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l'ha detto anche Prandelli che i risultati si ottengono col gioco! \ città ostile che adesso riposa nel sonno, \ gente nuova ma è sempre la solita zuppa.. \ medicine che danno un po' di sonnolenza... (FF 2009)

Opinioni scritte

dal 15/11/2004

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Togo Brava Suite [Storyville] - Edward Kennedy Ellington 08/01/2009

Anatomy Of A Duke

Togo Brava Suite [Storyville] - Edward Kennedy Ellington just a little short note, before the start (giusto due balle prima dell'opinione vera e propria, pigliate il vostro drink, l'orchestra sta ancora sistemandosi): non c'è momento del vivere che non possa avere una sua chiave jazz. non si tratta di ascoltare per forza bill frisell mentre fate la pizza, o david murray mentre buttate sale sul vostro vialetto ghiacciato, ciò che intendo è che un'accorta selezione jazz può aiutare a entrar meglio nelle tonalità di colori che avvolgono il fumo delle vostre Ore (il colore è quasi sempre azzurrino, su livelli diversi di contrasto; però qui entra in ballo la mia daltonìa crescente, a giudicare da come gli altri guardano alle mie cravatte ecc.). Comunque non sono certamente un cattedratico e nonostante questo deponga tutto a mio vantaggio non è detto che quel che sia vero per me possa esserlo per altri: ragionar di jazz, amici miei, è un po' come scrivere ghirigori sull'acqua. Se lo si fa bene, s'intende. Così posso dire che i miei momenti ellingtoniani corrispondono di solito a esigenze precise (qui mi annoio io stesso che scrivo mmh, rabboccate i vostri drink e portate pazienza, lasciatemi concionare, stan per cominciare a suonare). Cough, dicevo, esigenze estetiche quali ricerca del bello, e vabbè, ma anche dell'ordine, della forma cosmica ben temperata, di un modo orchestrale di vedere le cose: la sezione ritmica, gli ottoni, gli unisoni, la baldanza teatrale, il fulvo ripiegarsi nel cuore della blu not(t)e, per ...

La città dell'oblio (René Frégni) 20/12/2007

Allons enfants...

La città dell'oblio (René Frégni) "Dove si perdono gli uomini." Questo è il titolo originale con cui, nel 1996, René Frégni s'imponeva in Francia, con il proprio terzo manoscritto, 158 pagine di romanzo limpido, originale, pescato nel fondale di quella magmatica ed irrisolta città di mare che è Marsiglia, già scenario di autentici capolavori del quasi coetaneo, indimenticato, J.C. Izzo, autore a cui sono particolarmente legato, scomparso a 55 anni, nel pieno di una traboccante e commovente produzione letteraria. "La città dell'oblio" -traduzione italiana con un tocco di fantasia - non è comunque Marsiglia, ma il carcere. E' là che gli uomini si perdono, è là che, lontano dai nostri occhi affaticati su regali e offerte per ipermercati sempre più luminosi e insopportabili, si consumano vite "a perdere", si entra in dimensioni parallele, dentro strutture che non hanno nemmeno il vago intento di redimere, e da cosa poi ?, e che nemmeno riescono ad essere "punitive": sbarre che rinchiudono a fatica i sensi di colpa di un'intera società dentro un limbo di mattoni. "Conosco Marsiglia, gli assassini dei miei libri li ho conosciuti tutti nella prigione Baumettes. So cos'è il mondo dell'angoscia e della paura. Dietro la porta di ogni cella c'è un romanzo nero..." Quattro coordinate sull'Autore, ve le devo. Marsigliese, classe 1947, René Frégni sa davvero di quel che parla in questo romanzo: ha conosciuto il carcere fin dall'età di 19 anni, prigione militare, messieurs-dames!, da lì è evaso e, da ...

Train (Pete Dexter) 22/09/2007

The Art Of Swing.

