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Il Milione (Marco Polo)

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IL viaggio.

5  01.02.2007

Vantaggi:
Opera immortale .

Svantaggi:
Lettura non facile .

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Su di me: "Una delle cose che fa perdere più tempo è avere un nemico " (E.B. White). - Ciao non è Do...

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E' tempo di tornare nel passato, quando viaggiare non era impresa né semplice né facile. Uno dei più grandi viaggiatori di sempre è Marco Polo: figura quasi mitica, eppure reale. Un libro raccoglie le sue strabilianti esperienze: anche il volume, come il protagonista, visse molte avventure, prima di giungere sino a noi. Possibile quindi non leggerlo? Domanda retorica.
Apriamo "Il Milione".

═≈ LA VITA DEL LIBRO ≈═
La questione del significato del titolo si risolve facilmente: nessuna allusione all'incredibile numero di esperienze vissute. Semplicemente, la parola Emilione, soprannome attribuito ai Polo, ha perso la prima lettera. Ma è un libro con tanti altri titoli. E' conosciuto anche come "Le divisament dou monde" (La descrizione del mondo) e "Livres des merveilles" (Libro delle meraviglie). Per capire la ragione di questa molteplicità di titoli dobbiamo conoscere la storia del libro: anche i libri possono avere una vita!

Marco Polo (1254-1324), tornato dalla sua più che ventennale esperienza in Oriente, non se ne stette tranquillo a Venezia… Risultato? Cadde prigioniero degli avversari, i Genovesi, nel 1298 e, suo malgrado, fu costretto all'inattività in cella. La sua mente, però, non poteva di sicuro essere trattenuta: la tradizione lo presenta mentre detta le sue memorie al compagno di cella, Rustichello da Pisa. Il destino aveva fatto incontrare un viaggiatore ed uno scrittore.
Marco Polo, mercante prima e inviato del Khan poi, era pratico di scritti amministrativi e trattati diplomatici, documenti che hanno uno stile che sarebbe risultato poco interessante per eventuali lettori. Rustichello poteva invece rendere al meglio le sue esperienze. Difficile quindi che si sia trattato di una vera e propria dettatura; più probabile il passaggio di appunti, integrati da racconti, poi rielaborati.
Rustichello scrisse in un francese contaminato da italianismi, lingua che permise la diffusione nelle nostra penisola delle opere d'Oltralpe, denominata franco-italiano (o anche franco-veneto, in quanto il Veneto fu la regione più attiva nel portare in Italia tali scritti). L'originale purtroppo è perduto. Ma i racconti di Marco Polo affascinarono la gente, mercanti ed ecclesiastici (Polo era investito anche di una missione papale, oltre che un cristiano attento alle altre religioni), che li utilizzavano praticamente; per non parlare di chi li leggeva solo per diletto. Fiorirono quindi le edizioni, ad opera dei copisti, in tante lingue e dialetti, anche se spesso ognuno rimaneggiava a modo proprio, non riportando fedelmente lo scritto (erano frequenti pure gli errori di traduzione, con equivoci sul significato delle parole, talvolta divenuto oscuro). Chi cerchi di ricostruire l'originale, affronta un'impresa titanica. Gli studiosi (in particolare Luigi Foscolo Benedetto, che pubblicò il "suo" volume nel 1928) hanno quindi individuato le opere più attendibili: uno scritto latino (incompleto), il codice francese 1116 della Nazionale di Parigi (redatto in franco-italiano), l'opera di Gregoire in francese (XIV secolo) ed una versione toscana. Non ci resta che scegliere una di queste edizioni o affidarci a chi ne ha tratto, con pazienza certosina, un libro, confrontandole, correggendo gli errori, ma agendo sui testi con delle scelte personali… Oppure ancora munirci di più edizioni, commentate, per costruire da soli il nostro Milione. Non è affascinante dare quasi vita, da soli, ad un libro? Anche se di sicuro serve un pizzico di impegno.

