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Kappadue72

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Opinioni scritte

dal 16/05/2011

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Milo 23/06/2011

MILO. Vino, biscotti e panorami incantevoli.

Milo Milo è un piccolo paese alle pendici ovest dell’Etna, senza particolari attrattive architettoniche, ma con quella graziosa armonia di colori e forme che caratterizza molti paesi etnei. Superata Zafferana Etnea, in direzione del rifugio mare-neve, possiamo, dopo pochi chilometri imbatterci nell’abitato di Milo, ma ancora prima di arrivare in paese possiamo già godere dello spettacolo di un fitto bosco, costituito per lo più da castagni, querce e lecci. Ma nell’agricoltura di Milo non mancano neppure i terrazzamenti a vigneti, col classico nerello mascalese ( vitigno autoctono della zona etnea), o i frutteti di montagna con prevalenza di meli, peri e ottime ciliegie. Di montagna si, perché Milo sorge a più di 600 m.s.l.m, e questo fa si che il clima sia ottimo per villeggiature estive, ma è a settembre che vale la pena davvero di visitare il paese, quando vi si organizza la “vini milo”, una manifestazione dedicata all’enogastronomia, che attira anche molti espositori di prodotti locali, ed anima il paesello che di solito è molto tranquillo. Vicina alla chiesa madre, vi è un’ampia piazza con belvedere, e nei giorni limpidi lo sguardo abbraccia da Catania a Taormina, se guardiamo in direzione del mare, ma basta girarsi e possiamo ammirare anche la maestosità dell’Etna, in un tripudio e una varietà di panorami che solo certi posti possono dare. Un consiglio, fate un salto al panificio-biscottificio Sant’Andrea, potete comprare una gran varietà di ottimi biscotti ad un prezzo ...

Tremestieri Etneo 23/06/2011

TREMESTIERI ETNEO. Un lungo budello

Tremestieri Etneo Il comune di Tremestieri Etneo ha un territorio molto particolare, che si dipana come uno stretto budello incuneandosi fra i territori di altri comuni dell’interland catanese, partendo propri dal capoluogo, nei pressi di via nizzeti, per giungere fino al comune di Pedara, con un dislivello davvero notevole. L’antico centro urbano tuttavia si trova a circa 400 m.s.l.m ed è costituito da un nucleo di case che presentano l’antico stile architettonico tipico dei paesi etnei inframmezzate da nuove costruzioni residenziali più o meno gradevoli, e si sviluppa su due assi viari principali, nord-sud est-ovest. A parte una bella chiesa di recente restaurata, di aspetto sobrio e gradevole, con ampia scalinata sul prospetto principale, e qualche edificio antico ancora in buono stato di conservazione, il paese non offre particolari motivi per una visita turistica, tuttavia, per chi è appassionato di fotografia, il luogo offre molti scorci interessanti, ed in alcuni punti si può avere da sfondo la meravigliosa sagoma dell’Etna. Interessante la sagra della Iris, un dolce tipico della pasticceria siciliana, che in questa occasione si può trovare in diverse varianti rispetto alla tradizionale farcitura di ricotta. La sagra si tiene nel periodo fra ottobre e novembre. Buonissimo anche il pane che si può acquistare in un piccolo panificio sulla strada che da Tremestieri porta a Mascalucia. Infine nella frazione di Piano, sulla strada che va verso Pedara, è presente un’altra ...

Cesarò 23/06/2011

CESARO': LA PORTA DEI NEBRODI.

