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Il tempo che vorrei (Fabio Volo)

Valutazione complessiva (39): Valutazione complessiva Il tempo che vorrei (Fabio Volo)

 

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Il tempo che vorrei? Quello che ho perso leggendo il libro...

1  29.01.2010 (16.02.2010)

Vantaggi:
Copertina, e se avete un tavolo che balla, anche lo spessore .

Svantaggi:
Leggere sotto .

Consiglio il prodotto: No 

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fatajana

Su di me: Fata is back :-D

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In media l'opinione è' stata valutata Eccellente da 96 utenti Ciao

Lunedì mattina ho visto quale fosse il prodotto della settimana e quasi per scherzo ho pensato di partecipare perché guarda caso ho ricevuto questo libro come regalo di Natale da una persona cara. Anche se io non amo molto lo stile Volo, ho deciso di provare, sapendo che per leggerlo mi sarebbero bastati due o tre giorni. Siamo a giovedì, libro finito. Prima di iniziare la recensione ho voluto vedere le impressioni lasciate agli altri utenti di ciao, e la domanda che mi sorge spontanea è la seguente:

Ragazzi/e, ma siamo sicuri di aver letto tutti lo stesso libro?


Fabio Volo è sempre stato un personaggio che mi ispira sorrisi. Quella faccia morbida, barba non fatta da giorni (astuta trovata), e poi seguivo con piacere il suo " Volo del mattino ", su Radio deejay. Grazie a Fabio volo ho scoperto le “ Lettere dalla Kirghisia ” di Silvano Agosti, che anche se non mi ha cambiato la vita mi ha perlomeno fatto sorridere un po’.

Ma poi arriva il Fabio Volo scrittore, non so se prima o dopo del Fabio Volo attore e del Fabio Volo presentatore. Niente di male, per carità, se una persona ha voglia e talento può fare ciò che vuole. Il suo limite secondo me è aver voluto portare il suo modo di fare radio e tv nei suoi libri. Perché il fatto che sia simpatico e che catturi l’attenzione non significa che sia uno scrittore. Il mestiere di scrittore è un mestiere duro, che si fa con la fatica, l’impegno, lo studio, e in più, con una cosa che non tutti posseggono: il talento.

Il primo libro di Fabio Volo che ho acquistato e letto è stato " Un posto nel mondo ", e le impressioni che mi lasciò non furono molto buone, anzi piuttosto deludenti.

Ho iniziato a leggere "Il tempo che vorrei" pronta a ricredermi se fosse stato necessario, e quindi con ottimismo. Si apre con due citazioni, una di Julio Cortazar e l'altra di Borges a lui in qualche modo correlato.

Inizia poi il libro vero e proprio con una premessa del protagonista (questo lo si evince poi, perché non è specificato, e siccome l'autore scrive in prima persona non è subito lampante), si passa poi ai capitoli veri e propri, che si alternano, uno è legato al passato del protagonista, alla sua infanzia, al suo rapporto col padre, e l'altro all'abbandono della sua ragazza nella contemporaneità.

mmm vediamo un po '...

L'ultimo libro che ho letto con capitoli alternati è stato L ' eleganza del riccio, e non ci penso nemmeno a paragonarlo, anzi forse dopo sì, ma se lo faccio da ora chiudo il libro e buonanotte. Decido di andare avanti, di vedere di che parla, e soprattutto (cosa per me fondamentale) come lo fa. Sì perché un libro non è solo bello per la trama, i personaggi, la storia narrata, ma per come lo si fa. Per le parole che si usano, per come si intessono, creando chiaroscuri, ruvidezza, leggerezza e tutto quanto possa servire per renderlo vivo, vero, possibile.

