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Quello che le industrie del tabacco non dicono...
Vantaggi Film avvincente e istruttivo
Svantaggi Chi è un fumatore potrebbe annoiarsi !! ;)
Film interessantissimo, tratto da una storia vera e nel quale si fanno nomi, cognomi e si citano ragioni sociali di grandi aziende realmente esistenti. Ce n’è abbastanza per un gran polverone. Un film coraggioso, come coraggiosi i protagonisti di questa pellicola candidata a 5 premi oscar di cui ne ha conquistati ben nessuno !!!
Sinceramente dubitavo, nonostante la presenza di Al Pacino (che venero come mio attore preferito), che un film di 2 ore e mezza basato sul tentativo di mandare in TV un’intervista scottante, potesse catturare la mia attenzione fino alla fine senza farmi addormentare. Invece occhi e cervello sono rimasti calamitati sul soggetto del film, senza un attimo di cedimento.
Merito di tutto questo è senz’altro di una regia impeccabile (Michale Mann), inquadrature rifinitissime e a tratti sorprendenti. Di una colonna sonora inquietante, quasi da film dell’horror…ma azzeccatissima in questo contesto.
Ma, tralasciando di parlare della magistrale esecuzione di Al Pacino (superlativo come è naturale che sia), quello che davvero sorprende è la stupenda interpretazione di Russel Crowe e il ruolo affidatogli. Proprio lui…Russel Crowe de “Il gladiatore”.
In questo film è irriconoscibile: capelli bianchi, occhiali, in evidente soprappeso e aria da perdente.
Eppure è suo il ruolo di protagonista….o meglio, di coprotagonista, dato che Al Pacino svolge un ruolo di primo rilievo. Mi ha stupito il Sex Simbol del nuovo millennio…che ha saputo dare una prova incredibilmente bella, nonostante che il personaggio da interpretare fosse ben lontano da quello che lui rappresenta per le donne !!
Al pacino è Lowell Bergman, un giornalista televisivo della CBS news e curatore di “60 minuti”, la trasmissione più seguita in America e che si basa su interviste a personaggi scomodi, le cui testimonianze portano spesso a scoprire magagne sottobanco di potenti disonesti (un po’ come il nostro “striscia la notizia”…ma senza buffoni, né tapiri né veline !! Qui si parla di giornalismo puro, di informazione sganciata dalla corruzione del potere !).
Partendo da un’inchiesta sull’infiammabilità delle sigarette, Bergman contatta Jeffrey Wigand (Russel Crowe), ex-vicepresidente della “Brown & Williamson” una delle sette grandi multinazionali del tabacco. Wigand era stato misteriosamente licenziato per “incomunicabilità” (…in America si licenzia con molta allegria !! “Incomunicabilità”…ma non era il vice-presidente ??!) e rivela a Bergman che in realtà la sua inchiesta è solo una goccia nel mare. Non può parlare Bergman…ha firmato un “accordo di riservatezza” (una sorta di “segreto professionale”) con la sua ex-ditta. Ma qualcosa nella sua coscienza non riesce a tacere…tanto che arriva a decidere di spifferare tutti gli oscuri disegni della Brown & Williamson in un’intervista, preceduta da una deposizione giuridica che garantisca che Wigand stia dicendo la verità. Wigand viene minacciato di morte da sconosciuti (???), viene messo sotto scorta tanto che la moglie lo abbandona portandosi via le figlie. La potenza delle multinazionali riesce perfino a ottenere un’ordinanza per la quale, durante la deposizione giuridica, Wigand sia sottoposto ad una “limitazione di testimonianza”; non può rivelare le pesanti scorrettezze della Brown & Co. in base agli accordi di riservatezza !! La deposizione avviene lo stesso, col rischio di un arresto di Wigand per “Aver detto la verità” !! Si raggiunge il paradosso !! Wigand si lascia andare ad uno sfogo…
“Non possono arrestarmi !! Se mi arrestano come camperà la mia famiglia ? Non certo coi sussidi !! Se non posso lavorare non avrò l’assicurazione sanitaria…e quindi non avrò le agevolazioni fiscali…come farò con la retta scolastica delle mie bambine ??”
…e sarebbe andato in prigione solo per aver affermato il vero davanti alle domande di un avvocato. Assurdo…ma fortunatamente non c’è stato alcun arresto. Mi domando però come queste industrie riescano a tessere trame così fitte con gli organi statali e tutto a danno della salute pubblica !!
