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....quindi perché mi scanso invece di scontrarti e tu perché mi guardi se puoi reclamarmi ricordi ce lo insegnò il 2013....

Opinioni scritte

dal 28/05/2007

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Una giornata qualunque 31/01/2013

31 Gennaio

Una giornata qualunque ’’MATTINO’’ Era necessario un addio, perché capissi, che non c'è un addio per noi. Per sempre porterò in me quest'alba come segno di bruciatura. Alzàti sul far del giorno, partimmo verso l'aeroporto grigio ed eravamo contenti, perché era così lontano. La mia ultima parola fu un sorriso. E sopra di noi sorgeva con l'addio l' incontro vero e l'amore. (1961, Praga Blaga Dimitrova) L’attesa. E’ l’attesa a essere snervante, fa quasi più male del momento, arrivato ormai, di dirsi “addio”. E parlare del tempo, di scarpe, di medicine, di un cortile di periferia… di tutto pur di non parlare di noi. E poi i silenzi. Perché parlare è impossibile, ormai. E poi tanto lo sappiamo che… “resteremo amici” Certo, ma.. Scusami se ora prenderei questa frase e ne farei brandelli. Scusami se non riesco a parlare, Scusami se sorrido, ma piangerò lo stesso, Scusami perché so che Scusami è una delle parole che più odi sentire. Di tutte le porte che abbiamo attraversato Insieme Di tutti gli istanti che abbiamo condiviso, Il tempo che passa porta il tuo nome Averti avuto e perso, Il senso di te che ancora permane. E noi. Come faremo a confonderci con la notte Dopo aver indossato le stelle. Nasconderci tra le pietre. Dopo aver conosciuto il vento, Come potrò camminare Quando ho imparato a correre. E se l’anno che passa Porta il tuo nome Pago ora il prezzo di imparare Che amore è lasciare scorrere Te e il tuo tempo Senza chiedere niente in cambio. E quando dai nostri maledetti ...

Il volo dell'Aquila 19/10/2012

Il Volo dell'Aquila

Il volo dell'Aquila “L’aquila è l’ uccello che vanta la maggiore longevità: può arrivare infatti ai settant’ anni. Però, per arrivare a questo traguardo, verso i 40 anni, deve prendere una decisione difficile. A quest’età, infatti le unghie dell’aquila sono deboli e incapaci di afferrare le prede per alimentarsi; il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva verso il petto e le ali, ormai vecchie, rendono difficile il volo. L’aquila ha quindi due sole alternative: o morire oppure sottoporsi a un doloroso processo di trasformazione che durerà centocinquanta giorni. Questo processo consiste innanzitutto nel ritirarsi sulla cima di una montagna per costruirsi un nido sulla parete; successivamente comincia a sbattere il becco contro la parete fino a strapparselo. Dopo averlo frantumato si forma gradualmente un nuovo becco, con il quale strapperà, ad una ad una, le unghie dei suoi artigli. Quando i nuovi artigli iniziano a formarsi, l’aquila inizia a perdere anche le vecchie piume. Dopo cinque mesi di drammatico rinnovamento, che le consentirà altri trent’anni di vita l’aquila diventa pronta per spiccare il volo.” (A. Pangrazzi) “Vedi, ogni cambiamento comporta abbandonare qualcosa, ma a volte è necessario” - mi hai detto. “Ma tu: cosa faresti, se fossi certa che qualunque sia la scelta non sbaglieresti?” Io… Prenderei la sabbia tra le mani, filtrandola al vento Accarezzerei terre umide di primavera, respirandone l’odore vitale. Camminerei a piedi nudi Su prati morbidi e pungenti, Sino a ...

