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ClarissaDalloway

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Opinioni scritte

dal 07/10/2005

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Krups Nespresso XN 1001 Inissia 27/07/2009

LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH'ENTRATE AL PUNTO VENDITA NESPRESSO

Krups Nespresso XN 1001 Inissia Una leggera apprensione mi investe mentre varco l’uscio dell’ennesimo punto vendita Nespresso. Ufficialmente designata dalla mia famiglia quale procacciatrice di cialde, durante i pellegrinaggi milanesi passo al vaglio i diversi rivenditori nella speranza di trovarne almeno uno capace di farmi ricredere. All’entrata vengo investita da una scarica di concitati “buongiorno signora” come frecce indigene. Ogni commesso non manca di porgere il suo saluto con meccanica prepotenza, quasi si sentisse osservato da un invisibile grande fratello. Una ragazza del personale la cui spontaneità non è ancora stata totalmente repressa - deve essere nuova – accenna un sorriso “reale” scusandosi per l’attesa, poi la prassi torna a possederla e recita “intanto gradisce un caffè?”. Lo chiedono ogni volta, un’idea apprezzabile, ma rifiuto temendo di dovere assistere alla pièce prestampata nella quale l’attrice-commessa sottopone il cliente ad un terzo grado in merito a gusti e miscele. Quel caffè mi andrebbe di traverso. Aspetto il mio turno e non posso fare a meno di osservare con l’interesse di un’antropologa mancata le movenze del commesso che presto dovrò affrontare. Illustra al cliente pregi e virtù del sistema Nespresso; il tono “in punta di piedi” ricorda quello dei camerieri in bianco degli hotel a cinque stelle, forse ancor più quello dei croupier nei film di James Bond. Il vocabolario rigido, le frasi scelte con cura maniacale, i sorrisi dispensati con parsimonia e il tutto condito da ...

Il lapis del falegname (Manuel Rivas) 01/05/2008

____La sottile linea roja_____

Il lapis del falegname (Manuel Rivas) Esistono oggetti legati a storie bizzarre, diverse da quelle degli oggetti in sé, storie, che a sentirle, mai ricondurremmo a tali oggetti, eppure devono essere raccontate e nel loro svolgersi non possono fare a meno dell'oggetto che, per caso o per destino, le rappresenta. Un vecchio lapis rosso, la sezione ovale appiattita, la grafite pastosa spogliata gradualmente, appuntita nel tempo con leggeri colpi di lama. La matita del falegname. Arriva immediato il profumo del legno, l'inconsistenza dei trucioli sotto le suole, la litania della sega circolare, la polvere sottile che si leva in controluce. Associazione logica quanto forviante. A portare il lapis sopra l'orecchio, senza arte né parte, un tale Herbal. «Herbal non parlava quasi mai. Passava un panno sui tavoli, meticolosamente, come chi lucida uno strumento con la pelle scamosciata. Svuotava i portacenere. Spazzava il locale, lentamente, facendo in modo che la scopa raggiungesse gli angoli più nascosti». Un inganno appunto. Il legno è al più quello del vecchio bancone, l'odore, una mistura stantia di fumo, birra, sudore, il rumore, nient'altro che il ronzio del neon dell'insegna. Un bordello decadente della Galizia, una prostituta straniera, Maria, dalla pronuncia incerta e un narratore "taciturno" Herbal, con il lapis tra le mani. Nostalgia, senso di colpa, noia, perché no…cosa mai può spingere un animo inquieto a rievocare demoni morti e sepolti, storie neppure troppo lontane nel tempo ma già coperte da ...

