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koyanisqatsi

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Autori che si fidano di me: 13 iscritti
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Che i vostri nati torcano il viso da voi.

Opinioni scritte

dal 09/05/2014

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28-10-03 13/09/2017

Necessariamente gridare

28-10-03 Ho ritrovato uno scritto perduto, che parla di uno scritto perduto. Entrambi partoriti durante uno dei nostri lunghi silenzi. Entrambi persi, e poi ritrovati. "Giocattolo" Come ai "bei" tempi. Avevo scritto una lunga cosa per te. Forse per me. Ha, aveva, poco senso credo. Tanto per non dirlo, che non ne aveva affatto. L'ho cancellata, irrimediabilmente. Immagino che fosse solo un modo per avere una risposta, ad una domanda che non la vuole. Per ascoltare la tua "voce". Chissà. Se avresti risposto. Ma non avresti ascoltato la tua risposta. Mi parli come fossi una macchina ora. Il giocattolo si è rotto, il complesso meccanismo non funziona più, ed io mi trovo a rigirarmelo incredulo, tra le mani. Avrei saputo farlo durare, ne avevo bisogno. Ho fatto male a fidarmi delle "tue" regole. Dovevo immaginarlo. Non ho mai rotto un giocattolo in vita mia, vado a fidarmi di te che li hai sempre rotti tutti. E' una cosa che somiglia molto alla morte. Mia, non tua. L'ho costruito con fatica. Con lacrime vere, e dolore. Con lui è andato in pezzi qualcosa dentro di me. Era la mia creatura, ma era lei ad inventare me, un giorno dopo l'altro, un mattoncino alla volta. Non riesco più a sentirti, anche quelle poche volte che mi parli. Deve essere colpa della distanza che c'è tra noi due, ora. La "corrente" che mi trascina fa si che aumenti ogni istante. Mentre tu dormi io scappo via dalla tua riva, sempre più lontano. A volte ancora mi segui con lo sguardo, ...

2002 Dicembre 31/07/2017

Sixteen (sweet and bitter)

2002 Dicembre C’era questo ragazzo di 16 anni che, come me, non amava i Beatles né i rolling Stones, il più bello della scuola, ed anche il più fico, perché no? Sigaretta sempre in bocca (che fa ancora più fico), inseparabile Schott (non originale, grave caduta di stile) e Gilera Kz 125 che da sola bastava a stendere la resistenza di qualsiasi pischella. Il classico bello un po tenebroso, e tanto misterioso che piace alle ragazze di 16 anni. Macho al punto giusto, dolce solo quando serve e con chi serve (solitamente le persone più deboli). Se doveva fare a botte lo faceva sempre con qualcuno più grosso di lui, infinitamente generoso con chi gli stava a cuore, amici o amiche che siano. Come si faceva ad non innamorarsi di questa simpatica canaglia? A volte spariva per giorni, circolavano storie un po strane, giri di donne più grandi o cose simili. I detrattori dicevano che erano storie fatte circolare ad hoc, che non aveva mai avuto una ragazza né che fosse mai stato a letto con una donna di dieci anni più grande come tutti credevano, in fondo era un ragazzo solo e un po sfigato, forse più degli altri nonostante le apparenze. Probabilmente quei giorni che spariva non faceva proprio niente, rimaneva in solitudine a rimuginare chissà su cosa, chissà su chi, altro che storie di sesso sfrenato con donne vogliose, di risse, di avventure on the road. Ma questo non lo sappiamo, né mai lo sapremo. Andiamo avanti. Dicevo? Si, dicevo che le ragazze sbavavano, a turno gli lasciavano bigliettini sulla ...

Novembre 2009 14/02/2017

Perdersi insieme.

