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Opinioni scritte

dal 24/08/2003

351

10,000 Days - Tool 24/02/2007

Diecimila ascolti possono non bastare...

10,000 Days - Tool La scorso anno, 2006 per i distratti, sono riuscito a spararmi in vena per ben due volte l'unico stupefacente che il mio "corpicino" riesca ad accettare, un acido mentale che sconvolge i sensi al pari, forse, ma non ho prove dirette, degli acidi da sballo (a dir la verità, anch'io mi sono fatto un acido da ragazzino, ma ero in laboratorio di chimica e l'acido era quello solforico, del quale ingoiai sbadatamente una bella sorsata, in soluzione diluita, per mia fortuna). In occasione della prima dose, Milano, Palaquelcheè, ex Forum, sia io che il mio compagno d'avventura, a un certo punto, ci siamo ridestati da una specie di trance generata dai suoni e dalle immagini: ci ha stupito il fatto di aver vissuto un momento simile in parallelo. Maynard James Keenan, con un cappello da cowboy in testa, visibile solo in contrasto con le luci delle immagini filmate che scorrevano alle sue spalle, si è seduto come i suoi compagni sul palco, alla fine del concerto e in attesa del bis: è stata la prima volta, da quel lontano aprile 1981, quando Ginger Baker e i Nutters allietarono (poco) per la prima volta le mie orecchie durante un concerto dal vivo, che i protagonisti per i quali ho pagato si sono fermati sul palco in attesa dei bis, invece di correre dietro le quinte. Il cantante, il già citato Maynard James Keenan, è rimasto stranamente con i compagni sul palco, seduto dietro a loro, nascondendo il più possibile il volto… Svolto anche il compito del bis, le luci si sono accese e il ...

22-05-04 23/05/2006

"O primi o morti" (parte seconda)

22-05-04 (seconda parte) PENNY LANE (1° posto in USA per una settimana nel 1967) La canzone fu registrata durante le sessions di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" e si riferisce a una zona della città di Liverpool, in particolar modo l'area che circondava l'incrocio tra Penny Lane e Smithdown Road (dove c'era un capolinea di autobus). Paul McCartney descrive la zona con gli occhi della sua infanzia, quel luogo che, in seguito al successo della canzone (uscita su 45 giri assieme a "Strawberry fields forever", uno dei non pochi esempi di singoli dei Beatles con due lati A), cambierà aspetto per sempre: Penny Lane fa parte ancora oggi del The Beatles Liverpool Tour, le insegne delle strade sono state rubate e col tempo, i negozi originari sono stati trasformati in rivendite di memorabilia. La tromba è di David Mason, musicista classico di un certo peso. La canzone fu inserita nell'album "Magical Mystery Tour". Una ballata melodica e tenuamente psichedelica, quella psichedelia che io amo definire "pastorale" (profusione di strumenti, soprattutto a fiato, atmosfera leggera e aerea). La solita, grande abilità e una canzone che, per quanto mi riguarda, arriva a stancare dopo diversi ascolti (come succede con "All you need is love"). ALL YOU NEED IS LOVE (1° posto in UK per tre settimane e in USA per una settimana nel 1967) Canzone nata su commissione della BBC, "All you need is love" fu composta da John Lennon per partecipare alla trasmissione "Our world" (giugno ...

One - The Beatles 23/05/2006

"O primi o morte" (parte prima)

One - The Beatles (Data la lunghezza del testo, la recensione è stata divisa in due parti) Quali riflessioni provoca un'antologia che, pubblicata a trent'anni dallo scioglimento del gruppo in questione, vende tre milioni di copie nella prima settimana (la più veloce di tutti i tempi) e ventotto milioni di copie nel giro di tre anni? Quanti nomi, nel caravanserraglio del business discografico, possono permettersi di mettere in fila ventisette numeri uno nelle classifiche dei 45 giri inglese e/o statunitense? E tutto questo da un gruppo di "quattro musicisti mediocri che cantavano canzoni melodiche di tre minuti", quando nel mondo musicale succedeva ben altro. Il virgolettato si riferisce all'opinione di un critico che non è proprio uno sprovveduto, Piero Scaruffi, "possessore" e curatore di un sito musicale di vastità illimitata; poche volte sono d'accordo con i giudizi di Scaruffi, ma con i Beatles - ecco svelato il nome - il nostro si supera. "Mediocri musicisti e ancor più mediocri intellettuali", i nostri, che secondo Scaruffi seppero arrivare nel momento giusto (qualcosa di giusto hanno fatto, insomma), ma che presi singolarmente diventavano inguardabili/inascoltabili: "George Harrison era un chitarrista patetico", se confrontato con i suoi pari dell'epoca (Jimmy Page, Eric Clapton, Ray Davies e altri), Paul McCartney "come bassista non valeva l'ultimo dei bassisti rhythm and blues" e come cantante "non avrebbe potuto cantare in maniera più scontata", mentre di John Lennon si tacciono ...

