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Opinione

per Il deserto dei tartari (Dino Buzzati)
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4 Stelle SIC TRANSIT GLORIA MUNDI
37 su 37 utenti Ciao hanno valutato come utile la seguente opinione Vedere le valutazioni
Raccomandato: Si

Vantaggi CONSIDERAZIONI E RIFLESSIONI SULL'ESISTENZA

Svantaggi POTREBBE RISULTARE NOIOSO

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Contenuti
Reperibilità edicola
Layout: mediocre
Qualità Materiale mediocre
Prezzo EURO 5

L'autore

STINGRAY Dal 29 ott 2006

Non sono molto presente, ma cercherò di rispondere a tutti. continua

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Si può trascorrere una vita intera a rincorrere un sogno, una speranza? A primo acchito ci verrebbe di rispondere di si, ma a ben vedere, se analizziamo il sogno che si intende inseguire, che nel caso di Giovanni Drogo, tenente di prima nomina mandato a presidiare la fortezza Bastiani, corrisponde all'arrivo del nemico, allora sicuramente la risposta sarà no.

TRAMA
Mandato giovane in un postaccio lugubre e isolato come la fortezza Bastiani, circondata dal nulla, affacciata su un deserto che un tempo si credeva fosse stata luogo di scorrerie da parte dei terribili Tartari, il tenente pensa di trascorrere in quel posto solitario soltanto 4 mesi e poi scappare via in cerca di gloria, soldi, donne, carriera, insomma in una sola parola in cerca della vita vera.

Purtroppo, Drogo viene pian piano irretito dall'alone di leggende (per lo più costruite ad arte giusto per passare in maniera diversa le solite monotone giornate e dare un senso a quella inutile vita della Fortezza) che circonda il forte e comincia lentamente ad attardarsi in cerca di un misero segnale che attesti la venuta del nemico dalla parte del deserto.

Drogo passerà gli anni migliori della sua giovinezza inseguendo un minimo segnale del nemico trascorrendo giornate grigie e monotone a guardia di un deserto dove probabilmente non sarebbe passato mai nessuno. Intanto i suoi amici costruiscono il loro avvenire: si sposano, avanzano di grado, hanno dei figli, qualcuno dei nipotini, ma lui, sordo ai richiami della vita, resta in attesa del segnale del nemico, che poi avrebbe significato la guerra e di conseguenza la gloria.

Drogo si abitua al torpore della sua vita incolore a tal punto che, quando ad un certo punto si rende conto che il sogno della guerra è effimero e decide di tornare in città, non è più in grado di condurre una vita normale: tutto gli sembra estraneo anche la ragazza che aveva amato anni prima, e quindi torna alla Fortezza che inghiotte a velocità vertiginosa nelle sue giornate plumbee, i giorni prima e gli anni poi della sua vita.

Insomma in parole povere il tenente Drogo ferma la sua esistenza in un limbo a- temporale nutrendosi della remota speranza di essere il depositario di un destino unico che lo avrebbe collocato al di sopra degli altri uomini, senza considerare che forse era lui ad essere un debole, un vinto, esiliato in un posto inutile.

Drogo non si accorge del trascorrere ineluttabile del tempo che inizia a volare sempre più velocemente fino a quando giunge ai quarant'anni senza aver concluso assolutamente nulla. Poi sul finire della vita, ecco l'occasione che aveva sempre aspettato: ma oramai è troppo vecchio…….

CONSIDERAZIONI
Pubblicato nel 1940 quando Mussolini dichiarava guerra al mondo, il romanzo passò per essere un libro guerrafondaio: in effetti il fervore con cui gli ufficiali si precipitano alla battaglia nel finale potrebbe dare adito a considerazioni di tal fatta. In realtà il libro è palesemente votato a mettere in evidenza la fugacità e caducità delle cose umane e l'inutile affannarsi verso obiettivi che nel quadro generale dell'Esistenza non hanno motivo d'essere come ben precisato dallo stesso Drogo nel finale quando, solo e malato su una poltrona di un albergo, pensa all'inutilità dell'affannarsi sugli spalti della Fortezza e al perlustrare la desolata pianura del Nord. La sua vita si era risolta in una specie di scherzo dove per un'orgogliosa scommessa tutto era stato perduto.

Dal punto di vista della scrittura, quest'ultima risulta - in contrapposizione all'argomento trattato che è a dir poco ammorbante - leggera e fluida, insomma per dirla in breve il romanzo si lascia leggere; in più ci sono gli interventi dello scrittore a chiosare i vari capitoli, che in qualità di voce narrante fornisce le sue indicazioni circa la condotta morale del suo personaggio.

Da rimarcare la capacità dello scrittore di tirar fuori dal niente - cioè una vita intera passata a non fare niente in una fortezza circondata dal niente - un romanzo che comunque riesce ad appassionare e a far riflettere.

CONSIDERAZIONE PERSONALE
Non so per quale astruso motivo, ma a me il libro ha fatto venire in mente la carriera universitaria di tanti laureati che, una volta giunti alla meta dopo tanti anni passati a studiare e sforzi economici, fisici e morali, si ritrovano nel mondo del lavoro a partire praticamente da zero. Magari il paragone non è attinente, ma a me ha ricordato questo.

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Commenti

Avete domande riguardo Il deserto dei tartari (Dino Buzzati)? Domanda
Pagina 1 di 8 | 1 - 5 di 38 commenti
  • ondalis 03/10/2008 21:53
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    Buzzati è nella mia lista d'attesa delle letture che chissà quando si faranno? :-)))))

  • Conoscere 09/07/2008 00:20
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile
  • Asiuletta 25/05/2008 09:59
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Recensione molto ben fatta di un romanzo che ho letto tempo fa e mi è molto piaciuto, come il film di Valerio Zurlini. Condivido soprattutto un aspetto: l'abilità di Buzzati di rendere scorrevoli e avvincenti pagine e pagine in cui, a tutti gli effetti, non accade nulla. Non mi addentro nel merito perchè è una lettura che risale a parecchi anni fa, e non ricordo perfettamente tutto.

  • valecarlo 26/04/2008 18:21
    Ha valutato l'opinione
    Eccellente

    Adoro Buzzati, ottime considerazioni

  • era67 17/04/2008 09:19
    Ha valutato l'opinione
    Molto utile

    l'ho letto al liceo ma forse non l'ho apprezzato totalemnte.. forse per quella attesa vana...

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