In effetti uno dei primi passi è una strana citazione mal fatta del primo capitolo del Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupery, dove il protagonista aviatore faceva un piccolo prologo sul modo che aveva di rapportarsi alla gente. Ricordate il boa che ha mangiato l'elefante? In pratica da bimbo il protagonista disegna qualcosa di assolutamente spaventoso, per lui, e lo mostra agli adulti che ci vedono una cosa del tutto normale, detta così in parole spicciole (alla Fabio Volo insomma), e questo ha un sacco di implicazioni, profonde sul rapporto fra quel bambino diventato adulto e il mondo. Il protagonista del "Tempo che vorrei" fa un po' la stessa cosa, parla con le persone, e se loro sanno all'istante cos'è un copywriter (il lavoro che lui svolge) allora bene, se non lo sanno il signore non si abbassa a parlargliene, ma la chiude come se stesse parlando ad un ignorante. Ora voi capite che la poesia e tutto il mondo interiore che conteneva il disegno del piccolo Antoine, e le implicazioni che aveva mostrarlo non si possono minimamente mettere sullo stesso piano di uno che dice di fare il copywriter ! Può essere che Fabio Volo non abbia voluto parafrasare o citare quel libro, ma andando avanti mi sono convinta invece che è proprio quello che fa, non una citazione, ma come un modello che lui prende per copiarlo, certo non sono modelli unici, nel mondo letterario ci sono migliaia di plot simili, di schemi, idee che vagano e vengono riprese, ma più sono andata avanti nel leggere questo libro più mi sono trovata davanti una specie di Mostro stile Frankenstein, dove

Fotografie per Il tempo che vorrei (Fabio Volo)
Il tempo che vorrei (Fabio Volo) fabiovolo - Il tempo che vorrei (Fabio Volo)
Il libro a casa della jana...
vari modelli e varie citazioni vengono incollate insieme in modo grossolano e poco elegante.

Capire chi sia il protagonista e chi lo scrittore è impresa ardua, perché a quanto ho capito i protagonisti delle storie di Volo, sono sempre dei cloni dell'autore stesso, a cui cerca di dare un passato per distinguerli da lui. Uomini che si avviano alla quarantina, con un grosso problema relazionale con donne forti ( normali direi io, ma a confronto dei protagonisti maschili sembrano sempre delle Amazzoni), un invadente senso di adolescenza che non si vuole trasformare in età adulta, un misto fra volgarità e tenerezza che non convince nessuno. Il passato di questo Lorenzo, in particolare, sembra essere attaccato al Lorenzo adulto con lo scotch, messo lì per cercare di dare spessore ad un personaggio perfettamente trasparente.
Piccola trama per far capire la storia

Lorenzo è un copywriter che divide la sua vita fra un collega di lavoro, Nicola, conoscitore delle donne (dice lui) in senso perfino chimico, e una vicina di casa, Giulia, single e a quanto pare perfetta amica. C'è poi lei, quella che lo ha lasciato, lei che non viene mai nominata con il suo nome, come una presenza, come un'aura che aleggia per casa. Il passato di povertà e di duro lavoro di Lorenzo lo hanno reso un uomo incapace di amare.

Ooooh bello!

Ok passiamo a smontare i pezzi. (non mi vedete ma ho un ghigno sulle labbra...) ;-)

Il passato di Lorenzo pare essere fatto di povertà e lavoro duro, lascia la scuola a 13 anni dopo aver superato l'esame di terza media, subito prende la decisione di lavorare col padre, al bar che possiedono e che li riempie di debiti. Descrive in modo devo dire poco credibile le corse a pagare cambiali e la rabbia dovuta dalla differenza fra lui e i suoi compagni, i suoi amici che proseguono gli studi. Ho visto un ché di costruito, come se l'autore per fare in modo che la storia sembrasse vera abbia minuziosamente osservato persone che forse in quella realtà hanno vissuto sul serio, ma è molto stereotipata come storia, e non lascia per niente sentire la rabbia e l'umiliazione in modo profondo. Ogni capitolo sembra un “temino” fatto a scuola da un quindicenne, un mero elenco di situazione e a volte di sensazioni degne di una canzone pop.
Parla di povertà senza colpire il punto centrale della condizione di povero, cerca di immaginare che sia un problema di cose non avute, o avute in modo diverso, pantaloni non di marca, macchina usata, ma il tutto sembra molto forzato. So che non bisogna essere ciechi per descrivere il buio, ma a volte se manca appunto il talento, non si riesce a descrivere qualcosa che non abbiamo vissuto. Pare, a mio avviso, che prenda esperienze da lui vissute direttamente o indirettamente e cerchi di esasperarle per poter arrivare al punto di povertà che vuole descrivere. Ma purtroppo non funziona così. Soprattutto non si può pensare che un'emozione venga descritta meglio solo perché la si descrive con tante parole.
Ricordo ancora con chiarezza le parole di Maya Angelou nel suo bellissimo e toccante Il canto del silenzio, dove per descrivere la sua condizione di povertà, lei ragazza di un ghetto nell'America razzista degli anni '30 dice:
Se crescere è doloroso per una bambina nera del Sud, rendersi conto di essere fuori posto è la ruggine sul rasoio puntato alla gola. E' un insulto superfluo.

