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| Valutazione | 83 Opinioni |
Vantaggi Una poesia popolare
Svantaggi ......................................
Dettagli
| Contenuti | |
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| Reperibilità | edicola |
| Layout: | buono |
| Qualità Materiale | buona |
| Prezzo |
INTRODUZIONE
Opera di storia o di invenzione ? Poesia o propaganda ? Arte o insegnamento etico-religioso ? Questi gli interrogativi suscitati fin dal loro apparire dai "Promessi sposi".Alessandro Manzoni cominciò a organizzare la stesura del romanzo nella primavera del 1821 e lo portò a termine nel settembre del 1823. Il titolo originario, "Fermo e Lucia", si era trasformato, al compimento della prima redazione, in "Gli sposi promessi". Non soddisfatto, Manzoni sottopose il romanzo a una scrupolosa revisione e lo ripubblicò, profondamente modificato, tra il 1825 e il 1827, in tre volumi e col titolo definitivo dei "Promessi sposi, storia milanese del secolo XVII, scoperta e rifatta da A. Manzoni". Ma restava ancora un problema, della cui soluzione Manzoni era fortemente preoccupato… quello della lingua. Per risolverlo, dette mano ad un minuzioso lavoro di lima, recandosi più volte, dopo il 1827, a Firenze allo scopo di "risciacquare i panni dell'Arno", ossia adeguare il linguaggio alla "parlata" fiorentina delle persone colte, che egli riteneva la più adatta a costituire la base della lingua nazionale italiana.
Scriveva infatti…
"… La scelta di un idioma che possa servire al caso nostro, non potrebbe essere dubbia… anzi è fatta. Perché è appunto un fatto notabilissimo questo che, non c'essendo stata nell'Italia moderna una capitale, che abbia potuto forzare in certo modo le diverse province e adottare il suo idioma, pure il toscano, per la virtù di alcuni suoi scritti famosi al loro primo apparire, per la felice esposizione di concetti più comuni, che regna in molti altri, e resa facile da alcune qualità dell'idioma medesimo…. Abbia potuto essere accettato e proclamato per lingua comune di Italia…"
LA TRAMA
CRITICA DEL SUO TEMPO
A questa prima fase, di giudizi più superficiali e spesso avventati, tenne dietro una seconda fase, in cui l'opera manzoniana fu studiata con maggior serietà, in cui si andò più a fondo nell'esame dei suoi valori e dei suoi limiti. Il dilemma… storia o invenzione ?, lasciò posto ad un nuovo dilemma…, poesia o religione ? Ci si accorse, in sostanza, che il contrasto latente dei "Promessi sposi" non era tanto quello tra la ricostruzione storica esatta e la libera creazione della vicenda, quanto tra l'intenzione etico-religiosa dell'autore, e la riuscita poetica delle sue pagine. In altre parole, si diceva… gran pregio del libro è certo quello di narrare una trama che affonda le sue radici nella storia, e che quindi rompe con la tradizione letteraria italiana, tutta fondata sulla fantasia e l'imitazione dei classici…, e significativo di qualcosa di veramente nuovo è il fatto che di questa trama siano protagonisti due "villanucci", ma ciò che conta è vedere se tutto ciò si traduce in vera arte, in vera poesia, o se non resti invece sul piano dell'insegnamento morale e religioso.
Chi impostò col massimo rigore la discussione in questo senso fu Francesco De Sanctis, il quale dedicò al Manzoni pagine e pagine di attenta ricerca, sia sulle tragedie, sugli"Inni sacri", sulle "Odi", che sui "Promessi sposi"…, pagine desunte dai suoi corsi universitari, da conferenze, da articoli.
