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Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo (Dvd)

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5 Stelle L'uomo dalla mascella di cuoio Opinione diamante
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Vantaggi Grande cinema

Svantaggi Forse un po' troppo lungo: qualche taglio avrebbe giovato, ma sono piccolezze

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caio_g Dal 24 ago 2003

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Premessa: qualche frase dell’opinione potrebbe svelare il finale della trama.

IL BUONO

Clint Eastwood negli ultimi vent’anni, più o meno da “Honky Tonk man” in poi: la figura dell’attore-regista, da quel 1982, ha beneficiato di una riverniciata che gli ha fatto perdere parte del pubblico di “Dirty Harry” Callaghan e gli ha guadagnato una fetta della Critica (con la c maiuscola) da sempre ostile.

IL BRUTTO

Da quel che so, Clint è uno degli attori più affascinanti per il pubblico femminile. Di brutto, nella sua carriera, troviamo qualche film, come l’ultimo servizio di Callaghan prima della pensione, “Scommessa con la morte”, uno di quei film che John Cassavetes definiva “alimentari”.

IL CATTIVO

Non c’è alcun dubbio: lo “Sporco” Harry Callaghan, ispettore della polizia di San Francisco che non ama le regole, gira con una 44 Magnum e preferisce i malviventi sotto qualche metro di buona terra fresca piuttosto che dietro le sbarre.

IL GIOVANE

La carriera di Clint inizia ben prima degli aggettivi, negli anni ’50. Clint Eastwood, classe 1930, non era quel che si suol definire un talento naturale, tutt’altro; la sua carriera è il frutto maturo e gustoso di un durissimo lavoro, della costanza, dell’intelligenza e della perspicacia. Non dimentichiamo la fortuna, ma è ben noto che alla buona sorte bisogna dare una spinta.
Clint Eastwood rivela la sua natura intima fin da bambino: forte personalità, alto grado di autosufficienza, mascella dura e una grande passione per il jazz. La sua fortuna, diversamente da migliaia e migliaia di aspiranti attori, fu probabilmente quella di non sentirsi particolarmente tagliato per una carriera simile e di conseguenza, di aver lavorato duramente sulle proprie capacità.
Qualche particina minore (come in uno dei sette film che videro protagonista Francis, il mulo parlante), qualche grossa delusione e poi il primo, grande successo in patria, lontano dal grande schermo: la serie televisiva “Gli uomini della prateria” (in originale “Rawhide”) lo rese un divo del piccolo schermo. Dopo anni di recitazioni inamidate costrette dai ritmi giornalieri di un serial, l’insoddisfazione di Clint si fece palese, nonostante i grossi guadagni (arrivò a centomila dollari annui all’inizio degli anni ’60). Alla fine del 1963, tramite i propri agenti, a Clint giunse una proposta singolare, anche se non particolarmente allettante per un attore d’oltreoceano. Un regista italiano che aveva esordito da poco per proprio conto con un film storico, cercava un volto statunitense per una pellicola western, un genere che in Italia stava conoscendo un successo di cassetta travolgente per merito di una serie di lavori a basso costo. La proposta era già stata rifiutata da personaggi come Charles Bronson e James Coburn, attori che lavoreranno in futuro con il regista in questione, Sergio Leone. Il primo film della serie western di Sergio Leone si doveva intitolare “Il magnifico straniero” e oltre ad aver aperto ufficialmente un filone altamente personale, come riconosciuto unanimemente, fu una birichinata (per usare un eufemismo) del regista. La trama fu tratta di peso da “La sfida del samurai” di Akira Kurosawa, senza alcuna citazione nei titoli di coda; il regista nipponico denunciò per plagio la produzione e fu risarcito (a quanto ricordo) con parte dei diritti europei sulle proiezioni.
A parte il piccolo inconveniente, con Sergio Leone Clint trovò un regista coraggioso, ansioso di dare una svolta a un genere, il western, che agonizzava sui ricordi dei grandi maestri. “Il magnifico straniero” diventò “Per un pugno di dollari” nella versione definitiva e fu uno straordinario successo. L’ambiente italiano occupò per qualche anno i pensieri dell’attore: il bis di Sergio Leone (“Per qualche dollaro in più”) e la conoscenza di Vittorio De Sica e Silvana Mangano (della quale si era innamorato vedendo “Riso amaro”) con i quali lavorerà in un episodio del film “Le streghe” (una pellicola a più mani). A questo punto, nel 1967, iniziarono le riprese di “I magnifici duri”, titolo provvisorio della terza e ultima pellicola western di Clint con Sergio Leone.

