenza di quei luoghi, estranei al suo mondo di contadino montanaro.Proprio per questo motivo egli si affida sin dal principio alla Provvidenza, il che dimostra la sua ferma religiosità e fiducia nell'aiuto divino, aiuto che lo condurrà all'Adda, fiume che per lui segna il confine tra l'ingiustizia e la giustizia, ossia tra il ducato di Milano e quello di Venezia; oltrapessato l'Adda, infatti, Renzo sarà completamente libero perchè, diceva lui, il nome non lo portava scritto in fronte, e i poliziotti milanesi non sarebbero giunti fino a Bergamo per trovarlo. Anche quando esce dall'osteria di Gorgonzola, Renzo s'incammina "a guida della Provvidenza", qui il Manzoni sottolinea il fatto che il giovane non ha più alcuna guida, nessuna lettera di presentaziione, solo la sua onestà, la sua abilità di operaio e la fiducia in Dio. E' infatti la Provvidenza che lo guida fino all'Adda, attraverso i boschi che, durante la notte, incutono in Renzo un certo timore, soprattutto a causa dei pensieri che occupavano la sua mente quella notte, un continuo rimuginare sui fatti della sera prima che si alternavano al pensiero di Lucia e Agnese; proprio nel momento in cui le gambe del giovane stavano per cedere alla stanchezza dovuta ai numerosi chilometri percorsi, sente la "voce amica dell'Adda", fu come il ritrovamento di un amico, di un fratello, di un salvatore e il suo grido di gioia è come una conferma della presenza della Provvidenza, che non abbandona mai l'uomo e, pur lasciandolo libero nel pensiero e nell'azione, lo sorregge e lo guida.
Anche la cascina in cui trascorre la notte è definita dal Manzoni come fornitagli dalla Provvidenza, che lo aveva seguito durante tutta la fuga e proprio per questo Renzo la ringrazia, recitando le sue solite preghiere prima di addormentarsi e chiedendo perdono per non averle dette la sera prima, andando a dormire "come un cane". La mattina seguente la notte della redenzione, Renzo si dice convinto del costante aiuto divino e la sua convinzione viene confermata dagli episodi in cui giunge lla salvezza nei territori bergamaschi. Sull'uscio di un'osteria, a Bergamo, c'era una famiglia, un quartetto che mostrava i segni della carestia e a cui Renzo dona i suoi ultimi soldi perchè, questo era il suo pensiero, se la Provvidenza aveva fatto si che lui si trovasse lì quando quei poveretti avevano bisogno d'aiuto, non avrebbe poi fatto mancare l'aiuto a lui, al momento appropriato, aiuta quindi gli altri con tutto il cuore affidandosi alla Provvidenza. Ne ha un'ulteriore conferma quando, arrivato da suo cugino Bortolo, le cose per lui si sistemano e anche questo è frutto del costante aiuto divino.
Nel corso del romanzo, però, non solo con Renzo ne abbiamo dimostrazione, per esempio in una della più celebri pagine del romanzo, quella dell'addio ai monti, pagina pervasa da una mestissima malinconia, Lucia piange ma non si dispera perchè ha con sè il sostegno della fiducia nel Signore, che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande. Quella stessa sera, fu proprio grazie alla Provvidenza che la piccola brigata, compreso Menico scampato ai bravi come per miracolo, giunse salva da Fra Cristoforo, anche lui infatti ringraziò il cielo di vederli tutti quanti insieme.
Inoltre nel XIV capitolo, appena arrivato all'osteria della Luna Piena, Renzo, dato che l'oste non aveva pane, tolse dalla tasca quello che aveva trovato ai piedi di una colonna entrando a Milano, e definendolo il pane della Provvidenza, trovato proprio nel komento del bisogno.
Secondo il Manzoni quindi la Provvidenza è una costante presenza, conferma dell'aiuto divino, che non solo spinge ciascuno a sperare, ma anche ad avere coraggio, a combattere e a non arrendersi mai di fronte ai pericoli e alle difficoltà; la Provvidenza è quella forza misteriosa che proviene dalla profonda fede di ognuno e la difende. E' la Fede che da' a tutti un senso di umiltà e fiducia, è il motivo che opera senza interruzione, come un filo che non si spezza mai, perchè lassù c'è sempre qualcuno che vede e provvede.

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stellagemellatua

stellagemellatua

11.09.2009 03:52

Caro fiorillof ti consiglio vivamente di andare a rileggere i promessi sposi!Si,Manzoni ci martella sulla Provvidenza è vero!Ma non puoi dire che Manzoni ha scritto uno dei più brutti romanzi...Forse che non ti piace puoi dire!La sua "pochezza intellettuale"?Qui l'unico che non ha cervello sei tu a dire cavolate del genere...Invece di fare commenti inutili che non servono a nulla e servono solo ad azionare la bocca trovati un passatempo! Ciao

Sauvage

Sauvage

08.02.2007 07:45

Sto sbirciando tutte le opinioni sui Promessi Sposi...perchè desidero scrivere qualcosa anche io... ottima la tua recensione.... , ......mandi mandi ...Loris...

fiorillof

fiorillof

21.12.2000 15:30

Si vede che sei fresca di lettura. Pure, io che l'ho letto l'ultima volta 26 anni fa, ricordo questo martellamento sulla Provvidenza. Allora mi chiedo: perchè tutti i discorsi sul romanzo storico, sul bagno nell'Arno e tutta quella serie di "banditure" iniziali? La verità è che Manzoni ha scritto uno dei più brutti romanzi (ed uso la categoria brutto ma potrei dire, modernamente, "trash") perché non conosce affatto l'argomento di cui parla (fatta eccezione per l'esile storia tra Fermo (che era meglio) e Lucia). Non sa nulla della peste, nulla del Seicento, nulla degli ordini monastici (e lo capisci quando parla di Fra' Cristoforo e della monaca di Monza). Insomma vale più un titolo di una poesia di Leopardi (ma anche Foscolo...) che tutt'intero il romanzo che, non a caso, all'estero non conoscono affatto. Basta con Manzoni e poi per capire la sua pochezza "intellettuale" (e sai quanto fosse importante, per quell'epoca, questa figura nuova di artista-intelletuale). Prova a leggere le altre opere e, soprattutto, "La Pentecoste" che davvero "definit in piscem". Rimane il fatto che il tuo commento è ben fatto, forse sa un po' troppo di liceo ma, sono sicuro, non tarderai a "volare" con le "TUE" ali. Ciao

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