Cesarò L’abitato di Cesarò , un piccolo borgo rurale e pastorizio al confinè fra le province di Catania e Messina, può essere raggiunto percorrendo la strada che da Acquedolci (Me) sale verso Sanfratello e prosegue all’interno del parco dei Nebrodi fino al paese oggetto di questa opinione. Dall’altro versante, per chi partisse dalla provincia Catanese, Cesarò è raggiungibile in meno di mezzora partendo da Bronte o Randazzo. Cesarò non presenta particolari motivi di attrazione turistica, se ci limitiamo a considerare il solo centro abitato, ma se prendiamo in esame il suo territorio, ecco che, per gli appassionati di natura ma anche di buon cibo, possiamo trovare ottime ragioni per fare una capatina in queste zone della Sicilia. A pochi chilometri da Cesarò possiamo trovare il laghetto artificiale di Maulazzo, splendidamente inserito in un contesto boschivo, ma soprattutto il lago del Biviere, uno dei rari esempi di laghi naturali della Sicilia, una importante oasi avifaunistica, ma innanzitutto un luogo di pace, dove sostare nel silenzio rotto solo dai versi degli uccelli, o dal sibilare del vento fra gli alberi. Guardando verso nord è possibile ammirare anche lo spettacolo delle isole Eolie che, nei giorni di buona visibilità, si stagliano all’orizzonte immerse nell’azzurro del mar Tirreno. Per chi volesse passare qualche giorno, vi è nelle vicinanze di Cesarò, sulla strada che porta ai laghetti, anche una struttura alberghiera. Oltre a questi luoghi dove praticare trekking ...

Ficuzza 22/06/2011

FICUZZA. Un borgo Reale.

Ficuzza Il borgo di Ficuzza, ricadente nel territorio del comune di Corleone, è appunto una piccola borgata composta da pochissime abitazioni, formatasi attorno alla reggia borbonica, residenza di caccia del re Ferdinando IV e si trova ai piedi dell’enorme massiccio di rocca Busambra, che costituisce una delle maggiori vette della provincia di Palermo. La reggia di Ficuzza e circondata dall’omonimo bosco, che insieme al bosco del cappelliere costituiscono la più grande riserva verde della Sicilia occidentale. A parte la reggia stessa, visitabile su appuntamento, il bosco di per sè costituisce un’ottima ragione per venire da queste parti, offrendo l’opportunità di lunghe passeggiate in mezzo agli alberi o l’osservazione delle diverse specie che costituiscono l’avifauna locale. Presenti anche cinghiali, conigli, porcospini ed altri piccoli animaletti che svolgendo soprattutto attività notturna sono di più difficile avvistamento. Sulla strada che porta al borgo, a qualche centinaio di metri dalla statale che collega Marineo a Corleone vi è anche un agriturismo dove si mangia ottimamente e dove si può anche pernottare. Per gli interessati al genere religioso, in zona si trova anche il santuario della madonna di Tagliavia, o per gli appassionati di pesca la diga di Scanzano, con la presenza di carpe e persici trota. Cosa aggiungere: un luogo per passare del tempo all’aria aperta o per mangiare in modo genuino ed abbondante con poca spesa. La reggia ammetto di non averla mai ...

Mascalucia 22/06/2011

MASCALUCIA. Non solo rimembranze Verghiane.

Mascalucia La prima volta che sentii parlare di Mascalcia fu in un romanzo di Giovanni Verga, Storia di una capinera, fu in questo paese infatti che la famiglia della protagonista si trasferiva per sfuggire ad una epidemia che era scoppiata nella città di Catania. Quando molti anni dopo, per motivi di lavoro, andai ad abitare in una casa a poche centinaia di metri in linea d’aria dal territorio del comune di Mascalucia, mi sorprese il fatto che si trovava a dieci minuti di macchina( traffico permettendo) dal centro di Catania. Quando lessi la storia raccontata da Verga immaginai che questo paese si trovasse ad una distanza tale che permettesse di stare al sicuro da un epidemia e non a poco più di 10 chilometri, ma erano tempi in cui ci si spostava in carrozza ed anche quei pochi chilometri costituivano un viaggio impegnativo. Il nucleo antico del paese mantiene ancora un fascino discreto, con alcune chiese interessanti e dei vicoli che conservano l’atmosfera di altri tempi, mentre la periferia e tutta un fiorire di nuove costruzioni residenziali, che per fortuna bene si integrano con l’ambiente esterno, cosa che non succede in altri paesi vicini, dove il proliferare di palazzi anonimi e residence dormitorio, hanno deturpato quello che doveva essere l’aspetto originario del luogo. Vi è anche una chiesa, credo sconsacrata, con una facciata molto singolare che a me piace particolarmente, si trova nei pressi di viaTrinità. Il paese offre anche molti negozi e dei buoni bar dove comprare le ...

