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Un esordio a sorpresa
Vantaggi Intreccio, suspence
Svantaggi pochi
Dettagli
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| Prezzo | 5,90 € più Repubblica |
Giorgio Faletti è il fenomeno letterario dell'ultimo biennio. Pur trattando un genere che i critici con puzza al naso disdegnano o considerano di serie B (salvo ricredersi in seguito fino allo sputtanamento vero e proprio della professione) è riuscito ad imporsi all'attenzione di un vastissimo pubblico di lettori. Il suo secondo romanzo è avviato a ripetere, probabilmente in forma più attenuata, il medesimo successo del primo che ha venduto oltre un milione e mezzo di copie.
Confesso di aver guardato al Faletti scrittore con molta diffidenza e che per lungo tempo mi sono volutamente astenuto dal leggere alcunché di suo. La regione è che l'immagine di Faletti nella mia mente era troppo caratterizzata dai personaggi-macchietta del suo periodo televisivo. E a peggiorare le cose ci si mette pure il ricordo della sua partecipazione ad un Festival di Sanremo. Dove si piazzò al secondo posto con una canzone dignitosa ma di impianto piuttosto "ruffianesco". Se a questo aggiungiamo la solita furbata editoriale di pubblicare i monologhi (ormai triti e ritriti) delle scenette tv il quadro è completo e credo giustifichi ampiamente il ritardo con cui ho finalmente letto "Io uccido".
Lettura che iniziato solo dopo essermi liberato dai condizionamenti di cui sopra e non solo da quelli, ma anche da una sorta di diffidenza che derivava dalle troppe recensioni, che in qualche caso sfioravano il panegirico. Ora che ho appena terminato la lettura del libro mi pare giusto scriverne, anche per fare ammenda doverosa dei miei preconcetti.
Non posso dire di essere soddisfatto al cento per cento ma di sicuro a questa percentuale la mia soddisfazione si avvicina di molto.
"Io uccido" è un romanzo sorprendente sia per essere di un autore esordiente, sia per essere di autore italiano. Non sono molti i precedenti nell'ambito della letteratura nostrana, nemmeno andando a pescare tra le firme più illustri del genere nel quale Faletti si cimenta. Un genere che solo sbrigativamente si può definire giallo. Ma nel caso di "Io uccido" non si possono scomodare, se non per accenni, né Scerbanenco né Camilleri. Qui siamo in presenza di una versione italiana di autori americani. Con l'aggiunta di un pizzico d'altro che dà maggior sapore all'insieme.
La vicenda di un serial killer che fa strage a Montecarlo si intreccia con quelle di un agente dell'FBI, di un generale americano, in uno scenario assai poco monegasco a parte quella che in gergo cinematografico si definisce location. Direi che siamo assai vicini ai personaggi propri di uno Spillane, Chandler o di Woolrich, ma di padri illustri Faletti ne può contare parecchi.
"Io uccido" mescola sapientemente il giallo classico con una robusta iniezione di hard boiled e di noir. E quando sfiora l'eccesso, sia narrativo che di tensione, Faletti è bravo a inserire una sorta di sedativo letterario, una digressione su un piano più europeo e italiano. Ne risulta un cocktail di quelli "micidiali" ma di cui se ne berrebbe subito un altro paio almeno.
Faletti mette assieme in questo suo romanzo personaggi antitetici o quasi tra loro riuscendo a farli interagire in un intreccio narrativo ricco di suspence pur con qualche lieve caduta di tensione in modo particolare verso la fine. Un neo, la debolezza del finale (che è meno rara di quanto si supponga anche in autori più colludati) che si accompagna ad un altro: qualche divagazione di troppo, qualche lirismo che si poteva evitare. Ma sono pecche assolutamente veniali e che non inficiano punto il valore dell'opera.
La trama si snoda lineare nonostante vi si intreccino più storie che alla fine confluiscono in un disegno compiuto. In questo senso Faletti ha rischiato grosso, ha scommesso forte quando ha elaborato un piano narrativo a più filoni. Il rischio era quello di finire avvinghiato nelle spire di un serpente, di non ritrovarsi più e, peggio, di disorientare il lettore. Ma la sua scommessa l'ha vinta, pur pagando lo scotto di un finale forse troppo precipitato da un lato e troppo stiracchiato dall'altro.
Non dirò molto di più. Solo alcune impressioni ancora sui personaggi.
Il serial killer è descritto molto bene come molto bene sono lasciate intuire gradualmente al lettore le origini della sua psicopatia. Il gen. Parker e il suo braccio destro cap. Mosse non sfigurerebbero tra i personaggi di autori classici del genere hard boiled, e l'intreccio che li riguarda potrebbe da solo costituire materia per una storia.
Frank Ottobre: mi sbaglierò, ma potrebbe diventare un personaggio seriale, ne ha tutte le caratteristiche. Quanto alla sua presenza come protagonista devo dire che in certi passaggi mi ricordava il miglior Marlowe, per carattere e psicologia, più che un Mike Hammer. E al suo fianco il commissario Hulot a fare da contraltare alla connotazione "americana" di Ottobre o di Mosse, un commissario più Maigret di quanto si possa immaginare dalle prime pagine.
Lo scenario: Montecarlo. Ma avrebbe potuto essere anche la Milano di Scerbanenco o la Bologna del Commissario Sarti, per semplice fatto che le descrizioni ambientali non cadono quasi mai nell'illustrazione da cartolina ma danno il senso della città qual è. E proprio la normalità di tutto il resto fa risaltare ancor più la tragica vicenda del serial killer e delle sue vittime.
In "Io uccido" mi ha sorpreso la cura dei particolari, l'attenzione al dettaglio. La lista finale dei ringraziamenti spiega la cosa e dimostra come Faletti non si sia avventurato nell'impresa senza procurarsi solidi appigli per il suo progetto. E questo è un merito ulteriore.
Non so ancora se leggerò il secondo romanzo scritto da Faletti. Quel che è certo è che da quando ho chiuso il primo questa è un'ipotesi che non mi sento di scartare e che mi ronza in testa con una certa qual insistenza.
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carachiara 02/10/2005 16:05
pina25 30/09/2005 21:07
a me è piaciuto molto questo libro ma ho apprezzato molto di più: Niente di vero tranne gli occhi. Se non l'hai letto te lo consiglio vivamente...
promos 29/09/2005 16:53
cappuccettorosso 29/09/2005 13:05
dizzy 28/09/2005 15:36
...certe volte i preconcetti vanno tenuti stretti, il rischio è quello di sbracare dalla parte opposta... :-) mi chiedo che senso abbia prendere in mano Faletti se non si ha letto tutto Massimo Carlotto o Jean Claude Izzo, tanto per restare in europa.
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