Novembre 2009 Quando ci siamo conosciuti eravamo da un'altra parte dell'universo, letteralmente. La nostra terra gira intorno ad una stella, percorre una distanza enorme in un anno, ma contemporaneamente la nostra stella si muove all'interno della nostra galassia, la Via Lattea vaga tra un gruppo di galassie, e così via. Se poi ci metti che è l'universo stesso ad espandersi, ad espandere il suo spazio come fosse un elastico, capirai bene che l'impressione d'esser sempre nel solito luogo è totalmente illusoria. Una volta lessi una parte di un romanzo di fantascienza, della collana Urania. Urania stava alla fantascienza come i gialli Mondadori stavano al giallo. Parlava di una civiltà che s'era imbarcata su un'enorme astronave, alla ricerca di un nuovo pianeta da abitare. Il viaggio durava da secoli, e le generazioni che s'erano succedute alla prima avevano dimenticato perché erano salpati e dove stessero andando. Anzi perdettero la coscienza stessa d'essere in viaggio, per loro il mondo era quello, quello vero divenne una lontana ed incredibile leggenda da ascoltare con scetticismo. Cominciarono a farsi la guerra all'interno di quel piccolo mondo. Una scena descrisse lo stupore di un gruppo di uomini che riuscirono, dopo mille difficoltà, ad accedere ad un luogo misterioso. Questo non era altri che una grande sala comando con un'ampia vetrata che dava sullo spazio infinito. Alla vista di quell'oceano buio popolato di miliardi di stelle gli uomini rimasero senza ...

Febbraio 2007 22/11/2016

Guardiano di notte

Febbraio 2007 Davanti a monitor che inquadrano corridoi infiniti, sempre uguali, senza vita, Il giorno brulicanti di colletti bianchi, uomini e donne che scorrono in loro come linfa vitale, ho il compito di vegliare la notte, che niente disturbi il loro riposo, che nessuno violi i loro segreti. turni lunghi un’intera oscurità. Nella solitudine più severa, sono un registratore "mangianastri", di quelli di una volta, con la doppia cassetta, lasciato acceso a registrare il silenzio di una stanza deserta, il tasto REC col suo “clang” metallico inizia la memorizzazione sul lungo nastro magnetico, sono pronto a scoprire cosa succede in una stanza deserta che pensa di essere sola, immerso nel silenzio più rabbioso, posso ascoltare il pianto di una stella lontana anni luce, un pianto mescolato agli infiniti echi di parole di cui sono impregnate queste mura, parole che servono unicamente a non capirsi. Questo lavoro è di una bellezza maligna. Nella quiete mi piacerebbe pronunciare il tuo nome, e scriverlo, ogni volta mi sembrerebbe di toccarti. Mi piacerebbe. Mi piacerebbe. Il turno è finito, l’alba sta per darmi il cambio, un ultimo caffè dalla macchinetta automatica, prendo la mia utilitaria, è ancora buio fuori, cerco l’ultima puttana ma non la trovo. Torno nel mio appartamento al terzo piano, la tapparelle sono perennemente abbassate, qui dentro dormo solo, non mangio, non leggo, non faccio l’amore, dormo solo, dormo quando gli altri mangiano, leggono, fanno l’amore. Mi sfugge ...

Aprile 2000 18/09/2016

L'ultimo secondo.

Aprile 2000 Lo specchio è così piccolo, è come un occhiello, uno spioncino della porta. Io non ricordo chi sono, come sono, e guardare un centimetro alla volta il mio volto su questo piccolo corpo riflettente mi confonde. Se mi allontano mi vedo troppo piccolo, se mi avvicino solo una piccola parte. Almeno prima avevo un'idea di me, questo terribile scherzo me l'ha tolta senza darmi in cambio un alternativa. --------------- --------------- --------------- --------------- --------------- --------------- --------------- --------------- --- Non ci ho mai pensato sul serio, ho sempre evitato, ma oggi mancano 3 giorni alla mia morte, oggi devo partire. Torno da lavoro come tutti gli altri giorni, sono stanco, è primo pomeriggio, quando varco la porta mi investe la consapevolezza che avevo scansato da tempo. Devo partire, e subito. Mia moglie è impegnata nelle sue cose, lei sapeva, è la prima a ricordarmelo. La camera è calda, afosa, stendo sul letto il piccolo trolley, cosa porto con me? Cosa si porta quando si deve incontrare la morte? Io non lo so, non lo capisco. Metto un libro, dei vestiti, dei biscotti, uno spazzolino. Ora, improvvisamente, mi assale il terrore. In questo mondo non esistono i bracci della morte, la detenzione è inutile, perché incontrare la pena che mi aspetta non è una cosa evitabile, tutto l’universo si piegherà su se stesso se necessario, farà in modo che accada quello che il piano ha stabilito. Le scelte sono solo apparenti, io non sto scegliendo, compio il mio ...