Altofonte 21/06/2011

ALTOFONTE. Il paese di Antibo.

Altofonte Altofonte giace arrampicato alle pendici del monte “Moarda”, a pochi chilometri da Palermo, ed offre sulla capitale Siciliana una vista a 180° gradi. Paese ad economia agricola ( Frutteti ed oliveti) e forestale ( Ampie zone a rimboschimento) non offre particolari spunti per una visita turistica, ma può costituire, per i cittadini palermitani, una breve tappa per sfuggire ad un pomeriggio di calura nelle giornate estive più afose. Per gli amanti della corsa o delle passeggiate in bici, inoltre, è possibile sfruttare l’ampio tratto dell’antica linea ferrata, che per diversi chilometri attraversa il territorio del comune di Altofonte. Si tratta di una strada per lo più pianeggiante, poco trafficata e con ampi tratti all’ombra, che sembra fatta apposta per queste attività. Ed è proprio su questa strada che si allenava il mitico Totò Antibo, medaglia d’oro alle olimpiadi di qualche anno fa. Il paese, chiamato anticamente “U Parcu” ha un’ampia piazza, e diversi negozi, ma non un vero e proprio corso sul quale passeggiare. Tristemente noto per aver dato i natali ad alcuni pezzi grossi della mafia, in auge soprattutto fra gli anni ’80 e ’90, da tuttavia di sé l’immagine di un paese tranquillo e quasi assopito, dove il tempo sembra scorrere senza grossi sconvolgimenti. Per chi viene da fuori, non è certo un luogo da consigliare per una gita turistica, ma neppure è il peggiore dei paesini nei dintorni di Palermo. ...

Aragona 12/06/2011

ARAGONA. Dove la terra si rivolta.

Aragona A circa dieci chilometri da Agrigento, in direzione nord di quella che fu l’antica Girgenti, si trova l’abitato di Aragona, un paese come tanti dell’entroterra siculo, che non offre in sé grandi motivi per una visita turistica. Anzi la periferia di Aragona si caratterizza per la bruttezza di edifici spesso lasciati incompleti nella definizione esterna, e per un diffuso abusivismo edilizio tipico di certe zone della Sicilia. Tuttavia a cinque minuti dal centro del paese, ricadente nel territorio comunale di Aragona, vi è un sito che da solo merita una scappata da quelle parti: si tratta delle cosiddette “maccalube”, una ampia distesa di fango ribollente, di pozze d’acqua calda, e vulcanelli di fango stesso, che continuamente si formano e scompaiono. In lontananza, man mano che ci si avvicina al sito, si ha come la percezione di un vasto campo arato, del colore grigiastro tipico dello ginolfo, ma sopraelevato di qualche decimetro sopra il terreno circostante. Una volta giunti sul luogo, ci si rende conto che quella che sembra una aratura, è solo l’opera costante della natura, che, con il continuo formarsi e disfarsi dei vulcanelli di fango, mette letteralmente sottosopra la terra, e questo credo sia il significato originario della parola maccalube, che ha un origine araba. Le pozze di acqua fangosa, dislocate in più punti delle maccalube, si distinguono per diversa grandezza, ma il diametro non supera mai i due metri, almeno così era quando ci sono stato un paio di anni fa, ...