Marquee Moon - Television 22/01/2006

Serenate chitarristiche

Marquee Moon - Television Protagonisti e interpreti principali: Tom Miller (Tom Verlaine) e Richard Myers (Richard Hell). Angelo e paradiso, diavolo e inferno. La coppia protagonista citata qui sopra non poteva sopravvivere, lo sapevano tutti nell'ambiente: come cercare di far convivere il lupo e l'agnello sulla stessa barca (per tacere del cavolo). "Marquee Moon", in ogni caso, è figlio anche di Richard Myers, in arte Riccardo Inferno (italianizzato, meglio noto come Richard Hell), il protagonista che uscirà di scena prima ancora del debutto dei Television sulle scene discografiche. "Marquee Moon" è figlio anche di Patti Smith, grande amica di Tom; è figlio della New York della prima metà degli anni '70, la città dove i fermenti culturali e musicali macinavano e restituivano in maniera sotterranea una quantità di stimoli da far girare la testa; quella stessa città che aveva posto fine all'avventura Velvet Underground e che ora si godeva i frutti imperfetti e maleodoranti che avrebbero concimato la musica dei decenni successivi. Niente produzioni epocali dal punto di vista commerciale, nessun disco perfetto dal punto di vista tecnico, caratteristiche che lasciamo volentieri agli appassionati di hi-fi, ma una serie di opere artistiche che cambieranno per sempre il volto della nostra musica. Il sottoscritto si sta godendo per l'ennesima volta il vinile di "Marquee Moon", con i suoi fruscii e le sue imperfezioni e si sta lasciando andare… ancora una volta: in questo momento ciò che conta sono le ...

Horses - Patti Smith 10/01/2006

Anno zero

Horses - Patti Smith Ho letto più volte ultimamente espressioni come "poesia intraducibile", riferite in particolare ai versi di Saffo, Alceo e di altri loro colleghi della Ionia antica: intraducibile da quale punto di vista? La lingua di Saffo si conosce, le parole si possono tradurre tranquillamente, ma durante il passaggio da quel lessico antico al nostro, la traduzione riuscirebbe a perdere per strada ciò che di bello dovrebbe darci la poesia, dalle sensazioni fonetiche alle espressioni rigidamente temporali e non trasferibili in un'altra epoca. Quando il traduttore è di livello sublime, l'opera d'arte antica può rivelare grandezze nascoste o celate dal tempo (solo per fare un nome: Salvatore Quasimodo) e questo vale anche per la letteratura (cosa dire del lavoro di Italo Calvino e Umberto Eco sui testi di Queneau?). Una poetessa come Patti Smith ha trovato congeniale un altro sistema di traduzione universale, il rock. I ritmi neri importati dall'Africa con il sangue e la sofferenza e poi trasformatisi in rock'n'roll negli anni '50 del secolo scorso, sono sempre stati importanti nella vita di Patti Smith, ma le sue prime esibizioni pubbliche, datate alla fine degli anni '60, furono delle recite pure e semplici o delle parti teatrali; l'ambiente newyorkese dell'epoca, a differenza del grande carrozzone rock che in superficie si stava avviando verso la cancrena artistica, era però quanto di più sfuggente, eccitante e seminale si possa immaginare. Patti scambiava sensazioni poetiche con ...

