LE VERE RAGIONI CHE SPINSERO ALESSANDRO MANZONI A SCRIVERE QUEST' OPERA
Non si può dire di aver davvero compreso l' essenza dei Promessi Sposi se non si è in grado di leggere tra le righe: il vero significato di questa storia è metaforico, perché Alessandro Manzoni non poteva esplicitare il suo messaggio. Racconta di aver trovato la storia in un manoscritto vecchio, ma quest' ultimo non è stato mai trovato.
Il Manzoni non scrisse questa storia per il gusto di raccontare all' Italia una bella storia d' amore, lui scelse Lucia e Renzo (all' inizio decise di chiamarlo Fermo), si tratta di due personaggi molto semplici e umili... ritratto perfetto dell' Italia nella sua epoca; Il Manzoni ritiene appropriato raccontare del loro sogno ostacolato, cioè essere liberi di amarsi... Anche l' Italia non era libera, infatti gli austriaci a quei tempi la occupavano; Colui che impedisce l' amore dei due giovani era un signorotto spagnolo (che all' epoca in cui vissero Renzo e Lucia dominavano a loro volta Milano e dintorni)... e l' Italia negli anni di Manzoni era sottomessa da uno straniero.
Se il Manzoni avesse scritto esplicitamente ITALIA LIBERATI E CACCIA L' INVASORE, non solo gli sarebbe stato impedito di pubblicare il libro ma ci avrebbe anche perso la vita per essere un sovversivo. In questo modo nessuno poteva accusarlo di nulla, dovevano essere i lettori a sentire il bisogno di fare qualcosa in più, per un' Italia veramente unita e non spezzettata, magari proprio ispirati dalla tenacia che Renzo e Lucia dimostravano nel loro tentativo di essere liberi.
Il grade successo di Renzo e Lucia
I protagonisti del popolare romanzo, non hanno riscosso successo solo nei nostri giorni, ma appena presero vita, in effetti nelle corrispondenze tra il Manzoni e una sua filgia, fu scritto . Un numero molto misero per i giorni d' oggi ma eccezionale per allora, considerato che la stra grande maggioranza della popolazione era analfabeta, e il numero di italiani era nettamente inferiore a quello attuale. Effettivamente quel libro era in grado di scuotere gli animi della gente, e quella vendita esagerata ne era la testimonianza.
L' interpretazione che oggi ha quel libro e quindi la ragione per cui viene ancora letto in tutte le scuole è la grande varietà dei personaggi che troviamo nel testo, persone verosimili, che possiamo riscontrare nella vita di tutti i giorni.
I PERSONAGGI
*"Don Abbondio"
C'è il pusillanime Don Abbondio , definito dall' autore un vaso di terracotta che viaggia tra vasi di ferro, poiché egli non è nato certo cuor di Leone. Lui è un un curato e dovrebbe aiutare i soppressi, ma non lo fa, poiché la sua scelta di condurre una vita ecclesiastica non è stata dettata da vocazione, ma dalla voglia di non avere guai e starsene tranquillo.*"I bravi"
Personaggi molto complessi quanto meschini. Se le loro condizioni economiche fossero agiate non avrebbero bisogno di guadagnarsi da vivere commettendo delitti, soprusi e quant' altro. Il loro datore di lavoro (si fa per dire), per quanto cattivi gli intenti siano, li salva comunque da una vita assolutamente disagiata.*"Perpetua"
La domestica chiacchierona di Don Abbondio è un po' il collante di questa storia, grazie a lei e alla sua bocca troppo canterina (diciamo) Renzo scopre la minaccia dei bravi a Don Abbondio. Il suo ruolo di dominatrice e obbediente insieme è strabiliante, lei era una di quelle persone capaci di comandare senza farlo capire apertamente, infatti il curato era nelle mani della sua domestica.*"Renzo"
Il nostro protagonista è un ragazzo umile, semplice, con dei sani principi e un gran temperamento, ma pur sempre rispettoso degli altri, anche in situazioni in cui è difficile esserlo, come durante la rivelazione della verità di Don Abbondio. Renzo faceva il tessitore e a questo deve il suo cognome, ossia Tramaglino, poiché il suo mestiere evidentemente era tramandato nella sua famiglia. Il suo unico desiderio era coronare il suo sogno d' amore con la fidanzata, Lucia.*"Lucia"