Tempesta 06/09/2012

La tempesta

Tempesta http://www.youtube.com/watch?v=-sBTAfpr21I&feature=playerdetailpage (Beethoven - “la tempesta -”) E va bene allora, Se deve essere Sia. Ma che allora, anche, Sia pioggia. Torrente scrosciante, A sferzare il tetto e le pareti Di questa casa che non mi protegge più Sia acqua A lavare via Quella singola goccia di veleno Che, sola, infiltrandosi in profondità Ha scalfito il ricordo. Sia nebbia A ovattare lo sguardo, Ad assopire i pensieri. Sia grandine A scalfire la pelle coi suoi chicchi di ghiaccio Che lo so, non sono loro a far male Sia lampo A colpire, preciso, il punto esatto Di questa rabbia E sia tuono A coprire il mio urlo E sia vento A gridare con me Svuotandomi, riempiendomi A fare piazza pulita, A lasciarmi a terra, senza fiato, E sia mare A riempire il vuoto con onde troppo alte, con il suo rombo incessante Che riempie ogni spazio, ogni idea E poi sia Si, che sia, come dopo la tempesta, come ora Mare calmo e cielo pulito aria frizzante E brezza E sole Che sia Un’onda (crudele) gentile A cancellare le tue impronte ............... ............ http://www.youtube.com/watch?v=WsQ4TL0d7MQ Eppure sentire A un passo dal possibile A un passo da te Paura di decidere Paura di me Di tutto quello che non so Di tutto quello che non ho Eppure sentire Nei fiori tra l'asfalto Nei cieli di cobalto - c'è Eppure sentire Nei sogni in fondo a un pianto Nei giorni di silenzio - c'è un senso di te un senso di te (Elisa) (a) ...

Borgo Propizio (Loredana Limone) 14/06/2012

C'era una volta un paesino...

Borgo Propizio (Loredana Limone) Tre casettine dai tetti aguzzi, un verde praticello, un esiguo ruscello: rio Bo, un vigile cipresso. Microscopico paese, è vero, paese da nulla, ma però... (…) (Aldo Palazzeschi) “La strada che conduceva a Borgo Propizio girava intorno alla collina, tra alberi e vigneti… arrivata quasi in cima la strada si allargava, portandosi dritta alla piazza centrale con il Municipio, la chiesa, la fontana, l’edicola e pochi negozietti,anzi, botteghe: qualcuna ancora attiva, qualcuna irrimediabilmente chiusa. Da lì, guardando verso la sommità della collina si vedeva il Castelluccio, la piccola rocca medievale incoronata da quattro torrette, costruita per volere di un signorotto con bianca pietra lavica che, secondo antichi racconti, nelle giornate di sole emanava un bagliore addirittura accecante”. Benvenuti, signore e signori, benvenuti a Borgo Propizio. Potrete ora, con comodo, passeggiare per le sue stradine, gustando con calma il cammino. Noterete come le sue strade vi sembreranno nuove e, allo stesso tempo, curiosamente familiari. Appartiene al passato, appartiene al presente. E potrete persino dare una sbirciatina alla vita dei suoi abitanti, dietro alle tendine di pizzo che, ci scommetto, adornano le finestre delle case del Borgo, in una sorta di “ti-vedo-non-ti vedo”, tali cioè da filtrare la luce, ma da lasciare ovviamente una libera e ampia visuale sul passaggio e sulle vite dei passanti Magari mentre assaporate lentamente un bicchiere di latte, meglio se con tanta ...

La Misura del Tempo 10/04/2012

La Misura del Tempo

La Misura del Tempo Che cos'è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so Se voglio spiegarlo a chi me lo domanda non lo so più (Sant’Agostino) Parlavamo, ieri, del tempo. E non c’è niente da fare, noi apparteniamo al tempo. Che sia lineare, circolare, ciclico o inesistente, in ogni caso, in ogni modo, si nasce, si cresce, si vive, si muore; la vita, un minuscolo arco temporale ben delimitato nella linea infinita dell’eternità. Il tempo è un bambino che cambia ogni giorno, nei suoi movimenti sempre meno incerti, sempre più consapevoli. Per contro, dicono, il tempo ci appartiene. Si, certo, come no. In parte, forse. Per quello che possiamo, o vogliamo, o decidiamo di farne. Quando, ovviamente, non ci sfugge. Una delle cose al mondo che si rischia di sprecare di più. Tempo che non basta mai, tempo che a volte non passa mai. Tempo sacro e tempo profano (ah no, questo era l’amore, ma non importa, dopotutto) Tempo Comunque vadano le cose Lui passa (ok, da Sant’Agostino a Jovanotti, anche questo è lo scorrere del tempo) Viaggiamo nel tempo, viviamo nel presente Il tempo è memoria e la memoria richiede lentezza. Fermarsi un attimo e ricordare che il passato non passa. Lasciarlo andare, riportarlo a galla. I ricordi: la nostra arma, il nostro unico, ultimo mezzo, la nostra umana possibilità, di trattenere, di non perdere ciò che siamo, i nostri sogni, il senso della nostra vita. Dimenticare, a volte, è altrettanto prezioso. (Tic tac) Tempo. Tre quarti, quattro quarti. Andante, moderato, ...