- "Tutto il secolo si sfila avanti nelle sue abitudini e attitudini, nelle sue opinioni, nelle sue tendenze, nelle sue classi, nelle sue violenze e nelle sue codardie, nelle sue forze le più grossolane e appariscenti e le più occulte e delicate, e in tutte le gradazioni e variazioni, dal più umile villaggio sino alla superba capitale. Trovi già nel villaggio il secolo del suo spirito e nei suoi elementi…, il nobile soverchiatore col suo castello e coi suoi "bravi"…, il borghese con la sua mezza cultura, strumento corrotto e basso di quello, com'è il dottore, il console, il podestà…, il popolino sotto la doppia servitù incolto, credulo, tutto quasi ancora natura, come Renzo, Lucia, Perpetua, o già attratto e parte assimilato in quell'atmosfera, imparatavi l'arte del saper vivere, come l'oste o il curato, e sino il monaco che va alla cerca, e sino anche un po' Agnese.
Tutto comincia e finisce nel villaggio…, pare non ci sia altro cielo, sia quello tutto il mondo…, Milano, è un nome grosso, come chi dica oggi America. Pure, assistendo all'orgia di don Rodrigo, tra quei discorsi e quelle dispute vedi come attraverso di un foro nuovi cieli, e pure gli stessi, vedi come in confuso e in immagine ridotta tutta la storia che segue. Da Lecco a Monza , da Monza a Bergamo, da Bergamo a Milano, l'orizzonte s'ingrandisce, le proporzioni si allargano, le viste si variano, i nomi sono più rotondi, i personaggi più grossi, pur trovi sempre quel nobile, quel borghese e quel popolo…, il villaggio è già tutta quella società in miniatura.
E tutto si spiega alla vista non successivamente, a modo di descrizione, come in una camera oscura, non per intreccio e antagonismo di forze umane, come in un vero dramma, insino a che, cessata ogni opera di uomini, e quando il racconto sembra finito, le fila si riannodano con epica solennità, entrati in scena i formidabili fattori della collera di Dio, fame, guerra e peste".
Se dovessi, a questo punto, riassumere le osservazioni e le critiche al romanzo manzoniano fatte da scrittori e critici di ogni tendenza dovrei riempire ben più di una opinione…, tutto l'Ottocento, si può dire, si occupò largamente dei "Promessi sposi"…, interi saggi furono scritti sui più minuti aspetti del romanzo, sui suoi personaggi.
Particolarmente interessanti gli studi sulla religiosità manzoniana…, da un filone di critici considerata di tipo giansenista, da un altro, invece, prettamente Cattolica nel modo più ortodosso.
La critica che muovo ai "Promessi sposi" parte da tutto un altro punto di vista, guardo all'atteggiamento del Manzoni nei confronti dei suoi personaggi, e da questo risalgo ad un giudizio complessivo sul carattere del suo cattolicesimo, e alla affermazione della "non popolarità" dei "Promessi sposi".
La novità del romanzo manzoniano, , sulla quale sin dall'inizio fu attirata l'attenzione, specialmente da studiosi cattolici e a tendenza liberale, non reazionaria tipo Tommaseo, che, come ho scritto sopra, se la prendeva con lo scrittore lombardo per aver messo protagonisti del romanzo due "villanucci", era appunto questa… di aver fatto entrare nella storia gli "umili".
Fatto innegabile che i protagonisti del romanzo siano gente del popolo, che i grandi avvenimenti della storia del mondo nel diciottesimo secolo fanno da sfondo a una vicenda di umili, di uomini e donne del contado milanese.
E ciò era addotto a lode del Manzoni da parte dei critici cattolici, su ciò essi facevano leva per esaltarne il significato e il valore nel quadro della nuova letteratura italiana sotto il segno di un cattolicesimo liberale.
In realtà , se è vero che questi umili sono presentati nei "Promessi sposi", se è vero che essi ne sono i protagonisti, essi ci sono non come soggetti, ma come oggetti… essi non hanno una loro vita interiore, non hanno personalità profonda. Non esprimono niente di autonomo, di positivo di per sé…, implicati in avvenimenti più grandi di loro, ciò che a essi in sostanza si dice è che meglio è sempre starsene alla larga dagli intrighi, dagli interessi o anche solo dalle vicende dei "grandi".
