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per I promessi sposi (Alessandro Manzoni)
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5 Stelle Povero Manzoni
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Raccomandato: Si

Vantaggi Da leggere

Svantaggi Lo avete letto a scuola

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L'autore

Rred Dal 29 set 2007

Pàthei Màthos. (I'll be back) continua

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Siccome i figli si rivoltano più o meno sempre contro i genitori, non c'è da stupirsi che quest'ultima (la letteratura) abbia punito uno dei suoi padri (Manzoni) infliggendogli la punizione più crudele: farlo diventare oggetto d'insegnamento.
La conseguenza è che la maggior parte di noi farebbe proprio il riassunto che un noto scrittore ha proposto per "I promessi sposi" : "Renzo e Lucia la tirano in lungo finchè il lettore non ne può più e alla fine si sposano".
Hai un bel proporre il libro in vesti insolite; per esempio facendo notare che l'addio ai monti di Lucia è poesia in prosa (in senso letterale: sono endecasillabi): l'opera del Manzoni, in quanto arte, viene imparata e messa da parte, possibilmente nell'angolo più nascosto della memoria.

E allora lasciamo da parte le premesse (e questa in particolare) per parlare non del libro (non è questa, probabilmente, la sede adatta), ma solo di qualche paginetta e di un personaggio affatto secondario: l'Azzeccagarbugli.

Non mi riferisco al ristorante di Lecco accanto al Tribunale (se esiste ancora), ma al personaggio dell'avvocato creato dal Manzoni
(una parentesi, non date dell'Azzeccagarbugli ad un avvocato: è, secondo la Cassazione, grave insulto punibile di conseguenza).

Renzo gli ha già portato i capponi perchè dai potenti o presunti tali non si va mai a mani vuote.
Potremmo notare la differenza tra i clienti di certe letterature o culture giudiziarie (ve lo vedete uno che va da Perry Mason con una carriola di hamburger?) e "clientes" della nostra: una figura dalle nobili origni che va indietro indietro fino al diritto romano, presente in tutto l'occidente (che piaccia o no e che piaccia dirlo o no) e che si salda con quella cultura che è stata così mirabilmente descritta come "familismo amorale".
Kafka (o il suo alter ego) davanti alla legge, si sentiva rispondere, morente, dopo aver tentato invano, per tutta la vita, di entrare al Palazzo di Giustizia "questo cancello era destinato solo a te , ora me ne vado e lo chiudo".
Azzeccagarbugli, invece, si china verso Renzo, quasi si abbassa al suo livello e lo invita ad andargli dietro. Gli domanda: "sapete leggere?" e, dopo che Renzo ha risposto "un pochino", si addentra nell'esame delle Grida.

Potremmo interrogarci sull'origine di questa complicità, sulla sua portata, sulle sue conseguenze, potremmo chiederci se è in un senso solo o nei due sensi (da Azzeccagabugli verso Renzo, o anche da Renzo verso il legale), potremmo chiederci quali siano le ragioni della sudditanza di Renzo verso l'avvocato, o verso il potere in generale, ma andiamo avanti.

Azzecagarbugli , che già pensa di aver capito tutto, anche il non detto, inizia a leggere le grida e subito commenta "grida fresche, son quelle che fan più paura".
Balzando ai giorni nostri, ci potremmo chiedere se e che cosa è cambiato: penso che le vicende della patente a punti e le statistiche degl'incidenti possano essere buona pietra di paragone.
Facendo un balzo all'indietro, potremmo riascoltare Dante che domanda "le leggi son, ma chi pon mano ad esse?".

Il testo della grida, poi, è un sublime esempio di legal burocratese.
Oggi (gennaio 2008) sento il Presidente della Cassazione lamentarsi di come le leggi siano incomprensibili (per lui, figuriamoci per gli altri!).
Ma andiamo avanti.