Mi spiego? Una frase e tutto un mondo di privazioni, pensieri, umiliazioni viene liquidato in modo perfetto facendoci capire bene cosa si prova e a essere poveri, e ad essere neri in un mondo di bianchi razzisti. Per me è questo "letteratura", non un mero elenco di scarpe da non rovinare o panettoni presi tre al prezzo di uno. Diciamocelo su certe scarpe ci abbiamo camminato tutti... con le dovute cautele, abbiamo avuto tutti un paio di pantaloni non di marca, comprati e usati con un po' di vergogna. Ma ciò non ci ha fatti diventare scrittori...

Il libro tratta i temi che sembrano cari a Fabio Volo: l'amore da conquistare, le canne, le battute volgari contrapposte alla filosofia spiccia e un po' furbetta, la vita che non piace, fatta di lavoro e routine, gli amici per la pelle, quelli con cui parli di ragazze e di calcio, mentre con una birra in mano guardi l'infinito dal divano di casa...

Un cliché che oramai ha stancato...

Provate a leggere la sinossi dei suoi precedenti libri potrete costruire anche il suo prossimo:

1 - Ragazzo trentasettenne/quarantenne (nel primo il protagonista aveva 27 anni pressappoco l'età dello scrittore all'epoca, ora vedo che man mano che cresce crescono anche i personaggi..).

2 - Paura d'amare

3 - Rapporto conflittuale con i genitori ( preferibilmente il padre)

4 - Volersi riprendere la propria vita sepolta dal lavoro e dalla noia.

5 - Citazioni rubacchiate e profuse a piene mani.


Scusate ma sono inflessibile, Fabio Volo scrittore non mi piace, e non mi è piaciuto "Il tempo che vorrei".

Parliamo di Lorenzo e del suo rapporto con "lei". Per anni sono stati insieme, per anni lui si è adattato alla vita di ogni giorno, poi lei si stanca di essere messa da parte, di valere meno del lavoro di lui, e di non poter diventare madre, per le inutili paure di Lorenzo e lo lascia. Lui allora capisce il bene che le vuole ( :-0 ) e inizia a chiamarla, aspettarla sotto casa, fare tutte quelle cose, insomma, che a noi donne piacciono così tanto che abbiamo chiesto anche una legge apposta per rimuoverle. Puro stalking in piena regola. Quasi fastidioso sentirlo raccontare dal protagonista. Dopo aver capito che il personaggio nella sua attualità non mi piace, anche se in effetti descrive bene i tipici " bamboccioni " odierni, eterni Peter Pan su cui però non si può contare nemmeno per un volo romantico. Lorenzo è un uomo che non sa di esserlo, vuoto, pieno di ricordi inutili che ci snocciola come fossero cose interessanti. E' un continuo dichiarare amore per la ragazza che lo ha lasciato, miracolosamente scoperto quando però lei se n'è andata. Per tutti gli anni passati insieme pura indifferenza. E questo rovina maggiormente il personaggio che non sembra credibile, improvvisamente cose che odiava di lei diventano ricordi romantici. Sembra la tipica storia di un uomo che non apprezza la donna che ha a fianco finchè lei non lo lascia. Come i bambini che non degnano un gioco di uno sguardo finchè un'altro bambino no lo prende in mano, e lo vuole per sé. Non so cosa possa scattare nella mente di un uomo, possesso? senso di rivalsa? smarrimento?

Certo nei primi capitoli lui spiega bene cosa significa che lei le manchi:

"Significa accorgersi di tutti i più piccoli cambiamenti, [...] il sacchetto della spazzatura rimane in casa per giorni, anche se lo metti davanti alla porta di ingresso. La carta igienica in bagno è appoggiata a terra o sul termosifone, mai al suo posto. Le lenzuola non sono profumate come prima."

Ora o sono io che magari ho un animo un po' femminista, o questo è un gran ... diciamo che fa confusione fra la parola colf e la parola fidanzata.