Il fuoco racconta 27/01/2012

Il Fuoco Racconta

Il fuoco racconta A ben pensarci, un fatto del genere, in passato, mi avrebbe solo divertita. E forse, ripensandoci poi, in futuro intendo, probabilmente ne riderò. Ma oggi il terreno è scivoloso sotto la pioggia battente, e gli scarponi da montagna, pure creati apposta per questi sentieri, scivolano troppo spesso sul terreno sdrucciolevole, creando minuscole frane di sassi che rischiano di farmi cadere ad ogni passo. Accidenti. Oh, mi avevano avvertita, se per questo: “Ma vuole davvero andare? Guardi che sta per piovere!” Ma io, testarda, sono partita ugualmente. E poi, quel sentiero, lo conosco come le mie tasche, percorso e ripercorso avanti e indietro per tutte le interminabili estati che ho trascorso in quei luoghi (poco) ospitali. E sono certa, lì, di trovare la pace e la serenità. Getterò lo sguardo al di là delle montagne, respirando a fondo prima di intrecciare l’aria tersa con il fumo di una scorrettissima sigaretta (oh, al diavolo! Da domani smetto). Ma oggi la pioggia gelida sferza il mio corpo ormai fradicio, il vento taglia i miei passi, rallentandoli, facendomi indietreggiare, penetrando nei vestiti, nella giacca a vento. Rabbrividisco, ritrovandomi ad imprecare piano ad ogni scivolata, ad odiare ogni passo. Eppure, ripensandoci bene, si, in passato mi sarei persino divertita, avrei forse anche riso… ma ora, ammetto, dovrei scavare a fondo nei ripostigli più nascosti dei miei ricordi, per riportare a galla quelle risate. Eppure, alla fine, eccomi ...

Lo spettacolo della vita 18/12/2011

Frammenti d'Acqua

Lo spettacolo della vita (FRAMMENTO) Dalla terra nasce l'acqua, dall'acqua nasce l'anima... È fiume, è mare, è lago, stagno, ghiaccio e quant'altro... è dolce, salata, salmastra, è luogo presso cui ci si ferma e su cui ci si viaggia è piacere e paura, nemica ed amica è confine ed infinito è cambiamento e immutabilità, ricordo ed oblio. Eraclito * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * ** * * * * * * * * * * * * * * * * * Ci siamo incontrati nei pressi della cascata, e dalla terra all’acqua, un pomeriggio caldo d’autunno, chiudiamo gli occhi, respiriamo il bosco. Ascoltando di sottofondo vicina , lontana, la città è silenzio. Ci siamo incontrati nei pressi della cascata, e dall‘acqua alla terra, Avvolti dagli alberi e dai sentieri percorsi e persi, Il fruscio delle foglie è assordante, invadente, spinge A cercare intrusi che forse è solo la nostra mente a creare. Ci siamo incontrati nei pressi della cascata E l’acqua ci avvolge, nella sua musica ci accoglie. Frammenti d’acqua si infrangono, infiltrandosi Penetrano a fondo. Sottopelle. Gocce raccolgono la memoria del mondo Creano ricordi che non scorderemo mai, mai. Acqua, pura, fresca, viva, Un torrente impetuoso che tutto travolge. Energia vera, vita. Sgorga, dolce e violenta, dalle viscere della terra. Le mie, le tue. Ci siamo incontrati nei pressi della cascata E dall’acqua alla terra Ci perdiamo a perdifiato nel bosco, ( o avremmo ...

