DIAVOLO DEI MIEI STIVALI
15.10.2006
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Fantastico: scrivo dopo due anni su Ciao Cafè e già un'opinione censurata? Ora mi ricordo perchè n...
Iscritto da:13.05.2006
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Raccontare Il Diavolo veste Prada è questione di pochi secondi: la giovane Andy Sachs, una laurea in tasca e voglia di emergere come giornalista viene miracolosamente assunta in un magazine, il Runway, come assistente personale della direttrice, l'algida ed elegantissima Miranda Priestly. E' dura la vita di Cenerentola. Deve correre a rotta di collo per procurarsi un inedito di Harry Potter per le impossibili figliole della Priestly, deve soccombere ad ogni richiesta bislacca del capo, pena la perdita del lavoro. La contropartita è vivere una vita immersa nei tessuti, nelle sfilate, nei diktat della moda. In questo castello incantato che è la frenetica vita delle fashion addicted Andy dimentica i suoi valori, si allontana dal giovane fidanzato e dai suoi amici. Ma i buoni sentimenti prevalgono e la giovane Cenerentola recupera il senno, tornando fra le braccia dei suoi affetti, sotto l'occhio quasi umido di una Miranda che ritrova la sua umanità (per cinque secondi netti). Cenerentola piace a tutti, è una cosa indiscutibile. Il cinema ha saccheggiato la favola producendo a volte pellicole che sono rimaste nella storia del cinema. La mia personale Cenerentola la girò Frank Capra, dandole il volto e l'eleganza di Bette Davies in "Angeli con la pistola" del 1961. Poi venne "Una donna in carriera", in cui una Melanie Griffith gareggiava con una inedita Sigourney Weaver. Fu una commedia che graffiò quegli anni, per eleganza certo. La commedia ha questa peculiarità. Deve essere elegante, ed è per un attore una scommessa pericolosissima. Interpretare una brutta commedia costò a molti attori un lungo purgatorio nella carriera. In definitiva l'unico al mondo che passa indenne attraverso commedie e commediole brutte da non credere, è Robert Deniro.
In "Il diavolo veste Prada" abbiamo tutti gli ingredienti per la torta: una sceneggiatura decente (tratta dall'omonimo best seller di Lauren Weisberg), un regista che di glamour ha fatto il suo pane quotidiano (David Frankel, firma di alcuni episodi della serie Tv Sex and the City), una perfida caricatura della direttrice di Vogue, Meryl Streep (bellissima e incarognita, una matrigna di Biancaneve con ghigni quanto basta), una Cenerentola molto somigliante alla Roberts, Anne Hathaway (Cappuccettp rosso e gli insoliti sospetti. I segreti di Brokeback Mountain). C'è anche il lievito giusto: l'art director immancabilmente gay, interpretato dal bravissimo Stanley Tucci (Slevin - Patto criminale, Robots, Shall we dance? The terminal). Ma le torte per riuscire alte, soffici hanno bisogno di un buon forno, con calore diffuso. Il forno de Il diavolo veste Prada è freddo, esce una pizza malmostosa, pesante da digerire, con l'ultimo quarto d'ora da dimenticare. Non c'è nulla di peggio del messaggio moraleggiante in una commedia che dovrebbe e vorrebbe essere graffiante, ma che di acuminato ha solo il tacco della scarpa nella locandina. A partire dalla colonna sonora (molto Madonna, qualche spruzzata di Bono), a un facile e scontato sorvolo sull'anoressia da settimanale popolare, alle apparizioni totalmente inutili (Valentino, Jerry Hall, Heidi Klum), ai costumi strepitosi, ai dialoghi talvolta irresistibili (grazie soprattutto a Stanley Tucci, che con la Streep tiene sulle spalle questo film). Proprio i dialoghi e le caratterizzazioni di Tucci salvano questo film dalla mediocrità assoluta. Film che vorrebbe essere uno spaccato degli anni '80 e '90, con citazioni anche di un certo interesse, come Wall Street e Eva contro Eva, non riesce ad uscire dalla palude della serialità tutta televisiva che contraddistingue serie come Desperate Housewives e lo stesso Sex and the City. La regia non graffia, ma scalfisce per poi riparare i danni subito dopo, come quelle beghine che peccano scappando dal parroco un attimo dopo. Un attimo di troppo di pentimento, una pesantezza di cui avremo volentieri fatto a meno, perlomeno chi è passato indenne e senza troppi danni dal rampantismo femminile che ha trasformato donne capaci in bull dog con gonna di Galliano e pochette di Gucci.
Scheda The Devil wears Prada
Commedia, USA, 2006
Regia David Frankel
Cast Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt, Adrian Grenier
Fotografie per Il Diavolo veste Prada (D. Frankel - USA 2006)
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Le valutazioni dell'Opinione
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09.09.2009 12:57
Io non ho alcuna competenza in termini cinematografici. Ho infatti trovato tale pellicola molto piacevole e ben fatta. Meryl Streep è strepitosa, mentre Anne Hathaway, con la sua bellezza morbida, tondeggiante e quasi materna, fa la sua elegante figura. Il mio è un giudizio totalmente personale. Nei film non potrò mai essere obiettiva. :D Ciao!!!
31.10.2007 03:25
inutile
16.10.2007 12:43
approvo e sottoscrivo, un film profondamente triste e una opinione azzeccata a cui non posso non dare un bel 'Eccellente'!