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Opinione

per Il cacciatore di aquiloni (Khaled Hosseini)
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5 Stelle La speranza è legata ad un filo (di un aquilone)
104 su 104 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi commuovente, intenso, bellissimo. L'efficacia e al tempo stesso semplicità dello stile narrativo dell'autore

Svantaggi manca il glossario

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Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: mediocre
Qualità Materiale mediocre
Prezzo 15

L'autore

forrestgump75

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1975, In una kabul innevata,caratterizzata dalle battaglie di aquiloni, passatempo preferito dei più giovani e organizzato in veri e propri tornei; si consuma l'amicizia tra due ragazzini dodicenni: Amir e hassan, entrambi "orfani" di madre. Amir, di etnia pashtun e religione sunnita, figlio di un facoltoso mercante, che ha perso la madre alla nascita, morta di parto; e sente per questo su di se tutto il malcelato rancore da parte di Baba, il padre, incapace forse malgrado tutti i suoi sforzi di amare totalmente quel figlio che gli ha portato via l'adorata moglie. Hassan, servo di Amir di etnia hazara e religione sciita; il miglior amico del suo "padroncino", colui che meglio di tutti lo comprende e lo capisce, sempre disposto a tutto pur di proteggerlo e compiacerlo ("per te qualunque cosa" e la frase che amava ripetergli con sincera devozione) ma che il giovane Amir stenta a definire e considerare amico per la differenza di etnia.
Costui invece, Hassan, è stato abbandonato dalla madre di facili costumi una settimana dopo la nascita. La donna è fuggita via con una compagnia di ballerini girovaghi, incurante del figlio e del marito Alì.

Amir non solo non riesce a considerare del tutto il devoto Hassan come un amico anzi, spesso è animato da un'astiosa gelosia verso di lui. Nel quale spesso vede un'inconsapevole antagonista che gli contende l'affetto e le attenzioni del suo Baba.

Nelle battaglie di aquiloni, se Amir è quello bravo ad abbattere gli aquiloni avversari; hassan è invece il fuoriclasse trai cacciatori di aquiloni. Coloro che hanno il compito di recuperare, come cimelio, l'aquilone abbattuto.
Il suo prodigioso fiuto e un istinto innato, lo portano sovente ad intuire dove sarebbe andato a cadere l'aquilone abbattuto, con largo anticipo rispetto agli altri cacciatori.

Ma quell'inverno, nel più prestigioso dei tornei di battaglia degli aquiloni,il primo vinto trionfalmente da Amir; in un vicolo cieco di Kabul succederà qualcosa di brutto e drammatico per mano di Assef un bambino più grande che dava da tempo il tormento ai due amici. Un bambino che non è "soltanto" più vivace e prepotente degli altri ma che, si intravede già, ha un futuro da criminale segnato lungo il suo sentiero.
Qualcosa che esaltando il coraggio di Hassan e la viltà di Amir, spezzerà proprio come il filo degli aquiloni abbattuti l'amicizia trai due giovani e il sorriso dal viso del povero Hassan. Cambiando e segnando per sempre il corso delle loro vite.

E così nel Dicembre del 2001, Amir che ormai si è trasferito da tempo a San Francisco dove ha messo su famiglia, ma che non è mai riuscito a tacitare i suoi sensi di colpa; contattato dall'amico comune l'ormai vecchio e malato Rahim Khan che lo avvisa del succedersi di certe drammatiche situazioni contingenti; decide di partire in tutta fretta per il Pakistan per saldare il suo vecchio debito "morale" con Hassan, perché "non è mai troppo tardi per tornare ad essere buoni".