Sono questi i motivi? E' per questo che la rivuoi indietro Lorenzo? Per pulirti casa? Certo potete capire che il seguito mi ha lasciato ancora più dubbiosa, quando dopo intensa riflessione il protagonista capisce il motivo della rottura.

"Lei voleva da me qualcosa che io non ero in grado di darle, e per di più nemmeno riuscivo a capire cosa fosse."

Insomma un peter pan ignorante e anche un po' possessivo, che in effetti ammette:

"C'ho messo un po' ( a capire cosa lei volesse, ndf*), ma ce l'ho fatta; purtroppo il risultato di questa mia lentezza è che a letto, ultimamente, ho i piedi freddi."

Dopo questa frase di profondità e attenta analisi psicologica ho capito che aveva toccato il fondo. Ed ero a pagina 25!

Altro piccolo discorso è da fare per i personaggi che fanno da contorno alla storia del protagonista. Per iniziare non esiste psicologia distintiva per nessuno. Parlano tutti allo stesso modo, stesso intercalare, stesse frasi presse paro paro da wikipedia. Infatti pare che il povero Lorenzo, con la sola licenza media e un lavoro durissimo al bar, abbia formato la sua esistenza e la sua cultura tramite amicizie che gli hanno cambiato la vita.

Per dire, al bar della palestra viene apostrofato da uno che gli chiede:

-Sai come è nata l'aranciata Fanta?-

La spiegazione potete leggerla in due modi differenti:

Modo numero 1: pagg. 142/143 di "Il tempo che vorrei".

Modo numero 2: http://it.wikipedia.org/wiki/Fanta

Giuro che ci sono intere frasi copiate. Il mio istinto di jana mi diceva che sembrava strano, quasi un copia-incolla, e alla fine ho controllato. Che pena. Non dico che un autore non si debba documentare, alla fine da qualche parte si deve pur prendere, ma fare un semplice atto di incollatura di cose che a suo avviso sembrano interessanti e metterle lì in bocca a dei personaggi improbabili davvero rende il libro, come dicevo all'inizio, una specie di Mostro di Frankenstein. Davvero brutto, e fa anche imbarazzo scoprire stratagemmi così mal nascosti. Tra l'altro tocca il fondo parlando di cose che si trovano sugli articoli di Focus Junior che compro a mio nipote! Dopo Paolo Giordano che ammise di aver scoperto i numeri gemelli su wikipedia ora abbiamo anche un'altro scrittore nostrano che usa alla grande il mezzo. Ripeto niente da dire. Tutti hanno bisogno di prendere ispirazione, ma certo un po' di rielaborazione, un minimo di anima, che cavolo! E poi come può pensare che i suoi lettori siano così stupidi o ignoranti e che non si accorgano di questo giochetto? Io l'ho capito alla seconda pagina, che cavolo! Ditemi che non sono l'unica vi prego! Anche se qui pare che lo abbiano aprezzato tutti...

E così attraverso vari personaggi, il rozzo e provinciale Lorenzo si avvicina alla musica, e che nomi cita? Ovvio, i più famosi, quelli che tutti conoscono, gli intoccabili diciamo. The Doors ( a proposito lo sapete perché si chiamarono così? Leggete a pag. 88 del libro, oppure cercare le parole chiave Aldous Huxley, the Doors, e continuate a cliccare sui link che vi da wiki.) insomma leggere il libro è come girovagare fra le pagine dell'enciclopedia libera. Ho notato però che citando la morte di Huxley avvenuta lo stesso giorno di due grandi celebrità, Fabio Volo ne abbia citata solo una: John F. Kennedy, mentre invece ha lasciato il povero C. S. Lewis nell'oblio. (forse che non sapesse bene chi sia stato? forse non voleva andare avanti a forza di link o magari lo ha preso per una marca di jeans...). Gli autori citati poi sono i soliti, Rolling Stones, Beatles, Janis Joplin, e tanti altri conosciutissimi e senza nemmeno la parvenza di una scelta personale. Ha preso un elenco e l'ha messo in blocco, come se a noi cambiasse la vita sapere i nomi delle band come un mantra, completamente slegate dalla storia, una specie di esibizione di conoscenza per nulla interessante, perché se credeva di far colpo sai che c'è? Che non sei il solo ad ascoltare Chet Baker, Lorenzo! Non c'è bisogno di vantarsi. Così come non sei il solo ad aver letto Kerouac, o Fitzgerald. Non sei l'unico ad essere stato lasciato, e nemmeno l'unico a fare il copywriter nel mondo.