Cavagrande del Cassibile, Laghetti di Avola 09/06/2011

CAVAGRANDE DEL CASSIBILE, LA SICILIA CHE NON TI ASPETTI

Cavagrande del Cassibile, Laghetti di Avola A mio avviso uno dei luoghi naturali più belli della Sicilia. Vale senz’altro la pena sorbirsi la scarpinata che è necessaria per raggiungerlo, tenendo anche conto che poi c’è la risalita, niente di eccessivo, ma è meglio evitare di portarsi dietro bambini troppo piccoli, persone con problemi di deambulazione e pappemolli vari. Il punto di partenza dell’escursione è raggiungibile facilmente in poco tempo, avendo come base Siracusa, ma vale la pena andarci, se appassionati di natura, anche se partissimo dalla Nuova Zelanda. Il luogo si presenta come un canyon dalle pareti a picco sul fiume Cassibile, ricoperto da macchia mediterranea, con presenza di specie endemiche quali la ferula nodosa. Si consiglia di visitare la zona in primavera, per godere del rifiorire della natura, ma va bene qualsiasi stagione dell’anno. Giunti in fondo al canyon si dipanano le acque cristalline del Cassibile, con anse, cascate e laghetti della profondità di alcuni metri, dove si possono scorgere anche delle trote. Io personalmente ho percorso il luogo sia in tenuta da river-trekking, con tanto di muta per attraversare le gelide acque dei laghetti, sia come escursione semplice nei sentieri che costeggiano il sito. In entrambi i casi vale la pena di visitare questi luoghi, ma con la giusta attrezzatura e la compagnia adeguata si può vivere una esperienza indimenticabile. Che dire, inutile dilungarsi con parole che poco possono descrivere la bellezza naturale del posto: vi dico solo andateci.

Castellaccio di Monreale, Monreale (PA) 09/06/2011

Castellaccio di Monreale, panoramico e suggestivo.

Castellaccio di Monreale, Monreale (PA) Di proprietà del Club Alpino Italiano, il castellaccio di Monreale è un imponente struttura medievale che si erge in cima all’omonimo monte, raggiungibile solo a piedi attraverso un erto è disastrato sentiero che parte dalla strada comunale che collega Monreale con la frazione di San Martino delle Scale. La struttura ha pianta rettangolare con otto torrioni che sporgono dalle quattro mura principali. Sembrerebbe essere in cattive condizioni, ma è stato comunque restaurato alcuni decenni fa: se vediamo le foto risalenti a prima del restauro era poco più che un rudere. All’interno vi sono alcune stanze rimesse a nuovo e coperte utilizzate dal C.A.I. e non accessibili al pubblico, per lo più il resto del castello si mostra privo di coperture, con ambienti scarni e privi di qualsiasi richiamo a quella che dovette essere la vita del tempo. E possibile accedere ad alcuni dei torrioni, dai quali si può godere di una vista ampia sulla sottostante vallata che da Palermo si estende fino ai monti intorno, denominata anticamente conca d’oro, per via degli sterminati agrumeti, dei quali ora non rimane quasi nulla. Attorno al Castellaccio vi è una pineta, dove poter trascorrere qualche ora, o fare un pic-nic, ma badate bene che dal punto in cui si possono lasciare le automobili alla sommità del monte dove si trova la struttura, il tempo necessario per l’ascesa è di almeno mezz’ora se si è allenati, molto di più per i pantofolai o se ci sono dei bambini. Quindi pensateci bene prima di ...

Valle dell'Anapo Sortino 09/06/2011

VALLE DELL'ANAPO-Natura ed archeologia in stretto abbraccio

Valle dell'Anapo Sortino A metà strada fra Catania e Siracusa si trova l’abitato si Sortino, un paese come tanti, se non fosse che all’interno del suo territorio comunale scorre il fiume Anapo, che scava nella roccia calcarea un profondo canyon, formando un paesaggio unico al mondo, soprattutto per le migliaia di tombe neolitiche scavate nelle pareti a picco sul torrente. Si tratta della necropoli di Pantalica, luogo che come pochi altri riunisce un grande interesse archeologico ad una ambientazione naturale mozzafiato. Il luogo non è facilmente raggiungibile, a causa della scarsità della segnaletica stradale, e comunque le strade di accesso sono poco più che vecchie trazzere asfaltate, molto strette e spesso delimitate da muretti di pietra a secco, che hanno comunque un loro fascino. Scendendo il sentiero che dalla strada asfaltata porta in fondo al torrente, si possono visitare alcune tombe site al limitare del sentiero, mentre la maggior parte di esse sono di difficile accesso, ma poco male, si somigliano tutte. Il sito offre la possibilità di fare anche speleo-hinking dal momento che ci sono almeno due grotte visitabili, ma è meglio non avventurarsi senza una guida se non si è esperti. Ricordarsi di portare acqua e viveri se si vuole sostare per tutta la giornata, poiché non ci sono punti di ristoro nelle vicinanze, anche se l’acqua del torrente è così limpida e fresca che verrebbe voglia di berla. Purtroppo la bellezza del luogo non sempre è rispettata dai visitatori, che non mancano di ...