Disegnavo parole (Mauro Lucente) 18/11/2011

Riflessi di uno Specchio Graffiato

Disegnavo parole (Mauro Lucente) “Uno specchio graffiato non riflette immagini: e questo è il silenzio della saggezza” Edgar Lee Masters Passa il mondo, scorre velocemente attorno a noi, e “tempo” diventa un concetto troppo veloce, talvolta, per riuscire ad afferrarlo. Ed è bello, allora, concedersi il lusso di fermare un attimo. Sostare davanti a uno specchio che rifletta, ma senza fretta, le nostre emozioni. Per poterle vedere, toccare, afferrare, scorrere. “Uno specchio graffiato non riflette immagini: e questo è il silenzio della saggezza": con questa citazione inizia questa raccolta di poesie. C'è però uno specchio che riflette il passaggio delle stagioni, la pioggia e la neve, il sole e la sabbia, le nuvole, la nebbia e il vento e i falò. Riflette il passaggio delle emozioni che si rincorrono. Ecco, emoziona leggere i versi di Mauro. Perché è un poeta che racchiude le sue esperienze in piccoli disegni composti di parole. Perché questi disegni, spesso, sono l'eco anche delle nostre attese, delle nostre gioie, dei nostri turbamenti. Sono specchio di Vita.” Uno specchio graffiato, sì, perché la vita non è mai, per definizione, un liscio e lucente vetro nuovo e luccicante che riflette in modo perfetto il mondo. Perché non esiste la realtà, realtà è il nostro specchio, il modo con cui noi filtriamo, elaboriamo, riflettiamo ciò che ci circonda, ciò che proviamo, ciò che siamo o che vogliamo o che crediamo di essere. Ecco perché mi piace tuffarmi in questo mondo di versi creato da Mauro. ...

Reazione a Catena 04/11/2011

Pensieri Incatenati

Reazione a Catena Che cosa fosse giusto e che cosa invece fosse sbagliato, non avrebbe più saputo dirlo. La vita è giusta, la vita è ingiusta, la vita non è mai come la vorremmo. I pensieri si intrecciano talvolta in modo così complicato, ingarbugliato, del resto, che si perde di vista la distinzione tra buono e cattivo, bianco e nero. E tutto sembra confondersi in un limbo di grigio incolore.. ..Nonostante la giornata grigia, fuori, nel parco sotto casa, il solito gruppo di ragazzini si è ritrovato nel boschetto antico, nel piccolo “salottino” di pietra e muschio che forse, un secolo fa, era luogo per ritrovi amorosi più o meno leciti. Ora è solo un covo di schiamazzi e inutili, stupide bestemmie da parte di bulletti in crescita. Ma è inutile spostarsi nella parte opposta della casa in cerca di pace; sul terrazzo che fa angolo con la camera da letto, la vicina riceve le amiche ed è tutto un lanciarsi e rilanciarsi confidenze a volume altissimo, lasciandolo testimone inconsapevole e involontario, forse scandalizzato, di certo infastidito, delle loro tresche amorose. Dimenticano che la parvenza di isolamento non sempre corrisponde a vera solitudine.. ..Solitudine, che parola strana. Temuta e allo stesso tempo agognata, nell’eterno gioco di contrasto in cui ormai si era calata la sua vita. La si cerca e poi si cerca di fuggirne via, la si teme e poi la si rincorre. Stare bene con se stessi e sentire che non è abbastanza. Il polo positivo e quello negativo racchiusi in una sola ...

Una Panchina Nel Parco 14/10/2011

Tra Foglie e Zanzare

Una Panchina Nel Parco Mi abbraccia la dolcezza della sera. Acciambellata come un gatto Tra gomitoli di sogni, Mi accoccolo nei tuoi pensieri, Comodi come abbracci. L’aria rinfresca e mi avvolgo di te, Apro la mente a respirare il mondo E ti sento arrivare, sottovoce Nella mia essenza più profonda. Mi perdo, stasera, di luci offuscate, Nelle vie senza meta dei pensieri, Disegnando tracce nuove in nuovi percorsi, Labirinti ancora sconosciuti. Vieni, lasciati prendere per mano, Ti scorterò, se vorrai, E sentiremo il sole scaldarci E la pioggia cadere E piccole onde scuoterci l’anima. Mi abbraccia la dolcezza della sera, Ora che un’emozione profonda e leggera Si insinua nel ricordo dei tuoi baci E tu su quella panchina, tra foglie e zanzare, E vorrei stringerti, ora, e ancora e ora, Se è vero che dal momento stesso che ci siamo incontrati, Non ho dubbi, nei nostri pensieri, Ci siamo riconosciuti. ...

Vita sentimentale di un camionista (Alicia Giménez Bartlett) 23/09/2011

Di Uomini e Donne. E dell'amore sbagliato.