═≈ I MIEI VOLUMI ≈═
Sì, il mio primo incontro con "Il Milione", risale a qualche tempo fa, un libro della Mursia per ragazzi, con tanto di illustrazioni (provenienti dalle matite di un grande come Dino Battaglia). Il volume, detto tra di noi, non mi colpì molto: luoghi e persone mi apparivano strani, lontani, le avventure non mi sembravano poi così affascinanti, le stranezze individuate da Marco Polo (come ad esempio la carta moneta) per me erano cosa assolutamente normale. Prova di questo scarso interesse è che il libro si è conservato in perfette condizioni, non è stato sfogliato spesso. :-D Naturalmente mi sbagliavo…
Di recente, si è riacceso il mio interesse per la Cina: ho, quindi, ripescato in biblioteca "Il Milione" e… mi ha deluso (di nuovo): ma per motivi diversi. Stavolta avvertivo un senso di vuoto, come se mancasse qualcosa. In effetti si tratta di un riadattamento, scritto in maniera discorsiva, per interessare i ragazzi (o almeno tentare di farlo), e privo di parecchie parti (censurate, naturalmente, tutte quelle con riferimenti ad abitudini e costumi sessuali, ma manca anche l'accenno ai tatuaggi del cap. 123: strane scelte…). Eccomi quindi in libreria, alla ricerca di una degna edizione. Tale mi è sembrata quella de "I meridiani Collezione" Mondatori (n. 42, edizione del giugno 2006), in vendita a 12,90 Euro. Le pagine sono 708, cui se ne aggiungono alcune con numerazione romana, che racchiudono introduzione e biografia di Marco Polo.
Il volume ha un ottimo aspetto. E' impreziosito da una custodia in cartoncino

Fotografie per Il Milione (Marco Polo)
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Il Milione (Marco Polo) Fotografia 3326730 tb
1
e protetto da una sovra copertina trasparente. La scrittura, considerate le ridotte dimensioni del libro, è piuttosto minuta: non tale da perderci la vista, comunque. La carta usata è abbastanza leggera, ma non si rovina con la lettura. Molto utili le due fettucce segnalibro, che permettono di seguire in parallelo edizione toscana e francese.
L'Introduzione (di Cesare Segre) è indispensabile per la piena comprensione del testo; inquadra l'autore, il libro e fornisce una marea di informazioni. La completa una sintetica biografia di Marco Polo.
Si presentano poi l'edizione toscana (curata da Valeria Bertolucci Pizzorusso nel 1975) e, di seguito quella franco-italiana. Ammetto che seguire la seconda stesura, senza una conoscenza della lingua francese, è quasi impossibile: e la prima stesura è imprecisa e contiene errori. Il volume però presenta uno straordinario apparato di note, che accompagnano il racconto, per seguire in parallelo le due versioni, includendo anche la versione latina, e per correggere gli svarioni.
Il testo è diviso in capitoli, individuati da numeri arabi nell'edizione toscana, romani in quella francese. Sul margine sinistro altri numeri permettono di individuare velocemente una frase. L'edizione francese presenta sempre capitoli titolati, quella toscana omette alcuni titoli.
Troviamo, per finire, la Nota al testo, che approfondisce le vicende delle varie stesure dell'opera e conclude indicando le differenze rispetto all'Edizione Benedetto; la Bibliografia; gli Indici (un utilissimo elenco dei termini storici e geografici, con le coordinate per rintracciarli nel testo ed una breve spiegazione; a chiudere, il classico Indice Generale).