Train (Pete Dexter) "Gennaio 1948. A quel punto della storia, Packard non si era mai innamorato, e non si fidava di quanto sentiva dire in proposito (per sempre, mia adorata, con tutto il cuore, fino alla fine dei tempi, più della vita stessa, con ogni fibra del mio essere, oh my darling Clementine ecc.). Gli sembrava fuori dal suo controllo, e complicato. Però aveva trascorso un migliaio di domeniche in chiesa -facciamo quattrocento- due anni difficili nel Pacifico su una corazzata, poi cinque giorni molto difficili nel Pacifico senza corazzata…" E questo è l'incipit di "Train", o per meglio dire l'attacco, trattandosi di un'opera che -more solito, quando tutto gira per il verso giusto- si disvela come una partitura perfettamente congegnata, abilmente "aperta" in alcuni passaggi e poi velocissima e in grado di risucchiare il lettore in quel vortice d'inchiostro che poi è in fondo generato dalla nostra necessità fisica di essere risucchiati in un universo "altro". In attesa che i tipi di Star Trek brevettino quella cavolo di macchina-cabina doccia che sposta nelle spazio-tempo e al contempo garantisce una prolungata abbronzatura dorata, direi che non ci rimane che leggere, acuminando il gusto senza diventare rompicoglioni -facile a dirsi- e cercando autori in cui non è proprio necessario specchiarsi, anzi. Tuttavia… "Train" è un'opera che rischia di rimanere incollata a lungo alle nostre sensibilità, e le cui immagini, spesso forti e sparate nella ruvida luce del sole, si propongono ...

Now That's What I Call Quite Good! - Housemartins (The) 24/07/2007

The Light is Always Green

Now That's What I Call Quite Good! - Housemartins (The) It seems like only yesterday / That I was sitting at the edge of the desk / And now I'm looking back with a smile / As I turn my back to success / And I laugh and I cry and ask myself why /Everyday they do the same... "Everyday's the same" (-sebbene origiariamente scritta nel 1983 rimase lì fino al 1987 quando la band arrivò a un punto di disperazione tale che decise di registrarla- note di copertina di Paul Heaton), una fresca gazzosa, sig.ra tatcher, guarda il dito... Housemartins allora, momenti lontani, anni '80 che sfioriscono, anni nervosi e radenti e pieni di musica oscena, "fatta solamente con la batteria". Scelgo questo disco perchè contiene pressochè ogni loro cosa, fatta eccezione per l'ottima "Sitting On A Fence", misteriosamente esclusa. Ah, un cardigan, una camicia chiara, e il topexan, e i cantautori nostrani che soffrono, soffrono, soffrono e questi 4 che ridono e infilano strofe irriverenti e fanno ballare e impazzano su videomusic. Crescono gli Irish Pub, e anche da noi ci sono sgabelli belli alti, si fan ciondolare le gambe, la guiness arriva in massa. Billy Bragg ha un'etichetta che si chiama Go!Disc. Pesca un asso, un ragazzo di 24 anni che ha cose da dire e arriva dal nord. Hull va in trasferta a Londra e vince 4 - 0 ! Nei pub si brinda, ridendo, anche se il risultato è ipotetico e lo resterà per sempre ("London 0 - Hull 4" primo LP dei nostri) i ragazzi muovono il bacino, alzano calici, chi non bada alle liriche si diverte lo stesso. C'è ...

Love Supreme - Lincoln Center Jazz Orchestra 31/03/2007

Take The Coltrane, Wynton.

Love Supreme - Lincoln Center Jazz Orchestra 1996. francia, terra di guascogna, festival Jazz internazionale, concerto di Wynton Marsalis in settetto. Uhm, l'avevo già visto wynton all'opera, e beh, mi aspettavo grandi cose, l'aria sotto il tendone di marciac era pur sempre la solita, odore di erba calpestata, discreta calma, dolce cicaleccio dei francesi in attesa di questo loro beniamino cui nella piazzetta del paese avevano addirittura dedicato una statua (mais bien sur!) in bronzo, nonostante fosse ben vivo e vegeto, ghiotto di guasconerie varie, maxischermi accesi, da qualche parte di sicuro si friggeva l'anguilla, ecc. Buio. L'attacco del basso chiarì ogni cosa. Acknowledgement! A Love Supreme! avrebbero fatto A Love Supreme. Gli iniziati, a decine, a quei due memorabili tocchi di basso si cercarono con gli occhi, sorpresi, in un sorriso grande. Perchè è vero che sentire cose nuove è pur sempre interessante, ma capitare lì il giorno che uno dei più grandi jazzman viventi rilegge -per la prima volta in pubblico- un disco che è talmente dentro nella leggenda da essere considerato seminale, ma intoccabile...beh, insomma, ci si sorrideva, ecco, mentre gli applausi scemavano e il bassista nel vasto silenzio attorno ci scompaginava il cuore, ridestando ricordi, emozioni profonde, immagini, giganti possenti. (si sa che un contrabbasso emana frequenze grevi, arriva prima al corpo che al cervello, evoca il battito del cuore, e anzi, il primo suono che ci tocca in sorte di sentire, dalla placenta, è ...

