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Play. Schiaccio play. Su questo stereo un po' usurato ma instancabile…
Gira, girerà sempre più forte questo cd…vorticosamente, fino a far nascere le note di una canzone…
No! Non è uno stereo: è il mio cuore che gira vorticosamente.
Si spengono le luci e il sipario si apre…e tu, angelo malinconico e dolce, esplodi in un caldo saluto.
L'attesa è stata tanta, ancor più acuita dalle occasioni mancate, occasioni in cui la delusione ha prevalso sul resto…ma adesso nulla conta più. E' tutto già dimenticato.
Conta solo essere qui…qui seduta in prima fila, ai piedi di questo palco. Qui dove la musica supera il confine delle distanze e tu ci sei, oltre i limiti di uno stereo e un cd.
Sei carne ed ossa di quell'anima, stesa come panni, nelle tue canzoni.
E' un emozione strana, particolare.
Io appresso ad un cantante mai. Non incarno la tipica fan sfegatata di nessuno, non l'ho mai fatto.
Mondi troppo distanti a cui anelare ed aspirare non ha mai fatto per me.
Poi, però, arriva il momento in cui il mondo di noi "poveri mortali" può sfiorare il mondo di voi lì, sui palchi.
Il tuo mondo.
E come in tutte le favole, con un "c'era una volta", comincia questo viaggio…
Un Andersen del futuro, ecco cosa sei… e ci racconti il tuo "Brutto anatroccolo".
Associare la vita ad una fiaba, le dona quel carattere fatato, quell'atmosfera da lieto fine…ma quanta strada e quante salite per giungerci a quel lieto fine…proprio come l'anatroccolo che fatica a divenire un cigno e quasi, in quello specchio d'acqua, non riconosce la sua stessa immagine.
Immagine a cui probabilmente non è abituato, immagine che gli altri faticano ad attibuirgli perché:
"…Aristotele diceva che la bellezza dell'anima è più difficile da vedere. Ma c'è di peggio, caro Aristotele: quando ti mettono gli occhi addosso e scoprono che sei il brutto anatroccolo la gente, chissà perché, si sente libera di trattarti male e di poterti dire quello che vuole.
Eh si, caro il mio filosofo…è così che te le suonano le campane: perché vedono che sei il brutto anatroccolo si sentono in diritto di saltarti addosso e magari di accusarti di essere disperato, drogato, sfigato. Avete mai sentito dire ad un bel cigno bianco: "Sei un fallito, un perdente!"? Invece agli anatroccoli grigi si può dire e fare di tutto e quando questo non basta a metterli da parte ci si inventa addirittura che portano sfortuna..."
Quante ne sono state dette.
Ma io qui non sarò l'attenta biografa del personaggio Masini.
Io voglio andare oltre tutte le parole, oltre i musi che si storcono al suo solo nome, oltre tutto ciò che si riesce ad inventare per ridurre a "misero dettaglio" qualcuno…
Voglio ritornare a quella sera, a quella sala quasi piena, alle signore anziane dietro di me, alla sensazione tremante che mi teneva legata a quella sedia, alla voce che non ho perso pur cantando a squarciagola tutte le canzoni, non pensando che forse stonavo…
Canzoni incastonate alla perfezione in questo insolito tour ispirato proprio alla fiaba del Brutto anatroccolo.
Niente di pretenzioso o di patetico in tutto ciò.
Non deve strappar lacrime a nessuno, lui, parafrasando la sua storia dalle righe di una fiaba.
Nessuna presunzione artistica.
Nessun eccesso di stroboscopicità e di effetti acustici: una chitarra, un basso e una batteria per presentarsi in una versione più intima e diretta.
Non ci sono "barriere" oltre il palco. Qualche invisibile gradino e ci siamo.