I DURI

“I magnifici duri” cambiò il titolo in “Il buono, il brutto, il cattivo”, un’apoteosi della poetica western di Sergio Leone rappresentata con la flemma impassibile di Clint Eastwood. Ambientato nel periodo della guerra civile statunitense, il film racconta le peripezie di un trio di nemici costretti, loro malgrado, a convivere in più di un’occasione in nome dell’interesse. La più piccola fiammella d’umanità viene spenta in ogni caso dal miraggio dei soldi, anche lì dove Leone cerca di mitigare la scorza d’impermeabile insensibilità dei tre protagonisti. Prendiamo come esempio l’incontro di Tuco (Eli Wallach) con il fratello monaco, due vite agli antipodi che si scontrano con accuse reciproche, ma dove è il pistolero assassino ad uscire vittorioso dalla contesa verbale (nessuna sottile metafora e un caso raro di rivendicazione politico-sociale in un film del regista romano).
Oltre ai tre attori protagonisti, il Biondo “buono” (Clint), il brutto “Tuco” (Eli Wallach) e il “cattivo” Sentenza (Lee Van Cleef), una parte principale è riservata a un carico di monete d’oro della Confederazione rubato e nascosto. Il rispetto per la vita dell’avversario concerne solo la parte di memoria necessaria a rintracciare il tesoro. In effetti, la trama è riassunta in queste poche parole e sembra chiaro l’intento di Sergio Leone: l’obiettivo è concentrato sui tre pistoleri, sulla loro marcata diversità, sui loro scontri verbali dettati da poche frasi e da sentenze lapidarie. I personaggi di contorno contano poco, come nei film precedenti del regista e anche in questo caso il ruolo della donna è praticamente assente. Con un simile intento da sviluppare su tre ore di pellicola, Leone si sbizzarrisce sulle coincidenze, sugli intoppi, sugli intrighi che sembrano avvicinare i tre al malloppo, ma che ogni volta, immancabilmente, li allontanano, compresa la guerra di Secessione che dipinge a tratti foschi lo sfondo dell’intera vicenda. Vediamo i tre personaggi uno per uno.

Il Biondo è un Clint Eastwood che ripete il personaggio delle due pellicole precedenti, impassibile pistolero taciturno che spara molte pallottole e poche frasi. Pur in un film dal tasso di violenza quasi esasperante (cerchiamo di vederlo con gli occhi di chi andò al cinema in quella fine anni ’60) e per niente corretto dal particolare punto di vista delle regole del codice Hays (i cattivi, a parte Sentenza, non vengono puniti), il Biondo, definito il “buono” nel titolo, è il vincitore morale e materiale della pellicola, in un finale per niente deludente (anzi, quasi geniale dal mio punto di vista), ma dall’alto tasso di glucosico happy end (con i dovuti distinguo, cercate di capirmi).

Il Brutto, Tuco, è un grandissimo Eli Wallach, forse il vero protagonista del film, cosa che procurò un attacco di orticaria all’organo egocentrico di Clint, il quale smise di grattarsi solo quando se ne andò dall’Italia. Tuco è un messicano che vive di espedienti e di pallottole, preferibilmente conficcate nelle sagome degli altri e non vi suoni irrispettoso il termine sagome riferito agli uomini: è un punto sul quale Clint basò la propria poetica western nel capolavoro “Gli spietati”. Riferendosi ai film di Leone, Peckinpah e altri grandi registi, Eastwood disse che nel suo lavoro gli uomini erano veri uomini con una storia e ogni morto aveva un nome, a differenza di molte scene dei direttori citati dove le “sagome” senza identità cadevano come birilli.

Il Cattivo, Sentenza, è veramente un cattivissimo Lee Van Cleef, un attore che continuò le sue frequentazioni italiane negli anni successivi nei panni di un personaggio della mia infanzia cinematografica, Sabata. Il Cattivo manca di alcun barlume di morale, anche ai livelli microscopici degli altri due protagonisti e sembra godere della violenza che riesce ad esprimere, anche se mai platealmente e sempre al di sotto del ghigno sornione e un po’ ambiguo.