31-12-04 26/12/2005

Previsioni per il 2006

31-12-04 Nel 2006 il presidente Bush, Figlio Di ("Figlio Di" è l'unica qualità di un certo rilievo dell'attuale presidente degli Stati Uniti), ammetterà altre imbarazzanti bugie della sua amministrazione. Dopo aver confessato le bugie sulle armi di distruzione di massa dell'Irak, Bush Figlio Di rivelerà di non aver pagato una multa per divieto di sosta nel 1975, provocando sconcerto in un'opinione pubblica che si aspettava almeno uno scandalo sessuale alla Monica Lewinski. Interpellata da un cronista, la famosa stagista confesserà di averci provato ("Repubblicani o democratici per me pari sono"), ma Bush Figlio Di, nell'intimità, rivelerà una natura sottilmente masochista: "Mi chiamava Saddam", dichiarerà Monica, "voleva che mi mettessi una barba finta, mi scongiurava di picchiarlo con un barile di petrolio e voleva farsi rinchiudere nella sua stanza dei giochi per poi farsi scoprire da me vestita da militare. Ributtante, non ce l'ho proprio fatta: c'è un limite anche per una come me". Nel 2006 finiranno le lotte dei cittadini della Val Di Susa e tra lo sconcerto generale, verrà dichiarata la loro vittoria per manifesta superiorità (d'altronde, come dichiareranno alcuni commentatori, dall'altra parte c'erano fior d'intellettuali come Lunardi: troppo facile per chiunque). L'Italia diventerà un paese attento ai problemi ambientali alla luce di questa vittoria? L'ottimismo è fuori luogo. L'abbandono del progetto TAV sarà dovuto unicamente al nuovo obiettivo del prossimo governo di ...

15-11-04 15/11/2005

Femminismo Rock e Roberta

15-11-04 Il sottoscritto è contro gli steccati, ideologici, razziali e di genere, con qualche eccezione (sono "razzista" verso la stupidità, uno dei flagelli dell'umanità - che fa anche rima - e in misura minore, verso i presidenti del consiglio che si mettono i tacchi per sembrare più alti e hanno il nome che finisce per "oni", ma in quest'ultimo caso, spero di migliorare a breve il mio tasso di tolleranza). Il sottoscritto di cui sopra è anche un appassionato ascoltatore di musica, a un livello patologico e incurabile. Lanciato inspiegabilmente oltre i quarant'anni, senza possibilità d'appello, mi porterò verso la tomba la tara che devasta i padiglioni auricolari e smuove lombi e neuroni (ho già disposto quale sarà la musica da ascoltare nel giorno del mio addio definitivo a questa valle di lacrime e sangue, che sia domani o fra cinquant'anni). Gli steccati nel mondo musicale sono esistiti ed esistono come in un qualunque altro ambito della vita di tutti i giorni; essere razzista (o settario) in campo musicale, secondo alcuni, è indispensabile, ma questi alcuni confondono spesso il settarismo con i pareri personali. I rockers che combattevano con i mods (solo per fare un esempio) a colpi di chitarra e spesso di coltello, erano razzisti, un tipo di razzismo che sfocia nell'ambito sociale, come risulta chiaro a chiunque abbia un minimo livello di attività cerebrale; l'ascoltatore generico, il sottoscritto ad esempio, che ascolta i propri dischi preferiti e non odia i dischi che non ...

Creta 05/10/2005

Melodia minoica

Creta "Creta, la più grande delle isole del Mediterraneo orientale, era chiamata dagli antichi con il nome di 'isola dei beati', per la sua felice posizione geografica e la mitezza del suo clima". Così Hermann Bengtson introduce il capitolo sulla civiltà minoica del suo celeberrimo saggio "L'antica Grecia - Dalle origini all'ellenismo" (pubblicato in Italia da Il Mulino, 1989). Creta, in effetti, è proprio al centro di quel catino che produsse le prime civiltà del mar Mediterraneo (e dintorni) e come le altre, subì le influenze degli altri popoli e influenzò essa stessa. Per un migliaio di anni circa, tra il III e il II millennio a.C., Creta fu un cardine della protostoria greca e mediterranea, sino a quella catastrofe che segnò la fine di un'era, rappresentata in genere dall'eruzione e dal seguente cataclisma del vulcano di Thira, l'attuale Santorini, nel XV secolo a.C. Da quel momento, i "palazzi" cretesi sembrano perdere il loro potere e nel giro di pochi secoli, l'antica civiltà cosiddetta minoica scomparve. Sono passati più di tre millenni da allora, ma Creta sembra non aver perso la sua nomea di "isola dei beati". Una serie di studi distinti ha rivelato che la longevità dei cretesi è una delle più alte del mondo e l'incidenza delle malattie cardiovascolari e dei tumori è praticamente inesistente tra le cause di morte. Sembra che l'ingrediente principale, unito ad uno stile di vita semplice e a bassi tassi d'inquinamento, sia il famoso olio d'oliva di Creta, che da ...