Catacombe dei Cappuccini, Palermo 09/06/2011

La morte che fa "bella mostra" di sé

Catacombe dei Cappuccini, Palermo Se avete voglia di passare un pomeriggio davvero insolito, trovandomi a Palermo, vi consiglio di visitare la catacombe dei Cappuccini, ma badate bene, è un’esperienza che potrebbe anche turbarvi se siete piuttosto impressionabili. Si tratta di un sito dove nell’arco di alcuni secoli sono stati inumati esponenti della Palermo bene, e che ora in stato di mummificazione fanno “bella mostra” di sé. Appesi alle pareti con gli abiti dell’epoca, lisi ed impolverati contenitori di macabri resti, potrete ammirare centinaia di scheletri, qua e là ricoperti di brandelli di pelle e capelli. Sono divisi per sezione, c’è un reparto di religiosi, c’è quello delle vergini(!!!) ci sono molti bambini e tante altri che non sto ad elencare. Curiosa è anche l’esposizione di una bimba, morta alla fine del XIX secolo, imbalsamata e deposta in una culla, che sembra stia solo dormendo tanto è perfetto lo stato di conservazione. L’aria che vi si respira non è certo balsamica, e si sconsiglia la visita agli stomaci deboli, ma di sicuro è un luogo che vale la pena visitare, magari in compagnia. Della mia personale esperienza, quello che mi rimane è il senso di caducità della vita che il luogo ti trasmette, che però diventa un invito a vivere con più intensità la propria esistenza, nel momento in cui risaliti alla luce del sole, ci si appresta a ritornare alla vita di tutti i giorni.

Castello Pepoli, Erice (TP) 09/06/2011

Suggestioni d'altri tempi

Castello Pepoli, Erice (TP) Il castello Pepoli di Erice è a mio avviso meta impedibile per chiunque si trova in viaggio nella Sicilia occidentale. Inserito nel contesto medievale del paese di Erice, arrampicato sulla sommità dell’omonimo monte, costituisce un armonioso intreccio di giardini e costruzioni fortificate. L’ingresso al parco del castello è libero, mentre solo alcune delle strutture in muratura sono aperte al pubblico. Nelle zone visitabili, scarse sono le tracce di quella che fu la vita del castello, vi si possono scorgere un pozzo interno ed alcune stanze diroccate, cortili, scalinate e nicchie, ma nell’insieme il luogo conserva un fascino davvero particolare. Incredibile la vista che si può godere da alcuni punti del castello, con uno sguardo che abbraccia il territorio a nord di Trapani con la vista della sagoma appuntita del monte Cofano, mentre se si vuole gettare un occhio alle isole Egadi, che si trovano ad ovest bisogna spostarsi dall’altra parte dell’abitato di Erice. Il castello può essere visitato tutto l’anno, ma per quanto mi riguarda preferisco le serate di inizio primavera o d’autunno, quando può capitare che una nebbia leggera si insinua fra i viali del parco nascondendo a tratti muraglioni e torri, creando suggestioni di una bellezza unica. Ideale anche per trascorrere un romantico pomeriggio, fra i viali o sulle panchine, in attesa che venga l’ora di cena e recarvi in uno dei tanti locali di Erice a mangiare una buona pizza o, perché no, anche un cous-cous di pesce. ...