Lei è una ragazza introversa, timida ma anche coraggiosa e scaltra nel momento giusto. La protagonista era molto fiduciosa e timorata di Dio, il suo sguardo ha saputo catturare e convertire l' anima del più potente dei cattivi. La sua bellezza interiore era di gran lunga superiore a quella esteriore, perciò ella seppe conquistare il cuore di un ragazzo puro come Renzo.*"Fra Cristoforo"
Nulla a che vedere con il prete che faceva il curato. Egli aveva un cuore assolutamente audace e prode. Di tutti quanti i personaggi della vicenda egli è colui che si mette più in gioco di tutti pur di impedire che il signorotto prepotente commetta il suo sopruso sui due giovani ragazzi. Manzoni racconta la sua storia, che spiega il perché di tutto quest' odio che il frate nutre nei confronti del male. Anni prima che lui compiesse la sua scelta di fede, anche egli era un ricco benestante di nome Lodovico, ma non aveva nulla a che vedere con gli altri, egli infatti si batteva per proteggere i più indifesi. Ma un brutto giorno, per via di una stupida divergenza con un suo rivale, il suo maggiordomo perse la vita nel tentativo di salvare quella di Lodovico. Cristoforo era il nome del suo maggiordomo.*"Agnese"
La mamma di Lucia è una donna molto saggia è mostra sangue freddo nei momenti opportuni, non si perde d' animo facilmente e si districa nelle situazioni di disperazione generale con audacia, è lei che consiglia sua figlia e a al suo futuro consorte come agire.*"Don Rodrigo"
personaggio losco e cupo, senza alcun riguardo per i sentimenti altrui, lo conferma più volte. Egli non si pone il problema di uccidere la gente, anzi la fa uccidere perché è talmente vile da non sporcarsi lui le mani, ma bensì manda i suoi scagnozzi. Il Manzoni non spreca nemmeno una vera e propria descrizione per questo personaggio, ma lascia intendere indirettamente che questo soggetto è un' autentica carogna.*"Dottor Azzecca-garbugli"
L' avvocato delle cause perse, nel racconto del Manzoni è un leccapiedi, siede con i commensali del temutissimo Don Rodrigo. A quanto pare ha uno scarso quoziente intellettivo poiché non riesce a inquadrare le situazioni per come realmente sono.*"La monaca di Monza"
I realtà Gertrude era il suo vero nome; Nacque in una nobile famiglia benestante ma divenne suora costretta dal volere della sua famiglia. Anche su di lei lo scrittore dedica un capitolo per raccontare cosa si nasconde dietro la sua burbera tonaca. Niente vocazione, solo tanta rabbia. Sarà lei ad accogliere Lucia e sua madre per un certo periodo, poiché le mura del suo convento erano ritenute inespugnabili.*"Cardinale Federigo Borromeo"
Egli era un personaggio molto amato da popolo, perché a differenza della maggior parte del clero di quell' epoca a lui interessava davvero della sorte altrui. Il suo aiuto si rivela davvero indispensabile per la svolta della storia.*"L' Innominato"
E' un personaggio da tutti temuto e rispettato, per sino i bravi e i loro mandanti come don Rodrigo non oserebbero mai contrastarlo. La sua figura si affaccia nel racconto come l' antagonista che darà per sempre una svolta alla storia, in maniera negativa. Egli però davanti agli occhi pietosi di Lucia non riesce a scatenare la sua ira e all' improvviso cambia, mostrando a tutti che in realtà ha un cuore e che anche i "cattivi" hanno del buono...basta saperlo tirare fuori.
LA TRAMA
Il romanzo inizia con la descrizione dei luoghi in cui si svolgerà la storia. Don Abbondio era di ritiro dalla sua passeggiata serale e incontra i bravi che gli impongono di non celebrare le nozze tra Renzo e Lucia. Il Manzoni descrive il carattere pusillanime del curato. Quando torna a casa don Abbondio racconta tutto a perpetua. Il prete parla con Renzo e gli dice che il matrimonio è rimandato, ma quando il ragazzo incontra Perpetua ella racconta tutto. Renzo dice tutto alla sua ragazza annullando la festa. Lucia rivela la persecuzione di don Rodrigo e il suo fidanzato consigliato da Agnese la suocera va dall' avvocato Azzecca-Garbugli, ma ritorna deluso a casa delle donne. Intanto Lucia e sua madre fanno chiamare Fra Cristoforo.