Forse questa versione unplugged riescirà ad affronatare qualcosa troppo spesso e da troppo tempo aggirata…
"…eppure pensate, sarebbe bastato dire a quella folta schera di perdenti :"Brutti anatroccoli del c…o, toglietevi dalle palle!!", ed io son sicuro che gli anatroccoli che hanno mille difetti ma sono persone generose e, soprattutto, hanno fama di essere cittadini integerrimi non l'avrebbero impedito e si sarebbero immolati, se non addirittura gettati giù dal Taigeto. Io al loro posto l'avrei fatto e sono convinto l'avrebbero fatto molti degli anatroccoli qui presenti in sala…ad una condizione però: che tutto ciò ce l'avessero detto in faccia!
Invece, come sempre accade, tacchini e pavoni amano tramare alle spalle delle loro vittime. Poi però, gli anatroccoli, non gradendo tali infamanti bugie se ne restano giustamente ben piantati dove sono, così come ho fatto anche io che sono rimasto qua, in questo fatiscente ma pur affascinante circo mediatico che viene chiamato mondo dello spettacolo…"
E meno male, ci aggiungo io. Non vale poprio la pena di "soccombere" a chi ritiene di essere migliore e si arroga il diritto di rompere le scatole.
Marco ha resistito, non se l'è sentita di abbandonare chi ha creduto in lui.
Non è volato giù dal Taigeto. In quello specchio d'acqua ha riconosciuto la sua immagine.
Era l'anatroccolo di sempre, grigio e forse un po' spelacchiato, ma non era solo. Non lo era mai stato.
E sul palco intonando le note di "Dieci anni", inginocchiato alle immagini di quello schermo che trasmetteva di concerti e striscioni, mani alzate e bocche urlanti, ci ha silenziosamente regalato un po' d'anima.
Quello è stato, per me, il suo più grande ringraziamento…
"…desideravo solo gettare a tutti gli anatroccoli una corda, una specie di ancora di salvezza facendo un piccolo elogio della bruttezza…perché vedi caro Andersen, noi non vogliamo trasformarci in tanti bei cigni bianchi. Noi anatroccoli vogliamo restare anatroccoli… sì, vogliamo rimanere quello che siamo non per presunzione ma perché i nostri difetti ci definiscono, ci rappresentano, dicono quello che siamo ed il posto che occupiamo in questo splendido mondo ma senza troppi fronzoli e girigogoli…ed è per questo che, prima di andare via, vorrei ricordare le parole che una certa poetessa di nome Saffo scrisse 2500 anni fa: chi è bello, è bello da guardare e basta. Chi è buono, sarà subito bello."
Un saluto alla sala, tanti grazie, un inchino, una stretta di mano…la mia, come molte altre…
Una stretta di mano per dire "ti ammiro", "complimenti" o chissà quante altre cose…
Una stretta di mano che ho cercato prima che il sipario scendesse su questo viaggio durato tre ore, in un altrui vita.
Gallipoli, 13 Marzo 2008.
E' stato un enorme ed atteso piacere essere qui ad una data di quest tour teatrale che Masini sta portando in giro per l'Italia;
Tour presentato come recital in due atti, ispirato liberamente alla favola " Il brutto anatroccolo" di Hans Christian Andersen, scritto a quattro mani da lui e da Beppe Dati, autore dei suoi brani più celebri.
Recital. Da non confondere con il musical. La differenza sta nell'interpretazione del musical, precedentemente scritto dall'autore, affidata agli attori.
In questo recital, invece, Marco canta le sue canzoni, recita, canta delle cose inedite che rappresenteranno il filo conduttore della storia. Una novità per lui. Anche ben riuscita direi.
Una grande rivincita.
E' un amore innocente che ci lega così, forse non serve a niente però noi siamo qui a contare le stelle, con la complicità delle note nascoste in fondo all'anima… (Dieci Anni)
* (le parti tra virgolette rappresentano trascrizioni esatte, da me realizzate attraverso i video registrati, di stralci di "prosa" da Marco recitati durante la serata)