La più pallida idea - Zoa 10/08/2005

They might be giants...

La più pallida idea - Zoa "Era parecchio che non ascoltavo qualcosa del genere" (Fabio Mele da Roma). Pare proprio che ZOA sia un gruppo italiano e pare, sembra, che provenga da una delle capitali d'Italia, la stessa del Colosseo e di Cesare Previti (scusate quest'ultima espressione). Le altre capitali italiane, morali e non, si stanno mordendo le mani, ma per adesso non possono che stare a guardare e soprattutto ascoltare, digrignando i denti e spalancando le orecchie. Il loro esordio, autoprodotto, è appena arrivato nei negozi, s'intitola "La più pallida idea" ed è un signor disco, ecco, l'ho scritto senza alcuna remora. I tre ragazzi capitolini si risparmiano solamente sul numero di canzoni, cinque (sei…), ma da buoni figli di Quirino, se ne escono con un disco regale e pure da regalare (è un consiglio spassionato: con me ha funzionato da matti). "Il mio sospetto" è che "La più pallida idea" potrebbe essere un successo non da poco, se solo fosse supportato nella maniera adeguata, ma se le grandi case discografiche fossero delle entità intelligenti, il nostro mercato non sguazzerebbe nella melma maleodorante in cui si trova. Prendiamo "Palpebre", cinque minuti di passione che non rinnegano gli evidenti riferimenti (e chi potrebbe farlo nel mondo del rock? Chiedete a un certo Bob Dylan, solo per fare un nome), ma talmente commovente nella sua progressione, da bagnare di lacrime rosse un piccolo cuore pulsante rock da ormai trent'anni quale il mio (era l'estate del 1975 quando mio zio aprì ...

Reed Lou 31/07/2005

Transformer vs. Berlin

Reed Lou Premessa doverosa: questo articolo è lunghissimo, pertanto, lasciate perdere se pensate di lasciarmi un commento del tipo "Ma è troppo lungo!", perché lo è davvero. È un "lavoro" (lo è stato per davvero, ve lo assicuro) nato da un dialogo con una persona speciale ed è un po' particolare, nel senso che non parla di uno, ma di due dischi di Lou Reed messi a confronto. È stata una sfida, l'ho raccolta e questo è il risultato. In Ciao non esistono categorie che mettono a confronto due lavori dello stesso autore e quindi mi sono adattato alla categoria generale Lou Reed. Ricordo un ragazzino sedicenne che scopriva la musica rock, giorno dopo giorno, con sensazioni sempre nuove, suoni sconvolgenti, entusiasmanti, angoscianti e l'impressione che quel mondo fosse infinito e impossibile da esplorare per la sua vastità. Ricordo come quel ragazzino, un bel giorno, con una rivista musicale in mano, si chiese cosa ci facessero Lou Reed e i Velvet Underground nello stesso articolo dal titolo "Due o tre cose che so di Lou". Velvet Underground e Lou Reed, due nomi che il nostro ragazzino conosceva come facenti parte del mondo del rock, tutto qua; il fatto che potessero essere accomunati in una stessa esperienza sonora, gli giunse totalmente nuovo. Cercò di saperne di più quel ragazzino, con lo stesso metodo che in quegli anni l'avrebbe portato a conoscere intere biografie e discografie di nomi e gruppi rock, senza aver ascoltato una sola nota della materia in questione. Problema ...

