Mattino e oro (pochissimo l'oro)
20.03.2008 (18.03.2009)
Vantaggi:
Simpatia del cast e alcune piccole chicche .
Svantaggi:
Mischiare due registri non complementari provoca assenza di sapore .
Consiglio il prodotto:
No
 brest
Su di me:
Cliccando su 'biglietto da visita', potete fare la conoscenza di mio figlio.
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In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 44 utenti Ciao
Dalla Firenze dei primi anni '80 agli ultimi sgoccioli della Milano da bere, la vita di successo e paranoia di un fortunato disc-jockey toscano (Elio Germano), lacerato tra l'ascesa della sua carriera a Radio DeeJay e una compulsiva dipendenza dal gioco d'azzardo, che lo catapulta da apparentemente innocue sale corse agli inferi dello strozzinaggio, dalle avventure a rimorchio di cattive compagnie ad un passo dall'essere ammazzato come un cane, uno dei destini possibili per quei poveracci che chiedono soldi ai delinquenti e poi non riescono a restituirli. Una grande paura può insegnare ad amare di più la propria vita? E io, ce la farò mai a fiutare con un po' di anticipo i film italiani benintenzionati ma pretenziosetti e superflui? Apparentemente no, ma invoco un'attenuante: la presenza del neo-mattatore Elio Germano, che con troppe interpretazioni recenti mi aveva fatto innamorare della sua versatilità, della sua verve e della misurata energia della sua mimica da ragazzo magistralmente invecchiato. Chi ricorda il ventisettenne romano nei maggiori incassi italiani degli ultimi tre-quattro anni non potrà disconoscerne forza e bravura, tali da rifulgere in film già validi di per sé ("Romanzo criminale" nel 2005, "N - Io e Napoleone" l'anno dopo), o da salvare pellicole altrimenti poco amalgamate ("Mio fratello è figlio unico" nel 2006, "Quo Vadis Baby" nel 2005), o da costituire l'unico motivo di interesse in operazioni del tutto superflue ("Che ne sarà di noi" nel 2003). Insomma, si tratta dell'attor giovane italiano che ha scalzato abbondantemente nomi illustri come Stefano Accorsi e Valerio Mastandrea dal trono d'onore (e un po' portasfiga) su cui campeggia lo stemma gentilizio di 'Nuovo Mastroianni'. Solo in caso di mia grave infermità perderò al cinema il suo prossimo "Tutta la vita davanti" (ultima fatica del bravissimo Paolo Virzì), il cui titolo si attaglia perfettamente alla sua carriera appena sbocciata: non ha bisogno che gli si auguri di finire in bocca a nessun lupo, il ragazzo sta già facendo benissimo di suo.
Certamente altrettanto si può dire di Radio Deejay, che ormai da anni è la radio commerciale più ascoltata d'Italia, e che fa un po' da sponsor per l'opera terza di Francesco Patierno, già salito all'onore delle critica cinematografica col suo "Pater familias" cinque anni fa. Il regista napoletano usa come soggetto la biografia (che sembra romanzata e non lo è) del celebre conduttore radiofonico Marco Baldini, uno che oggi può raccontare lo scampato pericolo con un libro o nei salottieri talk-show de noaltri, ma che per davvero alla metà degli anni Novanta ha rischiato la ghirba a causa della sua malattia di puntare ai cavalli, di perdere a poker, di scialacquare ore e denaro e vita nella spirale ipnotica e dostoevskijana del gioco d'azzardo. I 'film di radio' isolano volti e microfoni nella luce conica e fumosa di uno studio, o dietro i vetri di una console. Sono film di parole, e talvolta sono capolavori. Ricordo il grande "Talk Radio" di Oliver Stone (1988) ma pure il ruspante e riuscito "Radiofreccia" (1998); microfoni e voci emanavano anche "I cento passi" (2000) e ancor più "Lavorare con lentezza" (2003); l'ultimo film diretto da Robert Altman prima di morire, "Radio America" (2005) raccontava le vicende di uno show in onde medie. I film sul gioco, allo stesso modo, annoverano antecedenti prestigiosi, per quanto sbilanciati più sul versante della 'truffa perfetta' (dalla pietra miliare "La stangata" in poi) che non su quello della disgregazione morale e mentale di chi è stritolato dall'ossessione del tavolo verde, della roulette, delle scommesse su qualunque cosa. Ancor di più dunque, lamento il fatto che "Il mattino ha l'oro in bocca", nel suo colorato defilé di 'caratteri italiani', dimentichi di dover scegliere tra l'una o l'altra delle aspirazioni che sgorgavano dal soggetto di partenza, e si accontenti di essere il mescolone indistinto di entrambe: il fatto che lo stesso Baldini abbia materialmente messo mano all'adattamento per lo schermo è un'aggravante, perché se la