Cane rabbioso (Angelo Petrella) 13/02/2007

La notte se n'è andata, come una fucilata.

Cane rabbioso (Angelo Petrella) 00.00 il libro è un libretto. Veloce-veloce, 89 pagine scritte in carattere abbastanza grande, peraltro. Saranno veloci anche queste parole che tenteranno di circoscrivere questo esordio. Petrella parte a mille ed arriva a mille. I dialoghi sono fortemente debitori di James Ellroy e pure di David Peace che pure, a detta del suo editore, il ragazzo pare non conoscere affatto. una selva di quotidiani -ormai competamente proni ad un'esaltazione tout curt di ogni pulpetta noir venga spiattellata sulle scrivanie delle redazioni- ha gridato, decisamente fuori beat, al miracolo, ma ehy, il sangue non si liquefà e nella cattedrale si sente pure qualche colpo di tosse. L'autore di questo veloce noir parteneopeo è un ragazzo di 28 anni che infila il proprio agente, marcio fino al midollo, in una storia malsana che parte proprio con un duplice omicidio di efferata crudeltà commesso dal rappresentante della -si fa per dire- legge. in una specie di real-time di 24 ore (!) scopriremo che il corrotto e crudele funzionario di polizia è anche: - un poeta sensibile (gli chiedono l'autografo su un suo libro di poesie), - un funzionario di partito, forse addirittura segretario cittadino (che canta l'Internazionale, sic) -un eroinomane (3 pere), -un cocainomane (9 strisce) -un omicida (7 vittime), -un erotomane (3 rapporti occasionali con 3 donne diverse) -un bevitore (7 volte pesca rum dalla fiaschetta), -un gran consumatore di Valium, Tavor, Prozac, Limbial (cui attinge ...

Adidas Predator trx tf 07/02/2007

(a)cross the years.

Adidas Predator trx tf Premessa: questo piccolo scritto non del tutto commerciale (su certe scarpette con tacchetti morbidi) è dedicato a Filippo Raciti, ucciso a Catania venerdi 2 febbraio 2007 ed al Gioco del calcio, in egual misura, e con infinita riconoscenza. Pulcini. (scarpe: rutilius) "Ancora due giri di campo!" oh, ancora…due giri…pensa a qualcosa…la juve domenica gioca a cesena se perde e il milan vince…allora due punti (puff, puff)…mamma giovedi va ai colloqui , spero non gli dica che le ho detto cazzo…che ho detto cazzo……cazzo…cazzo…ancora uno…. Esordienti (scarpe : rutilius - pantofola d'Oro) "Fighette, mi sembrate fighette. Fermi dove siete. Flessioni, pompare, dai, pompare un po' che domenica ci giochiamo il campionato, dai, che ce lo giochiamo domenica! Pompate che è bello pompare !Così, bene, bene…" … Bon, dai, sciogliere i muscoli. Quest'estate non era mica così. Mica gridava il mister. Tutti insieme, l'amicizia, tutti dietro la palla, come stormi, però. Rossi lo fa sempre giocare e sbaglia ogni gol. Rossi il gigante fermo…che mio papà dice che rossi gioca solo perché è il figlio del presidente, io gli ho detto che se viene in campagna una sera dove giochiamo noi gli tiro una legnata così sta fuori, almeno sabato prossimo. Allievi (scarpe : pantofola d'oro) Destro: interno, piatto, collo, ancora, ancora, poi sinistro: interno, piatto, collo, ancora, ancora. Belle le magliette giallo blu della domenica, oscene queste tute gialle insopportabili della ...

Il diavolo e Sonny Liston (Nick Tosches) 01/10/2006

night train.