Damaged - Black Flag 21/07/2005

California Black Sun

Damaged - Black Flag "Se ti prendessi ancora in questa città, ti manderei in ospedale, per poi ricoverarti in prigione". "Diritti, tu non hai diritti. La sola persona che qui ha qualche diritto, sono io". "Ci sono abbastanza codici penali per ricoprire la città dal centro alla spiaggia. Posso allontanarti in ogni momento per una ragione qualunque". I Black Flag dovettero fuggire dalla loro Hermosa Beach, una località trenta miglia a sud del centro di Los Angeles e spostarsi a Torrance: ad ogni concerto, scontri con la polizia, disordini, locali distrutti. "Cambiate il nome della band. In questo modo potrete continuare a suonare e la polizia e i pazzi non lo sapranno. Solo le persone furbe potranno vedervi". I Black Flag non cambiarono nome e continuarono ad investire il loro pubblico con il punk più violento della scena californiana dell'epoca, una scena che in quanto a violenza musicale, in quel periodo non era seconda a nessun'altra. Al nome punk qualcuno pensò di aggiungere un prefisso per spiegare e coniare la loro musica e quella di alcuni, pochi altri colleghi: hardcore. I Black Flag capirono che per promuovere adeguatamente la loro musica, seppur in maniera sotterranea, dovevano creare un loro canale distributivo, lontano dalle mani delle major discografiche: i concerti a centinaia, ma soprattutto, la fondazione di una propria etichetta, la SST, acronimo di Solid State Transformers. Chi conosce anche minimamente la situazione del rock cosiddetto alternativo statunitense degli ...

Sonic Youth (Ferrara) 04/07/2005

Sonic Youth tra le stelle

Sonic Youth (Ferrara) A.S. La foto inserita dallo staff è un po' datata: manca il quinto Sonic Youth, Jim O'Rourke. Sulle note di "The diamond Sea", il viaggio di quasi venti minuti che chiude "Washing machine", mi ritrovo a pensare al concerto di qualche sera fa dei Sonic Youth, a Ferrara, nella splendida cornice di Piazza Castello. Era il mio secondo appuntamento con i Sonici newyorkesi, a tredici anni di distanza dal primo e con una passione un po' sbiadita rispetto a quel 1992 (l'anno del fenomenale "Dirty"). L'atmosfera già rovente a livello climatico, è stata ulteriormente riscaldata dal gruppo che ha aperto la serata, i Fantomas di messer Mike Patton, ex-voce dei Faith No More, di Mr. Bungle e altro ancora, artista impegnato anche nelle arti figurative, impegnato in un progetto sonoro che nulla ha di canonico. Il nostro genietto, piazzato sul lato destro del palco per chi guardava e rivolto non verso il pubblico, ma verso i tre compagni, dirigeva i suoni come un direttore d'orchestra e contribuiva al tutto pure con le tastiere e i vocalizzi allucinati. Echi di pazzie soniche alla John Zorn, spruzzi di free-jazz che schizzavano da tutte le parti, nessun possibile coinvolgimento emotivo del pubblico di fronte ad una proposta così "fuori", un palese errore del batterista (non ho potuto vedere lo sguardo del generale Patton causa la lontananza, ma me l'immagino…) e un piccolo tarlo che ha cominciato a scavare nella mente a qualche ora dal concerto: sarà mica un genio per davvero Mike ...

22-06-04 21/06/2005

Antologie

22-06-04 Sto spulciando la mia discoteca in questi giorni, un'operazione che dovrebbe essere abituale e che in questo caso, genera una lista delle migliori antologie giunte a casa mia. Nessun ordine specifico: comincerò con le antologie di artisti vari e continuerò con i singoli artisti. • "The Indie scene - The story of British Independent music" (Connoisseur Collection) Chi fosse interessato ad una panoramica sulla musica inglese che abbracciasse gli anni successivi all'esplosione del punk, non potrebbe trovare di meglio. "The Indie scene" è una serie divisa per annate e fotografa la musica e i nomi usciti dalla scena delle etichette indipendenti inglesi, la vera e propria rivoluzione musicale che il punk riuscì a generare. Non troverete Sex Pistols o Clash tra questi nomi (incidevano per major), ma decine di nomi importantissimi e influenti per la musica degli anni a venire e non poche curiosità. Nel volume dedicato al 1977, alla casella numero 19, un nome lungo e strano, Johnny & the Self Abusers e un pezzo diviso tra punk e sonorità elettroniche: altri non sono che i futuri Simple Minds, assolutamente irriconoscibili. Al numero 3 un combo di pub rock energico, i 101'ers e una voce inconfondibile, quella di Joe Strummer, alle prese con la sua fase pre-Clash. Tra gli altri, gli antichi Flamin' Groovies, i Vibrators, gli splendidi Adverts, gli epocali Dead Boys e via discorrendo. 1978: "Eddie and Sheena" è una canzone che racconta la storia d'amore tra un teddy boy e ...