═≈ LA MIA LETTURA ≈═
Non possedendo molte nozioni di francese, mi sono dedicato alla lettura della versione toscana. Naturalmente senza dimenticare le note e quindi andando spesso a sbirciare la versione francese ( che diviene tutto sommato comprensibile, quando si conosca già il senso delle frasi).
I primi 18 capitoli sono una sorta di introduzione. Dopo il proemio (cap. 1), seguiamo le vicende di Niccolò e Matteo Polo, spintisi in Oriente e contattati dal Khan Qubilai (il "Grande Cane"). Nel capitolo 9 compare il quindicenne Marco, che seguì i famigliari nel viaggio successivo. Il giovane, intelligente e curioso, imparò alcune lingue alla corte del Khan, che lo mise alla prova in una missione (cap.15). La perizia, di cui Marco diede prova nello svolgimento del suo compito, lo rese degno della stima di Qubilai, che gli affidò numerosi altri incarichi e gli attribuì tanti onori, suscitando l'invida dei cortigiani. A malincuore, il Khan lasciò tornare i Polo a Venezia (pare che Marco sia stato presso di lui tra il 1271 ed il 1295), non prima di aver loro affidato un'ultima missione.
Dal capitolo 19 entriamo nella vera e propria descrizione dei luoghi visti (e non visti), in gran parte identificati dagli studiosi. Non un semplice e pesante trattato geografico, ma un incontro di culture diverse… con grandi novità, come l'olio che arde (cap. 21) e la smentita alle dicerie sulla salamandra (cap. 59).
Il capitolo 63 segna l'inizio della sezione dedicata al popolo tartaro. Si parte con la grande impresa di Gengis Khan (cap.64), che costruì l'impero. Marco Polo descrive poi il modo di vivere dei Tartari: la loro esistenza nomade al seguito del bestiame, la religione, l'abbigliamento, il comportamento in battaglia, la giustizia ed altro ancora.
Con il capitolo 70 si torna, diciamo, in carreggiata: riprende la descrizione dei luoghi. In realtà ormai è sempre più presente una figura: si parla della passione per la caccia, dei palazzi, ma anche della magnanimità del "Grande Cane". Marco Polo rompe, quindi, ogni indugio e, a partire dal capitolo 75, decide di parlare esclusivamente di lui, " lo signore degli signori."
Apprendiamo subito che, dopo essere divenuto imperatore, abbandonò le battaglie per dedicarsi alla cura del suo regno: tranne in un caso, la rivolta di Naian: la sollevazione di un uomo creduto fedele, andava punita rapidamente, un monito per chi avesse tentazioni simili. E chi si fosse invece dimostrato degno della fiducia ricevuta, avrebbe goduto di grandi onori.
Marco Polo, poi, affronta il lato privato del Khan (dal cap. 81): lo descrive fisicamente e parla delle sue mogli (e delle amiche…) e dei suoi figli, tutti (ovvio) saggi e capaci, al pari del padre; disserta delle sue dimore, delle sue abitudini, delle sue passioni. Per passare, in seguito, alla cura dell'impero: leggiamo della carta moneta, della rete capillare di stazioni di posta per assicurare la rapidità dei messaggi, dell'assistenza alla popolazione con problemi economici e di altro ancora.
Dal capitolo 104, fino al capitolo finale, il 209, si monta di nuovo idealmente in sella, accompagnando Marco Polo in un'ambasciata da Pechino verso il Tibet e ritorno. Si raggiungono anche altri luoghi, abbracciando lo spazio compreso tra il Giappone e la costa orientale dell'Africa; dal Sud dove "sono tutti neri e vanno ignudi" (cap.187), al Nord dov'e "grandissima freddura" (cap. 204). Si conclude il viaggio tra paesi e popoli mai visti.

═≈ IMPRESSIONI E CONCLUSIONI ≈═
"Il Milione" è un'opera complessa, non solo per la difficoltà di ricostruire l'originale. E' una complessità anche di natura, un libro in cui confluiscono tanti aspetti: il resoconto dei viaggi, ma anche la voglia di raccontare l'incredibile; le descrizioni geografiche e storiche, raggiungendo toni quasi epici nella narrazione delle battaglie, ma anche il trattare gli usi e costumi della gente incontrata o le leggende.
Il contenuto dei capitoli non rispetta regole precise. In genere, non mancano mai le notizie più preziose per i mercanti, ovvero quali fossero le merci da acquistare in un determinato luogo; spesso si affronta il problema della sicurezza (chi governava, la presenza di predoni…); frequente anche la menzione del culto praticato. Non è raro, però, trovare cenni alle abitudini delle popolazioni, con un'attenzione per gli aspetti più curiosi, che naturalmente hanno colpito Marco e sono rimasti impressi nella memoria, ed ai nuovi animali incontrati; si parla anche di monumenti e storie/leggende raccontate, che rendono piacevole la lettura. Lo sprone a non staccarsi dalle pagine è fornito da una piccola astuzia: spesso un capitolo termina con una breve anticipazione del contenuto di quello successivo.
Anche il modo di narrare varia: in genere si preferisce la terza persona (Marco vide, fece…), ma si può passare all'impersonalità e al noi (Rustichello e Polo insieme oppure un plurale maiestatis?).

Nel Medioevo era consuetudine scrivere libri su luoghi mai visitati, semplicemente basandosi su altri scritti illustri: Marco Polo parte da fonti celebri, che conosce, ma la maggior parte dello spazio è riservata alle sue esperienze. Non tutte dirette, ahimè: all'inizio del libro si precisa che sono inclusi racconti uditi, seppure portati da "persone degne di fede". E' per questo che Marco Polo non si fa scrupoli a descrivere paesi in cui non è mai passato, come il Giappone. Però, pensandoci bene, descrivere fatti di cui non si possiede conoscenza diretta, preoccupandosi di verificare l'attendibilità delle fonti, non è quello che fanno spesso anche i giornalisti?
Chissà se Marco Polo era consapevole della sua grande responsabilità: il suo libro fu un testo fondamentale per i posteri, Cristoforo Colombo lo studiò per il suo viaggio verso le Indie.

