Il Diavolo veste Prada (D. Frankel - USA 2006)

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... Il film è ambientato spesso nell'ufficio della direttrice, proprio perché, come detto, il tema centrale è il rapporto di lavoro; si affronta il tema delle pressioni psicologiche, passando dalle ripetute e palesi mancanze di rispetto (vediamo sempre Miranda gettare con disprezzo i suoi soprabiti ... Leggi l'opinione





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Una Opinione di icobox su Il Diavolo veste Prada (D. Frankel - USA 2006)
17.11.2007


La valutazione di questo autore:   


Vantaggi: una Meryl Streep da antologia, nel complesso una divertente, leggera commedia
Svantaggi: in alcune scene cade nel banale

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Opinione completa

L'intraprendente Andy Sachs (Anne Jacqueline Hathaway) piomba a New York munita di tanta ambizione e determinazione di divenire una brillante giornalista.
Supera, in modo un po' inspiegabile, il colloquio per il posto da seconda assistente della direttrice del rinomato magazine Runway, tale Miranda Priestley (Meryl Streep).
Si troverà così ad affiancare un'instabile e psicologicamente provata ragazza, Emily (Emily Blunt) in un ruolo difficile, alle dirette dipendenze dell'incontentabile Miranda; tra le due appare subito evidente una differenza: per Emily quel posto significa la vita, mentre per Andy si tratta solamente di un lavoro a tempo determinato, che le permetterà di maturare un'importante esperienza la quale renderà il suo curriculum molto più appetibile, capace di aprirle molte porte nel mondo del giornalismo.
Andy si prefigge di stare alle dipendenze di Miranda per un anno, ma sarà molto dura resistere alle pressioni costanti e alle richieste assurde che le verranno ordinate quotidianamente; gli insostenibili ritmi ai quali dovrà dedicare ogni minuto delle sue ventiquattro ore, forgeranno, modificandolo, il suo carattere o Andy rimarrà sempre la solita ragazza acqua e sapone?

Tutti ormai sanno che questo film è tratto dall'omonimo romanzo di Lauren Weisberger, riproponendo sul grande schermo il successo mondiale di questo libro.
Andy si presenta subito in maniera ridicola agli occhi di Miranda; al primo colloquio e nei primi giorni in cui presta servizio presso la prestigiosa rivista modaiola Runway, sfodera una serie di maglioni e gonne altamente fuori; ma, pian piano, muterà in lei qualcosa, salirà nella sua mente l'idea di vedersi apprezzata come persona e come dipendente, crescerà la voglia di apparire.
La sua metamorfosi si indirizzerà dapprima verso un deciso cambio di look: aiutata dal simpatico Nigel (Stanley Tucci), rinnoverà il suo guardaroba, il suo taglio di capelli sarà sempre perfetto, riuscirà addirittura a perdere una taglia, puntando verso quella 38 che sembra essere identificativa del paradiso mondano e dell'accettazione sociale.
Anche interiormente in Andy qualcosa cambia; contestualmente al cambio esteriore, inizierà a mettere Miranda davanti a tutti, sacrificherà la sua vita privata, scucendo un solido e affiatato rapporto con un dolce e volenteroso ragazzo, Nate (Adrian Grenier). Iniziamo a vedere la protagonista più cinica, più donna in carriera, sfrontata e con minori principi morali; rimarrà sempre una ragazza corretta, però è percettibile un cambiamento nel suo modo di comportarsi.
E' questo il risultato della forte influenza alla quala si fatica a porre una barriera.
Per Andy la vita era semplice, tranquilla, pur avendo una determinazione che le faceva apparire chiaro cosa voleva raggiungere e dove arrivare. Dopo aver incrociato la strada con Miranda, si trova catapultata in un mondo completamente diverso dal suo; andare a vivere in una grande città, frequentare una schiera di personaggi, diversa dagli abituali e puri amici, molto in vista, scalare posizioni e gerarchie lavorative, intravedere una breccia di stima da parte del capo, sono situazioni che hanno un fascino che può abbagliare e fare allontanare quelle che prima venivano considerate certezze, può far spostare e sollecitare il proprio mirino di vita.
In questo modo Andy perde di vista la propria dimensione, finisce per annebbiare i suoi sentimenti, allontanandosi dal suo comprensivo e lucido boy-friend, facendolo scivolare via, lentamente, dalle proprie mani, ormai, forse, troppo curate e raffinate per un semplice cuoco.
Ma nei film (e non sempre nella vita) c'è anche il tempo per fermarsi, per tornare indietro, resettare, riflettere e comprendere quale sia la via giusta da seguire, perché è facile avere bene in mente quali siano i propri, moralmente corretti, obiettivi se non si è mai provato, almeno una volta, a salire i gradini che, si pensa, possano condurre verso quello che per molti rappresenta il vero benessere, quello per cui (riprendendo una frase del film) "gli altri vorrebbero essere noi".