L'atteggiamento del Manzoni nei confronti degli umili è dunque di carattere "aristocratico"…, esso è l'atteggiamento della Chiesa cattolica verso il popolo… di condiscendente benevolenza, non di medesimezza umana.
Ed è poi in sostanza, il modo di vedere gli umili tipico degli intellettuali italiani.
"Nell'intellettuale italiano l'espressione di umili indica un rapporto di protezione paterna e padreternale, il sentimento sufficiente di una propria indiscussa superiorità, il rapporto come tra due razze, una ritenuta superiore e l'altra inferiore, il rapporto come tra adulto e bambino nella vecchia pedagogia".
Tra Manzoni e gli umili c'è distacco sentimentale, gli umili sono per il Manzoni un problema di storiografia, un problema teorico che egli crede di risolvere col romanzo storico. Perciò gli umili sono spesso presentati come macchiette popolari, con bonarietà ironica, ma ironica ! !
Basta pensare a come sono entrati nella tradizione le figure di don Abbondio, di Perpetua, degli stessi Renzo e Lucia, cioè proprio come macchiette, o per lo meno come "povera gente", per rendersi conto di questa osservazione verosimilmente veritiera, la quale mi dice di non lasciarmi trarre in inganno da quel paternalismo dello scrittore, tipico della sua formazione culturale, della sua posizione di classe, per vedere come essa ponga dei limiti alla stessa resa artistica…, per sentire comunque, ma con maggior consapevolezza, la bellezza di molte pagine, per inquadrare infine l'opera nel suo tempo, nella sua temperie spirituale.
Questa recensione sui "Promessi sposi" è collegata alla biografia di Alessandro Manzoni...
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… sperando di fare cosa gradita anche al suo Renzo… con infinita simpatia…. Sauvage…. mandi mandi …..Loris…….
La mia libreria...
La presente opera è anche pubblicata nella collana Biblioteca Universale Rizzoli - BUR
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I PROMESSI SPOSI
Alessandro Manzoni
*1966 - DEMETRA s.r.l.
Collana - ACQUARELLI FACILI e INTEGRALI
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Progetto di lettura a cura di Laura Turati
DOCUM ENTAZIONE
Il Romanticismo e la poesia italiana dal Parini al Carducci
G. Citanna
1935 - Bari - Laterza
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Lerajies 30/11/2008 17:25
L'ho studiata l'anno scorso e sinceramente ne ho le palle piene XD La storia di per se non ha particolari motivi per farsi odiare, ma il doverla studiare, il doversi fermare ad ogni virgola analizzando ciò che l'autore voleva dire, è veramente estenuante. Potrebbe anche essere un libro piacevole, ma il doverlo analizzare nei minimi dettagli e doverlo studiare, distrugge tutto il piacere del leggerlo
wally73 19/11/2008 12:43
Anch'io l'ho studiato controvoglia, ho imparato ad apprezzarlo tempo dopo. Oggi sono contetna di averlo letto, e penso che sia una parte importante della nostra storia.
PiramidiDiLuna 19/06/2008 15:41
Stupenda... complimenti !
Rred 12/11/2007 19:33
La Tua considerazione finale era anche, in nota, condivisa da uno dei commentatori della edizione dei Promessi Sposi che leggemmo a scuola. Non la condivido al 100%. Mi viene in mente quel(i) brano(i) del Vangelo in cui si racconta come certe cose sono nascoste ai sapienti e rivelate agli ultimi ("beati"). E, nel romanzo, ci sono ultimi e ultimi (basta vedere come Don Abbondio e Lucia commentano la peste). Inoltre, considerazioni di teologia morale in bocca ad una lavandaia, suonerebbero poco realistiche (il che sarebbe contrario alle intenzioni di Manzoni). Ovviamente, l'opinione è condivisibile. Ed Eccellente.
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