Vita sentimentale di un camionista (Alicia Giménez Bartlett) Shot through the heart And you're to blame You give love a bad name… (Bon Jovi) “hai dato all’amore un nome sbagliato”… Vivere, si sa, è cosa di tutti. E per molti, lo schema è molto simile: un lavoro, lo stesso percorso ogni giorno, mattina e sera per raggiungerlo e poi la famiglia, e poi finalmente il week end. E poi ancora e ancora e ancora. E, a dirla tutta, va bene così alla maggior parte delle persone, questo tran tran può sembrare forse a volte un tantino logorante, ma con un po’ di tenacia, o di fortuna, può essere tranquillamente appagante e desiderabile o sopportabile o accettabile o sia quel che sia, insomma. C’è però, ovviamente, chi esce da questi schemi. Chi fa il camionista, per esempio, può trascorrere la sua vita sulla strada, in una sorta di simbiosi con il proprio mezzo, e il rischio è che il mondo finisca a fare da semplice contorno…. La storia: Rafael è un camionista. A suo modo un bell’uomo, che sa apprezzare le cose belle della vita: una buona cena, un buon vino, un liquore di marca a fine serata. Ama il suo lavoro che non lo tiene incatenato ad un luogo, ad una scrivania, ed osserva con una certa supponenza chi ha una vita più sedentaria. Ciò di cui non può fare a meno sono le donne. Sua moglie, Mercedes, da cui ha avuto due figlie, gli garantisce la stabilità, la casa dove tornare; sempre più di rado, a dire il vero, perché il tempo e la lontananza hanno logorato il rapporto. Poi ci sono le prostitute, molte, di ...

Le mie poesie 23/09/2011

E' Novembre (è pure Domenica)

Le mie poesie Svegliarsi (è novembre, è pure domenica) Stiracchiandosi un po’, Sbiaditi come il volto Che oggi indossa il mondo: Trucco sbavato, Veli di nebbia, pioggia stanca Alberi umidi, letti di foglie Pensieri assonnati, Luce fioca. Rintanarsi al caldo di un guscio indolente di libri e carezze e tazze di caffè (è pur sempre novembre, e pure domenica). Silenzi, non vuoti, Piccole idee che si fanno insistenti i tuoi baci sulla mia schiena. E le tue mani, Scie a fior di pelle, E quei tuoi piccoli morsi Trattengo il respiro, Il mio corpo si inarca. Febbre bruciante Sapere di essere Nelle tue mani, Fuoco e gioia primitiva E lente battaglie da assaporare Piano, con forza. Ridendo, sì, risate di vita. E ripensandoci poi, E ogni piccola cosa mi porta a te, Con rabbia ti prenderei in ogni nascondiglio della tua anima Riempiendo ogni vuoto, ogni solitudine. Con passione ti prenderei cancellando ogni distanza che ci allontana Che siano metri o pensieri, Carne o mente, pelle o cuore, In ogni tuo lato oscuro, in ogni tuo mistero. Ma adesso (Ripensandoci, ci penserò poi) Prenderei ogni centimetro di te, (mi allungo a morderti il collo) e ogni nascondiglio della tua anima, ogni tua reticenza, ogni attimo di questo autunno che ho, o che non ho (è pur sempre novembre, e pure domenica). ...

Ricordati di... 11/07/2011

Una sera d'estate, Milano e ...

Ricordati di... Viale Campania, 18,10. Alla fermata della 91, l’indicatore elettronico avvisa che manca un minuto all’arrivo dell’autobus. Anzi no, si corregge: ora i minuti sono diventati improvvisamente tredici. Non fa più tanto caldo, per fortuna. Si è alzato un minimo soffio di vento, o forse è l’ agitazione per un responso che avrei voluto diverso. Intanto, la gente inizia ad affollare la fermata. Extracomunitari, per lo più. Facce stanche di lavoro. Qualche impiegata, una coppia annoiata. Lei parla e lui non ascolta, o forse è il contrario. Nessun nervosismo per l’autobus che non arriva, aspettano e basta, o forse è meglio stare fuori ancora un po’ piuttosto che correre a casa: e il pensiero risulta afoso come l’attesa paziente. La gente alla fermata aumenta ancora, l’idea di infilarmi su un mezzo pubblico caldo e affollato, che sembra non dover arrivare mai, diventa asfissiante.. Non conosco benissimo questa zona di Milano, ma sbagliarsi è impossibile persino per me. Viale Campania, viale Romagna, e poi dritto sino a Piola. Cinque sole fermate… non sarà poi molto, no? Ho deciso: vado a piedi. Un’infilata di viali che sembra infinita, l’odore di Milano alle sei di una sera d’estate non è proprio il massimo, ma il grigio è leggermente ingentilito dalla presenza degli alberi. Inizio a camminare. Sulla destra, un giardino un po’ incolto. Al centro, sulle poche panchine al fresco creato dagli alberi, un gruppo di extracomunitari chiacchiera ad alta voce, gesticolando ...