Tra le molte scene godibili, tra le quali alcune intrise di un umorismo nero che mancava nelle pellicole precedenti di Leone, merita una citazione la sequenza della battaglia tra i nordisti e i confederati per la conquista di un ponte. Dico forse uno sproposito, ma non riesco ad abbandonare l’idea che Leone avesse bene in mente “La grande guerra” di Monicelli quando girò questa sequenza. A parte le mie fisime di presunto conoscitore del cinema, l’esplosione che distrusse il ponte rischiò di ferire seriamente Eastwood e Wallach; quest’ultimo dichiarò che se lui e Clint si fossero trovati nel punto stabilito da Leone, le conseguenze sarebbero state drammatiche. Fu Clint a insistere per una posizione di maggior sicurezza. È solo uno degli episodi emblematici che convinsero Clint a lasciare quello che giudicava il pressapochismo dilettantesco dell’industria cinemtagrafica italiana e che lo portò a suggerire a Wallach, durante le riprese, una sentenza che sembra tratta di peso dai dialoghi del film: “Ascolta, non fidarti mai di nessuno in un film italiano”.

Intendiamoci: Clint Eastwood ha sempre compreso pienamente, da persona intelligente quale è, l’importanza dei film di Sergio Leone nel prosieguo della sua carriera, al punto da dedicare al regista italiano (e a Don Siegel, altra figura fondamentale per l’attore) il suo capolavoro “Gli spietati”. Oltre che intelligente, Clint Eastwood è razionale e calcolatore e prima ancora del termine delle riprese de “Il buono, il brutto, il cattivo”, si rese conto che quella strada era già stata battuta abbastanza e le incompresioni con Leone non fecero che facilitare una decisione già in cantiere.

La scena dell’esplosione del ponte, precede il lungo finale dove i tre protagonisti si disputano il malloppo d’oro, finalmente trovato in un cimitero. Dovessi citare il mio momento preferito in un film così lungo, non avrei alcun dubbio: il triello finale nel piazzale rotondo è un pezzo da antologia, anche per merito di un elemento indispensabile nell’economia di tutto il film, un fattore che non ho ancora citato e me ne scuso. La musica di Ennio Morricone non si può scindere da queste immagini e viceversa. Il triangolo costituito dai tre pistoleri ai vertici dei lati e incassato nel tondo piazzale centrale del cimitero, è un colpo di genio da brividi. Il duello, che poi è un triello, è una lotta di nervi e di lettura degli occhi degli altri due, commentata magnificamente dalla musica di Morricone. Una scena lunga, ma assolutamente non noiosa come si potrebbe pensare.

Dopo esserci spanciati dalle risate con l’ultimo fotogramma e l’ultima frase di Tuco, potremmo soffermarci per un attimo su ciò che abbiamo visto: un capolavoro, un esercizio di stile o un lungo film noioso con alcune scene gustose? Nessuna di queste ipotesi, a mio parere: anche Leone si rese conto che quella formula era alla resa finale dei conti, alla luce del successivo “C’era una volta il West” (non che fosse radicalmente diverso, ma una buona svolta la si percepisce chiaramente). “Il buono, il brutto, il cattivo” è un gran bel film da vedere e rivedere, senza grandi pretese da storia del cinema; è il piacere della celluloide e della visione di un grande di questa arte, Clint Eastwood, attorniato da splendidi compagni di lavoro e diretto da un maestro del nostro cinema.

L’opinione è impostata su Clint Eastwood fin dall’inizio, perché sono convinto che la sua figura sia stata la mossa vincente ed essenziale della terna iniziale di western leoneschi (come spiegato anche nell'opinione); e poi perché adoro l’attore e il regista Eastwood.


Caio


Fonte principale: “Clint Eastwood - L’uomo dalla cravatta di cuoio – La biografia ufficiale”, di Richard Schickel, Sperling & Kupfer Editori (1999)

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Commenti

Avete domande riguardo Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo (Dvd)? Domanda
Pagina 1 di 9 | 1 - 5 di 41 commenti
  • killbill88 17/02/2008 13:51
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    "Biondo, sei un grandissimo figlio di puttana!". Film magistrale di rara bellezza! Ti intendi anche di film! ;-)

  • ivansalento 14/03/2007 17:36
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • stefanofiorucci1983 25/12/2006 19:24
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Film straordinario. Eccellente recensione.

  • Leia_Skywalker 08/11/2006 13:24
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Avendolo visto per la prima volta l'altro ieri, ho dovuto passare per rimediare a quell'eccellente mancato... Un film memorabile, l'ho adorato dal principio alla fine. Corro a comprare il dvd!!!

  • gozzer82 17/05/2006 17:32
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    IL mio western preferito ..ciao

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