Il mio migliore amico (Leconte P. - Francia 2006)

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Il mio migliore amico (Leconte P. - Francia 2006)

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COMPAGNI DI BANCO

3  06.01.2007

Vantaggi:
pone una domanda fondamentale :  abbiamo amici veri? - L'interpretazione di Auteil

Svantaggi:
non ha il coraggio di andare fino in fondo, e trova una conclusione accomodante

Consiglio il prodotto: Sì 

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Opinioni:177

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L'algido e misantropo antiquario protagonista dell'ultimo lavoro di Leconte, Il mio miglior amico, cercando suggerimenti per trovarsi un amico e vincere la scommessa con la socia ordina in libreria un manuale ed entra in una sala dove un conferenziere spiega che fin dall'antichità l'amicizia è stata considerata sacra e tanto più deve esserlo oggi in una società senza valori. In effetti fiumi di parole sono stati scritti sull'argomento, i grandi sistemi filosofici le hanno attribuito un ruolo di primaria importanza, su un piano teorico possiamo discuterne a lungo: il testo più efficacemente sintetico al proposito resta l'aureo opuscoletto di Cicerone, intitolato appunto De amicitia, ove l'arpinate riassume tutti i modi possibili di considerare la questione concludendo che tale esperienza può essere condivisa solo fra persone che hanno ideali ed interessi in comune. Nella maggior parte dei casi sarà forse così, ma Leconte non ama guardare alla prosaica e deludente realtà, ove si diventa sodali soprattutto fra compagni di banco con gli stessi gusti e le stesse passioni, preferisce invece far scoccare la scintilla vivificante dell'incontro casuale fra dissimili, l'artista e il segretario(Tandem), il rapinatore e l'intellettuale(l'uomo del treno), il commercialista inquadrato e la donna misteriosamente instabile( Confidenze troppo intime). L'occasione rigeneratrice si ripete ne Il mio migliore amico, dove universi contrapposti si scontrano incidentalmente tramite due personalità speculari simboleggiate dai rispettivi ambienti di lavoro, la bottega elitaria del mercante in pregiate anticaglie e l'anarchico girovagare del taxista: si frequentano per una scommessa, si fraintendono e alla fine arrivano a scoprire la reciproca dipendenza, giacché, definizione teoriche a parte, avere qualcuno a cui poter telefonare la notte è un bisogno insopprimibile e in fondo la penombra di un museo e il traffico dell'ora di punta hanno in comune vuoto e silenzio. La coppia trova illustri precedenti nella vicenda mitica di Achille e Patroclo, effigiati sul vaso greco da 200.000 euro, oggetto significativamente conteso e motivo ispiratore della commedia: la commovente tragedia di un vincolo indissolubile, spezzato dalla morte in battaglia, trova eco immortale nell'arte, e i pallidi bagliori di un mondo eroico remoto si riflettono nostalgicamente nella Parigi contemporanea, dove, infrangendo convenzioni e regole, comprese quelle del gioco a premi televisivo, un raffinato antiquario passeggia all'alba in compagnia di un autista sprovveduto. E qui diventa chiaro il tradimento di Leconte nei confronti della sua filmografia precedente: dare un nome all'imprevedibile breve sguardo di intesa fra sconosciuti e immaginargli un domani da ex compagni di banco.

P.S. preciso che sono autore di blog, e scrivo opinioni talora su mymovies. la fonte è una sola.
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Commenti su questa Opinione
brest

brest

21.01.2007 20:41

Uhm. L'analisi è pregnante anche se molto sintetica. Alcuni punti che giustamente menzioni forse meriterebbero uno sviluppo maggiore. Ciao da Brest

lezanch

lezanch

06.01.2007 10:35

grazie dell'opinione.. non sono a conoscenza di questo film..

alcistene

alcistene

06.01.2007 10:33

uhm, come Patroclo e Achille? aura omo a parte, certi paragoni vanno ponderati con cautela

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