Azzeccagarbugli avverte Renzo: "il cliente che non racconta la verità all'avvocato, è uno sciocco che la dirà al giudice. A noi le cose vanno dette chiare, tocca a noi imbrogliarle".
Dentro, c'è un'intera cultura giuridica e certo non solo italiana (piaccia o non piaccia ad Erle Stanley Gardener).
Solo due spunti: per Azzeccagarbugli (e per Renzo) lo Stato (allora era quello Spagnolo, il paragone con l'oggi, le affinità tra ieri e oggi, le ragioni di questa affinità, lasciamole indagare al lettore) è un nemico da battere; possibilmente con le sue stesse armi.
Secondo spunto: al di là degli storicismi, non c'è, al fondo di tutto, quel detto secondo cui "il fine giustifica i mezzi?".
Se il fine è far andar assolto il cliente, perchè non usare le disfunzioni, le storture del sistema?.
E, più radicalmente ancora, è giusto che il fine sia far andar assolto il cliente, e non altro?
Quali sono o dovrebbero essere i limiti del mandato professionale, quale il senso ultimo dell'attività giudiziaria, della professione legale, del rapporto col cliente ,ecc. ecc?
Vengono in mente il rincorrersi perizie, controperizie e superperizie sulle pagine dei giornali, vengono in mente i casi, angosciosi, in cui ci si chiede se il dubbio sia "ragionevole" e, quindi, debba portare all'assoluzione (anche contro l'insopprimibile bisogno di trovare il "colpevole"). Vengono in mente anche certi casi di inquinamento di prove.

Arriviamo subito alla fine (se no il lettore si stufa, se non l'ha già fatto).
Azzeccagarbugli, con tutta la sua sapienza, non ha capito che la cosa "l'è tutta al rovescio" e, quando se ne accorge, caccia via Renzo.
Perchè il potere lo puoi turlupinare, ma non contrastare: rispetto ad esso (il potere vero, quello dei Don Rodrigo e degl'Innominati, non quello delle Grida) Azzeccarbugli è suddito, anche più di Renzo.
Mi pare che Manzoni ci riproponga evangelicamente la figura del semplice, al quale è rivelata (questa volta in senso letterale) la verità che i saggi non vedono.
L'ipertecnico, intelligentissimo avvocato non è intrinsecamente capace di cogliere il vero, che è appannaggio degli umili. Non ne ha gli strumenti e le capacità.
Ancora una volta, sempre evangelicamente, la verità (io sono innocente e voglio che la giustizia riconosca questa mia innocenza) crea scandalo.
Il mondo (e Azzeccagarbugli è indubbiamente "uomo di mondo") non la vuole nemmeno sentire, e la butta fuori.
Come Kafka (ma non avevo detto che è qualcosa di completamente diverso?), Renzo non riesce ad entrare nel palazzo di giustizia e non ci proverà mai più.
Se non fosse azzardato, direi che l'umile portatore di verità Renzo, se si fosse rivolto alla legge, sarebbe finito crocifisso.
Potrei anche aggiungere che, forse, Manzoni ci dice che, nel mondo degli uomini, la Giustizia non può vincere.
Se (e sottolineo se) vittoria ci sarà, la si potrebbe forse appena intuire se si avesse un senso della Provvidenza, che va oltre le cose e la comprensione umana. Ma è un credo ut intellegam.


Questo su qualche paginetta.
Il libro ce l'avete tutti. Magari l'avete ficcato in quell'angolo di cui parlavo all'inizio; quindi, non fatemi domande sul prezzo o sulla qualità grafica.
Se vi ho incuriosito a rileggerlo, od a re - incontrare qualche altro personaggio, od a prendere qualche altro brano, magari qua e là a caso, mi fa piacere.
Se vi ho annoiato, credete che non l'ho fatto apposta.

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Commenti

Avete domande riguardo I promessi sposi (Alessandro Manzoni)? Domanda
Pagina 1 di 6 | 1 - 5 di 26 commenti
  • Rock_Betz 19/06/2009 10:49
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Ho letto "I Promessi Sposi" un anno prima della "violenza scolastica". E' stato un scelta piuttosto fortunata. Ho amato questo romanzo, anche se ora non ricordo molto. A scuola l'ho studiato malissimo. Colpa d'una professoressa sulla via della pensione e perciò stanca e lavativa. Ricordo, però, L'Azzeccagarbugli. Geniale. E Agnese che spedisce Renzo con i capponi dall'avvocato (è così?). Uno spaccato che merita!

  • geolele 29/02/2008 18:01
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    A scuola me lo hanno fatto digerire quasi per forza. Poi da grande l'ho riletto con calma e l'ho apprezzato molto di più. La stessa cosa mi è capitata con la Divina Commedia...

  • francabrustio 30/01/2008 12:56
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • ct.1983 29/01/2008 22:02
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Povero Manzoni,sì!! A me era piaciuto tanto come libro e poi a scuola te lo fanno odiare... Ottima opi!

  • vito26 29/01/2008 17:29
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
Pagina 1 di 6 | 1 - 5 di 26 commenti

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