Il nome della Rosa (Jean-Jacques Annaud)

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Il nome della Rosa (Jean-Jacques Annaud)

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11 opinioni degli utenti

Opinione su "Il nome della Rosa (Jean-Jacques Annaud)"

pubblicata 08/09/2005 | marcoscarpa1986
Iscritto da : 31/08/2005
Opinioni : 28
Fiducie ricevute : 11
Su di me :
Ottimo
Vantaggi Appassionante
Svantaggi Un po' pesantino per chi non ne è veramente appassionato
molto utile
Regia
Sceneggiatura
Colonna Sonora
Genere
Età minima

"L'ambientazione del film"

Il film "Il Nome della Rosa" è tratto dall' omonimo libro di Umberto Eco, ed è stato girato nel 1986 dal regista francese Jean Jacques Annaud, con uno straordinario cast comprendente Sean Connery e Christian Slater. Sia il romanzo che il film hanno ottenuto un grandissimo successo in tutto il mondo. Credo che le ragioni di tanta attenzione si debbano ricercare nella capacità dell'autore di presentare in chiave poliziesca (vedi Sherlock Holmes) uno spaccato di vita medievale ambientato in un'abbazia benedettina dell'Italia settentrionale. Qui, nel 1327, giunge una delegazione Francescana guidata dal monaco Guglielmo da Baskerville, aiutato dal giovane novizio Adso da Melk; essi devono incontrarsi con la delegazione pontificia guidata dall'inquisitore domenicano Bernardo Gui per cercare di appianare i contrasti fra le diverse fazioni interne della chiesa, cioè tra i francescani spirituali e il papa.
Nell'abbazia sono rifugiati due ex eretici della setta dei dolciniani che conducono una vita sregolata e di notte fanno entrare nel convento una ragazza del vicino villaggio che finirà per sedurre anche il giovane Adso. Nel frattempo nel monastero si stanno verificando fatti terribili, oscuri e misteriosi delitti che seminano sospetti e terrore. Viene dato l'ncarico di scoprire il responsabile a Guglielmo che con acuto spirito investigativo concentra le sue attenzioni sulla labirintica biblioteca in cui si riesce a entrare attraverso un passaggio segreto. L'inquisitore Bernardo Gui identifica i responsabili nella ragazza, che scambia per una strega, e nei due ex dolciniani, i quali vengono condannati immediatamente al rogo, ma in un'improbabile rivolta di contadini - in cui l'inquisitore trova la morte -,la ragazza viene salvata. Alla fine dopo tante morti sospette, si scopre chi è il colpevole: è il vecchio monaco cieco Jorge che ha ucciso per impedire che venisse alla luce un libro nascosto, la Poetica di Aristotele, un'opera pericolosa per la Chiesa perché vi si esalta l'umorismo nemico della fede che può liberare dalla paura su cui la religione si fonda. Egli aveva nascosto del veleno nel libro, per cui chiunque si fosse avvicinato rimaneva colpito e moriva. Sotto il profilo storico il 1300 emerge soprattutto nel profondo contrasto tra la chiesa di Cristo e quella del papa, nelle disquisizioni sulla povertà di Gesù e sul potere temporale della chiesa. Dai temi pero, emergono in particolar modo:
la corruzione dei monaci e gli orrori dell'inquisizione; forse il regista ha un po' troppo esagerato su questi aspetti presentandoci i benedettini come sadici e volgari. E questo vale anche per il secondo tema, quello dell'inquisizione, quando Bernardo Gui punisce i dolciniani, facendo abbondante uso di catene, ferri roventi e cortei notturni.

Sappiamo che l'inquisizione è stata uno strumento di lotta esasperata per combattere le eresie, allora frequenti.
Emerge la cultura dell'epoca nei dotti discorsi di Guglielmo e di altri monaci, la si scopre negli ambienti come la biblioteca dove si copiano i testi e si fanno grandiose miniature che si rivelano anche l'arte del tempo, testimoniata inoltre dalla struttura dell'abbazia e dall'architettura degli interni tipici dell'epoca. La biblioteca rappresenta l'ambiente dove i benettini hanno salvato la cultura che poi è stata trasmessa attraverso i numerosi libri che sono stati copiati e conservati da loro. Nonostante qualche pesantezza e alcuni eccessi il film ha il pregio di farci immergere in un mondo l'ideologia dominante era il contrasto tra la spiritualità e la materialità rappresentato l'una dalla religiosità francescana, l'altro dalla corruzione della chiesa conto la quale si è spesso scagliato anche Dante.
Per quanto riguarda l'aspetto delle riprese nel film, il regista utilizza dei paesaggi a campo lungo, dal basso verso l'alto. Prevalgono i colori freddi e tetri come il marrone, il grigio e il nero, questo per simboleggiare la rigidità di mentalità e la visione negativa della vita.

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Commenti su questa Opinione

  • bizantina58 pubblicata 26/04/2008
    bravo!
  • Viaggiatore1986 pubblicata 06/10/2005
    Un po' meno pesante del libro... bella opi
  • io.1 pubblicata 19/09/2005
    ottima opi
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Su Ciao da: 25/08/2000