Quella che vi ho raccontato, cercando di svelare il meno possibile, è soltanto la prima parte di questo affascinante e bellissimo romanzo dell'allora esordiente Khaled Hosseini. libro caratterizzato da un'estrema semplicità ed efficacia narrativa, che ne costituiscono i suoi punti di forza e di maggior fascino. Quelli che ti stregano e ti spingono a sfogliare pagina dopo pagina la drammatica storia di un'amicizia spezzata e disperatamente desiderosa di ricomporsi in età adulta. Ma il cacciatore di aquiloni non è solo la storia del fedele e tradito Hassan, e del pentito Amir in balia dei suoi sensi di colpa; è un romanzo che attraversando un trentennio, ci racconta il drammatico e inesorabile passaggio da un afghanistan pacifico e sereno qual'era quello del 1975, a quello devastato dalla guerra e dalle profonde cicatrici di oggi; passando inevitabilmente per l'invasione comunista sovietica che agli inizi degli anni 80 rappresentò l'inizio della fine della serenità afghana, e proseguento col successivo avvento dei Talebani che subentrando ai sovietici non portarono la pace come il popolo afghano sperava; ma aggiunsero nuova ferocia a quella già patita prima, a partire da una sorta di "pulizia etnica" rivolta contro gli hazara.

Hosseini ci mostra a tratti anche con la crudezza con cui è giusto raccontare le devastazioni della guerra e del dopoguerra, e con occhio affranto e disilluso, il progressivo e inesorabile disfacimento dell'afghanistan, dalla prospettiva impotente e rassegnata di chi l'ha conosciuto sulla propria pelle.

In questo contesto desolante, un Amir 38enne scoprirà amareggiato che a Kabul il tempo degli aquiloni è ormai finito da un pezzo. Farà i conti con i suoi scheletri negli armadi, anche con quelli che non sapeva di avere (il romanzo non lesina infatti i colpi di scena) e cercherà di recuperare il recuperabile, ciò che merita d'essere salvato, del suo passato. Lo farà se è il caso anche a caro prezzo. Anche mettendo in gioco la sua stessa vita pur di riuscirvi.

Ho amato tantissimo questo libro, e quindi
non posso che consigliarne la lettura a tutti quanti.
Sentivo, la lingua batte sempre dove il dente duole - il cinema, la mia passione; che Spielberg ne ha acquistato i diritti cinematografici. Il re degli effetti speciali, è bravissimo quando si mette in testa di raccontare storie drammatiche. Lo ha già fatto col Colore Viola, con l'Impero del Sole, con Schindler List, giusto per citare qualche titolo. E mi auguro che sia all'altezza di questa bellissima storia anche questa volta.

Questo libro nella sua drammatica semplicità è comunque un inno all'ottimismo e alla speranza. Gli errori passati spesso ci perseguitano, è impossibile tornare indietro e cancellarli. Però si può sempre esorcizzarli, fare i conti con essi anche quando sono drammatici e dolorosi, per trovare poi da qui la forza per ripartire e andare avanti. Perché, come dicevo all'inizio citando testualmente una frase del libro: "non è mai troppo tardi per ritornare ad esser buoni".

Un libro a cinque stelle che, e concludo, presenta un unico svantaggio. Non narrativo ma editoriale. Il romanzo contiene com'è giusto che sia, diversi termini il lingua originale che non sono stati tradotti. Però, contrariamente a quanto mi capita quando invece leggo romanzi di autori giapponesi ad esempio (Murakami, la Yoshimoto, etc) qui non c'è a fine libro un glossario dei termini in lingua originale che ti faciliti la comprensione degli stessi.

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Avete domande riguardo Il cacciatore di aquiloni (Khaled Hosseini)? Domanda
Pagina 1 di 22 | 1 - 5 di 107 commenti
  • Violetz 24/08/2008 22:42
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Veramente intenso.. l'ho divorato in meno di un giorno!

  • Rred 27/02/2008 14:18
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • sweetdidy 21/02/2008 16:29
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • dolcefatina83 10/10/2007 00:42
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    ●●●Ottima Opinione●●●

  • memix 09/10/2007 12:15
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    E' un libro che mi ispira molto, ottima come sempre la tua opinione ;-*

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