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| Valutazione | 50 Opinioni |
LA SOLITUDINE DI BUZZATI: IL DESERTO DEI TARTARI
Vantaggi Libro scorrevole e non particolarmente difficile
Svantaggi puo risultare noioso
Dettagli
| Contenuti | |
|---|---|
| Reperibilità | edicola |
| Layout: | mediocre |
| Qualità Materiale | mediocre |
| Prezzo |
AUTORE
Dino Buzzati nacque San Pellegrino, presso Belluno, il 16 ottobre 1906 da una famiglia dell'alta borghesia, di origini veneziane, di solide tradizioni culturali. Nel 1928 si laureò in giurisprudenza. Nonostante la laurea, Buzzati lavorò per un noto giornale (Corriere della Sera). Nel 1933 Buzzati pubblicò il suo primo romanzo, "Barnabò delle montagne" a cui seguirono vari libri tra cui "Il deserto dei Tartari" (1940), "I sette messaggi" (1942), "Il Colombre" (1966) e altri. Buzzati morì a Milano nel 1972, colpito da una malattia incurabile.
RIASSUNTO
Il giovane tenente Drogo, protagonista del romanzo, venne trasferito in un avamposto isolato, la fortezza Bastiani. Durante il percorso, Drogo incontrò il capitano Ortiz dal quale apprese che la fortezza era decrepita e assolutamente inutile. Arrivato, Drogo chiese al maggiore Matti di potersene andare al più presto. Questo gli rispose che nel giro di quattro mesi avrebbe potuto soddisfare i propri desideri.
Alla scadenza dei quattro mesi, Drogo decise però di rimanere alla fortezza, spinto da un istinto eroico e da speranze di gloria.
Trascorsero così due anni, fra abitudine e speranza, ma un giorno la vita della fortezza venne scombussolata dall'arrivo di un'armata dal nord: si trattava solo di una spedizione per stabilire la linea di confine sulle montagne vicino alla fortezza.
Così anche dalla fortezza partì una spedizione al cui ritorno mancò il tenente Angustina, protagonista di una morte assurda, dovuta al suo aristocratico stile di vita.
Trascorsero altri due anni quando Drogo, spinto dal capitano Ortiz, ottenne una licenza di due mesi. Drogo ne approfittò per tornare in città ma il tempo e la lontananza avevano ormai steso un velo di separazione tra Giovanni e il suo passato.
Drogo tornò alla fortezza, dove la maggior parte degli uomini si era trasferita, e il tenente Simeoni gli mostrò, all'orizzonte, una luce, sostenendo la minaccia di un attacco dei Tartari. Solo Drogo appoggiò l'intuizione di Simeoni, e si rivelò esatta ma per moltissimi anni non arrivò nessun attacco fino a quando Drogo, ormai vecchio e malato, venne trasferito in città.
La vicenda si conclude in molto drammatico: Drogo, solo in una camera di una locanda, con coraggio e serena dignità affronta la sua unica, vera battaglia: quella con la morte.
PERSONAGGI
Il romanzo è incentrato sulla vicenda di Giovanni Drogo, che, più di ogni altro personaggio, incarna il pensiero dello scrittore. Dal punto di vista fisico ma soprattutto da quello psicologico; caratteristica importante di Drogo è la mediocrità.
Drogo cerca sicurezza e conferma al proprio esistere nella disciplina militare, di cui ama la consuetudine, la ripetitività dei gesti e delle parole. I sentimenti di Drogo si traducono in una desolata solitudine, della quale egli è sempre più amaramente cosciente. La solitudine di Drogo è sottolineata dal suo costante rapporto di antagonismo con tutti gli altri personaggi.
Nel romanzo, intorno alla figura di Drogo, ruotano altri personaggi secondari, ma tutti indispensabili allo svolgimento della storia: Angustina, morto per l'amore all'onore militare; il soldato Lazzari, morto per un'assurda interpretazione del regolamento; il sergente Tronk, incarnazione della fede assoluta nel regolamento; il colonnello Filimore, che, isolato nel proprio riserbo aristocratico, identifica la propria vita con l'importanza strategica della fortezza, sognando, primo fra tutti, un assalto dei Tartari.
Infine, un ruolo del tutto particolare è quello svolto da Ortiz, unico amico di Drogo che rappresenta Drogo stesso senza il riscatto di una morte dignitosa.
SPAZIO
La vicenda è ambientata in un paese non identificato. Il luogo principale è la fortezza Bastiani che viene descritta come un avamposto desolato, decadente, nel quale la vita scorre monotonamente.
Il deserto dei Tartari assume il suo pieno significato solo se interpretato come riflessione sul senso fondamentale della vita e della storia umana. Il pensiero dello scrittore è profondamente pessimista: l'esistenza trascorre guidata da forze oscure e spesso malevole, da bizzarre e assurde coincidenze.
Per sfuggire al nulla (il deserto), trascorriamo il tempo che il destino ci ha assegnato aggrappati all'attesa di un inverosimile evento straordinario, che possa finalmente dare un senso alla nostra vita. Il tempo intanto si consuma sempre più precipitosamente e il viaggio si conclude: solo una morte dignitosa e serena potrà liberarci dall'angoscia, mettendoci in una dimensione eterna ed eroica che avevamo sempre sognato. Questo romanzo può essere considerato come un paragone con la vita di ogni uomo, che muore senza poter gustare la gioia di aver compiuto le proprie aspettative.
È un romanzo lento e descrittivo, che ci permette di comprendere a fondo i pensieri del protagonista che in fondo rispecchiano quelli dell' autore.
L' autore ci vuol far capire come la vita passi velocemente; mentre la giovinezza trascorre leggera e lenta, la vecchiaia arriva in fretta e senza darci tempo spazza via tutte le nostre illusioni.
Molti uomini infatti spendono la propria vita ad aspettare qualcosa che non arriverà mai e se ne vanno senza lasciare nessun segno.
Il tema su cui poggia tutto il romanzo è lo scorrere del tempo, sono molto interessanti le riflessioni, i pensieri che l'autore ci propone: "il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un'occhiata indietro. "Ferma, ferma!" si vorrebbe gridare, ma si capisce che è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai." "Eppure il tempo soffiava; senza curarsi degli uomini passava su e giù per il mondo mortificando le cose belle; e nessuno riusciva a sfuggirgli, nemmeno i bambini appena nati, ancora sprovvisti di nome." "il tempo si era messo a corre sempre più veloce, inghiottiva uno sull'altro i giorni.." Buzzati vuole dire che l'esistenza trascorre guidata da forze supreme, a volte malvagie, che causano strani avvenimenti. Poiché non riusciamo a capire cosa ci accade intorno, allora ci aggrappiamo alla speranza che avvenga qualcosa di straordinario, così da poter dare un significato alla nostra esistenza. Mentre noi aspettiamo, il tempo passa e la nostra vita finisce.
Oltre a questo tema "pessimista", vi sono altri concetti da sottolineare:
"... gli uomini per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita."
"Nel sogno c'è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione che è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare. Nel sogno le cose non sono limpide e materiali..."
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tinob 08/10/2007 15:55
roevola 08/10/2007 14:44
ECCELLENTE anche per me.;-)
mira55 08/10/2007 06:40
bengy77 07/10/2007 23:33
Eccellente! Non potevi fare una recensione migliore! ciao!
ciccio.bello56 07/10/2007 22:53
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