In anni in cui si parla spesso di mobbing questo film parte proprio dal rapporto titolare - dipendente, dalle pressioni che ne derivano e dalla speranza di ricevere una minima gratificazione per un lavoro svolto nella maniera corretta, dalle tante delusioni che si possono provare per il non essere mai considerati come persona, al porsi come obiettivo quello di soddisfare tutte le richieste che pioveranno sulla propria testa in qualsiasi momento e in ogni forma.
Il film è ambientato spesso nell'ufficio della direttrice, proprio perché, come detto, il tema centrale è il rapporto di lavoro; si affronta il tema delle pressioni psicologiche, passando dalle ripetute e palesi mancanze di rispetto (vediamo sempre Miranda gettare con disprezzo i suoi soprabiti nella scrivania di Andy), all'importanza di gesti piccolissimi, che hanno però un peso determinante (quando Andy supera nella graduatoria di Miranda la povera Emily, i soprabiti verrano elegantemente scaricati nella scrivania di quest'ultima).
In un ambiente del genere è quasi scontata la serrata per partecipare alle rinomate giornate mondiali della moda a Parigi; dovrebbe essere Emily ad accompagnare Miranda, ma, ovviamente, qualcosa non va per il verso giusto, e Miranda, che vive e gode nel poter partecipare e alimentare situazioni del genere, esige che sia Andy ad accompagnarla e decide, inoltre, che sia lei stessa a dare la notizia alla spremuta Emily.
Questo è solo un esempio della perfidia di Miranda, donna al cui passaggio tremano tutti i muri, sicuramente dotata di enormi potenzialità, una manager capace di sopportare le tensioni, di costruirsi una barriera a protezione della sua figura, figura alla cui base vi è una solida apparenza di potenza.
Ma vediamo anche Miranda lasciarsi andare, per la verità molto brevemente, ad un piccolo momento di defaillance personale dove abbozza una possibile apertura, parziale, di uno scorcio della sua vita privata; è un attimo in cui si mostra come un essere umano con annessi i sentimenti.
Alla fine il personaggio di Miranda si rivela molto ambiguo e non si dimostra una persona maligna; difatti tralascia alcune situazioni in cui avrebbe le ragioni per inscenare una bella ramanzina alle sue dipendenti, e nel finale rimane quasi compiaciuta, mostrando un lieve sorriso, nell'apprendere la scelta di Andy.

Passando alla parte interpretativa devo fare i miei complimenti ad una superba Meryl Streep, che fino ad ora rappresentava per me un'attrice modesta, non capace di entusiasmarmi (per la verità ho visto pochi film in cui ha recitato); invece con questo lavoro dimostra una maturità superlativa, ci fa vedere una sicurezza che trasuda dal suo personaggio; vestita e pettinata in modo eccelso, riesce a mettere tutto il suo talento, soprattutto negli occhi e nella bocca che hanno la capacità di formare e creare la giusta fisionomia di tale Miranda Priestley. Una mimica facciale pronta a divenire un simbolo.
Alla fine il personaggio di Miranda è sublime. Meryl Streep si supera in questa prova, risulta impeccabile, magnetica, cinica, furba, silenziosa, ma dittatrice, falsamente disattenta ma con occhi da ogni parte del corpo.
Molto adatta anche la voce della doppiatrice italiana; tutti aspetti che danno vita ad un connubio perfetto.
Il secondo accenno spetta a Stanley Tucci, l'effeminato (e probabilmente gay) uomo di fiducia di Miranda; è il supporto necessario per Andy nel momento più critico, l'unico che mostra una qualche parvenza di umanità in un complesso di granitiche figure; sa essere anche spietato e chiaro con le parole, ma si intravede sempre la sua dominante buona fede e semplicità.
Il suo personaggio permette di affrontare il tema dell'ingratitudine: alla cena di galà, al termine delle sfilate parigine, si aspetta una più che meritata promozione, ma Miranda, abile nel manovrare i giochi di potere, saprà trarre il maggior beneficio personale anche da questa situazione. In questo contesto il buon Tucci raggiunge l'apice della sua prova.
Mi sono piaciute le due assistenti, anche se preferisco Emily Blunt che riesce ad interpretare molto bene la parte della ragazza paranoica e al limite dell'isterismo, che fa buon viso a cattivo gioco, sempre pronta a dispensare una valanga di sorrisi finti ad un mondo spesso finto.
Sicuramente non eccelsa la prova di Anne Hathaway, che non reputo pienamente convincente e soddisfacente; si poteva lavorare meglio sul suo personaggio, anche se merita comunque la sufficienza.

Purtroppo non ho il termine di paragone del libro, e me ne rammarico, ma posso dire che il film rappresenta una commedia carina, leggera e scorrevole che riesce a far emergere il significato che vuole dare.
Concludo dicendo che mi dispiace assistere sempre più frequentemente ad un certo tipo di finale standard che, inesorabilmente, sfocia nella solita e facile banalizzazione nella scena in cui Miranda si volta per cercare Andy, che invece, riprendendo pieno possesso dei propri valori e della sua coscienza, ha girato i tacchi andando dalla parte opposta; scena che francamente mi ha stancato.

Un film di David Frankel.
Con: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Simon Baker, Emily Blunt, Adrian Grenier. Genere: Commedia
Durata: 109 minuti
Produzione: USA
Anno: 2006.   
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11.09.2006

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