Wild and Undaunted - Lisa Knapp 27/04/2008

La fattucchiera venuta dal freddo

Wild and Undaunted - Lisa Knapp Dal profondo di una notte chissà dove, chissà quando una voce si alza piano. Lei sussurra, intona, canta ma con l'orecchio teso all'ascolto, perché nulla possa sfuggirle e la totalità di quanto la circonda partecipi all'universo sonoro creato dalla voce, dagli archi e dal sapiente alternarsi tra suono e silenzio. Voce poi vento poi pioggia e ancora voce: uragano. Lisa non è di questo tempo. Lisa è ninfa notturna dei boschi, creatura crepuscolare generata dal blu cobalto del cielo tardo pomeridiano, dalle ombre allungate degli abeti, dal vento che si alza gelido. Cristallina e flebile si muove leggera tra le fronde, senza regole o simmetrie, libera. Una voce evocativa, sfacciatamente decisa a non farsi stringere nella gabbia dei generi, si accompagna a strumenti poveri, ad archi senza pretese, suonati con magistrale brutalità e flauti dissonanti simili a quelli di satiri. Un campionario di note reinventare, ritmi sincopati, precisi. Ballate dal sapore medioevale, melodie folkloristiche, arie malinconiche e altri brani, contaminati fino a smarrire le identità della diverse componenti per assumerne una nuova e unitaria. Lisa canta con reale passione, scala le vette impervie e noncurante scivola fino agli abissi, padrona del suo talento, modula la voce aliena, sottile e vibrante, vagamente metallica e lascia che scivoli tra le pieghe della canzone, quasi improvvisasse o comunque seguisse un progetto in itinere. "Wild And Undaunted", un'opera prima di sconvolgente ...

Harry Potter e l'Ordine della Fenice(David Yates - USA, Gran Bretagna 2007) 12/07/2007

Oops! I did it again!

Harry Potter e l'Ordine della Fenice(David Yates - USA, Gran Bretagna 2007) Confesso. Ebbene sì, l'ho fatto ancora. Badate che sono adulta e consenziente, perfettamente conscia del fatto che errare sia umano e perseverare diabolico, tuttavia persevero. Alle 19:27 del giorno 11 luglio 2007 ero "là", inserita in qualche maniera tra le "fila" della cosiddetta "coda all'italiana", nonché massa informe/assembramento umano accalcato senza arte né parte davanti all'ingresso del cinema. Le porte chiuse per altri "lunghi tre minuti" e mormorii di ogni sorta. "Certo che la gente è proprio assurda" penso, convinta chissà per quale ragione di essere diversa dalla bambina di 7/8 anni che mi guarda di sottecchi… Uscita in contemporanea mondiale sul grande schermo di "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", difficile resistere, talmente difficile da precipitarmi alla prima proiezione, quella "dei bambini" per eccellenza. D'altronde quando ci si sente a proprio agio… peccato soltanto non avere mamma accanto - anche se nella mia infanzia è stato sempre papà l'agnello sacrificale - pronta a distribuire dolciumi e bibite, intimandomi di stare composta. Vanto comunque due valide complici, in tre possiamo sempre fingerci studentesse impegnate nel delicato esperimento noto come "livellamento dell'età media nella sala". Torno con la memoria alla prima pellicola della saga, all'epoca ancora matricola di architettura, affrontavo un anno incredibile, tutto era nuovo e disorientante - come l'anno scolastico che si prospettava al piccolo Harry -. Avevo già ...

Il Seme del Tamarindo (B. Edwards - UK 1974) 27/06/2007

Travolti da un insolito destino...

Il Seme del Tamarindo (B. Edwards - UK 1974) Mettiamo che Julie Andrews per una volta non canti, non balli, non svolazzi tra i comignoli armata di ombrello e soprattutto non abbia a che fare con bambini complessati o trascurati; le viene chiesto semplicemente di recitare, in abiti civili, sfoggiando la perfezione di un corpo nel fiore dell'età e un taglio di capelli in linea coi tempi. "Quei" tempi, noti come gli anni '70 (nelle immancabili "nuance" del giallo-beige). Mettiamo ancora che un tale Omar Sharif, rinfoderata la scimitarra, riposto turbante/cavallo/cammello, si cali nella parte del gentiluomo russo, non più dottore - vedi "Zivago" - bensì alto funzionario presso l'ambasciata parigina. Mettiamo infine che lo splendore della Andrews "incocci" nel fascino di Sharif all'ombra di una palma nelle paradisiache Barbados. …Ma colpo di scena, "non" vissero tutti felici e contenti. Lei si chiama Judith Farrow, inglese, abita a Londra e lavora come segretaria al servizio di un importante diplomatico. Quella alle Barbados, non è esattamente una vacanza, chiamiamola "pausa di riflessione" o "elaborazione del lutto": la poveretta, già vedova, è stata da poco piantata in asso dall'amante deciso a tornare tra le braccia della moglie ignara. Così rimugina, passeggia lungo la costa, sola soletta, in perfetto mutismo. Lui, Feodor Sverdlov, piacevolmente inopportuno irrompe con beffarda (in)discrezione nella solitudine della bella Judith, la quale sorprende noi tutti - pronti a giudicarla un'ingenua - e ...