Di quest' uomo lo scrittore narra la vita, le sue nobili origini, e un duello mortale in cui viene ucciso il suo maggiordomo, per salvare la vita sua. Chiusa questa parentesi l' autore torna a parlare degli eventi che non sono a favore ei protagonisti, infatti fra Cristoforo si reca a casa di don Rodrigo per parlargli della situazione di Lucia, ma non ha un buon esisto. I due ragazzi tentano comunque di sposarsi programmando un matrimonio a sorpresa per don Abbondio, ma quest' ultimo lo sventò.
Ai due aspiranti sposi non resta che la fuga, insieme alla madre della sposa scappano a Pescarenico, dove le loro strade si separeranno: Renzo andrà a Milano e Lucia a Monza con la madre. a Monza le due donne trovano rifugio e ospitalità nel convento della Monaca di Monza, ma ben presto i bravi di don Rodrigo rapiranno la fanciulla, quando sua madre si allontanerà da lei. Nel frattempo Renzo è scappato a Milano, dove per un equivoco viene arrestato ed è costretto a chiedere asilo da suo cugino Bortolo, in un paesino adiacente all' Adda. Intanto don Rodrigo chiede aiuto a suo zio, un conte di grande importanza il quale fa in modo che padre Cristoforo si allontani dalla città e non interferisca più nelle sue brame.
Lucia quando fu a casa dell' Innominato, non fu trattata male anzi, l' Innominato mostrava molta compassione nei suoi confronti anche se tentava di celarla. Nel frattempo nella città era arrivato il cardinale Federigo Borromeo, un uomo amato da tutti al quale l' Innominato decide di rivolgersi. Il cardinale, al contrario di don Abbondio aveva a cuore la situazione di tutti e la sua scelta di vita era un vocazione e non una convenienza. Egli accettò di parlare con l' Innominato, aprendogli il cuore e rassicurandolo. Programmarono insieme la liberazione di Lucia. A questo piano deve prendere parte il curato fifone. Lucia si incontra con sua madre e vanno a stare a casa della moglie di un sarto. Lucia non sa di aver cambiato per sempre la vita di un uomo: l' Innominato divenne un' altra persona.
Purtroppo però il sogno di sposarsi non può più avvenire. Agnese scopre che sua figlia nei giorni di prigionia a casa dell' Innominato, fece voto di castità per essere liberata. Intanto Renzo era riuscito a fa avere sue notizie ad Agnese la quale rivela gli rivela che non può più sposare sua figlia ha fatto voto di castità, ma ciò non sembra scalfire il ragazzo sempre intenzionato a sposare Lucia.
Mentre Lucia viveva la sua situazione tragica anche la sua città le faceva compagnia, una grave carestia seguita da un' epidemia di peste, dalla quale pochi ne uscirono sani e salvi. A salvare maggior parte della gente fu proprio l' Innominato il quale aprì le porte del suo castello a chi volesse scampare dalla malattia. Alla peste non sfuggì neanche don Rodrigo il quale fu consegnato con l' inganno ai monatti. Renzo nel frattempo giunge al lazzaretto dove si trova Lucia. I due innamorati parlano della questione del voto, e lei fa capire al suo fidanzato che ha intenzione di rispettare il suo voto. Ma fra Cristoforo le spiega che lei essendo già promessa sposa di Renzo, se lo volesse, potrebbe sciogliere il voto, cosa che poi avviene.Purtoppo però il prodigioso frate muore per via del il contagio.
La storia si conclude con il lieto fine infatti i sue giovani ragazzi convolano a nozze come previsto.
LE MIE IMPRESSIONI
Non esiste capolavoro migliore di questo, Manzoni ha scritto un in cui dice a un popolo oppresso e diviso dagli stranieri di unirsi. Forse il più grande messaggio subliminale della storia della letteratura. Non c'è nemmeno bisogno di parlare di quelli che potrebbero essere gli insegnamenti da trarre da questa storia, perché credo che il racconto (per quanto subliminale possa essere) alla fine sia molto chiaro, non credete anche voi?