Il diavolo e Sonny Liston (Nick Tosches) "All aboard…night train." La voce di james Brown arriva prima del primo battito di tamburo. Un avvertimento, più che un invito. "Occhio, che parte il treno della notte." Si, il treno della notte che poi parte con tutta la sua baldanza scura. Treno buio. nero. Nero come gli occhi di un uomo spento che tira devastanti pugni su un ring. Nero come gli occhi di un uomo morto, schiavo da sempre e per sempre, venduto e frustato ("li vedete quei segni sulla schiena?" -dice il radiocronista a bordo ring- ). Un'incisione del sassofonista ex-ellingtoniano Jimmy Forrest, del 1955, ripetuta in modo ossessivo, fino a consumare il 45 giri, durante gli allenamenti, durante i riscaldamenti : night train, night train, night train. Attenzione a quei pugni. Circonferenza:cm. 38 (proprio così, cm. 38) e se uno vuole può provare a fare la circonferenza del proprio pugno, pensando sempre che la media dei pugili categoria massimi si aggira attorno ai 30 cm e si può facilmente capire perchè guardando le mani di Sonny, tutti, uomini e pugili, esitavano. La storia di Sonny Liston nel 1998 finisce nel canestro di Nick Tosches, gran bel tipino di scrivano classe 1949: biografo sui generis delle vite di Dean Martin (Dino), di Jerry Lee Lewis (Hellfire), di Michele Sindona (Power on earth), potentemente affascinato dal romanzo espresso da vite pubbliche che paiono già scandagliate a fondo, intenso romanziere che in alcuni passaggi pare fin troppo affascinato dalla propria prosa (e si veda ...

The Clash. Death or glory (Pat Gilbert) 14/09/2006

Passion is a fashion (just another story...)

The Clash. Death or glory (Pat Gilbert) Premessa: non ho vissuto la vicenda Clash mentre esplodeva, nel '77 andavo all'asilo, classe dei grandi, giostra sulla ghiaietta e ginocchia sbucciate. Lo dico a f. che mi ha visto con questo libro in mano e mi ha fatto capire che insomma, quella era roba loro, e dopo ampia e liberatoria discussione sono partiti cordiali fuck off di saluto. "Now I know words are only tools" (1985 - North and South da Cut The Crap, ultimo disco a nome Clash) E così eccomi qui con questo librone in mano (502 pag.) dalla magnifica copertina rossissima che mostra una delle immagini più famose della storia del rock: il bassista Paul Simonon che sta per distruggere il suo strumento, un momento di furia iconoclasta che verrà interpretato in molti modi. Paul si romperà anche l'orologio, nello sbattere a terra il basso elettrico, e quell'orologio segnerà per sempre le 21.50, ora che diventerà il titolo di questo scatto, peraltro leggermente sfuocato, e la copertina del doppio, imprescindibile "London Calling". Pat Gilbert parte a razzo con le 4 biografie, lunga apertura su Joe Strummer, poi Mick Jones, qualche pagina su Paul Simonon e massicci tocchi per Topper Headon, una specie di presentazione di personaggi & interpreti che rivela la Londra operaia, la Londra dei sobborghi, i locali, la rabbia montante, l'urgenza e le sirene della polizia, tutto il milieu che produrrà quella rivoluzione punk della quale i clash saranno considerati alfieri e becchini, in parti uguali. L'autore, redattore di ...

Ringleader of the Tormentors - Morrissey 01/06/2006

Attacca, Capobanda dei Tormentatori !

Ringleader of the Tormentors - Morrissey (segnalazione doverosa: 3 concerti italiani annullati. Morrissey ha annullato 3 date italiane: Firenze, Napoli e Catania. Restano quindi solo 4 appuntamenti italiani: 16/6 Jamming Heineken Festival 16/7 Teatro di Ostia Antica a Roma 14/7 Villa Manin di Codroipo (UD), 17/7 Bollate (MI) - Festival Di Villa Arconati Sembra che la data di Napoli sia stata annullata perché uno degli sponsor del concerto è un fabbricante di cuoio. bye) -Roma, esterno notte. Gente che beve invadendo un marciapiede, bicchiere in mano, fuori di un bar alla moda. Ci sono motociclette e schiamazzi. Un brizzolato 40eanne (?) avanza su quel marciapiede, s'imbatte nel capannello, nessuno si sposta minimamente, allora scende sull'asfalto della strada toccandosi il ciuffo grigio, gira attorno a tutti loro, striscia il pantalone contro una marmitta e poi riprende a camminare nella sua direzione , scuotendo il capo per un brevissimo istante. Sorridendo, ascolta un'autoambulanza passare lontana.- Atteso da un sottobosco di ipotesi, una ridda di voci, un mestolo di disinformazioni messe ad arte per catturare l'attenzione ecco che è calato tra noi "The Ringleader Of The Tormentors - registrato e mescolato a Roma in Autunno", ottavo episodio solistico di un Morrissey tornato sotto i riflettori come e forse più che ai tempi degli Smiths, e del resto viviamo in un periodo così carente di figure carismatiche... e ci viene a noia facilmente tutto... so Moz, what's new? "You're the quarry" ...