Marzo 2006 17/04/2016

Le montagne non ascoltano

Marzo 2006 C'è una piccola creatura felina che soffre, e quando la vedo soffro anche io per lei. Ha occhi troppo soli e disillusi, occhi che chiedono la fine di un supplizio in pace. Non c'è traccia di gioia in loro, penso che mai ci sia stata. Se potessi aiutarla lo farei, se sapessi che una persona a me odiosa potesse aiutarla le chiederei questo favore, promettendone altri in cambio. Se servisse contravvenire alle mie regole, negare le mie convinzioni o andare in posti dove non vorrei stare per aiutarla lo farei. Credo perché ci tengo. Non sono poi così poca cosa 4 voti, anche se provengono da me. Non è una vergogna cercare di averli, anzi. Non scenderesti a compromessi neanche per salvare # se fosse in pericolo? O per preservarla da un dolore? Non faresti altrettanto per il bene dell'ambiente? Hai mai osservato bene le città da un aereo in quota? Non sono belle. Sono macchie nere che si estendono ovunque. Sembrano metastasi. Siamo un cancro che si divora il corpo che lo ospita. Non ho dubbi su questo. Perché vuoi preservare l'ambiente? Perché cominciano a volerlo tutti? Il cancro, opportunista che non è altro, vuole salvare l'ambiente perché sa che morirà con lui altrimenti. E’ davvero poco nobile. Anche se dovessero passare 100 mila anni dopo la nostra estinzione (che per la nostra Terra sono come pochi giorni per noi), questo pianeta ritornerà bello e puro come prima. E’ per noi che siamo preoccupati. Mi piace quando parli delle tue montagne, dico sul serio. Ma ...

10-03-03 12/03/2016

Acque immortali

10-03-03 Avevo costruito un mondo, un mondo costato lacrime che solcano il viso, e dolore che accieca il cuore. L’ho costruito per viverci libero dai miei incubi. Ero un Re nelle mie terre Poi distrutte. Da un imperativo di tre parole. (#####) (chiamarmi) (Non) La libertà mia è prigionia tua. Non posso fare a meno di odiarti, per questo. L’amore (mi) muore dentro, piano piano, un giorno dopo l’altro, un attimo dietro l’altro. A vederlo agonizzare non ce la faccio. Aspetti si spenga da solo, lasciandolo senza il nutrimento che chiede implorante. Un giorno l’oceano del tempo coprirà tutto, spazzerà via entrambi i nostri mondi, sommergerà anche quelle montagne che ami tanto. Ci sarà solo un’infinita distesa d’acqua che basterà a se stessa, è nell’acqua che risiede la vita. La mia, e la tua. In quell'oceano infinito tornerà quello che io sono a causa tua inghiottito dai flutti del mare, si confonderà per sempre con le acque immortali. Una vita che è stata persino bella, a tratti. Quando ha respirato te, per esempio. Non posso fare a meno di amarti, per questo. (Sarà un’estate maledetta) (E gelida) (A fissare la morte lenta di un amore) (Del mio) (Per te) https://www.youtube.com/watch?v=3UCCjUra9Nc

24-12-03 22/10/2015

Ultima emorragia

24-12-03 Si, fa tenerezza anche a me. E pena. Me ne faccio anche io. Entrambi non abbiamo colpe, ma limiti. “Quella signora” non presenterà nessun conto, non ne avrà il tempo, il suo sta scadendo. Ma fammelo comunque dire, è triste il tuo mondo, dove chiunque dia qualcosa chiede anche qualcosa in cambio. Forse se lo aspetta, forse lo desidera, ma non tutti lo pretendono presentando un conto. Io non ho mai presentato un conto a qualcuno per quello che ho regalato. Starò vicino alla “signora” sino all’ultimo. Non me lo chiede lei, lo voglio io. Poi mi ritiro nella mia prigione di doveri foderata da orribile carta da parati. Oggi ho preso il metrò, ho incrociato centinaia di occhi tristi e sofferenti, certa gente è sola al cubo, le voci spensierate e le grida gioiose non contano nulla, sono orribilmente ingiuste, e servono solo a far sentire quelle persone ancora più sole di quel che sono. Il bene di qualcuno può essere il bene di tutti solo se il male degli altri è il male di tutti. Non so cosa ti faccia felice di questo autunno di merda, mi irritano i suoi colori, li odio tutti a dire il vero. Posso sopportare solo un mondo in bianco e nero, i colori sono una dannazione. Ognuno di questi scritti è stata una emorragia, come sangue dalla bocca mi lasciano il disgusto. Ora non ho più voglia di parlare. Era una carezza che cercavo, e il sentirmi meno solo. Dopo tutte queste parole ho ricevuto invece tanti schiaffi, magari meritati, ma sempre schiaffi. E mi sento più solo di ...