Ciliegie, sempre Ciliegie 31/03/2011

Ciliegie, certo, Ciliegie

Ciliegie, sempre Ciliegie "Tutte le strade sono uguali Non portano da nessuna parte. L’unica domanda da porsi è: “Questa strada ha un cuore?” Se per te ha un cuore, abbi il coraggio di seguirla.” (Sheldon B. Kopp) Ciliegie, certo, ciliegie. Ho sempre amato le ciliegie, da quando da bambina improvvisavo orecchini per assomigliare alla mamma, Eppure, mentre allungo le mani per prendere manciate di frutti maturi dalle tue e sento quel brivido consueto al contatto casuale delle nostre dita, ecco, lo sento. Odio le ciliegie. Sfacciato è il loro colore rosso scuro, tagliente, una ferita bruciante sulla mia pelle. La loro rotondità richiama morbidezze che ora non mi appartengono, il loro gusto dolcezze che non provo. Vorrei altri colori, altre forme, altri gusti. Ma le tue mani implacabili mi allungano solo ciliegie. Maledette ciliegie. Poi, assorto come sempre nei tuoi gesti, come se l’essenza del mondo fosse solo l’attimo che stai vivendo, mi volti ancora le spalle e rivolgendo all’albero (all’albero!) quelle attenzioni che vorrei fossero rivolte a me (a me!), raccogli altri frutti. E ancora me ne riempi le mani. Ciliegie, certo, ancora ciliegie. Odio le ciliegie, mentre questo rituale da me non voluto si ripete e si ripete ancora. Le odio mentre preparo i frutti per preparare questa f…ta confettura che sembra essere l’unica cosa che ti interessa. E finalmente mi rendo conto, oppressa dall’odore dolciastro dei frutti maturi, che non ti amo. Non ti amo perché ormai è ...

Lo spazio bianco (F. Comencini - Italia 2009) 17/01/2011

Di che colore è il bianco?

Lo spazio bianco (F. Comencini - Italia 2009) Si può trovare, nella vita, un’armonia tra cuore e anima? Difficile quando pesa profondamente una sottile solitudine. Eppure il mondo ci scorre attorno, indifferente. E a volte, magari, ci sentiamo anche “ingrati” perché ci sentiamo soli, quando siamo circondati da una folla (anche, magari, di affetti, o di amicizie). Che poi, se si ci mantiene sempre di corsa, capita che la vita scorra più facilmente; e allora, per dirla chiaramente, la tanto disprezzata solitudine può diventare talvolta, curiosamente, una condizione accettata e un guscio protettivo. La solitudine è uno spazio bianco. Maria insegna in una scuola serale a Napoli, è single, forte e determinata, abituata a contare sulle proprie forze, sempre. Una sorta di compiacimento, forse, una tenue arroganza, quasi, di chi la sua condizione se l’è guadagnata. Così, quando si ritrova incinta, andare avanti da sola è solo una delle tante sfide della vita che si sente in grado di affrontare. Ma che scherzo assurdo è il destino, a volte (o forse sempre) la vita chiede di più. La bambina nasce prematura, dopo solo sei mesi di gravidanza. “Ma vivrà?” chiede Maria, la prima preoccupazione di ogni mamma, mentre viene trasportata in barella all’ospedale. Nascerà, nascerà viva, ma poi? se morirà subito dopo, se vivrà con gravi menomazioni oppure se crescerà sana… nessuno lo sa. Nessuna risposta, nessuna certezza. Cosa fare? Attendere. E a volte (o forse sempre) la vita chiede di più. Perché, semplicemente, ...
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