Diaframma 12/03/2006

e l'insonnia da dimenticare stesa (remiscelata)

Diaframma "Vera è l'ansia da contrabbandare in fretta per qualche cosa d'altro e l'insonnia da dimenticare stesa, in qualche letto perso. Vero il nulla e tant'è vero sono qua in questo film perverso spettatore dentro un cinema d'essai che non programma altro." (Latitante) Federico Fiumani è uno che sa scrivere in rima. qualcuno, io fra gli altri, dice che sia un poeta. e come sappiamo i poeti.....ah, i poeti!, vivessero dei soldi che tirano su dai loro versi non avrebbero di che comprarsi il loculo. loculo che poi di solito, da poeti, pretenderebbero a strapiombo sul mare, o con vista sul rifugio stella alpina di campiglio, o di fronte al verde melograno dai bei germigli in fior. (e le famiglie in grisaglie dietro il carro hanno il solito problema di tutte quelle copie ingiallite da portare al macero) (cut) i diaframma negli anni '80 sembravano potere spaccare il mondo (il futuro sorride a quelli come noi...) e il bello è che lo hanno spaccato, il mondo musicale italiano d'autore, basterebbe prenderne atto. Lo so, viviamo tempi un po' così, non pensiate di sentirli alla radio, dove imperversa Ligabue oh my gash, quando va bene. quando va male è uguale a quando va bene, e allora salviamo almeno alcuni spazi su radio tre e radio popolare, comodamente ascoltabili su internet. Quattro opinioni precedenti sui diaframma ne descrivono essenzialmente la storia artistica, e sono cose ormai note: Firenze caput mundi, la dicotomia coi Litfiba, Fiumani prima chitarrista poi ...

Ho servito il re d'Inghilterra (Bohumil Hrabal) 08/01/2006

percorsi cechi.

Ho servito il re d'Inghilterra (Bohumil Hrabal) "Fate attenzione a quello che ora vi racconto." L'opera di Bohumil Hrabal, scittore ceco scomparso nel 1997, appare oggi particolarmente in auge, grazie a romanzi e racconti che mettono nella giusta luce un maestro della narrativa moderna, capace di fondere nel proprio crogiolo -solo fintamente anarchico - storia e realtà, dramma, finzione e palline di carta tirate da un pubblico rumoreggiante in una sala polverosa. roba slava, si sa, avete presente il caotico procedere della Kocani Orchestra che ha invece tutta una sua elaborata struttura ? Non scrive in bianco e nero, Hrabal. Affonda il pennino nel centro dei colori più profondi, se intende usare il rosso userà quello del sangue vivo, se lo mescola al blue attendevi che lo faccia pescando dal riflesso che il Danubio dà a mezzogiorno dopo la quarta birra, o dal pelo d'acqua del Mare del Nord, giusto quello che coglie, tra la scia biancastra, la sua nave-occhio che viaggia a duemila nodi e vi ospita con piacere mostrandovi un panorama vero e vivo … niente technicolor, o sony trinitron, la luce sarà fornita da lampade ad olio, stopppini, candele, sole, stelle. La critica letteraria ufficiale -in Italia- è andata spesso "a farfalle" su Hrabal…o meglio, ha fatto come certi portieri che su un cross a rientrare fanno un passo avanti, uno indietro e alla fine devono chinare la schiena per tirare su il pallone nel sacco. bluff, genio, esteta in salsa maudit… soliti richiami a Kafka e Kundera, che sarebbe come dire che ...

Horizons - Fred Hersch 10/12/2005

e gli orizzonti perduti non ritornano mai...