restituzione ambientale risulta credibile e adeguata (con tanto di evoluzione tecnologica delle sale gioco, dai monitor b/n con la diretta scritta alle decine di schermi accesi in contemporanea su tutti gli ippodromi), quella cronologica soffre di lapsus ed evitabili amnesie (non costava niente controllare che il 7 luglio 1990 fosse un sabato e non un lunedì, mentre 'Shiny Happy People' dei R.E.M. - featuring B52's - uscì solo l'anno dopo), e se alcuni personaggi spremono commovente autenticità antropologica (uno per tutti: il grande Carlo Monni, nella parte del rustico ma generoso padre del dj), altri paiono messi lì a far tappezzeria (una Laura Chiatti sempre più bella ma sprecata in un ruolo di nessuna funzionalità drammaturgica) e altri ancora non rivestono - forse intenzionalmente per evitare di disperdere ulteriormente il flusso del racconto - quel ruolo decisivo di 'scialuppa di salvataggio del Baldini' che invece nella realtà ebbero: in particolare, il comico tv Dario Vergassola riproduce con credibilità il ruolo del direttore di Radio Dj (Claudio Cecchetto secondo alcune schede-film, Pasquale Di Molfetta alias Linus secondo me), mentre il Rosario Fiorello ben incarnato da Corrado Fortuna appare sempre come il simpatico squinternato che fu agli albori della sua carriera, e non come l'uomo affermato e amico che, di fatto, impedì il naufragio di Baldini tirandoselo dietro in ogni sua esperienza artistica e pubblicitaria degli ultimi dieci anni.
No, niente da fare. Pur con tutta la migliore disposizione d'animo che potevo avere sedendomi di fronte a questo film (e vi garantisco che l'avevo), l'effetto finale mi ha lasciato, per così dire, in rosso. "Il mattino ha l'oro in bocca" spende ingenti capitali emotivi per convincere il pubblico della genuinità dei personaggi, mentre sarebbe bastato ricreare un ambito radiofonico tridimensionale ed elettrico, o un ambiente d'azzardo solo più sincero e sporco, anziché popolato da personaggi affascinanti ma troppo metafisici per l'economia del racconto (Umberto Orsini: cammeo gustoso, ma parzialmente fuori bersaglio), per raggiungere automaticamente quell'obbiettivo. Lo stesso Germano, sempre cristallino nel rintocco della sua voce off, sperpera molta simpatia per 'sdoganarsi' dal vero Baldini, quando paradossalmente stavolta sarebbe bastato un umile compitino per rendere più aderente il ritratto.
L'insufficienza decimale è lieve, ma stavolta le ciao-stelline si fermano a due: non lo consiglio nemmeno ai fans della Chiatti, che qui viene surclassata anche dal personaggio interpretato con molta apprezzabile ruvidezza regionale da Martina Stella, verace fiorentina senz'osso (a differenza di Laura, sexy come le magre feline da passerella). Si fanno e si mostrano, nel film, soldi facili: facili da guadagnare in un grande network radiofonico e ancora più facili da farsi succhiare via dai tentacoli spugnosi di una metropoli che ti annusa e ti divora con indifferenza. Ma io spettatore tutto questo, pur vedendolo, non l'ho sentito. Non ho sentito nel film il dolore di un uomo vicino alla fine, il suo smarrimento e la sua paura da bovino al macello. Anche senza essere un gambler terminale, conosco il valore del metallo più pregiato e maledetto: se il mattino ha l'oro in bocca, come dicono e come Jack Torrance compulsivamente scriveva, forse è meglio che la prossima volta non mi raccontino la storia frettolosa di un annunciatore scialacquone. Con tutto che magari fa più male, al prossimo giro preferirei un dentista. SCHEDA IL MATTINO HA L'ORO IN BOCCA (Ita 2008, 90'). Regia: Francesco Patierno. Soggetto: Marco Baldini (dalla propria autobiografia 'Il giocatore'). Sceneggiatura: Francesco Patierno e Marco Baldini. Fotografia: Mauro Marchetti. Montaggio: Renata Salvatore. Scenografia: Tommaso Bordone. Costumi: Eva Coen. Musiche originali: Pivio e Aldo De Scalzi. Con Elio Germano, Laura Chiatti, Corrado Fortuna, Umberto Orsini, Martina Stella, Dario Vergassola, Ricky Tognazzi, Carlo Monni, Gerardo Amato, Donato Placido, Fiorenza Pieri. (Voto: 5.5)
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26.03.2009 15:17
poco più che discreto, ma non così brutto come è sembrato a te.
25.03.2009 13:23
Forse ho esagerato nellamia valutazione, ma sono rimasto molto colpito dalla storia di §Baldini che non conoscevo e mi sembra raccontata in maniera interessante. Certo letue osservazioni sono valide ( e io non me n'ero accorto!_)
19.03.2009 17:12
è passato inosservato, e Gemano poteva ben trarre in inganno!