Aprile 2007 07/06/2007

All imperfect things*

Aprile 2007 Fra le pieghe di un tessuto leggero, il vento, si unisce alle danze. La musica cresce sulla piazza e nella piazza, sale dalle pietre scure del selciato, insieme piove dal cielo, e trova forma, e trova voce nella piccola orchestra, compatta, armoniosa, sopra un palco improvvisato. Il vento si alza leggero, accarezza le sottane, scioglie impertinente qualche ciocca e la ragazza in rosso l'accomoda svelta con la mano senza fermarsi, l'abito impalpabile disegna un corpo generoso, le scarpe di vernice seguono quelle scure del soldato. Il vento si alza leggero e la piazza prende vita; le coppie si alternano sotto gli occhi compiaciuti delle madri, a quelli attenti dei padri e nulla sfugge allo sguardo del curato, in piedi, ai margini della festa, indeciso se approvare quel mondo di piccoli peccati che vistosamente lo imbarazza. Il vento si alza leggero e solleva ampi lembi di tovaglia; dal lungo tavolo le torte lasciano sfuggire qualche briciola, oscilla l'acqua nelle brocche, più in alto, la luce delle lampade appese, vibra nella brezza notturna. Le sterpaglie bruciano nei campi, l'aroma si diffonde e mitiga le prepotenze dell'incenso, inopportuno nel richiamare la sacralità di una festa ormai profana. "Stella stellina la notte si avvicina, la fiamma traballa", e scossa la fiamma tradisce un tremito, oscillano i lumi nei bicchieri, la lingua di fuoco del cero si scuote violenta: luce, ombra, luce e ancora ombra sul volto impassibile della Madonna. "Giro giro tondo", ...

Firenze 22/04/2007

Tagliare la corda

Firenze Ha il sapore di una dolce evasione, lasciare tutti i lavoratori coscienziosi ai doveri quotidiani e tagliare la corda, curandosi di far tutto sottovoce, in punta di piedi. Esco presto di casa, l'aria frizzante, il cielo grigio ma luminoso, le foglie appena nate verdissime. Prendo la bici, la fedele "scassona", troppo brutta per essere rubata ma pur sempre affascinante con tanto di pigolii, cigolii, vibrazioni e ruggine. L'adoro. Raggiungo Sara, in meno di un minuto sono sotto casa sua, lei scende splendente - anche di prima mattina, che rabbia;) - e insieme "voliamo" alla volta della stazione, il treno delle 7 e "non ricordo cosa" ci attende, per una volta (a onore del vero) puntuale. Destinazione Firenze. Ah, ecco, lo sapevo sento già brusio, sospiri e bisbigli, ma non pensiate a noi come alle turiste della domenica - del lunedì per essere precisi -, niente macchine fotografiche al collo - semmai in borsa - niente zaini/zainetti/visiere e tanto meno sandali da trekking; piuttosto due "angeliche" fanciulle ansiose di esplorare il lato nascosto di una città stranota, sbirciare qua e là, tra vicoli, strade di seconda mano, vialetti e magari - si fa per dire - di tanto in tanto, gustare i sapori della buona tavola, poiché non tutti gli appetiti si saziano con gli occhi. Il viaggio non si fa pesare, il tempo scorre veloce quanto la campagna bellissima che il treno attraversa con noncuranza, i colori cambiano mille volte sotto i nostri occhi, e il panorama pare sempre più ...