Castello di Donnafugata, Ragusa 09/06/2011

Fra fiction e realtà

Castello di Donnafugata, Ragusa Il Castello di Donnafugata è un’antica residenza nobiliare siciliana, sita a nella campagna a pochi chilometri da Ragusa. Ottimamente conservato il castello fa parte di quello che è ormai noto come Montalbano tour, dal momento che, nella fiction di produzione Rai, costituisce la dimora del capomafia Balduccio Sinagra. La struttura non ha sistemi di difesa o contrafforti tali da potersi fregiare del titolo di castello, ma la merlatura che decora la sommità del prospetto principale, e la torre a sezione circolare, che fa bella mostra di sé in uno degli angoli del palazzo, danno all’insieme proprio l’aspetto di un castello. Prima dell’ingresso si trova un lungo spiazzo in pietra, dove occasionalmente si organizzano concerti ed eventi. Varcata la soglia di ingresso ci troviamo di fronte ad un tipica casa a pianta rettangolare con cortile centrale, pagando un modico biglietto si possono visitare le stanze interne, ben conservate ma prive di quella sfarzosità che in genere ci si aspetta dalle residenze nobiliari. Colpisce senz’altro la vicinanza al castello di un allevamento di bovini, contiguo allo spiazzo di cui si parlava prima, che tuttavia si integra perfettamente all’ambiente intorno. Che dire, l’aspetto più interessante del luogo è il prospetto principale del palazzo, che dà un colpo d’occhio veramente notevole, per il resto vale la pena farci un salto se si è in zona, inserendolo fra le tante bellezze da visitare nella provincia di Ragusa. Visita indispensabile per gli ...

Bioparco La Terra dei Dinosauri, Carini (PA) 09/06/2011

Per i più piccoli ma non solo...

Bioparco La Terra dei Dinosauri, Carini (PA) Facilmente raggiungibile dall’autostrada che collega Palermo all’aeroporto Falcone-Borsellino, il Bioparco di Sicilia è un’ottima metà per trascorrere una giornata con i propri figli, ma merita una visita anche se si è piuttosto cresciutelli e senza prole al seguito. Il prezzo del biglietto non è bassissimo ma in compenso ci sono tante cose da vedere. La struttura, molto ampia, è divisa per settori, e tante sono le indicazioni per muoversi senza difficoltà all’interno. I vialetti sono comodi e si possono lasciar scorrazzare anche i più piccoli senza troppe preoccupazioni. Subito in prossimità dell’ingresso ci sono i servizi e i punti di ristoro, poi c’è un ampio spiazzo erboso per giocare o fermarsi a mangiare un panino. Una prima suddivisione è fra animali e dinosauri. A destra abbiamo una vasta zona riservata alle ricostruzioni in dimensioni reali di rettili preistorici, a dire il vero non proprio perfette ed a volte anche malandate, mentre a sinistra si estende per un territorio decisamente più ampio la zona degli animali, per così dire contemporanei. C’è un po’ di tutto, dagli animali esotici a quelli domestici, dal rettilario con serpenti di tutte le dimensioni alle teche con ragni e affini. C’è il laghetto con le tartarughe, ci sono ampie voliere, c’è un bue masai dalle corna enormi ed un simpatico cammello che non può che attirare la curiosità dei più piccoli. Ci sono scimmie, emù, manguste, pony, oche, e tanto altro, il tutto in un piacevole contesto di fiori, ...

Frammenti di un insegnamento sconosciuto (Petr D. Uspenskij) 09/06/2011

In cerca del miracoloso

Frammenti di un insegnamento sconosciuto (Petr D. Uspenskij) Il miglior testo, a mio modesto avviso , per avvicnarsi al pensiero del maestro armeno George Ivanovitch Gurdjieff. Scritto da uno dei suoi più importanti allievi raccoglie dettagliatamente e fedelmente le lezioni tenute da Gurdjieff negli anni '10 durante gli incontri fra Mosca e San Pietroburgo. Il testo è stato approvato da Gurdjieff stesso, al quale Ouspenskj aveva chiesto il suo benestare alla pubblicazione, anche se la pubblicazione avvenne solo dopo la morte dell'autore. Sebbene negli anni successivi, maestro ed allievo presero due strade differenti, in questo libro c'è tutta l'attenzione per l'Insegnamento e la capacità esplicativa di Ouspensky nel trattare il pensiero di Gurdjieff, il tutto impostato in maniera schematica e con un indice che permette di ritornare facilmente ai vari argomenti trattati. Il libro richiede una grande apertura mentale, in quanto affronta un po' tutto quello che sono l'essere umano e le sue conoscenze da un punto di vista molto diverso dai soliti schemi scentifici o religiosi, creando un sistema completo di conoscenza ed una cosmogonia davvero singolari. Io personalmente l'ho già letto tre volte, ed ogni volta scopro nuovi significati nelle parole di questo libro davvero unico.
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