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Ione (Euripide)

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IONE

5  12.06.2009 (13.06.2009)

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“Ione”
Euripide

Si definisce tragedia quell’opera teatrale avente uno svolgimento piuttosto tribolato ed un finale particolarmente infelice.
Euripide (480 – 406 a.C.) non s’attiene pedestremente all’universale descrizione: una volta provati e psicologicamente aggrediti i suoi personaggi verranno, infatti, dolcemente ed appropriatamente ricompensati.
Euripide-penna-alternativa se lo può permettere. I suoi scritti brillano d’una tale sensibilità e d’una tale passione che i critici dovranno obbligatoriamente perdonargli questa licenza – che, personalmente considero come pregio. E’, infatti, generalmente riconosciuto che un romantico o perlomeno positivo risvolto appaghi molto più d’un finale anticonformista perché crudele (dai, non mentiamo a noi stessi. Tanto per fare un esempio, chi non ha mai desiderato che in Nemiche amiche Susan Sarandon guarisse miracolosamente?).
Inoltre, in aggiunta alla suddetta qualità, ve n’è una (purtroppo meno commerciale) altrettanto, se non più, meritevole, ovverossia l’onnipresente e formativa tematica. D’altra parte, così come lo sono gli attori, anche il copione è dotato d’una maschera. Per l’appunto, dietro all’ingegnoso camuffamento (l’accattivante svolgimento) sta l’immortale insegnamento.
Ebbene, il tutto esplode più che mai nel prezioso Ione, opera la cui attualità imbarazza. Benché, infatti, vi siano continui riferimenti ad esseri ed episodi mitologici, i sentimenti e le emozioni suscitanti sono e saranno sempre ugualmente in grado di colpire, stupire, inorridire e commuovere.
In tal caso Apollo violenta Creusa, che darà alla luce un bambino, che verrà abbandonato nella caverna dove avvenne lo stupro. Il dio prega il fratello Ermes (i due condividono il medesimo padre, ovvero Zeus) di recare il neonato presso il suo santuario; egli stesso se ne occuperà. Una volta deposto il bimbo, la sacerdotessa del tempio l’alleverà. Il ragazzo crescerà ignorando il nome dei genitori. Nel frattempo Creusa si sposa con Xuto. L’unione, tuttavia, è sterile e dal momento che entrambi desiderano figli supplicano l’oracolo di Apollo a Delfi. Il dio donerà loro l’orfano Ione, che rientrerà nella reggia della madre, verrà riconosciuto ed avrà il ruolo che gli conviene.
Questo il succulento prologo. La vicenda snocciola ben altro.
Non male, assolutamente non male. Euripide dispone carte audaci, sibilline. Esse catturano immediatamente. Se già l’antefatto è di natura così intrigante, chissà il resto! Ed, infatti, quest’ultimo riserva una quantità d’eleganti colpi di scena tale da indurre chiunque al fremito ed all’impazienza.
Inizialmente, dunque, troveremo un convinto giovanotto nell’atto di lustrare il tempo d’Apollo.
Poiché non ho genitori, di Apollo mio nutritore, io servo gli altari – esulta euforico. Tuttavia egli ignora che di lì a poco, in seguito ad un insolito incontro, il suo destino cambierà radicalmente.
Ah, se potessi restare sempre al servizio di Apollo! Ma se dovessi andarmene, mi sia amica la sorte – sospira rapito ed in quel mentre giunge esattamente Creusa, testimone d’un alone di malinconia che al giovane non sfuggirà. Inizia tra i due un dolcissimo scambio emotivo. Benché, infatti, entrambi ignorino il proprio legame, s’accoglieranno dimostrando gratuito affetto sicuramente non dato dall’occasione, bensì esclusivamente dall’impulsiva impressione.
Sei appena arrivata al sacrario e chiudi gli occhi, lacrime ti rigano il volto. Cosa ti è successo, cosa ti angoscia signora? Gli altri, basta che vedano il tempio e sono contenti, tu piangi disperata – le domanda delicatamente Ione.
Nello scorgere il tempio d’Apollo, è riemerso in me un antico ricordo […]. Le donne, che sventurate, e gli dei che miserabili! A chi, a chi chiederemo giustizia, se proprio l’ingiustizia dei potenti è la nostra rovina? – risponde lei riferendosi alla doppia violenza subita, ovvero lo stupro ed il fatto che sia stato un dio (un dio! Creatura che dovrebbe osservare attentamente la giustizia) a violarla.
Come non notare la finezza del tragediografo? Come non provare all’unisono contrastanti sentimenti di tenera rabbia?
Il dialogo seguirà e la donna paleserà le proprie tribolazioni rendendo protagonista del racconto un’ipotetica amica, scaltra figura attraverso la quale potrà parlare di tutto ciò che le successe.
Ha agito male Apollo e la madre è una povera infelice – riconosce il maturo fanciullo, la cui venerazione per il dio rasenta l’affetto filiale. Tuttavia Creusa noterà che anche Ione nasconde note malinconiche.
L’hai mai provato il desiderio di cercarli, i tuoi genitori? – domanderà una volta venuta a conoscenza della sua vita, risvegliandosi il negato ed involontariamente sopito istinto materno. E Ione ovviamente ne soffre, così come la madre lacrima per il figlio disperso ed una prole che tarda a rallegrarla.
Tuttavia, il ragazzo s’accorgerà dell’atmosfera misteriosa volteggiante attorno alla donna.
Tace per qualcosa che dev’essere celato? Ma […] cosa mi importa? Non siamo mica parenti! […] Febo, però, debbo disapprovarlo. Ma cosa si permette? Violenta delle vergini, e le pianta in asso? E i figli, prima li mette al mondo di nascosto, poi li lascia morire? No, non devi farlo; proprio perché sei potente, hai l’obbligo di essere virtuoso. Un mortale se ha natura perversa, gli dei lo puniscono. Ma allora voi prescrivete ai mortali le leggi, e poi le trasgredite per primi: vi pare giusto? – imprecherà a sua volta scosso dall’ingiustizia compiuta dalla divinità. Come non citare? Come insozzare un’opera così completa e perfetta con tono da fredda recensione? Il testo si commenta da sé. Non v’è bisogno d’alcuna nauseante spiegazione, che, sebbene abbondante e corposa, ridurrebbe.
Ad ogni modo, successivamente subentrerà Xuto che, una volta interrogato l’oracolo riceverà il perentorio consiglio di salutare quale figlio il primo individuo incontrato all’uscita del santuario. L’interessato sarà esattamente Ione che piuttosto titubante ricambierà l’abbraccio dell’illuso neopadre. Di qui seguiranno una serie d’equivoci che sbilanceranno l’opera verso la mera tragedia, ma che infine si scioglieranno e scopriranno trasformandola in piacevole tragicommedia.
Creusa ed il vero figlio si ritroveranno ed ameranno, mentre al povero Xuto i due, impietositi, lasceranno credere che il giovane sia realmente figlio suo.
Ora mantieni il segreto, non rivelare che Ione è tuo figlio: Xuto si tenga la sua bella illusione, e tu ritorna a casa con il tuo bene. Siate felici. La catena dei vostri dolori si è interrotta, ed io vi annuncio prospero avvenire – suggerisce, infatti, la dea Atena, che, essendo donna, se l’intende bene con Creusa.
Pertanto un’allegra strizzatina d’occhio femminile conclude il grandioso scritto, che, com’è possibile notare, induce alla riflessione di diverse tematiche. Non ci è dato a sapere se queste siano state concepite anche dallo stesso Euripide, tuttavia sta di fatto che il teatro greco, oltre ad avere lo scopo d’intrattenere, aveva anche l’obiettivo di formare. Pertanto a maggior ragione risulta doveroso spulciare ed evincere. Evincere, tra l’altro ciò che c’è, dal momento che è palese che taluni aspetti siano presenti perché gli spettatori ed i lettori vi pensino. E’, infatti, materialmente impossibile negare che all’interno del pezzo coesistano il tema della violenza sessuale conseguente nell’ impotenza della donna, dell’atroce ingiustizia data dall’ incoerenza e dell’ essere orfano. E d’altronde, nonostante la fama d’allegri ometti, gli elleni badavano particolarmente all’ etica. Dove nacque la filosofia? Esattamente in Grecia: essa si ampliò sino a che sfiorò e trattò della coscienza e della psiche umana. Da non sottovalutare è quindi la potenza e la risonanza morale d’un’opera teatrale che, appunto, sintetizza mirabilmente utile e dilettevole. Della serie, meglio di così si muore.
Ciascun personaggio incarna un chiaro tassello tematico.
Per l’appunto, se Apollo dimostrò d’essere un vigliacco smidollato nell’abbandonare ed ingravidare una fanciulla, presenterà il medesimo atteggiamento sino allo scioglimento dell’azione, nella quale, infatti, egli mai subentrerà direttamente. Saranno Ermes ed Atena (entrambi una sorta di deus ex machina) a sgrovigliarne la diffamante matassa.
Il giovane Ione, invece, rappresenterà l’archetipo dell’eroe. Pur essendo orfano, e quindi, pur non avendo una stabile guida, manifesterà una serie di caratteristiche, spazianti dal valoroso al coraggioso, dal giusto all’onesto, dal riflessivo al ragionevole estremamente se non unicamente positive. E se Ione sarà il maschile modello d’etica, Creusa ne sarà quello femminile, dal momento che risponderà a tutti i prerequisiti della virtuosa donna ellena.
Concludedo nel modo più banale, mi sento d'affermare che Ione sia una grandiosa chicca letterara, che tanti (politici e criminali in primis) dovrebbero leggere.