System of A Down Tour 2005 (Milano) 12/06/2005

Nu-metal e nu-quarantenni

System of A Down Tour 2005 (Milano) Ho esercitato un po' la memoria e ho provato ad elencare gli ultimi concerti che mi hanno visto tra il pubblico. Ciò che stavo cercando era una corrispondenza che mi balenava per la testa in merito all'ultimissimo evento live, fino ad ora, della mia vita. Ho pensato a Queens of the Stone Age e Rush, al vuoto precedente, durato anni, a Giorgio Gaber e ai Nomadi (di Augusto Daolio!), ai Soundgarden e ai Kyuss, ai Los Lobos e ai Grateful Dead, a Dr. John e Robert Gordon, a Joe Ely, ai Grant Lee Buffalo, REM e Green On Red, per finire con Sonic Youth e Thin White Rope e qualche altro nome che non cambia la questione. La sera del 30 maggio scorso, concerto dei System of A Down al Forum di Assago, unica data italiana per il tour di "Mesmerize", per la prima volta mi sono sentito "leggermente" fuori posto: una folla di migliaia di ragazzi e ragazzini e sparsi qua e là, come mosche bianche, rarissimi trentacinque-quarantenni individuabili a colpo d'occhio, come avessero uno spot puntato e sputato su di loro. Altre volte nella mia lunga carriera di partecipante a concerti, mi sono annoiato o mi sono sentito fuori posto per la poca aderenza con ciò che avveniva sul palco, ma mai come in questa occasione ho sentito netto il distacco generazionale con la folla che mi circondava. È chiaro, si potrebbe pensare: un quarantenne immerso in una folla di ragazzini che, potenzialmente, in larga parte, potrebbero essere figli dello stesso, può dare una leggera sensazione di vertigine, soprattutto ...

In Utero - Nirvana 06/06/2005

Unplugged: stacca la spina... per sempre

In Utero - Nirvana Potrà sembrare noioso ripeterlo, ma non tutti siamo attenti all'evolversi delle opinioni di ogni singolo elemento di questo sito (osservazione lapalissiana che non ha bisogno di commento) e quindi rieccoci in tromba con un concetto già espresso precedentemente e che almeno uno di voi, l'esimio conetto, ha ben presente: Kurt Cobain era letteralmente innamorato della musica dei Pixies, i folletti di Black Francis (o Frank Black) che all'epoca di "In utero" erano già sciolti da un paio d'anni. Il tentativo di seguire la strada dello sconvolgimento della pop-music, era cominciato già con il precedente "Nevermind", ma per il nostro non era abbastanza. Chissà, probabilmente Cobain era rimasto sconvolto anche dall'ascolto del doppio uragano musicale dei Sonic Youth uscito nel 1992, quel "Dirty" che fu prodotto dallo stesso Butch Vig di "Nevermind", ma che sembrava molto meno "addomesticato" di quest'ultimo. Uso il termine addomesticato nel senso di perfetto, centrato in tutti gli obiettivi possibili e dunque, mancante di quella schizofrenia musicale tipica dei Pixies, come dei Sonic Youth magnificamente pop di quel periodo. Il tentativo di avvicinarsi ai Pixies e ai loro "eargasm", gli orgasmi uditivi, come li definiva Black Francis, si potrebbe dedurre dalla scelta del produttore di "In utero": Steve Albini era stato il responsabile di "Surfer rosa", il primo lavoro veramente compiuto dei Pixies, oltre che componente di un altro gruppo amato da Cobain, i Big Black. Dai tempi ...
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