L'arte del sogno (M. Gondry - Francia 2006) 20/02/2007

Mr Sandman

L'arte del sogno (M. Gondry - Francia 2006) SOGNO /'soŋŋo/ (so.gno) s.m. [av. 1292; lat. sōmnĭum, der. di somnus "sonno"] 1° Ciascun insieme di immagini, sensazioni e percezioni che si manifestano durante il sonno; neurol., attività psichica che ha luogo spontaneamente, caratterizzata da partecipazione emotiva e facoltà percettiva sensoriale, e strutturata in una successione narrativa di immagini visive coerenti o, se non propriamente regolate dalla logica, riproducenti in forma alterata eventi attinenti alla vita reale. Se vi siete appena sintonizzati, questa è «STÉPHANE TV» - pronuncia francese, s'il vous plaît -, l'uomo dietro i fornelli, Stéphane in persona. Cosa combina? Semplice, "cucina" sogni. La ricetta prevede nell'ordine, creatività, casualità, vita vissuta e non; si raccomanda inoltre una certa attenzione a tempi e dosi. Cena per due? Stéphane TV ovvero televisione onirica, parto delirante di una mente che stenta a distinguere realtà da immaginazione, trascinandosi nella prima in una sorta di sogno vigile, giusto mezzo tra la parte migliore del quotidiano e l'adeguata correzione alla serie infinita di ordinari malintesi. L'esistenza "a metà", una costante nella storia di Stéphane: madre francese padre latinoamericano, infanzia parigina adolescenza messicana, adulto ma ingenuo, bambino nel corpo di un uomo. A vederlo così, per le strade grigie della capitale, con la ridicola cuffia peruviana, la cartella dei disegni sottobraccio, l'abito demodè, si direbbe un pesce fuor ...

Il cuore è un cacciatore solitario (Carson McCullers) 19/01/2007

The Sound of Silence

Il cuore è un cacciatore solitario (Carson McCullers) …narra l'autrice… Di una cittadina persa nelle campagne americane alla metà del secolo scorso. "Welcome to…" seguito da un nome qualsiasi trattenuto solo per un istante prima di essere dimenticato: la solita cartolina lasciata al sole troppo a lungo, stinta. Edifici anonimi, strade desolate, insegne luminose: è il sud, con le sue stagioni pigre, le estati torride e gli inverni fugaci. Il sud delle grandi contraddizioni, dove tutto convive e nessuno condivide. Disparità, odio razziale, incomprensione. La rabbia si fa grido, poi canto, ed è spiritual, soul, jazz. Ed è il pianto della bambina che sogna un futuro dorato, ninna nanna della madre che ripone tutto nei suoi figli, fischiettio del contadino, lamento a denti stretti dell'emarginato. Il sud di chi non vuole ascoltare e di chi, invece, non può farlo. …narra l'autrice… Del signor Singer, beneamato cittadino, orefice, cesellatore, giocatore di scacchi. L'onesto lavoratore con la sua figura slanciata, elegante, al contempo discreta. Le qualità che lo distinguono sono le stesse che gli hanno fatto guadagnare il rispetto e la stima dall'intera popolazione; mani in tasca, cammina assorto, se incrocia un passante ricambia lo sguardo con un cenno di saluto. Solo allora qualcosa traspare, qualcosa che i suoi occhi grigi non possono trattenere oltre. Nel sud "di chi non vuole ascoltare", qualcuno si fa carico di tutte le parole, dei pensieri, affinando la sottile arte della comprensione. Che si tratti o meno di ...

Having - Trespassers William 03/12/2006

Consigliabile smarrirsi.

Having - Trespassers William Trespassers William. Alzo il volume. Ormai è buio. La città continua a vivere, si veste di luci e la folla, prima concitata, cammina tranquilla. Sorpasso il suonatore ambulante, la trama di arpeggi per un attimo sovrapposta alla voce nelle mie orecchie, una possibile corrispondenza…Il tram mi passa accanto, muove l'aria e sembra trascinare via con sé le parole appena intonate: ingombrante borseggiatore, penso, lasciando sfuggire un sorriso. Visualizzo le sonorità, le "scruto" concentrata quanto impreparata, una turista che inclina il capo prima a destra, poi a sinistra di fronte a un Jackson Pollock . Misuro la musica senza conoscerne regole o metrica, soppeso le sue potenzialità, anzi il suo POTERE. La città non sembra più così grande. Trespassers William. Having. Il gruppo. Il disco. Sibilo, brusio sommesso. Lontano. Il suono gutturale sale impercettibile, una voce metallica, distorta, si fa ogni istante più chiara, si spoglia lentamente, fino a rivelare la propria essenza. «I forget tell me again what do you want… You'll be close, not close enough , not close enough for my kind of heart…You say words you can't take back, used to be love…Now it's words hard to look, at hard to look at with the lights on…» Tra sonno e veglia, un girotondo di parole fluttua leggero sopra un letto di suoni, e il ritmo cadenzato pare fiaba della buonanotte, ipnotica, mentre la melodia si acciambella sorniona quasi un gatto davanti al camino. «Where you are it must not ...

The Jean-Michel Basquiat Show (Milano Triennale) 17/11/2006

RE SAMO è MORTO. VIVA IL RE.