Horizons - Fred Hersch Il "piano jazz trio" è formazione da sempre amata dagli ascoltatori e frequentata ad ogni latitudine da miriadi di pianisti, tanto che ogni nuovo disco finisce per inserirsi, volente o nolente, in questa corrente in cui scorrono titoli a migliaia. per questo ascolto, però, nessun nuovo talento e nessun vecchio leone della tastiera, sul lettore c'è "Horizons" a firma di un nome noto, Fred Hersch, pianista di Cincinnati, nel suo disco d'esordio come leader, Concord Jazz del 1985 (cd miracolosamente rientrato da un prestito pluriennale...praticamente usucapione, o bracconaggio, e via che ci toccherà rimpiangere pure i tempi in cui non si poteva masterizzare o scaricare ogni cosa). è notte alta e sono sveglio. play. 1. "My Heart Stood Still" Ah, eccolo. un vecchio standard troppo poco suonato, bel modo di rompere il ghiaccio, pronti via, eccoci qui, le credenziali sono queste, e già parte un inciso magnifico (un Avvocato di Asti l'ha rubato pari pari per una sua canzone, ma tanto lo sapeva di non farla franca del tutto, troppi orecchi scafati in giro per andare a prendere proprio l'attacco di questo vecchio tema di Rodgers - Hart, però visto che non credo l'abbia fatto qualcun altro allora tana! lo dico io e chi s'è visto s'è visto). 2. "Moon And Sand" La luna, la sabbia, il lucido sospiro in un'insolita chiave latina, con il batterista -un giovanissimo, eccellente Joey Baron- che t'impone movimenti oscillanti del capo, mentre Fred scivola via con grazia e sospirata ...

Fiona (Mauro Covacich) 06/11/2005

Andiamo avanti tranquillamente...

Fiona (Mauro Covacich) When the world crashes in into my living room Television man made me what I am Peolple like to put the television down But we are just good friends I'm a television man (Talking Heads) Mauro Covacich, triestino, nel fatidico anno in cui gira la boa delle 40 primavere dà alle stampe questo "Fiona", un romanzo abbastanza breve (237 pag) che tenta di bissare il successo che gli è arriso con il precedente "A Perdifiato" del 2003 (successo relativo, non bestseller, si badi), tanto che si tira dietro, come in uno spin-off televisivo, la piccola Fiona, bambina haitiana adottata, già protagonista del precedente romanzo. Il Nord-NordEst, Milano-Pordenone è il fondale in cui l'autore fa muovere Sandro, voce narrante e protagonista assoluto della vicenda che si muove su due piani di dominio pubblico: il primo si chiama "Habitat" -ma leggete pure Grande Fratello- perchè Sandro è il capo degli autori di questo reality che paralizza l'Italia, ed il secondo si chiama "Minemaker" -ma s'intende Unabomber- perché l'autore immagina che si tratti proprio della stessa persona che va deponendo in vari supermercati piccoli esplosivi occultati in confezioni di Nesquik ecc. Attacco, o incipit : "Tra nove minuti proverò di nuovo a baciare Fiona. Meno nove. Usciamo dal retro. La telecamera dei garage ci tiene nell'inquadratura per pochi passi." Ci sono già molte cose, c'è il tentativo di baciare Fiona e Fiona che non si fa baciare, Fiona è autistica, non parla, Fiona reagisce solo a ...

Nada (Jean-Patrick Manchette) 20/10/2005

y nada mas.

Nada (Jean-Patrick Manchette) "NADA" di Jean Patrick Manchette è ricomparso in libreria dopo qualche tempo, al traino di un'altra novità Einaudi (sempre del 1972!) ovvero "Pazza da uccidere", e comunque -udite, udite!- con un po' di fortuna potrete trovarlo in alcuni mucchi di libro a peso (€.5,00/Kg.) nei grandi magazzini. Se capita, beh, potete beccarvelo pressochè gratis, estraendolo, salvandolo dal macero, ficcandolo in mezzo al latte fresco e a tutta la roba bio che c'asciuga le tasche per allargarci il cuore. Su vari siti lo si trova invece a prezzo ribassato del 20%-30% e trattandosi di un tascabile Einaudi Stile Libero Noir l'investimento letterario sarà comunque ridotto al minimo. Austerità, brothers and sisters, giacchè la situazione economica è quella che è, e con il più mattoide governo a memoria d'uomo ancora rantolante leggi e finanziarie e alzate di genio, anche un paio di mutande di latta potrebbero far comodo. 1972. NADA è un acronimo da intendersi pure in spagnolo, niente, un manipolo sgangherato di terroristi anarchici che sale alla ribalta sequestrando a Parigi l'Ambasciatore americano, in un noto bordello della capitale. Non aspettatevi pippardoni interminabili sulla fiaccola dell'anarchia o indizi da segnare in matita in attesa di una "soluzione" giallistica: c'è Manchette alla guida, e allora ci si può sprofondare nel sedile dietro e guardare di sguincio il tetto dei palazzi parigini, il cielo grigio e tutto il resto che schizza via. Terroristi, s'è detto, eccoli: Marcel ...
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