Definire “erotico” il film “Il corpo dell’anima” di Salvatore Piscicelli è corretto soltanto in parte e comunque appare una classificazione decisamente riduttiva. L’erotismo, anche a forti tinte, di certo non manca ed è una delle componenti maggiori dell’opera, ma non è né la sola né la più ... Leggi l'opinione
accettiamo di piu anche il nostro corpo. Diventiamo piu comprensivi, piu benevoli, piu coerenti, piu efficaci nel rapporto con noi stessi e con gli altri, e la nostra anima riprende vigore. Chi comprende il proprio corpo e gli presta ascolto, sara una persona felice. Si sentira bene nella sua pelle e risplendera dall'interno. Rudiger Dahlke in questo libro illustra come si puo arrivare a una percezione completamente nuova del nostro corpo e del nostro aspetto fisico. Sonda i compiti esistenziali che si celano dietro a fenomeni apparentemente di superficie: quale significato nascosto ha la forma del viso, la struttura del corpo, le peculiarita della figura e della postura? Da questi elementi Dahlke ricava schemi archetipici, e aiuta a vedere il corpo in una nuova luce.
accettiamo di più anche il nostro corpo. Diventiamo più comprensivi, più benevoli, più coerenti, più efficaci nel rapporto con noi stessi e con gli altri, e la nostr
forme dei volti e dei corpi. Per quale motivo queste teorie che non stanno in piedi non hanno mai smesso di richiamare l'attenzione di filosofi, scienziati e scrittori?
secondo una logora vulgata, semplicemente eluso il tema del corpo nella costituzione della soggettività etica. Vincenzo Bochicchio ricostruisce, in questo testo, l'immagi
Una Opinione di pupaolo su Il corpo dell'anima (Dvd) 9 Aprile 2005
La valutazione di questo autore:
Trama
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- - - - -
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Definire “erotico” il film “Il corpo dell’anima” di Salvatore Piscicelli è corretto soltanto in parte e comunque appare una classificazione decisamente riduttiva. L’erotismo, anche a forti tinte, di certo non manca ed è una delle componenti maggiori dell’opera, ma non è né la sola né la più importante. Diciamo che la componente erotica è necessaria al contesto e che Piscicelli ha mostrato in modo più esplicito quello che in altre opere dello stesso genere altri registi preferiscono seminascondere, caricando magari di maggior malizia allusiva il tutto. “Il corpo dell’anima” è in primo luogo un film drammatico, poi anche erotico e sentimentale. E la drammaticità non è per niente intaccata dall’apparente “happy end”. Una conclusione in positivo che lascia però aperte tutte le opzioni del dramma che la storia ha messo in luce in precedenza. A raccontarlo così parrebbe un coacervo di contraddizioni, in realtà è una normale vicenda di vita in cui si alternano i momenti felici e quelli tristi, l’amore, la delusione, la passione. E il dolore, la paura e la solitudine, che trovano conforto, quando accade, anche nelle situazioni più impensate. Ma forse è meglio analizzare, direi quasi “anatomicamente”, il film per cercare di spiegarne meglio la struttura e il valore. Partendo dal regista e dagli interpreti principali.
Il regista: Salvatore Piscicelli, nato a Pomigliano d’Arco nel 1948, è un registo che al suo attivo ha diversi film. Dall’esordio nel 1980 fino ad oggi non si può dire abbia prodotto dei capolavori ma certamente le sue opere non sono mai banali. Da “Immacolata e Concetta” fino a “Quartetto” i suoi film hanno una qualità indubbia e sono qualcosa in più del prodotto di un buon mestiere. Potrebbero essere stati migliori ma molto probabilmente non sarebbero film di Piscicelli, ma esercizi di accademia eccellenti quanto anonimi. In tutte le sue opere Piscicelli affronta temi quotidiani, che sono comuni a tutte le latitudini, ma lo fa senza abbandonare del tutto la sua napoletanità, senza lasciarsi andare al troppo pessimismo o ad una visione nichilista. Oltre a quelli citati merita segnalazione anche il film “Le occasioni di Rosa”, così come “Blues metropolitano”. Con il film “Il corpo dell’anima” tenta un’operazione un po’ più ardita, raccontando una vicenda drammatica in cui gioca il sesso gioca un determinato ruolo, senza ricorrere agli artifici dell’allusione, al vedo e non vedo di tanti suoi colleghi. E riesce ad evitare che la componente erotica predomini su quella drammatica.