The Jean-Michel Basquiat Show (Milano Triennale) Folli corse, da un treno all'altro, dalla ferrovia alla metropolitana, gente impazzita che si accalca, spinge, incita, scalpita e parole, parole, parole. Le pubblicità si insinuano ovunque, ogni centimetro quadrato, che sia parete, soffitto o pavimento è pretesto per consigli imposti, o per piccole menzogne a fin di "commercio". Ormai posso dirmi impermeabile a tutto ciò: se un'immagine cattura la mia attenzione è anzitutto per l'idea, per la composizione, decido quindi se concedere una "chance" al messaggio - o forse mi illudo che sia così -. Un pennello da pittura, il manico rosso macchiato di colore, le setole grossolane…No, aspetta un secondo…non sono proprio setole... sono capelli dred, ovvero rasta, scuri e ribelli. "THE DARK SIDE OF THE ART" a caratteri bianchi campeggia al centro del manifesto. Uno sguardo di insieme e quello che a prima vista pareva ovvio o soltanto curioso, assume un significato completamente diverso. Ma certo! Non un pennello, bensì un ritratto, lo sfondo grigio della tradizione da cui si staglia un volto inconfondibile, squadrato, con la sua incredibile capigliatura. Il volto di JEAN-MICHEL BASQUIAT. The Jean-Michel Basquiat Show La Triennale di Milano dal 20 settembre 2006 al 28 gennaio 2007 Perdonate il tono internazionale, "dark", "show", "art", al quale la Triennale non sa proprio resistere, un'inflessione provinciale ma tollerabile, infondo bisogna riconoscerle una serie di meriti, primo fra tutti quello di proporre ...

Shantaram (Gregory D. Roberts) 07/11/2006

Dalla A alla Z

Shantaram (Gregory D. Roberts) […] Se il fato non ti fa ridere vuol dire che non hai capito la barzelletta […]. Quattordici per ventuno per sei, la misura in centimetri di un capolavoro. "Mattone", "Bibbia", più spesso "vocabolario"anzi "IL VOCABOLARIO"; in famiglia non si sono risparmiati nel battezzare con crescente ironia quella che per me è stata "esperienza" ancor prima che semplice lettura. Shantaram. «Allora, a che "lettera" sei arrivata?Alla "B"? Alla "C" forse?» Per mesi accanto al letto, al divano, alla poltrona, sotto il sole sulla panchina in piana estate, nella borsa da viaggio, in campagna per il fine settimana…Quasi duemila pagine dense, corpose che mi chiedevo sarei stata in grado di affrontare con la stessa attenzione… «Se mi annoia smetto in qualsiasi momento», ma con sorpresa l'interesse non è mai venuto a meno e lentamente, capito dopo capitolo, il libro è diventato parte della mia storia, con le note a matita, un cartoncino pubblicitario - "It' s funny. Don't ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody" da Il Giovane Holden -, una preghiera da un'amica lontana, una mosca disegnata a pagina 555, copia di una simile che un giorno si è posata insistentemente tra le righe. E chissà cosa mi ha davvero affascinata in libreria, mentre ponderavo, con il volume tra le mani; una serie di elementi al di fuori delle mie comuni scelte, eppure qualcosa…Quello che non potevo sapere era che consegnando ancora perplessa i 22,00 Euro alla cassa avrei portato a casa ...

Nudi e crudi (Alan Bennett) 01/07/2006

Lock, stock and barrel

Nudi e crudi (Alan Bennett) "Era una casa molto piccina senza soffitto senza cucina…Non si poteva andare dentro perché non c'era il pavimento…" Ho esagerato, soffitto e pavimento sono ancora al loro posto. La cucina di fatto è scomparsa. E' rimasto l'acquaio, ma i mobili, quelli a terra, quelli pensili…nessuna traccia. Sono spariti gli elettrodomestici… frigorifero, fornelli, forno - con tanto di arrosto in cottura -. Tavolo, sedie, divani, poltrone, credenze…libri e librerie…letto, armadio. Vestiti compresi. Del bagno non restano che i sanitari…hanno trafugato tutto quanto, perfino i rotoli di carta igienica. Incredibile ma vero, la moquette è stata accuratamente staccata. Via lampade, lampadari e lampadine. Ogni soprammobile, ninnolo, souvenir, ogni singolo oggetto, piccolo o grande, leggero o pesante, prezioso o insignificante. Tende, quadri, cornici - con annesse fotografie -, orologi a pendolo e a cucù. Appendiabiti e cappelliera, "ergo": cappotti e cappelli. Credetemi, davvero tutto. Una sera i coniugi Ransome (per la cronaca, Maurice e Rosemary), tornano a casa dopo l'ennesimo concerto di Mozart, un'esecuzione del "Così", per dirla alla loro maniera, - "Così fan tutte"-, neppure una delle migliori e aperta la porta ecco la scioccante novità. L'appartamento vuoto. Proprio vuoto. Paradossale, non era mai stato tanto spoglio, neppure prima del trasloco. I due se ne restano un po' lì, sbigottiti…Pensa, tesoro, si sono portati via pure il mio arrosto, speriamo non sia venuto ...

