Eugenio Finardi - Il vento di Elora
06.05.2003
Vantaggi:
Un gran bel disco
Svantaggi:
Troppo personale
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
Voce artista
Originalità
Design del disco
Paragone con dischi precedenti dell' artista
 Smark
Su di me:
Non sei finito finchè hai una buona storia da raccontare... (Novecento)
Iscritto da:03.12.2002
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1989, fine anni 80, la chiusura di un periodo d'oro per la musica italiana, dieci anni di dischi meravigliosi e di grandissimo successo. Dieci anni in cui moltissimi autori italiani hanno passato la soglia del milione di copie. E' il caso di Zucchero con "Oro, incenso e birra" e con "Blue's". E' il caso di Baglioni con "Strada facendo" e con "La vita è adesso", di Vasco Rossi con "Bollicine" e "C'è chi dice no". Sono stati anche gli anni di un buon successo per Eugenio Finardi, cantautore talentuoso quanto difficile, così dotato di una musicalità sopraffina come di una naturale tendenza a non voler fare parlare di sè, ma a parlare in prima persona. Personaggio da prendere con le molle sempre e comunque in quanto dotato di un caratterino mica troppo malleabile. Nel 1982 l'Eugenio se ne esce con album come "Dal blu" che conteneva la splendida "Le ragazze di Osaka" e "Amore diverso", nel 1985 con "Colpi di fulmine" che conteneva la dolcissima "Vorrei svegliarti" oltre a "Colpi di fulmine" ed "Arianna". Nel 1987 arriva "Dolce Italia" seguito nel 1989 da "Il vento di Elora" l'album di cui parliamo ora. Io ho sempre trovato Finardi molto vicino al mio modo di pensare e sentire musica, ritenendo che l'unico suo limite sia il mettere troppo in piazza i fatti propri, il non essere cioè troppo "universale", ma molto personale. La fine degli anni 80 coincide per Finardi con l'inizio di un momento di crisi personale non indifferente. "Il vento di Elora" è la fotografia di un periodo molto problematico ed è la fotografia di un percorso di rinascita fisica e morale. Elora è un paesino a 100 km da Toronto, Ontario, Canada, sede di un centro di riabilitazione dove Eugenio si rifugia per stare lontano da Milano e dalle tentazioni di cui è capace e soprattutto riprendere contatto con la propria vita. 1) IL VENTO DI ELORA - Si apre con il pianoforte di Vittorio Cosma ed il violino di Lucio Fabbri per una canzone molto "power", cosa a cui Finardi ci ha abituato nel corso degli anni. Rock schietto a sottolineare il senso di solitudine di essere a migliaia di chilometri da casa e non sapere neanche più se una casa ce l'hai. 2) LA MIA VITA SENZA TE - Duplice interpretabilità: si può intendere che questo blues della solitudine possa essere dedicato alla donna lasciata a casa per potersi ricostruire da soli oppure si può pensare che si stia parlando all'eroina compagna di tante avventure, ma di cui si sta a tutti i costi cercando di fare a meno. 3) L'ALBERO DELLE SPADE - "Come navi fantasma senza vento nelle vele vagano tra noi su rotte parallele" è la frase cardine, ci sono, non possiamo fare a meno di vederli, persone che hanno fatto lo sbaglio di cascarci come lo stesso Eugenio. Ma è necessario rinascere anche stando male, anche urlando, altrimenti è la fine, e fare finta di non vederli è come condannarli a morte. 4) IL TRENO - Musica sottile, come un trenino locale che va piano ma inesorabile. E' il treno della vita, che mi riporterà a casa da te e se non ci sarai non posso farci niente, questa è la mia vita, tornerò di sicuro, non so quando, non so come, so di averti fatto del male, ma questa è la vita. E' una delle canzoni che Eugenio ama di più, ma che meno è stata capita dal pubblico. Demo Morselli al trombino barocco è speciale... bellissimo. 5) IL FIUME - Un rock violento apre questo brano di protesta contro chi vuole a tutti i costi fermare il tempo e fare in modo che tutte le conquiste e le libertà dell'uomo vengano cancellate per il benessere di pochi potenti. Il discorso è attualissimo... Rock violento che si dissolve nella dolcezza del ritornello in cui Eugenio davvero fa un capolavoro di armonia. La soluzione, come altre volte Finardi dirà di qui in avanti, è di fare in modo che l'acqua ci tolga di dosso tutta la schifezza dei retrogradi. 6) BISOGNO DI TE - Il tempo passa da lontano e cominci a mancarmi, mi sto rendendo conto che sei il motivo per cui sono al mondo e soprattutto che ti amo. E' bellissimo potere pensare a ciò che ti sta passando per la mente cercando una comunicazione che vada al di là di quella verbale e fisica. Un brano leggero leggero, infatti non è presente nella versione su vinile, ma solo in quella su cd. 7) VIL COYOTE - Il singolo dell'album, pezzo simpatico e facile, ma inserito nel contesto del percorso di cui parla l'album esso è la presa di coscienza, il rendersi conto che altri sono i duri, i cattivi i violenti i fortunati. Noi siamo come Vil Coyote, ci proveremo sempre e non ci abbatteranno mai nonostante tutte le sconfitte. E non ditemi che non avete mai almeno una volta canticchiato questo motivetto... 8) FAVOLA - Per la figlia tanto amata e tanto sfortunata. Le favole io non le so, posso provare ad inventarne una che ti parli di tutto l'amore che ho per te e di tutta la vita che hai vissuto e che vivrai. Il finale musicale piano e orchestra è una perla bellissima e struggente, ricorda certi passaggi di Morricone... 9) COME IN UNO SPECCHIO - La canzone che avrei sempre voluto scrivere, ma che non sono mai stato in grado di fare. Echi di Fossati per uno dei testi più belli degli ultimi 20 anni. Il peggiore nostro nemico è in noi stessi e non possiamo vincerlo da soli, abbiamo bisogno di confrontarci continuamente. L'album è prodotto da Angelo Carrara, da sempre al fianco di Finardi e la concezione musicale nasce dentro agli studi Psyco di Milano con quel genio purtroppo scomparso di Paolo Panigada (Feiez di Elio e le Storie Tese). Uno degli album più intensi e più sentiti di Eugenio Finardi, contentissimo di averlo nella mia sconfinata collezione.
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06.05.2003 23:40
Non conosco questo artista... ma ... perché non hai chiesto l'inserimento della categoria del disco? ^___* Bacio, Tizi
06.05.2003 22:56
non conosco Finardi
06.05.2003 15:07
bravo, bravissimo. bellissima "lettura" di questo stupendo disco di eugenio :) davvero, i miei complimenti !!