Tutto sommato era una novità per l'epoca: ben pochi prima di lui si erano preoccupati di parlare di cultura e religione ad esempio… E nessuno poteva vantare un rapporto privilegiato con il Khan Qubilai.
E Marco Polo esprime tutta la sua riconoscenza, esaltando la figura dell'imperatore. Parte dalle imprese dell'antenato Gengis Khan e giunge poi a magnificare il suo operato. Una figura assolutamente priva di difetti diventa (proprio per questo) poco credibile, ed è uno dei limiti de "Il Milione", a mio parere: non avere saputo (o voluto?) ritrarre la vera personalità di Qubilai Khan, anche se difficile da afferrare. Senza contare che Marco Polo quasi ignora, invece, le persone a lui più vicine, come i suoi compagni di viaggio, di certo ritenuti poco interessanti. Ovviamente questo colpisce solo la sensibilità di noi lettori moderni e smaliziati.
Leggendo attentamente, però, si nota che la vita di Qubilai era tutto fuorché serena: anche dimenticando la rivolta di Nanian, a Pechino vigeva il coprifuoco (cap. 84) ed imponente era il dispiegamento di forze. Marco Polo precisa che non si trattava di paura (ci mancherebbe! :-D), ma di un segno di rispetto per il Khan e della necessità di tutelarsi dai furti. Ed il saggio Qubilai (sempre cap. 84), per un vaticinio che preannunciava sollevazioni, obbligò gli abitanti della precedente capitale a traslocare in una nuova città… Forse, in questo caso, si tenta di mascherare il pugno dei ferro dell'imperatore, attribuendo il suo operato alla superstizione.

Il viaggio dei Polo si svolse nel periodo in cui le Crociate erano agli sgoccioli (l'ottava si svolse tra il 1270 ed il 1291); si recarono dal Khan anche con il compito di svolgere una missione papale (Qubilai aveva espresso il desiderio di conoscere meglio il cristianesimo e di ricevere in dono dell'olio della lampada del Santo Sepolcro di Gerusalemme).
Marco Polo è cristiano, anche se la sua fede non emerge chiaramente dalla narrazione (in sostanza non lo cogliamo in preghiera, ma è molto attento ai luoghi sacri e ai racconti riguardanti tematiche religiose, come l'Arca di Noè, al cap. 21, o le Tombe dei Magi, al cap. 30). Si nota spesso che reputa i seguaci di Maometto dei nemici: ladri, predoni, rozzi… per non parlare degli idolatri, spesso legati al diavolo ed alla malvagità (e non manca mai di indicare la loro pratica di bruciare i morti, divenendo finanche ripetitivo). Quando non ne può dire male, ne parla, ma non si trovano parole di elogio, anche se magari apprezza la qualità dei prodotti di un certa regione. Anzi avverte sempre della presenza di "saracini" in un territorio, per evitare problemi. La situazione forse arriva all'eccesso quando presenta il Khan interessato al cristianesimo: avrebbe affermato che quella era la legge migliore e che il culto degli idoli, seguito nella sua terra, era tutta opera del diavolo (cap. 7). Quasi certamente Qubilai avrà usato parole di elogio nei confronti della religione dei Polo per ottenere più facilmente ciò che richiedeva (l'invio di prelati e l'olio della lampada del Santo Sepolcro); ma, se si esclude la possibilità di un'errata interpretazione del suo discorso, di sicuro non si sarebbe lanciato in tali affermazioni. E non mi è sfuggito (cap. 88) che durante i festeggiamenti per il Capodanno, il Khan, "contrario agli idoli", è riverito e adorato "come dio", testuali parole.
Significativo l'episodio della pietra di Samarcanda, tolta (non rubata :-D, notare l'uso sottile dei vocaboli) ai Saraceni e collocata nella Chiesa di San Giovanni Battista, alla base di una colonna portante. Obbligati a restituirla, i cristiani vengono salvati da un miracolo.
Magari, in questa esaltazione del cristianesimo, c'è pure lo zampino di qualche solerte copista…