Con la S 22/10/2015

Sala d'attesa

Con la  S E' una grossa vetrata, al terzo o quarto piano di uno stabile, e di fronte alla vetrata c'è la mia scrivania, con un PC al centro e dei libri adagiati sui due lati. Il pomeriggio è tardo, le 17 - 17:30 circa, tale è l'oscurità che sembra notte fonda. Il cielo, carico di nuvole minacciose, lo rende ancor più tetro di quanto già non faccia questa terra del nord dai toni anglosassoni, ed il rigido inverno suo compagno (contaminazion-e). La grande stanza è illuminata da due sole luci, provenienti dal monitor del vecchio PC, e da una piccola abat-jour sullo scaffale della libreria. Tutto è in penombra, neanche si capiscono i colori dei mobili o della tinta sui muri. I quadri e le foto appese riflettono immagini indistinguibili, confuse, non solo per il buio. Sento che sono solo, non c'è altra vita in quest'appartamento, forse neanche la mia, sono spento, in esaurimento, una pila esausta. La vetrata affaccia su un piazzale, lo domina dall'alto, deve essere la banchina di un porto. Non vedo navi o traghetti attraccati, ma file di auto attendono pazienti con i motori spenti di fronte ad un mare agitato, mentre il personale controlla le carte d'imbarco e transenna diligentemente l'area. Pochi rumori arrivano nella stanza, i doppi vetri attutiscono quasi tutto, solo un leggero brusio e qualche rumore meccanico filtra timidamente. Sono in piedi davanti alla finestra, soffia un vento minaccioso e le nuvole sono cariche, eppure solo poche gocce di pioggia si schiantano sui vetri ...

Giugno 2006 23/09/2015

Il poeta

Giugno 2006 Respiro a bocca aperta, inalo la sabbia arida che si spinge sino alla gola secca, il naso deve essere rotto, il sangue a grumi intasa il setto deviato da traumi recenti. Ho finito l’odio che ho in corpo, è arrivato a spazzar via amore, paura, desiderio, sogno e illusione, si ritira come la risacca e mi lascia svuotato di ogni cosa. Questo corpo qui, inchiodato alla terra come un Cristo orizzontale, supino a cuocere sotto il sole rovente, ha perso senso, è in ritardo, come sempre. Una fiera sorda e cieca, tra le tenebre, senza guida a vagare in un campo di strage. Stupida macchina che cerca ancora di vivere, anche senza un motivo. Lassù, nel cielo, corvi dal becco bruno, cercano il coraggio di planare, danzano eccitati attorno alla sfera di fuoco che mi cuoce, non capisco cosa, o chi, impedisca loro di cavarmi gli occhi dalle orbite. Tacchi di grossi stivali si avvicinano ruggendo sui sassi arroventati, poi vedo la sua figura sopra di me, si staglia nel cielo come un grattacielo di Dubai. Il largo cappello lo protegge dal sole, mi guarda in silenzio, senza nessuna emozione. Infiniti attimi senza niente, senza un pensiero, come mai è capitato nella mia vita. È tutto dilatato, il tempo, la luce, lo sguardo, l’anima. Mi ha torturato tutta la vita con la sua poesia, oggi è venuto a darmi la morte con una pistola. Il grilletto carica il colpo in canna. È strano. Ho sentito prima il cervello schizzarmi, poi il boato del colpo. C’è, in sottofondo, qualcuno che ...

