I Promessi Sposi: il comico e il tragico, l'innocenza e la perversità, l'uomo e Dio: verità sospese nei secoli.
Il capolavoro manzoniano ha come sfondo il secolo XVII e tale epoca viene raffigurata in tutti i suoi aspetti con una fedeltà storica che davvero stupisce. Ma in tanta varietà di casi e di figure si profilano stati d'animo e situazioni, dolori e gioie, che sono d'ogni tempo, perché appartengono al cuore umano, ai suoi affetti e alle sue passioni.
Perciò, se togliamo la patina dei secoli a certi personaggi, li vediamo circolare nelle nostre strade, frequentare le nostre case e forse abitare in noi. Togliamo il ciuffo dei bravi, leviamo spade e gorgiere ai vari nobilotti, cambiamo nome a Gertrude, frà Cristoforo, don Abbondio, diamone uno all'Innominato e ci accorgieremo che prepotenti, orgogliosi, vocazioni mancate, anime eroiche, temperamenti pavidi, spiriti grandi nell'abiezione e nella conversione, esistono anche oggi, vicini a noi e in noi.
Quella frase che si legge nel capitolo ottavo a proposito del curato, il quale da soperchiatore finisce per passar da vittima, è un po' la condanna del tempo e dei tempi. Lo scrittore commenta non senza la consueta ironia: "Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo". Ebbene, con quella ostenta correzione, egli sottolinea la verità che gli uomini non cambiano molto la loro condotta nelle varie epoche, perciò la storia delle anime da lui narrata è valida per tutti i tempi. Ci sarà sempre il potente a soffocare il debole; la paura a costringere i timidi (anche se fondamentalmente buoni o innoqui) ad allearsi con i cattivi. Ci sarà poi il trionfo finale del bene, l'assistenza della Provvidenza, il premio per le lacrime per gli innocenti; ci saranno sempre guerre, carestie, epidemie, a fare da scopa che ripulisce la terra.
Nella vita è presente ovunque il senso del comico e del drammatico, giacchè riso e pianto sono come il condimento della nostra esistenza. Ed ecco allora a farci sorridere, con un po' di commiserazione, il povero Signor Curato alle prese con i bravi, con Renzo irritato, con la mula del Segretario, con il Cardinale, Perpetua, l'Innominato… Eppure, non desidera altro di stare in pace con tutti! Si, le sue pene ci fanno sorridere, perché sono quelle di un "pover'uomo", di un fallito che abbracciò una carriera non per vocazione. Né meno comico (ma al tempo stesso drammatico) è il decadimento di un Azzecca-garbugli, il quale, come tanti altri, sentendosi finito, rinuncia anche all'onestà per sopravvivere un poco al naufragio. Perpetua ha il suo piccolo grande dramma in quel dover assistere il padrone, quasi fosse un bambino, e in quel desiderio di un marito mancato, costretta ormai a prendere iniziative in casa d'altri e a suggerir consigli poco ascoltati, lei ignorante del buon senso. Ed un sorriso spesso ce lo strappa pure lei! =)
Dramma e pena accompagnano Renzo e Lucia, padre Cristoforo e Gertrude, la folla anonima degli appestati e degli innocenti che pagano anche per i colpevoli. Come ho già detto, tali anime s'incontrano, pur fuori dalle pagine dei romanzi, nei continui rapporti con il prossimo.
Il motivo del contrasto tra bene e male, innocenza e perversità, è uno dei più sentiti e sofferti: Lucia e don Rodrigo, Lucia e Gertrude, Lucia e l'Innominato prima di convertirsi, testimoniano appunto questa antitesi, vecchia quanto il mondo, tra bontà e crudeltà, candore e malizia. A volte Lucia deve soffrire perfino per colpa di Renzo che, accecato dall'ira, vorrebbe fare "qualche sproposito", esasperato dai torti patiti: così mansuetudine e violenza si combattono pure tra persone care; anzi non di rado contrastano nella stessa persona. Si pensi a padre Cristoforo che, per rifarsi di un'innocenza perduta, piegherà a fatica la sua natura insoffererente d'ogni freno e, per riscattarsi da un omicidio, consacrerà tutta la sua esistenza a servizio degli altri. Né meno assetato d'innocenza apparirà l'Innominato, pentito dei suoi trascorsi ed impaziente di redimersi. "Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov'è questo Dio?", dice concitato al Cardinale, nell'incontro commovente del capitolo ventitreesimo.
