Il capolavoro del Banco
10.07.2004
Vantaggi:
Uno degli album più riusciti nella scena del progressive rock italiano
Svantaggi:
Per una resa sonora adeguata al contesto in cui il disco è nato, è meglio sentirlo sul supporto 33 giri . . . ma il mio si sta consumando ! ! !
Consiglio il prodotto:
Sì
Dettagli:
Qualità dei testi
Qualità della musica
Voce artista
Originalità
Design del disco
Paragone con dischi precedenti dell' artista
 aldo_e_giacomo
Su di me:
Iscritto da:06.05.2004
Opinioni:3
Fiducie ricevute:1
In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 4 utenti Ciao
Il Banco del Mutuo Soccorso è famoso per le copertine dei suoi dischi, specialmente l'eponimo "Banco del Mutuo Soccorso" con la copertina a salvadanaio. "Io sono nato libero", del 1973, presenta un'immagine meno celebre, ma non meno originale: la parte superiore di un portone, resa surreale da due enormi occhi che scrutano dalla lunetta superiore, imprigionati da una ringhiera decorata. Nel lato posteriore della copertina, oltre ai titoli delle canzoni, ecco quel portone aperto su un cortile. Sfilo il disco dalla copertina, lo appoggio sul piatto, abbasso la puntina ed ecco... musica e testi che fanno vibrare molte corde diverse... ma andiamo per ordine! I musicisti principali: Vittorio Nocenzi Il fondatore del gruppo, tastierista, autore di gran parte delle musiche e, nelle prime incisioni, anche cantante. In questo disco si esprime al meglio, con la creazione di musiche molto suggestive e superbamente arrangiate. Le sue tastiere si fondono meravigliosamente con le parti di piano eseguite dal fratello Gianni. Gianni Nocenzi Eccellente pianista. Se Vittorio dà un'impronta prettamente rock (senza tralasciare influenze della musica tradizionale italiana) alle sue esecuzioni, Gianni è il jazzista dei due. L'insieme tastiere-piano del Banco degli anni '70 è unico sulla scena nazionale ed internazionale e molto pregevole. Francesco Di Giacomo Non ha bisogno di presentazioni! È l'immagine stessa del Banco, con la sua originalissima voce. In questo disco, la sua interpretazione è notevole e contribuisce molto al pathos generale. Non bisogna poi dimenticare che è in gran parte autore dei testi, e QUESTI testi sono una bella eccezione nel panorama progressive per l'impegno e l'efficacia. I brani (che non credo si possano definire canzoni, dato che, come nella migliore tradizione progressive, hanno uno sviluppo particolare, senza strofe o ritornelli veri e propri) sono questi: Canto nomade per un prigioniero politico Estremamente avvincente, quasi come un film, per il testo assai evocativo: un prigioniero politico pensa alla donna amata, e quindi il tema diventa la sua frustrazione e il rifugio nel "canto" come unica espressione di libertà possibile: fuggi via, o canto nomade ... tu che puoi, non farti prendere. Ad un ascolto attento, vi sono diversi temi sotto forma di tracce musicali. Uno in particolare, che io collego alla nostalgia della casa e della patria, riapparirà qualche brano più avanti... Non mi rompete È il singolo dell'album, come ricorda mia madre!, e anche il brano che si avvicina di più ad una vera canzone, benché il ritornello non abbia un testo ma sia sottolineato dalla splendida voce di Francesco Di Giacomo nel suo modo caratteristico. Musica bella e suggestiva, con un arrangiamento sofisticato e prevalentemente acustico (gli unplugged...). Gran performance del chitarrista Rodolfo Maltese, in questo disco citato come ospite anche se poi diverrà a tutti gli effetti membro del gruppo. La città sottile Unico brano scritto interamente da Gianni Nocenzi, il quale mi piace molto come pianista e un meno da autore... trovo che scriva in modo un po' troppo pesante e barocco per i miei gusti. Ha un testo complesso e onirico. Dopo... niente è più lo stesso Il ritorno del reduce, un'altalena tra esaltazione e paura di trovare tutto cambiato. Le cose importanti ci sono ancora, ma c'è la delusione di trovarvi dei mutamenti... ma è la patria ad essere cambiata o il reduce? Vi si ritrova il tema musicale della nostalgia della patria, seguito da un potentissimo motivo in cui spicca l'accoppiata piano e moog (credo) a esprimere prima l'entusiasmo, quindi la delusione ed infine, di fronte al fatto che la guerra sia ancora oggetto di esaltazione e propaganda, la rabbia da parte di chi la guerra l'ha conosciuta e odiata. Traccia II Chi ha ascoltato il disco "del salvadanaio" sa che si conclude con un brano musicale chiamato Traccia... questa ne è l'erede, un po' più pacata e dalla melodia molto bella. In definitiva: forse il miglior album progressive italiano, anche in virtù della sua originalità stilistica che lo rende unico, all'altezza dei mostri sacri della scena internazionale. Un perfetto equilibrio tra cura del particolare e godibilità (naturalmente secondo i canoni del progressive rock, perciò va ascoltato con attenzione in poltrona!). Testi impegnati ed autentici, sulla scia dei grandi autori italiani anch'essi impegnati in quegli anni in album concept (vedi il De André di Non al denaro, non all'amore né al cielo o il Guccini di Radici).
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Le valutazioni dell'Opinione
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 epy
 sabbiaevento
 T_REX
e ancora un altro iscritto
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19.07.2004 14:13
me lo ricordo!
10.07.2004 18:13
Un' ottima recensione che personalmente vedo più come un (giustissimo) omaggio ad una delle migliori band di rock progressivo italiano, un genere che di per sè non è molto semplice da "digerire" ma che regala grandi emozioni. Ed il Banco in fatto di emozioni è molto generoso...