Il pianeta delle api...
18.09.2002
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. . . . . . .
Svantaggi:
Notevoli
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No
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Trama
Attori
continua
In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 27 utenti Ciao
Il pianeta delle api ha risuonato nelle testa per ore e ore, a cavallo tra il subconscio e l'orrendo. Non fosse stato per la somatica, sarebbero rimaste api per me e per sempre. In una sera di mezzo tedio, in cerca di riempimento cerebrale da bancarella, decido di fottermi il cavallo di cui sopra con un VHS di facile reperibilità. Un mai visto prima, che diventerà rapidamente un mai più visto, nei secoli dei secoli. Non fosse stato per... niente: l'ho detto prima, ma l'idea di rovistare nella ferita dell'orgoglio preme forte. Scusate. Mi chiedo se oltre a strategie di marketing, di booking, di franchising, di piercing o che altro ci sia un'intenzione qualunque alla base del film. Ho tentato l'overdose appena ammarata l'astronave nella solita pozzanghera, che dallo Jedi in poi è sovrautilizzata per astronauti in panne. Mi domando se le povere ranocchiette ospiti siano rassegnate o meno, ma il dubbio non conta e tiro dritto. Le scimmie curate come attrici le ho apprezzate, soprattutto per quel misto medioevo-cybernetico che a parte gli altri 456.354.657 film e telefilm della serie è una vera novità. Il richiamo all'amata Roma dei Cesari poi, una vera chicca che Holliwood sperimenta per la prima volta. Peccato che invece dei mostri sacri anni '50, ci siano mostri veri e propri, alcuni travestiti da quadrumani con toghe, equini e alloro. Se non avessi dovuto piangere commosso per l'intuizione novella dell'infatuazione tra scimmia ed eroe umano avrei provato la mescalina. Ho fatto bene così da risparmiarmi per la scena finale. Il buono e il cattivo nel duello decisivo. Una scena da Sergio Leone spaziale. Una sorta di Il brutto, il brutto e il brutto. Esilarante. Fonderei volentieri, oltre ai protagonisti (eccetto l'ingabbiata bionda, rigorosamente umana) un'associazione per impedire la diffusione dei colossal americani senza una censura attenta di una giuria popolare italiana. Credo che l'investimento non giustifichi una distribuzione planetaria a meno che non si tratti di quello automobilistico del regista, del produttore, dello sceneggiatore, del montatore, del cast completo, del trucco e parrucco, delle costumiste, degli scenografi e dello staff tecnico. Degno di un Uorner Villag con relative pop corn. Chiudo ammettendo che una cosa bella in fondo c'è stata. In fondo appunto: "riavvolgere il nastro dopo l'uso" è stato il momento più emozionante della visione, nella consapevolezza di aver turato un buco della mia ionoconoscenza, che poteva tranquillamente rimanere tale. Pardon.
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05.04.2005 11:36
non ho visto riferimenti a tim burton
05.04.2005 11:34
Non capisco, quello che c'è scritto è degno prima di essere letto quindi di rispetto, specialmente quando l'autore si chiede se oltre ... Ma l'autore sta parlando del primo film? Forse ho capito male, vado a rileggere
16.03.2004 00:39
ahahaha, mi ricordavo che l'avevi scritta e dopo l'unica mezzora di visione l'ho voluta rileggere, così ho scoperto che non te l'avevo MAI valutata. Decisamente in sintonia col tuo giudizio. Io le scimmie non le ho mai sopportate, figurati un intero film...