Gli interpreti principali: Roberto Herlitzka (Torino 1937), nel film è Ernesto, il protagonista. Herlitzka è uno dei maggiori attori di teatro e questa sua grandezza di uomo del palcoscenico lo accompagna sia nelle esperienze cinematografiche che in quelle televisive. Diplomatosi nel 1960 all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Herlitzka ha al suo attivo, oltre al teatro una discreta filmografia che va dall’esordio con Marco Leto (La Villeggiatura – 1973) fino al recente “Buongiorno notte” di Bellocchio in cui interpreta il ruolo di Aldo Moro, passando per registi come Werrtmuller, Magni, Faenza (“Marianna Ucrìa”), Montaldo (“Gli occhiali d’oro”). Con Bellocchio aveva già lavorato in “Il sogno della farfalla”. Della sua interpretazione in “Buongiorno notte” va segnalata una curiosità: oltre ad essere l’unico film per il quale egli abbia ottenuto dei premi è curioso notare come, per la sua interpretazione dello statista democristiano rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, gli sia stato attribuito il premio David di Donatello come miglior attore non protagonista e il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista. Di Roberto Herlitzka si può dire che il tempo, l’età, aggiungono di anno in anno una maggiore espressività al suo volto, l’esperienza continua ad affinarsi, tra teatro e cinema, conferendogli sempre più grande capacità di adattare la sua maschera al ruolo interpretato. Mi ricorda in certi momenti il miglior Eduardo. L’Ernesto de “Il corpo dell’anima” è un individuo che vive una sofferenza interiore molto più intensa di quanto gli atti esteriori possano far supporre. Un’esperienza fatta di solitudine, rimpianto, desiderio, ma anche di paura, che non possono essere fatte trasparire solo con i gesti o le parole. Per renderla credibile occorre anche che traspaia dal viso, dagli occhi. Herlitzka in questo ci riesce, con una recitazione in cui gioca molto il suo essere prima di tutto un uomo di teatro, di grande teatro. Il merito di Piscicelli sta anche nell’assecondare questo tipo di recitazione ed interpretazione, che è certamente uno dei pregi di questo film. Raffaella Ponzo, romana, nata nel 1972, studentessa di antropologia. Un corpo esuberante, una delizia degli occhi, nel film è Luana, spregiudicata quanto disinteressata domestica, che diventa oggetto del desiderio di Ernesto. Per metà del tempo la sua è una presenza nuda, nel senso che una scena su due o quasi la vede svestita. Non la intimidiscono le scene ai limiti del porno, né intaccano la sua semplicità recitativa che non appare condizionata più di tanto dal fatto di essere all’esordio. A dispetto dei suoi interessi di studio, l’antropologia non essendo una materia molto frequerntata dalle starlettes d’oggidì, sembra portare una naturale spontaneità, una non falsa ingenuità maliziosa nel ruolo di Luana. Con Piscicelli lavorerà in “Quartetto” (un film forse un po’ “stanco” del regista napoletano) nel 2001, ma prima avrà una parte (non accreditata) come “amichetta” (girlfriend, dicono gli inglesi) di Johnny Scirocco in Gangs of New York di Martin Scorsese, e, ahimè doppio e triplo, sarà Katharina nell’episodio “2 cuori & 1 capanna” del film “Fallo” di Tinto Brass. Per chi volesse, potrebbe essere interessante confrontare l’erotismo di Piscicelli in “Il corpo dell’anima” e quello di Brass: se il primo è erotismo il secondo, con tutto il rispetto, non può che essere pornografia (in questo caso non necessariamente in senso deteriore).
La trama: Ernesto è un vedovo, che vive una solitudine amara, sempre con la paura che un nuovo infarto lo colpisca. Si isola volontariamente, rinunciando anche al suo lavoro di sceneggiatore. Finchè un amico regista pubblicitario, Mauro (un buon Ennio Fantastichini), non lo convince a mettere mano ad una sceneggiatura sulla vita di Santa Teresa d’Avila. Riprende dunque, Ernesto, a lavorare e a questo punto si rende conto che essendo solo ha bisogno di una domestica che per qualche ora gli sbrighi le faccende ordinarie di casa. Sarà Luana, che già lavora nel condominio ad avere l’incarico. Piano piano tra i due si sviluppa uno strano rapporto tra il voyeristico e il passionale. Luana, senza alcun fine interessato, prima si mostra e poi si concede ad Ernesto. Non sarà un rapporto liscio, semplice. Luana è troppo spontanea, selvaggia per “legarsi” ad un tipo come Ernesto. Il finale sarà una sorpresa, quando Luana incontra Ernesto dopo due anni che non si vedono. Lei è sposata e lui decide…..
Il film: Piscicelli lavora su due piani: quello della vicenda sentimentale e quello della vicenda “interna” al film e cioè la costruzione della sceneggiatura su Teresa d’Avila (Teresa de Cepeda y Ahumada, 1515-1582, mistica, autrice de “Il libro delle dimore”, santa). Le due vicende sono raccontate con l’ausilio della voce fuori campo del protagonista. Sceneggiato dallo stesso Piscicelli (con Carla Apuzzo) che ne ha curato anche il montaggio, è ben giocato nel contrasto tra le scene erotiche, la sfrenata passione, esuberante quella di Luana, più controllata ma non meno coinvolgente quella di Ernesto, e i dialoghi e le scene, con richiami alle opere architettoniche del Bernini e del Borromini, della parte sulla mistica spagnola tra Ernesto e Mauro.Se scenografia e fotografia stanno sicuramente qualche spanna oltre un generico “senza infamia e senza lode”, merita segnalazione la colonna sonora composta di brani di musica classica, scelti dallo stesso Piscicelli, in cui spiccano brani di Ravel, Debussy, Chopin, Brahms, Mozart e altri. Una annotazione: è uno dei pochissimi film della stagione 1998-99 aad essere stato vietato ai minori di 18 anni.
La critica: Il film “Il corpo dell’anima” è stato in parte sottovalutato dalla critica nel suo cponmplesso. In questa sottovalutazione ha giocato un ruolo preponderante la critica dei quotidiani e dei rotocalchi. Quei critici cioè che, in qualche misura, maggiormente condizionano (non sempre ma abbastanza) il botteghino.E’ a questo genere di critica che si deve l’attribuzione, eccessivamente sbrigativa, della classificazione “erotico”. Riviste del settore, certo più attente all’insieme di un film che non a qualche poca o anche molte scene di sesso, lo definiscono “drammatico”. Il lieto potrebbe anche non piacere a quanti pensano che drammatico debba voler dire necessariamente tragico. Il lieto fine qui ci sta anche bene ed è un tassello che arricchisce i personaggi. Oggi anche i critici che al suo apparire non furono tenere si sono ricreduti, riconoscendo a “Il corpo dell’anima” una maggior caratura, e qualificandolo come una delle opere più interessanti, non solo di Piscicelli, ma del cinema italiano di fine novecento.