Qui sta forse la questione più grave ed universale che il Manzoni ha voluto affrontare, sfruttando anche le esperienze, personali che lo hanno spinto a ritrovare la Fede. L'umanità intera è assillata da molte perplessità di fronte al problema del male, all'oppressione degli innocenti, al mistero che circonda la nostra origine e la nostra destinazione. I rapporti fra Dio e L'uomo sono, più spesso di quanto non si creda, al centro di ogni nostra indagine. Anche se si ostenta dell'indifferenza o dell'ateismo dichiarato, rimane pur sempre l'incognita di Dio, che ci preoccupa specialmente in certi momenti della nostra vita. Ebbene I Promessi Sposi è un libro che tratta quasi in ogni pagina dei rapporti tra il Creatore e la creatura: la storia di ogni personaggio è il risultato della soggezione o della resistenza al Signore dell'Universo. L'unico che si ostina ad ignorarlo è don Rodrigo, che però potrebbe, (ma non lo sappiamo), essersi ravveduto innanzi alla morte.
Lucia segue la strada indicatole dalla Provvidenza, e in quella ripone ogni speranza; Renso, malgrado qualche reazione giustificabile fra tante ingiustizie, si quieta nella confidenza in Dio: lo dimostrano le orazioni dette all'Adda, la carità che egli fa anche nella povertà, il perdono faticosamente ma eroicamente concesso al suo persecutore, nel lazzaretto.
Padre Cristofro vive in penitenza, preghiera ed altruismo, applicando i principi più sani che la religione inculca: e a tutto ciò per ottenere da Dio quel perdono, che implorò agli uomini e per gli uomini. L'Innominato, di cui sopra ho ricordato il grido impaziente, vive inquieto finchè non avverte la voce dell'Onnipotente.
Nella sofferenza l'umanita inpreca e prega, bestemmia e invoca; comunque, non trova letizia se non vicino al Creatore.
Ed ecco gli esempi di Gertrude, tormentata dagli scrupoli, e del Cardinal Federigo intrepido nel bene. Di lui scrive il Manzoni che "la sua vita è come un ruscello che scaturito limpido dalla roccia senza ristagnare né intorbidarsi mai, in un lungo corso per diversi terreni, va limpido a gettarsi nel fiume".
Non uguale sarà la conclusione dell'esistenza di donna Prassede, di cui "quando si dice ch'era morta è detto tutto"; eppure a lei pareva d'essere "molto inclinata a far del bene": solo che soggiunse il Manzoni, "il bene bisogna conoscerlo", e nel suo orgoglio, ella scambiava troppo spesso il Bene e Dio per le sue fissazioni. Se agisse con semplicità, come il sarto e la sua famigliola, godrebbe come loro maggior serenità, e metterebbe in pratica, come loro, quella saggia norma che l'autore scrive nel capitolo XXXVIII: "Si dovrebbe pensare di più a far bene che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio".
Perciò, attraverso il pretesto di una trama in apparenza semplice, circoscritta nel tempo e nei luoghi, c'è il più nobile intento, da parte del Manzoni, di presentare un dramma che è vivo nella coscienza di ognuno di noi, e che varca i confini del tempo e dello spazio.
L'universalità de I Promessi Sposi, consiste proprio in questo: abbracciare i problemi che investono la natura stessa dell'uomo, e che sono storia quotidiana di tutti e di ciascuno, dalle generazioni passate, delle presenti e delle future.
Di fronte al mistero della vita o al problema esistenziale che assilla l'umanità dubbiosa sul suo destino, il Manzoni accetta la soluzione proposta dal Cristianesimo. Perciò immagina che, per giungere al traguardo-Dio, si debbano percorrere parecchie tappe ricche di esperienze positive e negative, vedendo modelli di bontà e di innocenza, accanto ad esempi della più spietata crudeltà.
A differenza del Manzoni, io non immagino scrivendo, ma credo fermamente in questa sua teoria vivendola, giorno dopo giorno…
Sono convinta che ognuno di voi, leggendo questo romanzo, abbia ritrovato se stesso o qualcuno di sua conoscenza, in uno dei suoi personaggi: io mi ritrovo molto in sintonia con il Cardinal Federigo…e voi?
P.S. Il titolo inserito nell'opinione, non rientrava nei 50 caratteri stabiliti da Ciao...quindi ho dovuto modificare il titolo ed inserire l'originale nell'opinione, perchè per me rappresentava al meglio la mia recensione...che spero sia stata da voi gradita! =)