Se poi vi dovessi descrivere come trova lavoro completerei l'immagine! Avete presente il tipo della Fanta, più sopra? Beh quello sai che fa? Dopo aver visto che Lorenzo ama così tanto musica e libri gli propone di lavorare per lui. Non importa che non abbia esperienza, basta la sua curiosità verso letteratura e musica. Ora, non vorrei sembrare cinica, ma Chatwin, Hemingway, Flaubert, Calvino, Capote, Kafka, Goethe gli ho letti anche io, e Baker, Stones, Bach, li ascolto anche io, eppure giuro che mai nessuno, per questo mi ha mai dato un lavoro! Soprattutto uno di quei lavori dove di solito prima ti chiedono il nome dell'università che hai frequentato e poi il tuo. Il secondo lavoro è ancora meglio, ma ve lo risparmio, o rischierei di farvi digerire male il vostro spuntino.

Finale brutto, gratuitamente violento, maschilista. Dove il personaggio rivela tutta la sua ignoranza, nonostante le varie citazioni. Da donna ho trovato persino fastidioso il solito motivetto del "dici no ma vuoi dire sì" esasperato e violento. Non vi sto comunque anticipando la fine, non vi preoccupate. (...)

Insomma, non sto qui a tediarvi oltre, una bocciatura assolutamente data col cuore. Un libro costruito apposta per vendere con la consapevolezza che due parole sull'amore e un po’ di autocommiserazione possono bastare. Due o tre copiature da wikipedia, un accenno ai rapporti conflittuali col padre, nomi noti di musica e letteratura ripetuti ad oltranza, così come il dolore, o pseudo tale, provato nel momento in cui viene lasciato e la frittata è fatta! Mi dispiace, ci vuole di più per me. E spero che ci voglia di più per voi. Fa rabbia vedere tanti giovani che hanno voglia di scrivere vedersi i propri scritti rifiutati solo perché le case editrici non hanno voglia di rischiare. Fa rabbia che chi ha avuto fortuna, chi ha un nome, possa passare davanti a tutti, e lo faccia anche con una sfacciataggine tale che si permette di parlare di povertà, vite legate ad un lavoro che riempie di debiti o di cose che lui guarda dal di fuori e poi riporta sulle pagine in modo del tutto inappropriato. Ne avrei più rispetto se parlasse di ciò che sa, se rimanesse dentro i suoi confini dove l'ho sempre apprezzato.

Da noi c'è un modo preciso per definire persone che esagerano e nel farlo si rovinano palesando la loro inadeguatezza. Non lo dico, perché non è molto fine, ma è quello che ho pensato leggendo il libro. Unica nota positiva per la copertina particolare, come tutte quelle dei suoi libri, ma come dicevo giorni fa, se di un libro salvo la copertina… siamo messi maluccio! Il fatto che abbia letto che in questo libro Volo sia maturato mi lascia ancora più perplessa. Ripeto: abbiamo letto tutti lo stesso libro? Siete sicuri di averlo in casa?

"Il tempo che vorrei"? Quello che ho perso leggendo il libro! Quello sì che lo rivorrei indietro.


P.S. Nonostante tutta questa tirata, devo fare un appunto. Questo libro resterà nella mia libreria, e avrà un posto d'onore. Perché è un pensiero gentile di una persona speciale, che voleva solo farmi piacere, il contenuto non intaccherà mai il valore del gesto. E poi leggere fa bene, anche quando ciò che leggiamo non ci piace, attiva il cervello, e permette paragoni. ;-)


* ndf= nota della fatajana


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Atriolo

Atriolo

15.03.2012 15:18

interessante opinione, non ho mai letto il Volo complimenti

stefano67

stefano67

22.11.2010 20:44

Mah, che dire. E' difficile andare controcorrente ad una simile opinione, il rischio di esserne travolti è certo. Io non credo all'arte oggettiva, per me l'arte è tale quando genera emozioni e sentimenti. Se uno scritto in molti tocca determinate corde merita rispetto. In fondo anche la paraculaggine è un'arte.

mr_may85

mr_may85

21.10.2010 18:30

Bellissima opinione.. Io penso che sia un po sopravvalutato...

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