La sua prima denuncia in questa intervista riguarda l’uso dell’ammoniaca nella composizione della miscela di tabacco: l’ammoniaca, spiega Wigand, permette un rapido e completo assorbimento della nicotina da parte dei capillari polmonari e un totale attraversamento della barriera emato-encefalica (la parete dei capillari che irrorano i neuroni). In parole più semplici, la nicotina, senza l’ausilio dell’ammoniaca, sarebbe assorbita solo parzialmente. La “reazione ammoniacale” consiste invece nel completo assorbimento del principio attivo da parte dei polmoni e totale captazione della nicotina da parte delle cellule cerebrali: ciò al solo scopo di aumentare l’effetto finale di assuefazione verso la nicotina, il che spinge, naturalmente, a consumare sempre maggiori quantità di sigarette !! Wigand sostiene che i dirigenti non potessero non sapere…non ci sarebbe stato motivo di aggiungere ammoniaca, senza contare gli studi scientifici che comprovavano l’esistenza della reazione ammoniacale !!
“quindi la nicotina ha lo stesso effetto di una droga, al contrario di quanto affermano i sette nani (soprannome per i sette grandi dei tabacchi) !! Uno si accende la sigaretta e si prende la sua dose ?? E’ così ?”C’è di più !! Un altro additivo della composizione del tabacco è la “CUMARINA”, componente che conferisce un gradevole aroma alla sigaretta durante la combustione-aspirazione. La Cumarina, spiega ancora Wigand, è molto simile alla “CUMADINA”, un noto e potente cancerogeno. Nonostante gli avvertimenti di Wigand riguardo la pericolosità dell’uso della cumarina, la composizione del tabacco non è stata cambiata in quanto i fumatori avrebbero ridotto i consumi !! Alle insistenze di Wigand riguardo la rimozione di questo cancerogeno è seguito il licenziamento.
Questo comportamento criminale da parte della Brown & Williamson doveva essere fatto conoscere al popolo americano.A questo punto scatta la parte più bella ed emotiva del film. Al Pacino svolge il ruolo di un giornalista incorruttibile e dai tenaci principi: non può permettere che un suo “informatore” sia stato da lui così esposto (col risultato di una vita sociale distrutta) per poi essere abbandonato a se stesso. Non gli è mai successo. Nasce uno strano rapporto fra Wigand e Bergman, basato sulla sincerità e sulla coerenza a tutti i costi…nonostante i compromessi richiesti dal mondo dell’economia. Sulla volontà di informare i cittadini della verità, scopo da sempre perseguito con fermezza dai giornalisti di “60 minuti”. La storia infatti non è solo incentrata sui loschi affari delle multinazionali del fumo, ma lancia quasi un appello alla correttezza dei servizi di informazione, troppo spesso servi del governo di turno (ci sarebbe molto da discutere sui nostri servizi di informazione…la RAI sta sempre più diventando una barzelletta…).
Una riflessione sulla difficoltà di conciliare fra “coscienza” e “professione”, lotta che sovente viene vinta dagli “ordini dall’alto”. Sono momenti in cui chi crede nella propria professione vacilla e si trova costretto ad un bivio che altri senza scrupoli non vedrebbero neppure: abbandonare il proprio lavoro e continuare ad essere coerenti (e in pace con se stessi), oppure accettare in silenzio i compromessi dettati dalla propria condizione di “sottoposto” ?!? Perfino il più puro degli animi si trova in difficoltà in questi casi…certo, perché se un lavoro piace e lo si fa con l’anima, si soffre sia a doverlo abbandonare per colpa di chi non ha una coscienza, sia a doverlo “sporcare” con menzogne e omissioni.
Naturalmente non racconto la fine…anche se si tratta di storia, non è una favola inventata.
Dico solo che i risarcimenti miliardari delle multinazionali del tabacco hanno cambiato il rapporto fra consumatori e produttori. Non solo riguardo il fumo.
Si potrebbero aprire molti orizzonti di discussione riguardo il cinismo e la spregiudicatezza di chi vende pensando esclusivamente al proprio tornaconto…fino a toccare lo scottantissimo argomento degli OGM che ci propinano senza informarci.
E’ una tecnica vecchia quella di far passare come inattendibili i personaggi scomodi.
Purtroppo succede ancora oggi…e la cosa triste è che si riesce quasi sempre nell’intento…
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Spes 03/02/2004 14:46
stedi 24/11/2002 01:42
Leggendo l'opinione ho rivisto il film, praticamente. Sono un fumatore, chissà se posso fare causa al Berlusca, che dici? Una villetta in Sardegna "di 102 che lui ne ha, pover tapìn e povero anche il vìn..." -- ;)
kumquat 16/09/2002 18:19
Hmmm. A me è piaciuto anche se sai che fumo. Veramente coraggiosi, sopratutto come giustamente hai evidenziato tu Russel Crowe che si è calato perfettamente nella parte dell'amministratore "esiliato" (eh, si, capita facilmente negli usa). Vorrà dire che ricordandomi di questo film non fumerò fin dopo cena :)))
apesara 26/07/2002 19:31
T-Ryla 02/05/2002 20:18
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