I buoni, infine, saranno ricompensati degnamente, i cattivi mieteranno quel male che hanno seminato.

P.S.: Non pensate che l’opere teatrali greche – così come quelle latine – siano di ostica lettura. Questo è un pregiudizio che non sopporto. Saranno sì e no lunghe una quarantina di pagine, non vi sono descrizioni, bensì solo ed esclusivamente dialoghi. E’ molto facile individuare i protagonisti e scartare coloro i quali non influenzeranno più di tanto la vicenda. Il tono è particolarmente enfatico, lo ammetto, ma ci si abitua subito. Probabilmente l’unica nota di difficoltà sarà la conoscenza dei tanti miti, cui il teatro fa continuo riferimento. Tuttavia, solitamente tali testi sono accompagnati da centinaia di noticine atte a spiegare qualsiasi citazione.
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Ciobin

Ciobin

22.12.2010 23:45

eccellente

gategate

gategate

07.08.2009 10:12

Sentimenti e situazioni quanto mai attuali, hai scritto bene. Con la particolarità che la tragedia ha, diciamo, un lieto fine. Sì, non v'è motivo per snobbare capolavori come questo. Capolavoro di opi. :-)

Rred

Rred

23.06.2009 16:24

Ecco... questa proprio non ricordo di averla studiata o letta. Però ho un monumentale libro che contiene tutte le tragedie di Euripide.

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