Il grande capo (L. von Trier - Svezia 2006)

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Il grande capo (L. von Trier - Svezia 2006)

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il grande capo

5  18.01.2007 (11.04.2009)

Vantaggi:
pungente, feroce, il grande lars

Svantaggi:
-  -  -

Consiglio il prodotto: Sì 

forrestgump75

Su di me:

Iscritto da:01.01.1970

Opinioni:325

In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 86 utenti Ciao

Ravn (Peter Gantzler), proprietario di un'avviata industria informatica Danese, ha deciso di cedere la sua attività ad un holding islandese.
C'è un problema però: nessuno sa che è lui il proprietario dell'azienda; si era inventato la figura mitica ed emblematica del Grande Capo che vive negli States, dietro cui nascondersi ogni qualvolta doveva prendere delle decisioni impopolari.
Perchè la seconda cosa cui tiene di più Ravn nella vita, la prima sono gli affari e il danaro, è essere amato e ben voluto da tutti.
Gli Islandesi però non accettano di trattare con un "tirapiedi" e così Ravn si trova costretto ad ingaggiare Kristoffer (Jens Albinus) un attore fallito, per fargli interpretare la parte del grande capo.
Ma le transazioni vanno per le lunghe; e quando il grande capo, che doveva esser visibile solo ai futuri acquirenti e solo a breve termine, diventa di pubblico dominio e esistenza anche per il personale della ditta, le cose si complicano di brutto....

Cari Ciaoini. Conoscete Lars Von Trier?
Il geniale regista danese autore di Le onde del destino, Dancer in the Dark, Dogville, Manderlay...
Magari non tutti di voi che mi leggete lo conosco; qualcuno si, qualcun'altro magari conosce solo qualcuno dei film sopra mensionati; molti non sapranno chi è.
Von Trier è un regista discusso e controverso, difficile nel suo esser ecclettico e geniale. Per questo non esistono vie di mezzo: o lo si adora o lo si detesta.

Io lo adoro.

Ogni suo film è un proporre tematiche nuove, seguendo vie e sentieri differenti da quelli precedentemente affrontati, per svilupparli e portarli avanti.
Ogni film è una continua e sempre nuova ricerca e perchè no..sperimentazione.

Sembrano lontani i tempi del DOGMA95, il movimento cinematografico facente capo allo stesso Von trier, che si riproponeva di purificare il cinema dal dilagare dei film stramiliardari ma senz'anima, di matrice hollywoodiana.
La strada da perseguire per raggiungere tale risultato era l'abolizione di effetti speciali (prerogativa che da sempre continua a sussistere in tutti i film di Von Trier) e della colonna sonora ; assenza totale di titoli di testa e di coda, come avviene in IDIOTI. IL film dev'essere quasi un'entità che vive di vita propria: sapere chi sono regista e interpreti e irrilevante.
Rigoroso utilizzo della camera a mano.

I tempi del dogma95 sono così lontani eppure così vicini e a tratti riproposti, ne IL GRANDE CAPO.
In questo, che è un film che oserei definire quasi corale, al pari di IDIOTI, col cast unicamente composto totalmente da attori locali pressochè sconosciuti al pubblico internazionale; dopo film come DOGVILLE e MANDERLAY dove la colonna sonora ricopriva un ruolo importante; o come DANCER IN THE DARK dove tale funzione è addirittura rafforzata dalla presenza nel cast della cantante islandese Bjork, veicolo indispensabile per presentare il dramma quasi in chiave di musical; stavolta la stessa torna ad essere totalmente assente.

Le riprese, salvo qualche eccezione, sono quasi tutte in interni, nell'ambito del contesto aziendale; ma la telecamera a mano viene sostituita stavolta da un innovativo servizio: l'AUTOMAVISION. una camera fissa che non è manovrata da alcun operatore, ma da un computer che decide autonomamente se effettuare riprese zoommate o panoramiche. il risultato ottenuto e originale e bizzarro: quello di una successione di fotogrammi montati talvolta a singhiozzi, con inquadrature in cui a volte il protagonista e fuori dal campo della macchina da presa, o appare tagliato a metà..

IL GRANDE CAPO è un film diverso per molti aspetti dalla precedente filmografia del Grande Lars.

E' una denuncia feroce e irriverente contro la nostra società; ma a differenza dei precedenti film essa stavolta viene veicolata dai toni della commedia, e non da quella del dramma.
Una commedia dai dialoghi ben curati, sottili e pungenti; in cui Lars mette a nudo il lato più gretto, sporco e subdolo della nostra società, e lo fa puntando il dito sull'ipocrisia che alberga negli ambienti lavorativi rappresentati nella fattispecie da questa softwarehouse. Con tutti gli stereotipi del caso, la segretaria disposta a compiacenti pratiche sessuali per ingraziarsi il grande capo; stereotipi che non per questo banalizzano l'evolversi della storia anzi, ne accentuano il lato ferocemente sferzante.
Von Trier Fa cadere gli svenevoli sorrisi di facciata, per mostrare il ghigno spietato che può celarsi dietro di essi.
E lo fa con un pirandelliano gioco delle parti, in cui i ruoli sono volutamente poco chiari, confusi. I "buoni" o coloro che sembravano tali, si riscoprono "cattivi" mentre i "cattivi" diventano "buoni", salvo poi scambiarsi nuovamente i ruoli nel finale; spiazzando e disorientando tanto gli spettatori che assistono alla commedia; quanto gli altri attori che la vivono, e le cui sorti sono subordinate e dipendenti dalle scelte, o mosse se vogliamo vederla in un'ottica scacchistica, che faranno kristoffer e ravn.
E proprio per aiutare lo spettatore a superare questo senso di disorientamento, Von Trier assume il ruolo di voce narrante fuoricampo, che interviene ogni qualvolta l'evolversi della storia, lo richiede, non più di 2-3 a dirla tutta, per rimettere ordine e chiarezza.

Altro elemento di rottura coi precedenti film di von trier è l'assenza di un personaggio femminile forte, che si carica la storia sulle spalle; come poteva essere appunto la già citata bjork in dancer in the Dark, la kidman in Dogville, Emily Watson ne le onde nel destino o Bryce Dallas Howard in Manderlay.
IL Grande Capo come dicevo già prima, è un film per lo più corale, in cui ogni personaggio ricopre il suo ruolo ben definito e fondamentale per lo svolgimento della storia, ma nessuno pare primeggiare sugli altri; e se proprio qualcuno dev'essere, sono proprio le figure di ravn e kristoffer a prevalere sulle altre.

Ravn "il piacione" ricorda tante figure pubbliche che popolano il panorama, politico e non, contemporaneo. Gente subdola che fa di tutto per apparire amichevole, affidabile, per piacere alla gente; ma che sotto la maschera cela un animo da iena spietata, e una vocazione da catterpillar pronta a passare su tutto e tutti pur di raggiungere il proprio scopo e soddisfare i propri interessi

Ultima curiosità che ho riscontrato: il grande capo dura "appena" '99minuti.
Chi conosce von trier sa che ci ha abituati a film la cui durata media è di tre ore circa.
Con quest'ennesima rottura a mio avviso è come se Lars volesse affermare che la commedia ha tempi di svolgimento differenti, decisamente più brevi o forse semplicemente più veloci, del dramma.
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Commenti su questa Opinione
fabgirl

fabgirl

12.05.2009 10:35

Perfetta! Ciao

JiMorris

JiMorris

25.04.2009 01:03

darò un'occhiata... suppongo merita!

elios72

elios72

21.04.2009 15:00

come dici tu (scrivi)...conosco alcuni titoli, non questo regista nella sua specificità

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