Novembre 2006 19/08/2015

Pinne azzurre

Novembre 2006 Justine mi somiglia tanto, mi sento come lei al matrimonio, ho bisogno di continui estraniamenti per riprendere fiato. Chiudersi in camera e adagiarsi sul letto, arroccarsi immersi in un bagno caldo, cercando di espellere le tossine del mondo che ti contamina. Tracannare con violenza una sorsata di brandy per farsi coraggio. Non lo odio il mondo, non sempre, non tutto comunque, ho scoperto che ci sono anche cose che amo, che mi piacciono, ma non chiedermi quali. In questo momento mi vieni in mente solo tu. Semplicemente non è il mio elemento, vi sto a fatica, non mi è naturale viverci. La noia non c’entra niente sai, sono davvero pochi gli attimi in cui mi sono annoiato in questa vita. (mi è venuta voglia di un bicchiere di vino rosso ora, di quelli corposi) (Sta piovendo, sembra quasi inverno) (l’inverno è il vino rosso) Ecco mi è venuto un esempio. Penso possa rendere l’idea. Vivo in un oceano d’acqua, un oceano senza fine, sia che lo si percorra nella profondità dei suoi abissi, sia in estensione. L’oceano è pieno di vita, e di morte. Le varietà di pesci sono infinite, e si danno tutte da fare per sopravvivere, a volte con il mutuo soccorso, altre divorandosi l’una con l’altra. Io mi sento un mammifero che abita questi mari, so di non essere l’unico mammifero, ma è come se lo fossi. È una questione di equilibrio. Anche i delfini e le balene, e le orche, sono mammiferi. Ma sono mammiferi che vivono i mari da tempo immemorabile, non sono pesci, non sono in ...

Ottobre 2006 02/07/2015

Strano posto

Ottobre 2006 È uno strano posto questo, dove le cose ti amareggiano con dolci lusinghe, (e le lusinghe ti inaspriscono) ti fanno ammalare di piacere, (e il dolore ti guarisce) ti attraggono se repellenti, (costringono alla fuga se le desideri) ti incatenano alle tue libertà, (e ti senti libero se schiavo). Mi trovo in difficoltà quando devo decidermi, questo strano posto è caldo e freddo insieme, mi ama e mi odia, è accogliente e tanto inospitale, io cerco di rimanervi a tutti i costi eppure vorrei andarmene (o il contrario, ma non importa). Immagina d’essere una forma di vita extraterrestre, incontri una capsula stellare con le immagini e i suoni di questo strano posto, come fosse il disco d’oro a bordo del voyager, ci sono immagini di persone che fanno l’amore, altre di essere viventi che uccidono e torturano altri essere viventi, di pace, di guerra, di odio, d’amore, di gioia, di dolore. Vorresti visitarlo un posto così? Non sai se farti vincere dagli orrori che hai visto, o farti sedurre dalle meraviglie. È soggettivo, e dipende dallo stato d’animo. Ma è un pacchetto inscindibile, si accetta o si rifiuta in blocco. Ti racconto qualcosa che è successa nella mia testa, quando ti ho chiesto di andare nell’altra stanza. “ora non posso” è stata la prima risposta. E il giorno seguente, pur sapendo che avevi dimenticato lì un lembo della tua pelle non sei venuta a recuperarlo. Ho capito immediatamente che non eri in casa tua, che erano almeno due notti che non vi dormivi. La ...

Con la V 29/06/2015

E' per questo che ho viaggiato tanto.