Il ballo (Irène Némirovsky) 26/06/2006

Parvenu

Il ballo (Irène Némirovsky) «La signora Kampf entrò nello studio chiudendosi la porta alle spalle così bruscamente che tutte le gocce di cristallo del lampadario, mosse dalla corrente d'aria, tintinnarono d'un suono puro e leggero di sonagli […]». Un ballo: l'unica cosa buona da farsi. Non un semplice ricevimento in abito lungo, non una cena, ne' tantomeno un rinfresco. Un ballo con decine e decine di invitati, tavoli imbanditi, argenteria sfavillante, cristalli e preziose ceramiche in bella mostra per lasciarsi ammirare, o nel migliore dei casi, invidiare. Ricchezza, abbondanza, vera e propria opulenza. Un monito a tutti i presenti: «Ebbene, siamo arrivati, finalmente siamo dei "vostri"». La povertà è un demone che non può essere sconfitto, solo messo da parte, allontanato, accantonato. Resta l'odore, quello dei ricordi, le pareti scrostate, il cibo di seconda scelta, le mani nere di carbone e l'acqua gelata nel vecchio catino…Rosine Kampf se lo sente addosso, quel maledetto odore, lotta ogni giorno per coprirne le tracce, sotto le sete, i merletti, sotto i gioielli. Il desiderio assillante di essere accettata, lei e suo marito Georges, insieme, in società. Antoinette osserva la madre con fredda indifferenza. Solo sciocchezze, ridicole ambizioni, solo fandonie, il "bel mondo"… Antoinette . «Era una ragazzina di quattordici anni, lunga e magra con il volto pallido di quell'età, tanto smunto da apparire agli occhi degli adulti come una macchia rotonda e chiara, priva di ...

Giorni felici. Un ironico e poetico inno alla vita (Laurent Graff) 21/06/2006

...di doman non c'è certezza

Giorni felici. Un ironico e poetico inno alla vita (Laurent Graff) «Un altro giorno divino. […] …né peggio né meglio…nessun cambiamento…nessun dolore…o quasi…è già una gran cosa.»* Sono stato desiderato, nato e cresciuto nell'amore, ho imparato a parlare, camminare, a mangiare con coltello e forchetta. Sono stato educato come da copione, ho seguito i normali e canonici percorsi....Studi primari, secondari, qualche anno di università. Mi sono innamorato un paio di volte, in altri casi ho finto con stile per arrivare al dunque. Ho sfidato le regole, le leggi i regolamenti ma senza andare troppo oltre, così come è necessario fare quando si è giovani, per vestire i panni del ribelle e non deludere le aspettative. In linea di massima signori, ho provato tutto. La gamma completa dei sentimenti, dalla felicità incontenibile alla sofferenza inconsolabile. La mia vita può dirsi vissuta. Festeggio la maggiore età con l'unico regalo utile: prenoto una stanza vista nulla all'albergo dell'ultima sosta. Un posto tutto mio al cimitero, una concessione ed una lapide spoglia pronta ad ospitare l'epitaffio perfetto, quello che io stesso scriverò e farò incidere…elaborandolo e rielaborandolo giorno dopo giorno. «Un altro giorno divino. […] …né peggio né meglio…nessun cambiamento…nessun dolore…o quasi…è già una gran cosa.»* Mi sono sposato, pare usi nella nostra società. Qualche anno dopo è arrivato un figlio, poi un secondo. Adesso lei, un tempo semplice e senza pretese, mi chiede di firmare alcune carte per liberarsi di me, da parte mia nessuna ...
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