Leggendo le parole di Marco/Rustichello non posso fare a meno di chiedermi se non sia tutto un po' troppo semplice: i Polo paiono riuscire facilmente a intessere buoni rapporti con chiunque e non trovano grossi problemi durante i viaggi. In realtà vengono taciuti (forse per timore che risultassero poco interessanti) i particolari del quotidiano, ad esempio come sistemarsi per la notte. Solo nei casi estremi, tipo l'attraversamento di deserti o di luoghi disabitati, viene consigliato di rifornirsi di cibo per un determinato numero di giorni. Da notare che, mentre condizioni atmosferiche avverse e fiumi ingrossati impediscono il viaggio, la guerra pare non essere un ostacolo (due frati al seguito della spedizione non proseguono, invece, proprio per questa ragione).
Non posso negare che la famiglia Polo doveva essere particolarmente abile nei commerci: e sapeva come conquistare le persone con preziosi regali o dimostrando grande rispetto. Ma un pizzico di fortuna è innegabile. Quanti occidentali riuscirono ad arrivare fino alla corte del Khan ed entrare nelle sue grazie?
Colpisce, ad ogni modo, l'affabilità e la cordialità con cui gli Orientali accolsero gli Occidentali, dimostrando di non avere pregiudizi nei confronti degli stranieri e di premiare le buone qualità, anche se possedute da chi ha aspetto e cultura diversi. Un messaggio universale, questo de "Il Milione". Anche se, detto tra noi, per i tartari era preferibile fidarsi degli stranieri piuttosto che dei cinesi, da poco sottomessi: sceglievano il male minore.

Elementi di modernità sono rintracciabili in molti aspetti. Nell'attenzione alla comunicazione, per esempio (cap. 97): il Khan si preoccupò di creare una rete efficiente di messaggeri, a cavallo ed a piedi, per poter trasmettere velocemente i suoi ordini e ricevere tempestivamente notizie dai più remoti angoli del suo impero. Per non dimenticare l'ordine di seppellire i morti al di fuori delle città (cap. 94), secoli prima dell'editto napoleonico di Saint-Cloud (1804). O il già citato uso della carta moneta (cap. 95), imposta però sotto la minaccia della pena di morte (!) per chi non si adattasse, e accompagnata da frequenti bandi, che obbligavano il popolo a consegnare gli oggetti preziosi al Khan, in cambio della sua carta moneta: modernità, ma fino ad un certo punto. Comunque esisteva anche un servizio di sostituzione delle banconote malridotte, che si pagava però con una trattenuta del 3% sul denaro cambiato.

Naturalmente sono soddisfatto dell'edizione Mondadori, anche se, forse per nostalgia del libro avuto da ragazzo, avrei gradito una cartina geografica, per seguire meglio gli spostamenti dei Polo (reperibile comunque facilmente in Rete). Per maggiore completezza, sarebbe stato interessante poter leggere interamente (e non "spezzata" tra le note) la versione latina de "Il Milione" e la sua traduzione ed avere a disposizione una legenda con la decodifica delle abbreviazioni usate.
Inoltre tra il capitolo 119 e il 120, l'edizione in toscano è priva di tre capitoli, presenti nell'edizione franco-italiana: si tratta di una battaglia del Khan contro un esercito forte di numerosi elefanti, sarebbe stato opportuno fornire una traduzione… Per questi ed altri brani dell'edizione franco-italiana, non esistenti nella versione in toscano, mi è giunto un insperato aiuto proprio dal libro della Mursia (anche se mutilato dalle censure di cui ho detto).

Un libro che è quasi una creatura viva, vario come pochi, che ognuno deve pazientemente costruire. E dove si trova tutto: geografia, storia, avventura, emozioni… Questo non è un viaggio, ma IL viaggio, la scoperta, che arricchisce chi lo compie, ma anche chi ne legge.

" … troppo sarebbe grande male s'egli non mettesse inn-iscritto tutte le meraviglie ch'egli à vedute, perché chi no·lle sa l'appari per questo libro."


Le Immagini.

1 - Mappa con il viaggi dei Polo: comprende sia l'itinerario compiuto da Niccolo' e Matteo, che il percorso compiuto insieme a Marco e gli spostamenti all'interno dell'impero di Qubilai.
2 - L'arrivo alla corte di Qubilai (olio su tela del 1863, opera di Tranquillo da Cremona).
Da 3 a 6 - Scene de "Il Milione" illustrate da Dino Battaglia.
7 - L'immagine sulla custodia in cartoncino del volume, edito da Mondadori, Meridiani Collezione.


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lucetta7

lucetta7

19.08.2013 16:22

Eccellente! Ho letto anch'io Il Milione in una versione per ragazzi ,anni fa...

Cri58

Cri58

09.02.2010 17:18

Ritornata..come promesso..io ho letto una edizione della Malipiero...complimenti per la tua bella opi e...a presto

Cri58

Cri58

14.01.2010 17:12

da ripassare..io ho letto un'altra edizione...bella spiegazione

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