Con la  V La vita mi trafigge in mille modi, è un dolore costante, una ferita sempre aperta, mi fa male tutto quello che mi investe, anche quello che dovrebbe darmi gioia, l’amore di qualcuno, o quello mio per te. Non ho scelta, se non quella di poter decidere di cosa, o per chi star male. (ma atroce è il dubbio che questa sia un’illusione) L’alternativa è smettere di vivere, sopravvivendo dentro una campana di vetro, o togliendomi la vita. Non voglio. Non sembra, ma sono un combattente, ho sempre fatto a botte con quelli più grossi e cattivi di me, ne ho prese tante, ma chi me le ha date si è sempre pentito, troppo danni ha dovuto subire per vincere, e la costante ed infinita guerra da sostenere contro questo essere che non si arrende mai, che non è mai stanco di odiare, di cercare di distruggerti. Troppo faticoso, uno sbaglio, il loro, figlio della solita sottovalutazione verso di me. Ci deve essere cascata anche la vita, è destinata a vincere, lo so, lo sa, ma non pensava che sarei rimasta ancora in piedi a questo punto dell’incontro, mi vede sempre barcollare, eppure sono ancora capace di strappargli lembi di felicità, come fossero pezzi di carne del mio nemico. È furiosa con me, ed io con lei, non vede l’ora che io crolli, piegato e sconfitto. Che aspetto? Sono stremato, ma dietro questo viso tumefatto ho ancora la pupilla iniettata di sangue, odio puro verso chi mi ferisce, quello che mi tiene in vita insieme all’amore. Sei il mio pezzo di gioia, t’ho strappata a chi mi ...

Con la G 17/06/2015

Giulia, puro egoismo.

Con la  G (elaborazione) Mia Signora Non riesco ad essere libero neanche nel mondo dei desideri. Non sono libero di desiderarla. Per questo aspetto sempre di sognarla, spero di soddisfarmi in un mondo dove la mente non controlla se stessa. Non inorridisca di fronte a quello che sto per dirle, non si senta in nessun modo responsabile perché non si tratta di una disgrazia, è una cosa naturale ed io amo abbandonarmi ad essa. Non mi faccio toccare da #####, e sembra che non le importi così tanto. È suo che mi sento, in ogni piccola fibra. Però lei è lontana, non solo geograficamente, è irraggiungibile. Perché poi io la rincorra con tanta audacia è un mistero, lo faccio con tutte le forze pur sapendo che se dovesse fermarsi e guardarmi negli occhi fuggirei per la paura nella direzione opposta, più veloce di come l’ho raggiunta. Uno (uno normale intendo) quando è innamorato dà sfogo a tutte le sue voglie con l’immaginazione, io invece, appena ci provo, mi colmo di sensi di colpa. Verso ##### (per ovvi motivi), ma anche verso lei Giulia. Penso sempre che il desiderio degli altri nei nostri confronti sia come una mano invisibile che ci tocca, fruga dappertutto senza che sia possibile fermarla. Una forma di violenza. Da alcune persone, da alcuni pensieri ci piace farci toccare, da altri no. Per questo cerco sempre il suo “permesso”. Sa, non ricordo più che cosa non poteva darmi non essendo suo. Ho rimosso tutto perché, improvvisa, si è illuminata un’ampia aerea emotiva che era al buio da ...

30-05-02 04/06/2015

Betelgeuse

30-05-02 E’ così, basta un alito a distruggere quello che hai costruito con fatica, pensavo d’essermi liberato della mia gravità, è bastato “poco” per invertire l’esplosione in implosione. Trovare un equilibrio è impossibile, almeno lo è per me. L’equilibrio sarà sempre instabile, due forze tanto potenti quanto oscure non potranno mai equivalersi, se non per poco. Non so come sia sfuggito al mio auto-collasso, un miracolo, che si è alimentato della tua materia, reazioni atomiche che hanno espanso la mia, di materia. Esplodere non è una cosa indolore, hai i suoi svantaggi, in primis il fatto di disintegrarsi. Ma ha anche vantaggi, brillare intensamente seppur brevemente, come una gigante rossa, sperar d’abbagliare qualche testimone della tua esplosione. E poi la materia. La propria sostanza, vagherà tra immensi intervalli di nulla e s’aggregherà a qualcos’altro, a formare nuove stelle, o pianeti. Un modo per non andar persi. Invece. Cammini per strada e incroci infiniti occhi di universi implosi in loro stessi, soli, sono in pieno collasso, come una stella di neutroni. Presto si trasformeranno in buchi neri, niente potrà più uscire da loro, la gravità vincerà tutto. Superata una certa soglia il processo è irreversibile. Ci sono andato così vicino anch’io. Poi t’ho conosciuta atomica tentazione d’esplodere. https://www.youtube.com/watch?v=e9wFPJlv4c8 Ho provato a starti lontano, cosa che non so fare, che non voglio fare, solo perché ho percepito che non ne potevi più di me. Per ...
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