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Il cammino di Santiago

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4  23.08.2002 (29.08.2002)

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E Paulo scelse di scrivere, di rivelare in questo modo i particolari del suo viaggio.
Nel 1986 Paulo Coelho percorre realmente il cammino che porta a Santiago di Compostela, dove la tradizione vuole sia collocata la tomba dell’apostolo Giacomo. Su consiglio della sua guida, un misterioso personaggio chiamato convenzionalmente Petrus nel libro, decide di scrivere un romanzo dedicato a questa esperienza. "...Petrus mi ha detto di aver racchiuso tutta la sua esperienza in un quadro: io penso di scrivere un libro...” (p.227)
E’ il primo romanzo di Coelho ad essere pubblicato, l’ultimo ad essere tradotto in Italia. Confesso che questo contrappasso temporale, quasi evangelico, mi ha incuriosito .

Ho conosciuto l’autore attraverso “L’Alchimista”, “Monte Cinque” , “Il Manuale del guerriero della luce” ed altre opere. Poi ho visto questo libro sul bancone di un supermercato, l’ho aperto, ho letto alcune righe qua e là (il diritto di spizzico, naturalmente, irrinunciabile) e … l’ho riposto. Sì, proprio così; non mi aveva convinto. Forse non era il momento giusto.
“… le persone giungono sempre al momento giusto nei luoghi dove sono attese” così si chiude il libro. Il momento giusto è giunto questa estate, sulla scia di una opinione letta su questo sito.

Il cammino per Santiago, verso quel campo indicato ad un pastore dal bagliore di una stella (Compostela, il campo della stella), diventa per Paulo lo Strano Cammino di Santiago, un’occasione per riflettere sulla sua vita, un viaggio che ha insieme una meta e uno scopo: ritrovare la sua spada. Nella tradizione cristiana esistevano tre grandi direttrici di pellegrinaggio: verso Roma, alla tomba di San Pietro, verso Gerusalemme, al Santo Sepolcro, e verso Santiago de Compostela. Chi si dirigeva a Roma, i romei, aveva per simbolo la croce, chi sceglieva Gerusalemme si fregiava delle palme che salutarono l’ingesso di Gesù nella città: da esse l’appellativo di “palmieri”. “Ai viandanti che percorrevano la terza rotta sacra fu dato il nome di pellegrini, e come simbolo ebbero una conchiglia” (p.18). Nella Tradizione, cui fanno capo gli ordini esoterici evocati dall’autore, la Rotta Giacobea è il Cammino di spade, che può portare al Potere; Il cammino di Gerusalemme è il Cammino di Coppe (dal Graal) e da la capacità di compiere miracoli, mentre quello di Roma è il Cammino di Bastoni che consente di comunicare con altri mondi.
Sarà proprio un rituale esoterico, una prova fallita, che causerà questo viaggio in cui Cristianesimo ed esoterismo si alternano e si intrecciano. Più che alternarsi, sembrano quasi viaggiare su due binari paralleli, coesistere pacificamente senza che l’uno elida l’altro. E questa è una delle stranezze del libro, che parla anche di demoni, di stregoni, di Agape, l’amore che consuma, di circoli magici, di pratiche e rituali. Il libro offre addirittura la descrizione di 11 esercizi che la guida rivela a Paulo per sorreggerlo nel viaggio e nelle prove che lo attendono. Prove di natura spirituale, si suppone, ma molto, troppo concrete. E questo è il primo motivo di perplessità. Gli esercizi stessi, poi, come Il rituale del Messaggero, presentato come una manifestazione del subconscio, fanno aumentare le perplessità. Niente di sconvolgente, intendiamoci, anzi. Richiamano proposte di meditazione rintracciabili anche in testi di De Mello, il quale però raccomandava attenzione nell’eseguire alcuni esercizi, in quanto potevano fare emergere “materiale psichico” latente, difficilmente gestibile senza l’ausilio di una persona esperta.

Forse queste perplessità rispondono alla mia domanda sul perché far uscire il primo libro per ultimo: forse era necessario, per il pubblico italiano, così diverso, penso, da quello Brasiliano (è uscito per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1987), far conoscere ed apprezzare lo scrittore tramite altre opere. Forse…

Per il resto il libro si legge bene, se si superano le resistenze che qualcuno può avere verso certi argomenti. Si parla di sogni :”L’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima …” (p.55), “L’unica maniera in cui possiamo salvare i nostri sogni è essere generosi con noi stessi” (p.59); si parla di viaggi, di pecore e di pastori. E subito viene in mente “L’Alchimista”. Si parla di Buon Combattimento, che è una battaglia con sé stessi, e non può non tornare alla mente “Il manuale del guerriero della luce”. Sembra quasi che il primo romanzo di Coelho diventi una piccola fonte da cui si sprigionano rivoli che si ingrosseranno fino a far scaturire i libri successivi… “… abbiamo sempre la tendenza a fantasticare sulle cose che non esistono, senza vedere le grandi lezioni che si rivelano a i nostri occhi” (p.210)

Per quanto riguarda gli esercizi, non ho resistito alla curiosità di provarne uno. Ho scelto l'Esercizio dell'acqua, per il risveglio dell'intuizione. Devo dire che una intuizione l'ho avuta ... mi sono sentito tanto scemo a giocare con l'acqua.

“… si scorge sempre il cammino migliore da seguire, ma si sceglie di percorrere solo quello a cui si è abituati” (p.59)

Paulo Coelho, “Il cammino di Santiago”, Romanzo Bompiani, 228 pagine. L. 28.000 – Euro 14,46

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Erato

Erato

22.08.2009 06:18

I libri scelgono me, mi avvinghiano usando il titolo come le sirene il canto, in posa su mensole lucide, inghiottiti da anonimi banconi, in braccio a viaggiatori assorti. Dopo il titolo c'è il trafiletto indizio della trama. Dopo il trafiletto c'è lo stile delle prime tre righe. Superati questi tre (patologici) gradini la lettura può avere luogo. Per Leviatan no. C'è stata quella recensione, e l'urgenza immediata e violenta di toccare con occhi l'ispiratore forse cospiratore di tanta feroce bellezza. Si può desiderare un libro in questo modo? Si, naturalmente. Mi ha poi deluso? Onnò. Leggilo, se ancora non.

bobbyturner

bobbyturner

21.07.2005 17:44

ottima opinione, anche se dovresti leggerlo liberando la mente dal quotidiano

katia54

katia54

10.02.2004 22:55

E' decisamente un libro da leggere e da tenere in casa. Posso daeti un consiglio? Meno scetticismo aiuta a migliorare la sensibilità: prova. Ciao.

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