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ANTONELLA ABBATIELLO Nasce a Firenze nel 1959. Vive a Roma, dove si è diplomata all'Accademia di Belle Arti con il grande Toti Scialoja. Ha illustrato sessanta libri per bambini e di molti di questi è suo anche il progetto e il testo.
HANS CHRISTIAN ANDERSEN Scrittore danese, è considerato uno dei massimi autori europei di letteratura per l'infanzia. Di famiglia umile, orfano a undici anni, a quattordici fuggì a Copenaghen, dove ebbe l'opportunità di studiare grazie all'aiuto di Jonas Collin, direttore del Teatro reale. Esordì in letteratura con poesie, racconti di viaggio, testi teatrali, e il romanzo L'improvvisatore (1831). Ma la vera notorietà gli venne dalle raccolte di Fiabe che pubblicò fra il 1835 e il 1872. Compì lunghi viaggi in Europa, Asia e Africa e fu autore fecondo, anche di resoconti di viaggio, come Il bazar di un poeta (1842). I 164 racconti per l'infanzia appartengono ormai ai classici della letteratura mondiale. Andersen seppe esprimere mirabilmente le emozioni più sottili e le idee più fini attraverso un uso equilibrato del linguaggio corrente e delle espressioni popolari, passando senza difficoltà dalla poesia all'ironia, dalla farsa alla tragedia, dal quotidiano al meraviglioso. I temi delle fiabe sono attinti in parte dalla tradizione popolare nordica (I cigni selvatici, Il piccolo Claus e il grande Claus, La principessa sul pisello), in parte dalla storia e dalla vita quotidiana; altri ancora provengono da spunti autobiografici (La sirenetta, L'intrepido soldatino di stagno)Andersen usò un linguaggio quotidiano ed espresse nelle fiabe pensieri e sentimenti fino ad allora ritenuti estranei alla comprensione di un bambino, attraverso le vicende di re e regine storici o leggendari, ma anche di animali, piante, creature magiche e persino di oggetti. Le fiabe di Andersen sono state tradotte in tutte le lingue e hanno ispirato innumerevoli opere teatrali, balletti, film, nonché opere d'arte figurativa. Nel 1855, egli fu autore anche di un'autobiografia (La fiaba della mia vita). Morì a Copenhagen nel 1875.
TRAMA E CONSIDERAZIONI Questa storia, scritta nel 1843, viene considerata una metafora delle difficoltà che spesso bambini e adolescenti sperimentano durante la loro crescita. La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l'autostima dei bambini e far loro accettare eventuali differenze che li dividono dal "gruppo"; o addirittura, essere fieri di tali differenze, che potrebbero in realtà rivelarsi un dono. Le ultime pagine del libro contengono il coloratissimo gioco di società "Il gioco dell'anatroccolo". In una nidiata di anatroccoli, uno di essi, anziché essere bello e bianco, è grigio, grande e goffo nei movimenti.. Sebbene la madre cerchi di accettarlo, tutti gli animali della fattoria pensano che lui non abbia nulla a che fare con loro e che, sicuramente non è figlio della coppia di anatre..Tutti gli altri anatroccoli continuano a deriderlo e a farlo sentire brutto, inadeguato, assolutamente fuori luogo.. emarginato.. Stanco di questa situazione un bel giorno decide di farla finita con queste umiliazioni e scappa dalla fattoria.. L'anatroccolo vaga giorni e giorno senza meta ma non trova nessuno che lo voglia accettare ed amare.. Così, continua a girare in cerca di qualcuno che gli voglia bene.. Con l’arrivo dell’inverno rischia di morire di fame e di freddo, ma sopravvisse.. Un bel giorno arrivò presso uno stagno dove nuotavano degli splendidi cigni.. maestosi, grandi e regali.. Attratto dalla loro bellezza non potè fare a meno di avvicinarsi guardandoli estasiato..Mentre era in contemplazione all’improvviso quelle splendide creature gli diedero il benvenuto tra loro e lo invitarono a vivere dentro la loro comunità.. Guardando il proprio riflesso nell'acqua, finalmente il “brutto anatroccolo” si accorse di essere anche lui un cigno..e di essere bellissimo.. La storia oggi viene usata spesso per riferirsi a qualcosa o qualcuno che, inizialmente oggetto di disprezzo o disinteresse, alla fine ottiene l'apprezzamento e il rispetto dei più. In genere ci si riferisce a un progresso morale, ma talvolta anche fisico (per esempio per riferirsi a un bambino o una bambina "bruttini" da piccoli che diventano più belli crescendo). Il fatto che il brutto anatroccolo trovi sé stesso quando trova i suoi simili, infine, è stato talvolta letto come un'affermazione dell'importanza della famiglia e dell'appartenenza a un gruppo. Insomma questa storia così semplice e apparentemente "sciocca", ha significati profondi; per questo è importante leggerla ai bambini i quali, ne prendono spunto e apprendono... Allora, se è una fiaba che non avete ancora letto a figli e nipotini...correte a comprare il libricino!!!!!
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Il brutto anatroccolo (Antonella Abbatiello, H. Christian Andersen)
afora delle difficolt che spesso bambini e adolescenti sperimentano durante la loro crescita. La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l'autostima dei bambini e f...
afora delle difficolt che spesso bambini e adolescenti sperimentano durante la loro crescita. La fiaba viene spesso raccontata per rinforzare l'autostima dei bambini e f...
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09.12.2010 10:32
una delle mie fiabe preferite....
11.05.2010 22:04
ottima segnalazione... ciaoo
08.05.2010 16:36
buona opinione